buffa persona z

[the aim of literature is the creation of a strange object covered with fur which breaks your heart. d.b.]

martedì, luglio 28, 2009 

[00:36]

il solito vizioso!

[sabato sera; uno stabilimento alcolico e musicale della Padova estiva celebre tra gli addetti-ai-lavori per il prodigioso pastis regolarmente maltarato]

Mio Batterista Elettronico P [al barista]: [qualcosa che non ricordo, ma in tono di battuta.]

Barista: [...] ma non sta a credere: qua mi capita un sacco di gente che vuole roba strana. E io gliela faccio. Mi chiedono la birra col pastis dentr-

buffa persona z: la voglio.

Barista: la birra col pastis?

buffa persona z: sì: la voglio.

[In realtà ha finito il pastis, e mi ci mette il pernod. Il beverone che ne risulta è unbevibavle*. Cammino verso il tavolino bevendo micro-sorsétti che mi sembrano eterni: e il livello nel bicchiere non scende; la combinazione di densità e blando frizzore - che fatica tuttavia a salire attraverso la densità - è orribile. Dopo alcune decine di minuti:]

Morosa di Mio Batterista Elettronico P: è la prima volta che vedo buffa persona z che non-beve un bicchiere.

* con l'enfasi del ritornello della celebre hit, però nella versione degli Anal Cunt.

posted by bpz | | commenti

domenica, luglio 26, 2009 

[17:35]

ne uccide più l'alcool che la penna che la spada, pt. 3 di 3

sempre in bivacco. E' mattina presto, credo, e mi sveglio. Si sveglia anche Il Giovane Bagarèllo M; gli altri ancora dormono, e dal tono e dalla profondità del russare puoi immaginare sonni ancora profondi, et lunghi [infatti]. Esco dal bivacco, rientro, esco di nuovo. Mi viene fame; nel corso della notte il pane si è gommificato nei sacchetti. Sulle mensolétte del bivacco trovo un vasetto di acciughe lasciato lì da escursionisti precedenti: un vasetto aperto. L'odore è normale, non ci sono viraggi strani dei colori o delle consistenze: mangio un'acciuga, e subito dopo inizia a frizzarmi la lingua. Mangio una lattina di mais, allora. Poi un pezzo di formaggio con il pane gommoso. Il Giovane Bagarèllo M parte lungo i sentieri e giù per i versanti alla ricerca di legna con la quale reintegrare il nostro [abbondante] consumo del pomeriggio, della sera, della notte prima. Io prendo l'accetta senza filo che c'è in legnaja, sposto un ceppo in fronte del bivacco - dove l'aria è più aperta e la vista più ampia - e comincio a sfasciare i rami che Il Giovane Bagarèllo M porta su. E scopro quanto salutare e pregevole attività sia l'uso dell'accetta; il modo in cui i colpi dopo un po' iniziano a cadere sullo stesso solco, il modo in cui i muscoli incanalano l'energia, eccetera. Gran divertimento, grande sfogo. Due ore dopo io e Il Giovane Bagarèllo M siamo attaccati a un pino sradicato che minaccia di cadere giù in un burroncèllo - con conseguenze per noi poco salubri - e scivolicchiando e piantando talloni ci affanniamo con sega, roncole e accetta per portarcene in bivacco un bel settore del tronco; gli altri, intanto, ancora dormono.

***

E' passata una settimana, dal bivacco - solo due giorni dal concerto dei Motörhead; è lunedì mattina, e mi arriva un messaggio de Il Giovane Bagarèllo M, statale catastale. Mi dice che il giorno dopo il concerto, un lucernario della villa demaniale - nel piazzale della quale si suonava - è caduto in testa al custode.

