buffa persona z [the aim of literature is the creation of a strange object covered with fur which breaks your heart. d.b.] |
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avevo ottimamente lavato gli smalti - quello arancione e quello grigio-verde scurissimo che avrei scoperto poi avere i grani fastidiosamente troppo-grossi; avevo il pezzo in acido a pulirsi bén-bene prima della smaltatura ed era appena suonata la ricreazione, io stavo posato con grazia contro lo stipite dello slargo del corridojo dove ci sono le macchinette del caffè, effervescente il giusto e con in mano nonchalante un caffè, e finalmente dopo un anno e mezzo di Tre Marie delle Ciaccole e carampane altre e diverse e competitori troppo esuberanti anche se evidentemente fuori-età, finalmente ero lì che stavo avviando un'amabile conversazione con Una Ragazza Quasi Della Mia Età, e per una volta le altre conversazioni si stavan' svolgendo giusto al di là dalla mia bolla emanata di conversazione - niente interruzioni od ingerenze quindi possibili, ne sono tuttora sicuro - e sorridente ero lì lì per cacciare fuori un Dopo scuola birretta che ne dici offro io?, quando s'è aperta la porta-sul-retro ed è entrato Professore Che Spesso Fuma G e verbalmente mi ha preso per le orecchie e mi fa Dai vieni a mettere gli smalti dai dai che poi facciamo in tempo a smaltare dai; e si è avviato di corsissima praticamente verso il laboratorio, e pure era in buona: e sono dovuto scappar via, maledizione, che maleducato: un gentleman come me. ho dovuto rinfacciarglielo, poi, a Professore Che Spesso Fuma G, mentre con la palettina di ottone mi faceva vedere come mettere lo smalto [arancione] dentro alle cellette triangolari della spilla. posted by bpz | | commenti (1)
[in attesa di cose più solide, più importanti] una sera qualunque, nell'immediato dopo-scuola, mi fermo prima di tornare a casa in uno dei più antiqui kebabbari di Padova. Acché entro, e con un certo stupore trovo dietro al bancone - traversa, coltello in mano - trovo nientemeno che Il Basista Detto Naso: il protagonista di una success story del panino mediorientale: anni fa umile kebabbaro, i panini, la carne tagliata a coltellaccio; poi i schei, il fuoristrada con i vetri oscurati, gli strani tosapecore rotondi per tagliare la carne, e rari avvistamenti in giro per le filiali cittadine - una sera qua, una sera là: lo si avvistava nell'atto di contare i schei di cui sopra, col registratore di cassa aperto eccetera. Faccio lo scontrino, e mi serve davvero lui: Il Basista Detto Naso: ehi carissimo. buffa persona z: ué ciao, che sorpresa- Il Basista Detto Naso: kebab? buffa persona z: kebab. Gli passo il foglietto azzurro carta-da-zucchero con scritto 1K. Conversazione generica mentre Il Basista Detto Naso mi prepara un kebab di proporzione e condimento cospicui. Il Basista Detto Naso: ti metto l'homous che ti piace. buffa persona z: e ti ricordi ancora! Il Basista Detto Naso: eh sì. buffa persona z [tra sè, in parte]: a parte che mi sa che ci ho mangiato duemila kebab, qui. Il Basista Detto Naso: ... buffa persona z: ... Il Basista Detto Naso: solo duemila? posted by bpz | | commenti (1)
[così quando ci sono baruffe e tenzoni e chiarimenti tempestosi in ufficio io mi sfilo gli auricolari e mi rannicchio sotto la scrivania con le mani premute sulle orecchie mormugnando impaurito Oh no ancora violenza contro i congiuntivi. Avrei così tante cose da resocontare, un po' egoisticamente anche per filtrarle attraverso la scrittura di tutte le loro impurezze, dei bruscolini e degli aloni bellissimi e quasi shodo dei sotto-dei-bicchieri umidi di vino rosso. E poi no, anche: vorrei rendervi partecipi delle guasconate, degli eurobighellonaggi, e della scena di GIOIELLO CONTEMPORANEO D'ARTISTA dentro la quale mi sono trovato infilato nel weekend a Monaco. Eppure di tempo per ora non ce n'è.] posted by bpz | | commenti (2)
[un po' più velocemente del solito] [la montagna ci rifiuta, a un certo punto, mostrandoci già in mezzo al bosco, sul costante manto della neve, una evidente scia che s'allarga in guisa di triangolo, fatta d'un rabaltìo slavineggiante di blocchi di neve. Noi ci lasciamo rifiutare, scendiamo non dico di malumore: ma un po' sì verso la macchina, pensicchiando a cosa fare per salvare la giornata [e le pregiate carni et butilie de' vino che aveam' negli zaini]. Acquista tutto un senso quando sul fondovalle, niente di che, eppure: si apre uno squarcio di una bellezza prodigiosa e modesta: il torrente quieto e glitterante in rivoli e rivolétti, gli alberi ancora spogli ad ampliare ma anche a sezionare la vista, e gli arbusti pelati e rossi delle - credo - delle buddleie a dare ai grigi quel non so che di più drammatico: davanti e sopra un cielo carico e solare, e