buffa persona z

[the aim of literature is the creation of a strange object covered with fur which breaks your heart. d.b.]

martedì, maggio 26, 2009 

[01:51]

l'uomo col filo a piombo nella testa, 2

[...] e questi stronzi di mal-di-testa triggerati dal caldo del pomeriggio, dal sòffego ovvero dall'umidità, dal sole delle sei - quando sono lì che pedalo verso scuola, in ritardo, sudando nelle magliette appena cambiate - dal sole delle sei così crudo, ostile, violento; questi màrsi di mal-di-testa, che mi complicano non poco l'atto creativo a scuola, la voglia d alimentarmi, gli spostamenti, il civil' vivere e le buone maniere [ma quelle, poco], questi stronzi se ne vanno non'appena rincaso - a mezzanotte, all'una - lasciandomi pieno di voglia di fare, energico, sveglio: curioso; dimodoché la mattina, alla prima sveglia [06:50], una forza di gravità bén maggiore di quella consueta mi sigilla alle lenzuola - fradicie -; mi incolla le palpebre ai bulbi oculari, e mi turba nell'umore del risveglio, uno de' più importanti per l'equilibrio umano.

***

[...] sicché con la testa che mi pulsa chiedo se posso fare uno scampone in aula a prendere il mio disegno da-finire; se la porta è aperta o ci voglion' le chiavi, eccetera. E Mia Nuova Insegnante Preferita P mi dice Vai vai, ma chiedi alle signore, che credo vogliano farsi portare giù i loro, di disegni.

buffa persona z: beh, potrebbero anche muovere il culo-

Mia Nuova Insegnante Preferita P: ma no!, fai una gentilezza, dai.

Mi vòlto farfugliando assensi di malavoglia.

Mia Nuova Insegnante Preferita P: che poi, con 'sto caldo, qualcuna delle signore a fare le scale ci lascia anche le penne-

buffa persona z: ecco!, vedi: io è un anno e mezzo, che lavoro proprio in questo senso.

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lunedì, maggio 25, 2009 

[01:16]

senza premeditazione, come viene: poi torno con la progettualità, co' grandi progetti: con fors'anche confessioni, 1 [e dai]

ovvero

l'uomo col filo a piombo nella testa

agitato, inquieto: irrequieto. Vago per i corridoj della scuola senza posa, le mani nerastre e macchiate e odorose di limatura d'argento, l'acido o la pece nel naso, la lingua e le labbra punteggiate di colori perché ho scoperto che umettando la punta de' pastelli acquerellabili riesco a produrre un tratto profondissimo e reale, del quale non posso più fare a meno. Solo due tre mesi fa - si stava dissipando il freddo, il freddo prima delle pioggie - solo due o tre mesi fa vagavo ancora per i corridoj, sì, ma ascoltavo Spheres dei Pestilence ed ero greve et ponderoso, scolare, e mi stavo solidificando non so nemmeno io in cosa, in che forma: meno divertente, comunque - meno lapilli, meno sobbollimenti, tipo; stavo incamerando, credo, e Spheres era perfetto. Ora invece è domenica; sono inquieto irrequieto e tutto il resto, con le improvvise mollezze e i silenzi e lontani e verdi orizzonti negli occhi e pensieri dei più illogici; dopo tre ore di sperimentazione estrema giù nella cantina alchemica, co' pacchettini di carta con le varie leghe, sudatissimo e sfiancato dalle fusioni e dal laminatojo, le bestemmie, gli appunti: un taglio bizzarro su un dito, spellature, botte sulle mani.

In cantiere - oh, sì, è cantiere di nuovo: épperò questo è argomento per altri momenti; ma sto distillando canoni lessicali, movenze e dialoghi, e ciò vi sia di rassicurazione. In cantiere il ruspista chiede a Defender of the Faith V di bluetooth e navigatori da connettere a' cellulari, e l'effetto è straniante come quando il mio fruttarolo cingalese parla di Paul Klee e del suo uso del colore.