***

[...] e così insomma mi muovo in un mondo inelegante, maleducato e sbruffone, incompetente; tento di scivolare unnoticed senza lasciarmi sporcare - ma a che prezzo!; sgùscio tra le angherie prendendo appunti e facendo calcolazioni, schematizzando strategie. Mi muovo in questo mondo inelegante di piccole piccole-ripicche, ma intanto imparo a maneggiare con sicurezza le accette senza filo.

posted by bpz | | commenti

sabato, luglio 25, 2009 

[15:20]

ne uccide più l'alcool che la penna che la spada, pt. 2b [prova] su 3

[L'unica cosa che funziona è l'occhio, dicevo; e infatti]

infatti la mia contea immaginaria. La mia contea immaginaria è un ampio fagiolo verde adagiato alla base di monti aguzzi dalle cime dei quali, nel pomeriggio, si riversano sui paesèlli in basso nubi grigie e fluide - perlomeno quando queste non esplodono verso l'alto, bianchissime e gonfie a stagliarsi contro un cielo troppo intenso; e questi monti sono segnati di sentieri èrti: e le plaghe che attraversano, o raggiungono, sono inospitali, semi-verticali, e nelle sacche al fondo delle valli spigolose e contorte ci sono zecche voraci. Più in alto - oltre i boschi - i pascoli, e strati di calcare bianchissimo che si immergono nel verde: e lì sì, in fondo, è davvero bello. Il popolo felice che abita i paesi della contea immaginaria - paesi dai nomi corti, tre quattro lettere di solito, raramente di più, che terminano in èsse, zeta o pi, e sembrano onomatopee - il popolo felice è genuino e naif, épperò ti fa, piuttosto spesso, a parlarci, due palle: i giovani sono'o taciturni o logorroici - ma quasi sempre invadenti - e parlano a frasi fatte, détti, proverbi, figure statiche della retorica dei vecchi: e sono infusi di una certa, già-arrivata saggezza [ancora: quella de' vecchi] - e sono, in definitiva, degli sproti. [Anche se, alle volte, hai l'impressione che il vero linguaggio qui sia quello dei motti della briscola: e alle volte puoi convincerti che gli atti di comunicazione - le transazioni economiche, la burocrazia in municipio, il corteggiamento amoroso - si svolgano con i motti della briscola, éccioè con ammiccamenti, stringimenti di labbra, alzate di sopracciglia e rapidissimi colpetti delle spalle.] E non è vero che le case sono costruite a regola d'arte e ci si sta bene - sono invero calde e malsane, e ci si dorme male; all'alba galli arroganti cartavétrano le palle di chi dovrebbe riposare - i cani che abbajano agli spettri d'animali che raggiungono il limite del bosco fanno lo stesso - e lungo le strade non esistono spazi per camminare e le macchine ti sfrecciano accanto come projettili. E nei ristoranti e nei bar le stesse cassette e gli stessi cd buttano fuori incessante una musica oramai anacronistica - mazurche e valzer e tre-quarti; una musica estremamente semplificata che risuona di una gioia retrò, e dimenticata: quella gioia degli ultimi balli dei contadini nelle aie della fattorie le sere del dopoguerra, gli ultimi balli prima di finire a lavorare nelle fabbriche, e di essere inurbati malamente nelle città.

[...]

posted by bpz | | commenti (2)

mercoledì, luglio 22, 2009 

[00:23]

ne uccide più l'alcool che la penna che la spada, pt. 2 di 3

[...] e non leggo molto - non leggo, punto - non leggo molto in questo periodo, mancandomi la facoltà di concentrarmi sullo scritto d'altri. Non scrivo, limitandomi a rigirar scene nella testa attraverso la giornata intiera: è però pigrizia della penna o della tastiera, lo ammetto. Non studio - qualunque cosa abbia io da studiare - e non gioiello: ma almeno pensando a quello mi prudon' le mai: épperò non disegno né progetto, essendomi arenato malamente nel giugno dei primi caldi e delle delusioni che hanno reso opachi i colori*. Ascolto musica: tanta, tantissima: in ogni momento; ma non suono. Colpa in buona parte del segmento estivo del lavoro: eterne sfiancanti settimane su per i quasi-monti con compagnia numericamente scarsissima, fortemente logorroica, comunque impegnativa: impegnativa per sedici ore al giorno, da poco prima della colazione all'immediato dopocena. Alle volte, nei truci momenti che seguono l'horrendo intervallo che va dalle cinque alle sette del pomeriggio - che seguono, sì: perché può l'umor' pur peggiorare, dopo - nei truci momenti di terrore spesso non rispondono a' miei tentativi di chiamata né la Signora Madre, né il commercialista: il massimo livello percepibile d'abbandono, quindi. Vivo d'un'ansia difficile da quantificare e da tracciare ad altri. L'unica cosa che funziona è l'occhio [e l'orecchio, certo, in abbinata]; e infatti

