buffa persona z [the aim of literature is the creation of a strange object covered with fur which breaks your heart. d.b.] |
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[così sono partito verso la Germania con una specie di non-rilassabilità del collo e delle scapole: latrice di turbamento, in questi tempi di ansie lavorative e di opacizzazione dei colori. Sono partito impiantando lavori alla volta di Stoccarda e, poi, di Berlino. A Stoccarda non ho fatto nulla - nulla di una già scarna idea culturale che avrebbe previsto un solo museo, e poc'altro: ho passato i pomeriggi a prendere il sole steso sull'erba - posto sotto agli ippocastani non ce n'era mai - steso sull'erba dei giardini davanti allo Schloss, in centro, leggicchiando un libro ruinatissimo che avevo pescato inaspettatamente a Londra, dallo scaffale più basso e negletto di una costipata et pulverosa libreria del fumetto usato somewhere in un quartiere invece posh e infestato da' turisti; sull'etichetta adesiva era scritto a penna e successivamente barrato quattro pound, poi tre pound, poi due pound e infine non-barrato una pound, prezzo finale di un povero tristo volume economico piagato dall'acqua e dal sudicio, un po' scollato. Così a Stoccarda lasciavo entrare con stupore nel mio campo visivo le gambe bianchissime del Baden-Wurttemberg, le gonne cortissime e nere, le bottiglie di birra tenute in mano dalle floride ragazzine di Germania [del sud]; e canticchiavo senza soluzione di continuità Liquor saved me from sports: non riuscendola a togliermela dalla testa; e nel frattempo progettualizzando, idealizzando, cazzeggiando co' pensieri da un po' di tempo accantonati. Tenevo d'occhio i nuvolotti bianchi e veloci dietro la Libertà di bronzo; lasciavo avvicinarsi e poi scorrere via l'orario di chiusura del museo. Bevevo succo d'arancia da un cartone equo-e-solidale comprato in un discount, passeggiando senza meta - a parte forse per una blanda e poco convinta ricerca di calzini puliti - passeggiando senza meta per vie laterali, ascoltando death metal tecnico.] posted by bpz | | commenti (4)
[ancora l'eurobighellone] ~10~ gah!, c'è la gola arsa e la bocca impastata e le tortille piccanti da mandare giù, nel pomeriggio di fine febbraio, e vagando per i viali più ampi di Cordoba – io, il Compagno di Sbronze A, El Pittore Mexicano M – ci infiliamo alla fine in un bar d'altri tempi, dove ci facciamo fare un negroni da un vecchio barman old fashioned e gentilissimo: solo che il negroni qui non è uso, e glielo dobbiamo spiegare noi: e nel processo della spiegazione ci si liquefa la memoria, per cui sbagliamo il color' del martini; ne viene fuori un beverone dolciastro e arrogante che ci metteremo un'ora a finire, e che dovremo andare ad annullare con un whisketto in un pub irlandese. [tanto, mi dico, mangio un boccone in stazione prima di partire; e invece prima di partire tempo non ce n'è, e mi tocca sorbirmi il lunghissimo viaggio notturno in treno fino a Barcellona senza provviste e senza acqua, disseccandomi progressivamente nel mio amplissimo sedile e lasciandomi giocoforza aggredire le pareti delle stomaco dagli eccipienti dello pseudo-negroni, del whisketto, di un gin tonic – non ve ne ho parlato? - e?] ~11~ quel pazzo, pazzo mondo di GIOIELLO CONTEMPORANEO [...] e alla Messe, alla fiera di Monaco, quasi circondati, stretti ad'un'estremità del padiglione dagli stand degli artigiani de' strumenti musicali c'erano le teche del concorso di GIOIELLO CONTEMPORANEO, le esposizioni di due tre gallerie, e uno stand per l'alcolismo dove a ondate apparivano su' tavoli e banconi birre, bottiglie di vino bianco, altre birre; nessuno mangiava le olive: mai. E giravano tra le teche ragazze dalla bellezza prodigiosa, ragazze che