Improvvisamente sono le cinque: di mattina, di un giovedì-birretta-dopo-scuola finito male, malissimo. Professore dei Mosaici Curiosi S è apparso all'una; si beveva, e all'improvviso, dalla panca - lui; io in piedi. invece, con le orecchie un po' in tutti i livelli di conversazione che avevo attorno - dalla panca dal nulla mi ha detto Io penso che tu abbia la cultura per cominciare un discorso di GIOIELLO CONTEMPORANEO. Per tre ore poi, a sprazzi ma con steadiness, abbiamo parlato di GIOIELLO CONTEMPORANEO, e di me, e di me in relazione a GIOIELLO CONTEMPORANEO. E ogni volta che dicevo qualcosa di giusto, cioè qualcosa che Professore dei Mosaici Curiosi S si aspettava che io dicessi, Professore dei Mosaici Curiosi S diceva Un'altra grappa!, e siccome ultimamente mi capita molto spesso di dire cose giuste, improvvisamente sono arrivate le cinque di mattina: io sbronzo sono salito sulla bici per partire alla volta di casa [un'ora e quaranta di sonno, vestito; poi: il cantiere]. Professore dei Mosaici Curiosi S mi ha detto al volo Fammi vedere poi quello che riesci a fare, di quella cosa*. Io mi sono fermato - le grappe non del tutto - mi sono fermato e gli ho detto Ma sì dai, se mi riesce ti porto-

Professore dei Mosaici Curiosi S: no se ti riesce: io voglio vedere le prove. Le percentuali, gli appunti. Le osservazioni.

Cfr. quindi sopra: le mani, le spellature; quaranta gradi e passa nella cantina alchemica il sabato e la domenica pomeriggio, i fenomeni curiosi; e quella riuscita improvvisa non'appena abbandonati la ragione et il metodo scientifico, non'appena entrato nel Reame del Caso: e quindi temo irreplicabile.

Poi ho pensato - talmente tanto che si può considerare scritto - poi, quindi, ho scritto un post d'emozione che, a riassumerglielo, Ex-Responsabile della Ricognizione V sabato notte ha detto Oh!, davvero stupita. Lo posterò, non lo posterò: e già queste cinque parole, lo-posterò-non-lo-posterò, lo rivestono di tutta una patina di meta-pippologia, pensieri circolari, bu-bu-bu, ba-ba-ba, eccetera.

* è un segreto

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martedì, maggio 19, 2009 

[01:51]

interludio!

[ma poi tornano, l'eurobighellone e loosen my strings: davvero!]

*** attento, buffa!: la fredda fenomenologia del reale. ***

ho la testa che pulsa in modi strani per il caldo preso, e mi aggiro tra le statue della rotonda a.k.a l'atrio di scuola in cerca di qualcosa da copiare-dal-vero. Acché trovo dimessa tra le varie solite michelangiolità una colonna di marmo, mirifico genialissimo prodigioso lavoro di uno studentèllo del diurno, immagino, che in fette cilindriche ha scolpito attorno a questa colonna una teoria di scene epiche: momenti di epos grecista ridisegnati con un irresistibile tratto vichingo e barbareggiante: buffissimo; ed io fascinato dai cavalli con l'occhio delirante, dai barbuti in nave, dai mostri marini - i mostri marini! - e dalle mazzate a mezz'aria, ho scelto di copiare-dal-vero una riedizione norvegese del Polifemo accecato: con due individui [barbuti] intenti a trafiggerne l'occhio con un enorme bulino - o così a me sembrava - portato a mo' d'ariete. [Seguono considerazioni sulla giornata difficile che ho avuto a lavoro.] Tutto contento prendo le chiavi dell'aula [vera] di disegno e mi avvio su per le scale vers'essa, per prendere un foglio dalla mia cartellina. Mentre infilo la chiave nella toppa leggo un cartello scritto a mano attaccato giusto sopra la serratura: chiudere con solo due giri: se si chiude con quattro giri, si blocca. Dò uno due giri verso sinistra, allora, per aprire: e la porta non s'apre. Ne do' un'altro, e un altro. E mentre finisco di ruotare il quarto giro, leggo anche, sotto: per aprire bisogna girare verso destra! Con il punto esclamativo, e destra sottolineato.

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lunedì, maggio 18, 2009 

[00:40]

loosen my strings, 1 [forse]

[ma comunque cosa poteva esserci di così strano, cosa!, se stavamo fluendo attraverso il vicentino, io e Mio Cuggino Mio Cuggino D, con la macchina scappottata, una pianta di limone e una di kumquat cariche di frutti sul sedile posteriore - assicurate con le cinture, certo - e sinuoso jazz klezmer suonato a volume potente; io sul sedile del passeggero scattavo foto entusiaste in giro, autoscatti con le limonaje accinturate alle spalle; tra i piedi le piantine di timo donniedarko - o così perlomeno avevo capito - e di monalda qualcos'altro [sì, la mia capacità di rattener dettagli è utlimamente traforata come un tombolo]. E fermi all'imbocco di un ponticello semaforato mi sono girato verso Mio Cuggino Mio Cuggino D e gli ho chiesto, indicando limoni e kumquat: ti preparo una spremuta?]