***

[qui il pezzo di domani]

***

[...] e sbronze magnifiche e piene di parole il venerdì sera - giusto il tempo di passare per casa, darmi una lavata, dare due colpi di pompa alle ruote della bici. E durante una di queste sbronze magnifiche, mentre vagavo da una piazza a uno spritz ad un festival-di-fiume a un'altra piazza - durante una di queste sbronze mi sono fermato per un kebab da Il Basista Detto Naso [cfr. 24 marzo 2009]. Ho mangiato il kebab, fuori, e poi sono rientrato per prendere una bottiglietta d'acqua: davanti alla cassa mi sono imbambolato, così: e Il Basista Detto Naso si è approssimato - è uscito dal bugigattolo-magazzinétto dove stava e ha fatto Beh? E allora? - incalzandomi perché non rispondevo: Allora?: mi vuoi dire che vuoi venire a lavorare qua, vero?

Che accenni curiosi, nei momenti di debolezza dell'uomo.

* di più, forse, più avanti.

posted by bpz | | commenti

lunedì, luglio 20, 2009 

[23:38]

ne uccide più l'alcool che la penna che la spada, pt. 1 di 3

[...] già coperto il tavolo del bivacco di generi alimentari, e apèrtine alcuni; coperto di briciole, salamétti tagliati, formaggi tagliati, croste di formaggio, lattine aperte e vuotate, bottiglie stappate, bicchieri, tabacco per sigarette, attrezzi della montanità e coltelli, posate, zuppe-di-fagioli in làtta, macchine fotografiche. Avevamo appena acceso il fuoco e bevevamo vino rosso o birra, quando una coppia di mezza-età appare da dietro il bivacco, scesa dal prato che vien giù dalla forcella: inizia a piovere, hanno espressioni ingruttolite. Si riparano nel bivacco; lui dice Anche il fuoco!, e poi Bevo qualcosa. Acché Il Giovane Bagarèllo M - ch'è di spontanea e gioviale ospitalità - Il Giovane Bagarèllo M butta là un Possiamo offrire un po' di vino?, e l'escusionista ingruttolito, reciso,

Escursionista Ingruttolito [reciso]: no. Non bevo.

Il Giovane Bagarèllo M: ah! soffre di astemia, eh?

Escursionista Ingruttolito [reciso anche di più, se possibile]: no. Ho DECISO di non bere. Fa trentamila morti l'anno, è meglio lasciare stare,

come un macigno tentando di lédere il nostro buonumore festajolo. E in un attimo fondamentalmente lo stiamo già motteggiando in sordina, l'escursionista ingruttolito, perché saremmo anche giovani di buon cuore e gentili, ma insomma!, che cazzo vuoi - pensiamo. E lui ci sente, ad un certo punto, mentre siamo attorno al panchetto rialzato che dà sul fuoco e proseguiamo a motteggiarlo, lui bevitore di una schweppes color pastello ad un qualche frutto sicuramente strano; ci sente ripetere come un mantra TRENTAMILA! mentre ci ammoniamo o ci mettiamo-in-guardia a vicenda: e strattonando per verificare le cinghie del suo zaino farfugna: Certo, si pensa sempre che capiti agli altri-

e si allontana così: con noi un po' stupiti che auguriamo a lui e alla moglie scravassi*, e che poi urliamo Ne fanno trentamila l'anno, gli scravassi nei boschi, di morti!

***

Quasi una settimana dopo sono al piazzale delle corriere, il cielo è epico e si muove veloce e turbinante, e a livello del manto stradale vòrticano foglie e spazzature. Arrivano voci confuse dalla direzione di Limena: voci che dicono di grandine grossa così, di auto bloccate nell'acqua, alberi che schiantano a terra, eccetera. [Mi stavo liquefacendo per il sole, tre ore prima, quando sono entrato nella prevendita per comprare il biglietto dei Motörhead. Appena sono uscito, ha cominciato ad annuvolare: sono seguite mie riflessioni sugli argomenti Concerti All'Aperto e Per Una Volta, Metal In Provincia Di Padova.] La perturbazione si stava muovendo con decisione sopra Padova, diretta ad est; io ero diretto a ovest verso il poco rassicurante, nero-e-grigio heart-of-the-storm. Ma io sono Determinazione, mi sono detto: sono salito sulla corriera come un vero adolescente heavymetal mentre al di là delle tettoje piovevano chiodi d'acqua con due inclinazioni diverse: le nuvole tutto attorno erano nere-e-grigie, filtrava il sole da qualche parte illuminando l'asfalto, e continuava a tirare un vento insistente.