compravano cataloghi, fotografavano pezzi, disquisivano nelle complicate lingue del mondo di artisti e influenze di artisti, e come partecipanti anche-se-non-protagoniste del mondo di GIOIELLO CONTEMPORANEO indossavano spille fatte con piccoli frullatori di plastica verniciati di acrilico rosa shocking, anelli blobulenti di resine, forme a cire perdue orribili, orribili, dipinte a spray con colori indefinibili. E c'erano spille da uomo e gli uomini portavano in effetti quasi tutti spille al bavero. E una tizia con un cappotto leopardato e un ombrello fucsia a tracolla e la frangetta e una collana di oggetti-trovati bizzarri che però non riesco a ricordare aveva una specie di mezzo-goldone di feltro come cappello, e un'altra ragazza portava un orecchino - uno solo - che'era un piccolo bambolotto di plastica, nudo, col gancetto piantato nella testa [...] posted by bpz | | commenti
è burbero e con una curiosa tendenza all'imbizzarrimento, il mio nuovo datore di lavoro; ma qualche giorno fa - martedì? - ero lì che entravo e uscivo dal dormiveglia, subito dopo pranzo ma mentre ancora eravamo seduti al tavolétto del bar: il dormiveglia perché a scuola, la sera prima, eccetera. E insomma improvvisamente uscito dal dormiveglia lo sento dire a' miei colleghi giovinetti: [...] ma certo che ci arrivate ai quaranta: anche ai cinquanta; ma non ci si deve porre il problema - mai: si deve inseguire quello che si vuole inseguire, qualunque cosa sia; si deve inseguire quello che ci si è prefissi di inseguire, e non perderlo mai di vista: e ci si arriva. Ammiccando, ha detto tutto questo, a destra e a manca. Intanto si è fatto giugno, il clima si è inasprito e poi s'è ammorbidito di nuovo: ora tende alla liquefazione, ma la mattina la luce che mi entra in camera è filtrata dall'improvvisa esplosione di verde semitrasparente delle piante che ho fraccato sul balcone - i vasetti sono ammonticchiati, sovrapposti, costipati; la luce è filtrata dalle foglie della monalda soprattutto - e dal suo valore, se raffrontata al timo donniedarko, d'allegoria della mia vita in-questo-momento - dalle foglie del pomidoro, e dai toni gommosi verdi delle piante grasse, i loro fiori e i loro rametti projettati da tutte la parti. Quando torno, di notte, divido la bottiglia d'acqua che ho in camera con le piante: di notte, sì: perché con il giugno le strade che buffa persona z solo et pensoso percorre si son' punteggiate di feste e aperitivi e baretti e capannelli di gente e concerti e occasioni, e chi sono io per tornarmene a casa a praticare il gioco dell'arte, solo et eccetera? [Professore dei Mosaici Curiosi S: ti mancherà eh la scuola adesso, per questi mesi d'estate? buffa persona z: davvero mi mancherà - anche perché riusciva bene a tenermi lontano dalla strada. Professore dei Mosaici Curiosi S: è lo scopo principale della Scuola, infatti.] E così io esco di casa in jeans e maglietta bianca, abbronzato, apparentemente solare: e a tutti gli effetti la vita dei colori, dentro, continua: dove essi gemmano, si avviticciano, fruttificano; eppure ad avvolgerli è come se ci fosse una leggera, leggerissima patina di ombra, o polvere: a schermali alla vista: a incupirli quel tanto che basta per instillare torpore, o tedio. [e questo blog ha compiuto due giorni fa sei anni ed'io ne sono orgoglioso, non lo nascondo: e m'appresto al primo squarcio di tempo libero - ah! - m'appresto a mettere in atto del merchandising irresistibile:davvero!, fidatevi. buffa persona z: [...] sei anni- The Digital Eye K: sei anni di blog, e non sentirli affatto! buffa persona z: sei anni di blog, e cazzo sentirli tutti: ogni osso rotto, ogni pacca, ogni pedata.] posted by bpz | | commenti (2)