quindi l'immagine che riesco a sagomare il più vicina possibile alla percezione che ho avuto è quella di un prodigioso ecosistema, carico di dettagli e livelli e tutto funzionante e che ti fa dire, mentre c'entri un po' [molto[troppo]] timido: cazzo ma allora ne esistono ancora, e non'è invece com'ormai ti rassegnavi a creder tutto deserto e deplezione e terre argillose screpolate e merda di cammello sulla graniglia inospitale saheliana, ostile che nemmeno ci puoi camminare a piedi nudi perché ha gli spigoli; oppure - no, meglio: oppure l'idea di aver incrociato un vettore, un vettore interessantissimo lanciato lungo la sua direzione o, meglio, lungo il suo meandrare; lungo gli affari suoi e il suo progetto di vita: non quindi una cosa esistente in virtù di te e delle tue costruzioni, non una cosa incrociata ma tuttavia nata in quel momento; bensì appunto una cosa indipendente e fantastica nel suo preesistere stratificato, sbucata fuori con la sua trajettoria nei pressi della quale per un attimo te ne stavi, chiaramente, tu. [non si capisce una téga, e chi vuole può farmi un fischio e ne parliamo, ne parliamo a voce; ché io devo mantenere per contratto uno statuto di ermeticità.] Fattostà che quindi è stato uno strazio, nel pomeriggio caldo dopo l'aggressione termica del weekend romano - è stato uno strazio, il museo etrusco di C*** [che peraltro più che un museo etrusco tout court, poteva godere per merito dei due piani alti di stanze bizzarre di un fascino un po' wunderkammernesco, co' ritratti sinistri alle pareti, oggetti curiosi affastellati, scacchi cinesi bianchi e rossi, arredamenti d'epoca, camei incisi e appliques in forma di mano per tener'aperte le tende eccetera. Uno strazio perché faceva il caldo primaverile, io avevo spalancato i cancelli in ferro battuto delle cazzate e lei pure, ed'in vari momenti s'era nel boresso; e di fronte a un dipinto medievale non avevo potuto non dire che uno dei pastori chinato in adorazione del bambinèllo in realtà mi pareva la figurazione di un topos della piazza padovana, eccioè dell'Uomo Che Ha Perso Dieci Euro Di Fumo E Li Sta Cercando Con L'Accendino. E io avevo le ginocchia molli [ma gliel'ho scritto]; avevo le ginocchia molli e avevo da fermarmi con nonchalance contro le vetrine e le tèche: posarmi a palme aperte contro pregiati planisferi del cinquecento per riprendere solidità e andatura-

- ma che fai, i planisferi-

- no no volevo vedere com'era rappresentato il Sinai; noi geografi lo sai-

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sabato, maggio 16, 2009 

[08:55]

~8~

[avevamo spazzolato un vassojo di asado strepitoso e fatto diversi giri di cervecite, in un locale da qualche parte nel periferico di Cordoba: dove le attività di ganasce, alle cinque di pomeriggio, eran'ancora in pieno svolgimento. Ad un certo punto sul tavolo ha cominciato a girare un bicchiere d'acqua. La cameriera cioè l'amica dei miei ospiti cordobesi è venuta a sparecchiare. Ha afferrato il bicchiere d'acqua, che in quel momento si trovava dalle parti mie, e mi ha chiesto se poteva portarlo via. Io le ho detto Non lo so, non è mio: no soy un degenerado.]

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giovedì, maggio 14, 2009 

[13:02]

~7~

a un'ora ingrata della mattina, stanchissimo per il non-dormire anti-ergonomico del bus notturno, tentavo di raggiungere il centro di Cordoba dopo essermi impresso nel cervello una mappa della città vista fuori dalla stazione. Ho seguito un viale alberato e giardinato lunghissimo; ad un certo punto mi sono infilato sulla sinistra in una specie di porta medievale che a quell'ora e con quel sonno mi pareva abbastanza ingresso-del-centro-città.

Così per più di mezz'ora ho vagato per il quartiere ebraico di Cordoba: niente indicazioni, lunghe file di case tutte bianche, tutte con una fascia gialla alta un metro lungo la facciata. Viétte, vicoletti. Il biancore di tutto, nonostante non fosse ancora l'alba. Un gruppo di giovinastri spagnoli mi ferma e mi chiede credo dove possono andare a bere, a quell'ora.