Sono arrivato a Piazzola illeso, e il cielo era perfetto.

* acquazzoni.

posted by bpz | | commenti

giovedì, luglio 16, 2009 

[02:15]

introducing the Gastronauta

così stasera siamo rimasti io e il Compagno di Sbronze A - il Maestro Psicoattivo N è appena andato via - siamo rimasti io e il Compagno di Sbronze A seduti in salotto, ai lati lunghi del tavolino da caffè; io ho fame dopo gli spritz, e accade che il Compagno di Sbronze A mi introduce alla nuova credenza che c'è in cucina: un mobilòtto madreperlaceo decorato di pagine di fumetto incollate alle ante dentro il quale, nello scomparto di suo dominio, il Compagno di Sbronze A ha raccolto svariate scatolette d'Alimenti Strani del Mondo: bocconcini di formaggio greco avvolti in foglie di vite, fagiolerìe messicane, salse o condimenti piccanti, cose così: e c'è una làtta di jackfruit [sic.]* che non riusciamo a identificare: ci incuriosisce, e in un attimo la làtta è aperta, i brandelli di frutto su un piatto: perché è un momento da Gastronauta.

--- che è l'appellativo, Gastronauta, l'appellativo che Maestro Psicoattivo N mi ha affibbiato sabato a Ramezza Alta [1485 metri sul livello del mare] mentre in piedi al bujo - giusto un po' rischiarato dal fuoco con-eccessiva-brace - mentre al bujo spremevo senape su una bracciola trafitta con la forchetta. Oppure forse già ci pensava la mattina, al termine gastronauta, quando entusiasta fuori dalla coop di Feltre gli ho mostrato il tubetto di pasta-di-capperi che avevo comprato per dare tono agli spuntini del meriggio.

[E che non eran' ancora svegli, lui e il Compagno di Sbronze A, quando domenica mattina sul prestino [credo] ho tocchicchiato in preda alla fame e alla gastronauticità le làtte e i vasetti di cose semi-scadute, mezzo-aperte lasciate sulle mensole del bivacco dagli escursionisti precedenti: e prima di ripiegare su una lattina di mais - chiusa, e ancora nel cellophane - prima dell'affidabile mais ho provato a mangiare un'acciuga dal vasetto delle acciughe iniziato; e subito dopo ha cominciato a frizzarmi la lingua, turbandomi: e ho desistito.]

[Tanto che mentre tutti poi intorno all'una facevano gli zaini, ho scritto nel libro-firme del bivacco: il Gastronauta consiglia di provare le nuove acciughe frizzantine!, cfr. le mensole dietro la porta d'ingresso.]

E infine: il jackfruit è orrendo, ultra-dolciastro e stopposo: e difatti fonti sicure lo danno come un gusto acquisito.

* Artocarpus heterophylla.

posted by bpz | | commenti (1)

lunedì, luglio 13, 2009 

[01:08]

in attesa di tornare

a dilettarVi co' miei modesti racconti

ecco!

la più autorevole delle

SINOSSI

della mia vita recente

~ eccioè ~

i miei ultimi nove status su' social-network

- di poco ripuliti dall'autore, e blandamente commentati dallo stesso -

buffa persona z e i gin tonic a Berlino. Nella metro un tizio allampanato in giacca con in mano la rivista "Turk Doner", numero speciale sul World Doner Congress. Numerosi currywurst. I musei in parte mi lascian' dubbioso; sembra difficile trovare un concerto metal il sabato sera: ma i localini in giro ieri sera, e giovedì sera, non eran' male. Il negroni: non ovunque. Eppure: eppure la provinciale Stuttgart ha risorse, al confronto, insperate. [20 giugno. Lasciata Stuttgart, raggiunta Berlino traversando la Germania di treno superveloce in treno superveloce, l'autore cerca dell'heavy metal suonato dal vivo in un internet point da-qualche-parte; non lo trova.]