[è un distrarsi, più che altro] mercoledì, ore 19:45, di fronte a scuola tolgo i lucchetti alla bici, la sfilo dal portabici, la oriento verso il centro e ci salto su; dò una pedalata e sento urlarmi dietro Ti abbiamo visto! Stai bruciando scuola! Torna a scuola! Scansafatiche! Sono Professore dei Mosaici Curiosi S e Scultore Barcajolo F, seduti al bar di fronte scuola, che si sbracciano e continuano a urlarmi le cose di-cui-sopra con le mani a imbuto davanti alla bocca. Svìrgolo sul passaggio pedonale e mi fermo davanti al loro tavolo che ancora stanno dicendo Non si brucia così! Torna dentro, a lezione! Ma io guardo direttamente Professore dei Mosaici Curiosi S e gli dico freddissimamente Non ho bruciato, ho fatto storia dell'arte: e poi comunque SONO RIUSCITO A FARE IL METALLO VIOLA, io, per cui faccio quel cazzo che mi pare. Professore dei Mosaici Curiosi S si paralizza mezzo secondo - sa tutto, lui; in fondo è uno dei miei motivatori più pressanti - si paralizza mezzo secondo, si prende la testa tra le mani e urla aaahHH-aah il metallo viola! Poi mi punta le mani adosso e fa: Sant'Eligio* appari!, appari e fulminalo! Sant'Eligio! Il METALLO VIOLA! Gaaaah! Così sono sceso dalla bici, l'ho poggiata a un palo e gli ho detto Sì sì, viola, ce l'ho fatta. E lui: adesso mi racconti, mi racconti tutto: ordina un giro di spritz!, e poi raccontami. * patrono degli orafi *** giovedì, ore 21 e qualcosa, a scuola, al rinfresco di fine anno buffa persona z: [...] non posso lavorarci di notte - a parte per i vicini: perché la mattina alle otto cantiere, e il cantiere non perdona. Gemmologo Fa Mercato L: ma che vuoi che sia, il cantiere - è peggio per me, con la farmacia: a te in cantiere al massimo te casca un coppo in testa; io se sbaglio a dare le medicine, coppo quattro cinque persone [sic.] posted by bpz | | commenti
[ancora l'eurobighellone] ~9~ spanish easiness sono le sei e mezza della mattina dopo – a Cordoba, e in genere – e io fuori dalla discoteca sotto un cornicione striminzito aspetto nella pioggia che esca qualcuno di familiare: namely, il Compagno di Sbronze A; c'è da insustarsi, accidenti!, perché ti distrai un attimo, e questo degenerado sparisce nel nulla. Escono dalla discoteca due suoi compari, parlanti spagnolo entrambi. Chiamo il Compagno di Sbronze A al cellulare, e questi mi dice Non so dove sono; c'è erba dappertutto; piove, e ho le scarpe bagnate. I compari mi chiedono Donde està el Compagnero de Sbronze A? Io dico Si è perso. E loro: andiamo a mangiare, allora. [lo rivedrò solo alle due del pomeriggio, il Compagno di Sbronze A: quando sarò rincasato dopo aver finalmente dormito: su un divano troppo corto, nel salotto troppo stretto di casa dei compari di cui sopra. posted by bpz | | commenti
vi prometto i colori. ma prima l'uomo col filo a piombo nella testa, 3 *** [...] quindi alle macchinette, a scuola, buffa persona z dà la consueta dimostrazione trimestrale della sua efficace, consapevole, responsabile [eccetera, eccetera] gestione monetaria: - caffè? - caffè. Però me lo devi anticipare- - ma certo, figura- - perché non ho un soldo. In banca ho un euro e mezzo. Da dieci giorni. - ma dai. - già. Però bevo meno, mangio meno porcherie in giro; come quando ho i momenti di fame nervosa: non ho niente con cui supportarli, e scivolano via. - funziona, allora - non è così male! - diciamo funzionerebbe: riesco comunque a scroccare un sacco di cose. A chiunque. - ... *** e così è il giorno dopo quella prodigiosa motivante bevuta con Professore dei Mosaici Curiosi S. Alle 05:01 mi sono buttato sul letto vestito, con - ho scoperto poi - la saccoccia ancora a tracolla. Ho dormito un'ora e quaranta. Alle 08:02 sono in cantiere, ancora ondeggiante e gommoso e nel caldo incredibile, nel sòffego sono in preda all'incubo del lavoro; alle dieci