Attorno alle undici, undici e mezza, mi ricongiungo con il Compagno di Sbronze A. Facciamo un merendino, e rincasiamo per praticare la siesta. Lui ha fatto bagordi la sera prima, io sono sveglio da trenta ore. Mi sono appena tolto le scarpe, in una stanzina uso sgabuzzino dominata da una bottiglia di Corona gonfiabile alta e circonferente come me. Mi sono appena steso sul letto, con le braccia sotto la testa e sospirante, quando entra il Compagno di Sbronze A e mi fa Ho pensato che è meglio se usciamo, che magari finiscono le cervecite*. Mi faccio la doccia e andiamo. Si fa la doccia. Sono appena entrato in bagno – ho ancora l'asciugamano sulla spalla - e il Compagno di Sbronze A bussa alla porta e mi fa Ma devi per forza farti la doccia? Dai che usciamo. E in effetti, penso io, chi sono, io, per farmi la doccia proprio ora? Andiamo a recuperare El Pittore Mexicano M. Nelle stanze dell'appartamento del Compagno di Sbronze A – e nelle stanze di quello dei vicini, e nel microscopico chiostro tra i due edifici, e per le scale di entrambi e financo lungo il corridojo che li congiunge – insomma in giro ogni tanto ci sono mollate lì altre bottiglie di Corona giganti gonfiate.

* le birrette.

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sabato, maggio 09, 2009 

[01:55]

~6~

Tutti: ma come funziona quindi questo eurobighellonare?

buffa persona z: ma è semplice – èssì: fin troppo semplice.

Ci voglion’ curiosità, modestia, propensione alla rocàmbola. E mimesi!, cazzo: mica ci si vuol far sgammare subito per italiani, no? [cosa che peraltro è sempre un problema quando sei in coda negli aeroporti, con tutto lo sfoggio de' documenti.]

Poi. Si deve guardare tutto. Toccare tutto, per quanto possibile. Assaggiare tutto - non sono ammessi cibi italiani, e mi raccomando le Abbondanti Colazioni del Mondo: il solo desiderio di cappucino – anche inespresso - metterebbe subito fine all'eurobighellonare, per dire.

Fotografare poco: valgono le foto a uso d'appunto o documentazione, le buffe espressioni dell'animo umano, della sua goffaggine, e le scritte su' muri e cartelli. E gli autoscatti. Le foto di alcolici bevuti, o nell'atto d'esserlo: soprattutto queste, se possibile, vanno spedite subito - co' cellulari, ad esempio - vanno spedite alle amiche care lontane: se le amiche care lontane ve le siete scelte bene, spesso ne otterrete una similare - una foto d'alcolico - in cambio, quasi immediatamente [occhiolino].

I monumenti e la cosmogonìa turistica, scordarseli.

S'han da raccogliere elementi della cultura popolare locale – possibilmente tangenti, o borderline: come flyer di concerti black-death metal, strane cartoline, eccetera – ma non è questa attività fondamentale: tutta 'sta roba poi di solito diventa materia umica sul fondo dello zaino, o segnalibri.

Il Tempo Musei e il Tempo Gallerie d'Arte vanno percentualizzati sul tempo totale disponibile all'eurobighellonare.

Comprare libri o cataloghi di mostre o musei stampati nell'idioma locale. Tenere la tivù della propria stanza sempre accesa: anche di notte, sì. E mi raccomando: i giornaletti gratuiti che distribuiscono per strada.

Tra i pochi souvenir che è ammesso portare a casa, ci sono i cibi low-profile, industriali, curiosi*.

Si viaggia col solo, unico bagaglio a mano.

E poi ci sono i tre mototi dell'eurobighellonare: vedi oltre.

Ps. Questo non è un elenco completo e definitivo delle regole dell'eurobighellonaggio; e nemmeno ne è un primer.

* ve ne darò un esempio prodigioso. 

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giovedì, maggio 07, 2009 

[01:36]

~5~

[marzo?, aprile?; comunque brevissima, per quando mi fossi trovato a tornare a casa troppo brillo dopo il mercoledì sera, con poca voglia di rileggere e limare: e me la sono già spesa ora, cazzo]

buffa persona z: accidenti, saranno due mesi che non mi faccio un fine settimana quieto, a casa.

Mio Batterista Elettronico P: sei un avventuriero!

buffa persona z: un eurobighellone!