buffa persona z da Berlino a Belluno [quasi] in due mosse. Ricomincia una vita complicata e nomade. [22 giugno. E' domenica mattina, a Berlino, e buffa persona z si è appena fatto la doccia in albergo. B*** lo chiama e gli dice Ho anticipato, domattina alle sette ti vengo a prendere a casa, andiamo nel bellunese: per tutta la settimana, per tre settimane di fila. buffa persona z si tedia alla notizia; arriverà in Padova attorno alle 23.]

buffa persona z, la sua vita al momento è un cluster di bizzarrìe: nostro-signore o chi-per-esso constellano la nostra via terrena di durissime prove, chepperò son' fonte di materiale ricco, variato, multiforme e notevolmente ingannevole: non a tutti accessibile, altrimenti. [24 giugno. Non abbisogna di spiegazioni; la vita di scavo in montagna con la sola compagnia di B*** è dura, e alle volte penosa. La situazione peggiorerà, pure.]

buffa persona z torna a casa dopo due settimane e trova la verzura sul suo balcone morta od agonizzante, inguardabile [il pomidoro portato in campagna d'emergenza]; ed è il complesso interdigitarsi dei livelli di una potente allegoria che ha a che fare con Amore, Presenza, Desiderio e Quietezza. [Le piante grasse restano, e anche questo fa parte del suddetto interdigitarsi]. [27 giugno. Perseguitato da allegorie, segni e significati, buffa persona z occupa i fine-settimana a Padova con una coerente, sistematica alcolemia.]

buffa persona z brucia su un piccolo altare incenso, brandelli di cavo LAN, un vecchio modem 56k e il secondo teorema di Shannon nella speranza che i prossimi giorni nel nulla della provincia di Belluno la chiavicella per connettersi a internet riceva solèrte pacchetti di informazione, permettendogli così di navigar. [29 giugno. La sera almeno, nella penombra a-basso-consumo della sua stanza di bed&breakfast, due chiacchiere con voci [digitali] amiche [lontane].]

buffa persona z, le sue preci ascoltate dal dio-delle-telecomunicazioni, la chiavicella per internet che va, a singhiozzo ma va: irresistibile all'appetito divino l'offerta del secondo teorema di Shannon. Certo il prezzo è stato alto, altissimo: lasciato in balia per tutta la giornata dei capricci di un dio-Sole montàno di stilettate vulcanizzanti, mi s'è carbonizzata la schiena. [30 giugno. Vedi sopra.]

buffa persona z sta pensando che tèrreo così com'è dopo aver movimentato secchi di terra per tutto il giorno [fo**uta archeologia], si cambia brache e maglietta et zu fuss cercherà il bar più vicino di questa bu** di cu** di frazione di valle afosa e godforsaken. "Come va la vita?", "Eh, si tira a campari". Poi promette, lavorerà alla scrittura tutta-la-sera. [1 luglio. Inizia la vera discesa. Non ha, poi, lavorato alla scrittura tutta-la-sera: solo un po'.]

buffa persona z: ieri poche ore al mare - col'corollario di vaporetti e traghetti e Deicide nell'mp3 - hanno rigenerato abbastanza; poi però la pioggia ha turbato la festa del [al?] pesce azzurro a Sottomarina: dove invero di pesce azzurro se ne còsse bén poco: e v'era pure solamente un rosso frizzantino che, col pesce, insomma. [5 luglio. "Nei fine settimana la vita ricomincia", e altre facili immagini retoriche atte a muovere.]

buffa persona z, le nuvole calano dalle cime, plumbee; nella notte diluvia, e saette crepitano orizzontali contro'l nero. Alla fine de' ultimi prati piani i monti si chiudono a chiostra, e forre aguzze e profonde s'incuneano tra essi. Mezz'ora a piedi nel nulla per il primo stabilimento alimentare, dove sbagliano a farti la pizza. [8 luglio. Grazieaddìo l'autore mantiene lessico e vis imaginifica: l'importante è che si degni d'usarli.]