il taglio nétto e triangolare di un Monte Minore a stagliarsi con una precisione che non avevo mi-sa mai visto. Poi un cuoco capellone con una barba invidiabile mi predice morte spiegandomi d'altri rifugi. Un'altra persona, invece, più tardi ancora ci dà una dritta notevole, ci instrada e tutto: ma ci diffida dal continuare, di là: Certo, dice guardando in alto, dietro di sé, i monti: Beh a quest'ora - sono le quattro, no? - a quest'ora sono scese tutte [sic.], intendendo le slavine che, in effetti - ci faceva notare - rigavano le coniche dei monti. Tre ore più tardi stava quasi per essere definitivamente bujo, a me scoppiavano i muscoli giusto al di sopra delle ginocchia, eravamo sui mille-e-trè e scoprivamo, con delusione, che non v'era legna bastantemente secca per far fuoco. Brindando alla luce d'un cero con del vino rosso ottenuto spingendo il turacciolo dentro la bottiglia a colpi di cacciavite [sic.], battezzavamo quella situazione come La Situazione Jacklondon. Bén sapendo - io, soprattutto - che l'importante è riuscire a evitare La Situazione Vollmann: sempre.] Così sono seduto sulla muretta, o gradone, di fronte al museo d'arte contemporanea di Barcellona, e guardo gli skateboardisti evolvere sulla piazza, ascoltando negli auricolari musica che in buona parte è coperta da frullare delle ruotèlle degli skate. Sono lì che guardo, e mi prodigo mentalmente in una delle mie portentose allegorie della vita: una cosa che - stavolta - ha a che fare con l'importanza della pratica, del non-mollare, del perseverare ignorando per quanto possibile gli sbreghi che ci facciamo sulle ginocchia, i lividi i tagli e tutte quelle cose lì; su piani diversi, solo qualche volta coincidenti od, almeno, paralleli, questi giovinetti sugli skate piroettavano, prendevano slancio e provavano passaggi, tentavano di saltare sui gradoni, di bloccarsi a mezza-corsa, di invertire il senso di marcia eccetera. Spesso, guardandone uno assalire il gradone, bloccarsi a mezza-manovra e piombare al suolo con più o meno ruina, con la coda dell'occhio potevo vederne un altro evolvere proprio nello stesso modo - con solo un leggero ritardo: causando per un attimo un curioso effetto moiré di rotelle, parabole d'arti, mani sulla pavimentazione, tavole che sguinciano via quiete, per gli affari loro: senza occupante, il quale sta ancora sul punto d'impatto a dolersi dell'ennesimo fallimento, con il culo a terra. Ma la perseversanza era evidentemente tutto il senso della cosa. Qualche ora prima spiegavo al mio ospite, Guida Catalana B, d'un errore strategico compiuto un pajo di giorni prima, a Cordoba, alle sei scarse del mattino, in una specie di discoteca affollatissima: e mi dolevo io, allora. Acché poi salvavo il salvabile, dicendo[mi] che buffa persona z: purtroppo è così, che imparo io. Sbagliando. Poi imparo, però. Guida Catalana B: mettiti in testa allora che devi sbagliare il più in fretta possibile. Tutto qui. Nonostante io sia bén conscio che voi vorreste sapere, ad esempio, come si guarisce dallo spleen - momentaneamente, almeno - come se ne viene fuori usando negroni, piazzétte napoletano-parigine di Valencia, quadernetti arancioni e tavoletti instabili di bar. Oppure ascoltando IL DISCO MAGICO, e qualche altro importantissimo brano, guardando il Mediterraneo, mentre tutto attorno schiantano aquiloni tecnici che poi strusciano sulla sabbia nel tentativo d'esser riportati nell'aere. [Vorreste sapere anche qual'è IL DISCO MAGICO, penso.] Oppure vorreste sapere delle birrette di Cordoba, di Veterinaria Cordobense S, o d'io che perdo all'uscita dalla discoteca il Compagno di Sbronze A, dileguatosi troppo in fretta con una giacca sbagliata addosso nella pioggia dell'alba andalusa, mentre io compivo saporosi errori tattici e, nello sforzo di compierli, mi projettavo di slancio fuori dal torpore di cinquantadue [52] ore di veglia consecutive. Fottuti errori tattici: io che ho letto Sun Tzu e Machiavelli a quindici anni, e'l Guiciardino poco dopo. Oppure ancora: vorreste sapere se è possibile risparmiare sugli alberghi prenotando via internet viaggi notturni su mezzi diversi. O cosa ci facevo a cazzeggiare nel cortile dell'Accademia di Belle Arti di Barcellona. O cosa ho pensato quando una di tre universitari centroitalici sfigatissimi, seduta dietro di me in aereo, durante un velocissimo e turbolento avvicinamento all'aereoporto di Treviso ha esclamato: Bèèèlllo, ma quello che fiume è?, il Po? E infine: vorreste sapere come funzionano sei giorni in Spagna zigzaganti e con poco sonno e troppi negroni, partendo di qui con un vocabolario spagnolo di sole cinque parole, le quali èran' coño, peluqueria, cerveza, entonces e desarollo? posted by bpz | | commenti (3)
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