dieci-e-mezza sono lì che sto quadrettando una striscia di scavo, con le bindelle tirare, i picchetti piantati eccetera, e La Disegnatrice Acrilica M mi sta dando una mano mentre farfuglio Sì, no, va bene qui, e dovrei essere a oscillare il filo a piombo ma dico invece No no il filo a piombo non mi serve; da sopra un muricciolo di mattonaglia e malta spunta fuori la testa di Mio Flemmatico Laureando C che mi fa Mi sa che questa mattina il piombo ce l'hai nella testa, eh? *** ecco, vedi sopra. così in un avviticciarsi de' sentimenti come non capitava da tempo - nell'adrenalina dell'amore e nella biliosità dell'odio - con questo avviticciamento nel cuore e ne' visceri scendo in cantina conscio e concentrato e determinato; ne esco ore dopo blandamente infumegato, e con le spalle doloranti per la laminazione quasi costante [non delle spalle]: de' metalli]. Le fiamme delle microfusioni sono spigolose, hanno lingue aguzze e bidimensionali gialle orlate di un verde flebile ma ininterrotto per il tenore di rame delle leghe. Poi - dopo una decina di minuti di deltoidi allo stracazzo di laminatojo settecentesco senza riduttori che mi ritrovo, quell'aggeggio degno delle tavole metallurgiche e orafe dell'Encyclopédie - poi sono chetato e pieno di aspettazione, seduto al banco mentre porto i campioni al rosso vivo, al rosso poco-dopo-il-vivo dove quel po' d'argento che c'è mostra di voler sudar fuori dal verso della lamina; allora immergo nell'acido caldo od immergo nell'acido a temperatura ambiente od immergo nell'acido co' cubetti di ghiaccio dentro: immergo nel tentativo chimerico di tirare fuori il viola, il viola più intimo del metallo. [perché un viola è possibile, ed'io disperante ero passato in aula dal Professore dei Mosaici Curiosi S e gli avevo detto Non riesco a ottenere il viola, il viola; ma voglio il viola, il viola, il viola. E lui scettico mi aveva detto Ma magari non, ma magari ecco. Ed'io gli avea fatto vedere il Campione Casuale, con la sua patina stabile d'un vinaccia prodigioso e bellissimo: ah!, fece lui, questo è bello sì: ma poi subito ha ripreso il suo spintonarmi sulla strada di GIOIELLO CONTEMPORANEO dicendomi Va bene, ma se riesci a farmene una lastra di mezzo metro quadro [fa il gesto di dimensione con le mani] con questo colore uniforme, e stabile, allora ti dico che è Un Risultato. Maledizione; me ne uscii dall'aula a capo chino, cospirante - ma affettando forza d'animo e nonchalance co' vècchie et altri compagni di scuola.] E poi. E poi il cielo di Padova all'ora dell'aperitivo - ma dopo un paio, di aperitivi; insomma, comunque, poco prima, poco-poco prima che annotti - il cielo di Padova in centro è incredibile, di un blu assoluto, carico, totale: e come quasi finti si stagliano i poligoni strani e un po' irregolari de' palazzi vecchi, accidenti, ti spezza il cuore. E una cosa ultimamente la associo a' verdi et arancioni assieme, e siccome il mondo fenomenico è rigato di infiltrazioni di senso o presagio, in cantiere alle otto di mattina guardo l'unico albero - enorme e verdissimo - nel mezzo della disperazione terrosa e sécca, de' camion et de' ruina: e guardo mentre lo monto il treppiede del livello ottico, arancionissimo; e un pomeriggio scrocchiamo i pastelli al B***[*] per tentare di renderci leggibile un lavoro di rilievo, e il B***, geologo di formazione, ci presta con gelosia la sua scatoletta metallica di pastelli: noi la apriamo sul tavolétto di plastica, giù nello scavo, e dentro ci sono solo verdi, innumerevoli toni di verde, e arancioni [e un paio di ocra, od ocri - ocras?]. [*] non so ancora come chiamarlo: ma è un argomento d'una complessità fenomenale, e che merita concertazione posted by bpz | | commenti
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