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mercoledì, maggio 06, 2009 

[01:07]

~4~

ye olde dreame of Pizze

quando sognai di uscire fuori dall'ascensore, in alto sul Vittoriano, circondato dai pochi fedelissimi miei; e dalla terrazza delle Quadrighe arringavo la folla enorme, compressa decine di metri più in basso in piazza Venezia; e a quel punto del discorso stavo scandendo il più chiaramente possibile: E le vostre pizze di merda, ve le mangiate voi! Con la bufala: LA BUFALA!,

e la folla roboava.

e indi mi svegliai con una fitta di mancanza et senso di abbandono; chiedendomi come avrei fatto - come avrei fatto d'ora in avanti senza rotwurst, senza weisswurst. Senza i vassojétti di cartone dei currywurst. Senza i maultaschen [dei quali peraltro fino a quel momento avevo compiuto soltanto una mera, basilare ricognizione di forme e sapori: che avrebbe richiesto campionamenti e approfondimento ancora]. Come avrei fatto senza le frites dei baracchétti di Bruxelles, la salsa samurai, la forchettina-ina di plastica colorata più simile a un tridente in miniatura-

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lunedì, maggio 04, 2009 

[16:48]

di come un tradizional' mistiere cui s'applicano i villici – della scoperta in ascosi seppur dolci declivi od in roride campagne de' preziosi tuberi subterranei, coll'uso de' naturalmente affinati sensi de' addomesticati animali – e le sue due prencipali modalità, diventono fine allegoria et chiara raffigurazione di come le superne forze et gli avvenimenti agiscan differentemente a' proposizioni de' diversi, per quanto egualmente virtuosi, homini [et foemine].

Sorella Elettiva G: [...] e siccome sono incazzata e sono un segugio: ho il fiuto di un cane da tartufi - allora ho scoperto un numero segreto dell'ufficio risorse umane che mi sa che non avrei dovuto scoprire; infatti quando ho chiamato, la tipa era tutta spiazzata-

buffa persona z: ti capisco. Anch'io, per quella cosa del lavoro, mi sono messo in modalità tartufi: più però maiale, da tartufi.

Sorella Elettiva G: e?

buffa persona z: è scoppiata l'influenza dei porcelli.

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sabato, maggio 02, 2009 

[15:44]

~3~

tutto intorno ancora nero, e la neve era un turbinare - piuttosto flemmatico, in realtà - solamente nel cono aranciato dei lampioni che delimitavano, radi, il terrapieno sul quale mi trovavo; e il periferico di Stoccarda pure, esisteva soltanto nei coni dell'illuminazione pubblica lontana, fétte di forme edili, tranci finestrati, mezzi-coni tinti di bianco, arancione, o azzurrino; le delimitazioni rettangolari dei parcheggi. La neve era tale anche nei pressi del mio testone co' capelli cortissimi, mentre al limite di una tettoja aspettavo alla stazione di Rohr la metropolitana coincidente per l'aeroporto, alle cinque di mattina. Avevo ingannato il tempo con le Abbondanti Colazioni del Mondo, poi, in aeroporto, ed ero infine appisolato sopra le Alpi quando:

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venerdì, maggio 01, 2009 

[12:43]

~2~

il primo fine settimana di dicembre, i celeberrimi mercatini di natale: ach, soo! [con pronuncia sveva]. Ma i mercatini di natale guarda, guarda come li affrontano i tedeschi, questi inguaribili positivisti - un cinquanta per cento abbondante delle bancarelle sono stabilimenti alimentari: sistematici, iperproduttivi: implacabili. E in coda a questi stabilimenti alimentari ci sono persone che già stanno mangiando: e questa parevami una meta-alimentazione affascinante, della quale avrei voluto assolutamente partecipare. Come infatti feci. Ma per quanto volessi evitare almeno di espormi passivamente a gotta e cirrosi, di meglio non trovai da fare che, una mattina, trascinare la Sorella Elettiva G in una lunghissima camminata attraverso la provincia germanica, in pellegrinaggio alla fabbrica dei migliori – ma pensa la coincidenza! - dei migliori bulini da orafo, strumenti oramai negletti in questo mondo di GIOIELLO CONTEMPORANEO ma non per me; per me, oltre che Simbolo dell'Arte, strumenti irrinunciabili. Così camminavamo, nella speranza di trovarvi uno spaccio aziendale; camminavamo lungo una statale – ma lungo le statali del mondo ci sono ampli marciapiedi e piste ciclabili senza buche – una statale fiancheggiata da case col tetto spiovente, i graticci, i vasi di fiori ai balconi: ma al di là d'esse, sulla nostra destra, dall'incasso del fiume al di là del corso d'acqua stesso occhieggiavano le imponenti strutture industriali della metallurgia, con grande copia di vapori bianchi morbidamente accumulanti a salire verso un cielo scialbo senza sole. E altro non mi restava da fare, trovato lo spaccio aziendale de' bulini chiuso, e chiuso per tutto il periodo della mia permanenza in zona – altro non mi restava da fare, quindi, per il paio di giorni svevi che ancora mi rimanevano, che farmi venire a forza gotta e cirrosi: con gran gusto e satisfazione, devo però ammettere.

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