buffa persona z: l'ascesa 'traverso boschi e soprattutto le due ore d'accetta - a reintegrare la legna bruciata sabato in bivacco - hanno spremuto, sudato fuori i cataboliti psicologici della Peggiore Settimana Da Un Po' Di Tempo A Questa Parte; ma alcuni pensieri e alcune chiacchiere hanno l'atro peso d'una cattedrale di pietra nera [cfr. Notre-Dame-de-l'Assomption, Clermont-Ferrand]. [12 luglio. Già, è un momento un po' così.]

posted by bpz | | commenti

giovedì, luglio 02, 2009 

[00:35]

[...] ma questi maledetti montanari, a infilare mensole in ogni angolo - anche qui, contro i miei stinchi, malefizio!, dove riescono ['ste stronze di mensoline] a inficiare il piacere che provo, o proverei, nello scrivere intrespolato su' sgabelli alla protuberanza peninsulare della cucina del bed&breakfast dove dormo; e gli stipetti!, gli stipetti: localizzazioni inaspettate, pomelli semi-nascosti di colori mimetici inindividuabili dal non-edotto - e perché proprio lì non nascondervi le ambitissime pentole per la pasta?, eh? [...]

***

eravamo appena arrivati, due lunedì fa - stavamo parcheggiando di fronte al grumo di alberi strani trapunto di sedie a sdraio che ne nasconde l'ingresso - e facendo manovra B***(*), giocondo come sempre e ridacchiando, B*** mi fa: ah quest'anno mi sono fatto cambiare e mettere in una stanza sul davanti, e gli ho detto che nella stanza del gallo ci vai tu, ah ah ahr. E davvero questo arrogante di un gallo a quelle che io ritengo essere le 04:21 circa comincia a cantare, e martella monotono poi senza mai smettere; spesso in accoppiata con un asino il cui verso ha, sempre, alcuni peculiari overtoni di libido [la sera, invece, da qualche parte c'è il pavone che fa il suo urletto sottile e un po' inquietante, e sono sicuro esserci giù tra il prato /e dei pavoni'l recinto/ una bèstia che fa il suono o il verso od il rumore delle bolle che scoppiano ne' videogiochi [buP! buP! buP!]. E la mattina a tutt'onore di B*** c'è da dire che ci prova, lui, a far battutine allo svampito gestore del bed&breakfast, a sottolineare la rompicoglionità del gallo in relazione alla mia produttività giornaliera nell'ambito dell'archeologia: così l'altra mattina mentre stavo fissando l'orlo della mia tazza di caffè mi sono sentito retoricamente chiedere da B***: e il gallo?, stanotte ha rotto i coglioni, il gallo?; e ho tenuto d'occhio lo svampito gestore che sorridicchiava mentre B*** snocciolava una cosa simile:

B***: il gallo l'ha inventato il signore, eh: no? Per rompere i maroni alla gente. Per Adamo ed Eva, che sennò sarebbero stati sempre a letto a fare le cose belle. E invece c'è il gallo, che gli rompe i maroni. E questi smettono, no?

Ma né con storielle aedificanti né con le mie occhiaie c'è stato verso di muovere la sensibilità dello svampito gestore; e andato via questi B***, ammiccando - meno ridanciano dell'usuale, però - mi ha confidato: ah ma la settimana prossima quando veniamo su portiamo una carabina e gli facciamo vedere noi al gallo. Stronzo. Vafanculo**.

***

così: tèrreo dopo aver movimentato secchi di terra in scavo - dove neanche gli operai della comunità-montana sono riuscito a sensibilizzare a proposito della questione ipnogallesca - tèrreo me ne torno in bed&breakfast nel tardo pomeriggio: in questa buco-di-culo di frazione di valle montana somewhere nel bellunese [anche se so benissimo dove mi trovo, vedendo io dalla finestra di camera, dalle strade e dallo scavo gli imbocchi delle valli dove son'uso andar a bivaccare], e-

* difficile trovargli un nome tripartito adeguato; ma spiegherò tutto a tempo debito.

** così, scivolato e ipoconsonantico; una specie di leggerissima interpunzione.

posted by bpz | | commenti
adopt your own virtual pet!