buffa persona z

[the aim of literature is the creation of a strange object covered with fur which breaks your heart. d.b.]

giovedì, febbraio 26, 2009 

[01:15]

-1

[perché mi va questa sera una narrazione sciolta, così, senza pensieri]

sono un punto che si scapicolla dopo-lavoro lungo una linea sterrata apparentemente rètta, a tàngere la città a sud'd'essa. E' bujo e io sono'invisibile, lungo gli argini poco illuminati, senza mezzi meccanici - dinamo o pile - per contribuire di mio all'illuminazione. Fa freddo e tira vento ma si suda - oh!, se si suda. Poi gli argini finiscono e riappare la città, lungo gli assi centrifughi. Io vado a naso, ho sovraimpressa allo scuro cittadino una schermata di googlemaps. Mi perdo per quartieri periferici indistinguibili dove ad ogni angolo c'è una pizzeria da asporto. Entro in una pizzeria da asporto e chiedo informazioni. Il pizzajolo traccia una mappa bizzarrissima su un foglietto di blocnotes: i quadratini che rappresentano edifici notevoli o stabilimenti del terziario sono disegnati lontanissimi dalle strade, nel nulla bianco della carta. Alla fine la mappa non me la dà. Nulla corrisponde alle topografie pizzarolesche: torno sulla strada maestra. Entro in un bar: cinesi al banco, vecchiotti ai tavoli. Chiedo informazioni. Sembra facilissimo: [...], poi lo vedi. In realtà qualcosa non funziona, io non lo vedo e finisco in un nulla nero senza cartelli, un nero di lotti recintati d'arancione, ciclabili in costruzione, rotatorie intonse, nessun cartello ancora - questa cosa mi preme particolarmente - tondini che spuntano preveggendo lampioni, transenne e arredamento urbano del più diverso. Pochissime case. Nessun essere umano, solo automobili in movimento. Pedalo rabbiosissimo, dispero, mi désfo la gola a malrespirare e tirar bestemmie. Imbocco un paio di argini a senso unico, monocorsìa, non illuminati. Finisco santoddìo sulla statale: zigzago un po' e decido, artificialmente, di non demordere: mi reinfilo nella landa delle rotonde intonse, trovo un pedone, chiedo.

Insomma arrivo dove devo arrivare dopo un'ora di pedali. Compro 'sta cazzo di saccoccia a tracolla che mi serve assolutamente per l'Iberìade, emano dei messaggi d'aperitivo e riprendo a pedalare: verso la città, stavolta, e più orientato. Pieno però di malpensieri e sfiducia.

Poi in circonvallazione c'è un vecchissimo kebab. Mi ci fermo. E mangio IL PANINO DI DIO, con le salsiccétte mediorientali e l'uovo [davvero!, e mi ricordo un paio di domeniche fa, dopo ch'io m'ero ghiacciato nell'intimo spulciando tra le bancarelle antiquarie; mi ricordo un tunisino lì che si faceva mettere l'uovo - che poi è più una sorta di strapazzerìa - si faceva mettere l'uovo nel kebab, Perché dà energia, dà energia l'uovo e il formaggio [!]; tutto questo me lo diceva saltellando come in-bamba*, altro che l'ovetto il formaggio e l'energia]. Le salsiccétte e l'uovo e tanto piccante che sarebbe bastato ad evocare l'Augusto Spirito della Calabria in persona. Gocciolante, rorido: difficile da mangiare anche per un esperto del maneggiar kebab com'io son'. E mentre il kebabbaro mi stava affidando IL PANINO DI DIO, mi era caduto l'occhio su un manifesto affianco la cappa, sopra la testa del kebabbaro stesso: dove l'archetipo del kebab era sovrastato dalla scritta Provami e diventeremo amici.

Irresistibile. Ah!

* tecnicismo

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domenica, febbraio 22, 2009 

[23:46]

-

[...] e devo combattere con delle cose orripilanti, voi non avete idea - come le Pubbliciste Professioniste M che mi fanno le pulci - mal'leggendo i miei scritti, peraltro: tralasciando i finalini nei quali dico La Cosa Importantissima, e poi dicendomi Va tutto bene, però io nominerei La Cosa Importantissima, perché mi pare bella, eccetera; sono lì quindi nascoste dietro i loro indirizzi mail, le Pubbliciste Professioniste M - in realtà, solo un paio di stanze in là, alla mia destra: sono lì nascoste a destabilizzare la mera, normale scrittura corretta quando il menagerio mi passa alle spalle mentre sto leggendo per-conoscenza un articolo della Pubblicista Professionista M e mi dice Hai visto la Pubblicista Professionista M, che bene che scrive? Ma è il suo mestiere, è il suo mestiere- Però io son lì che mi stanno saltando le otturazioni per il digrignar' di denti, e mi si crepano gli occhi e ho i brividi come di febbre quartana perché la Pubblicista Professionista M usa le virgole tra soggetto e verbo, performa degli ossimori da disinformazione che non sto a resocontare, e peggio che peggio - ma sono state la malevolenza e la malfiderìa mie ad avermi spinto a verificare, che vergogna - peggio che peggio, le uniche sette righe pregnanti e leggibili sono copiaincollate da internet, malefizio.

[non che la vita fuori-da-quel-posto sia più rassicurante, perché io i sabati pomeriggio dopo gli aperitivi sono nella Libreria di Fiducia e sto chiacchierando con lo Smilzo Collega C, quando s'approssima una ventenne tutta vestitina, col cappottino bianco i capelli raccolti e il trucco, e una matrona antiqua a'seguito: e questa ventenne chiede allo Smilzo Collega C: Vorrei La coscienza di Zeno di Ivano Fossati [sic.]. Io scarto sulla destra verso il settore dei remainder in preda al borésso, ma faccio in tempo a sentire lo Smilzo Collega C che dice Scusa, ma devo dirti che Ivano Fossati però è un cantante. Oh!, mormora la ragazzina, ridacchiando.]

[...] e intanto è sabato sera e sono all'aperitivo post-laurea di Persona Che Mi Incuriosiva F - che intorno alle dieci e mezza, quand'io starò per andarmene, mi dirà delle cose curiose, inaspettate e gradite: fornendo materiale di riflessione per il mio traslarmene via a piedi ascoltando bootleg di Frank Zappa - ma blanda, questa riflessione, perché curiosamente ogni volta che mollavi un bicchiere vuoto in giro per la saletta di questo bar istorico e non-modificabile nell'arredi et allestimento, da qualche altra parte, su mensole o tavolétti, ve ne erano già in grande copia, dinuovo pieni. Come non profittarne?

Intanto io a questo aperitivo ero stanco e un po' così - poco in bolla, diciamo - e si parlava delle grosse coppe di vetro piene d'acqua, all'ingresso, all'interno delle quali nuotavano pescetti, uno per coppa,

Persona Che Mi Incuriosiva F: [...] e se non sono quelli originari, sono altri. Tanto i pesci si riproducono in fretta, no? Fanno una sacco di pescetti, no?

buffa persona z: assolutamente.

Persona Che Mi Incuriosiva F: che risposta pronta!

buffa persona z [con nessuna variazione nel tono della voce]: sì. Non lo sapevate, che ho fatto tre anni a ittiologia, qui a Padova?

Astanti: come?

buffa persona z: prima di passare a lettere.

Persona Che Mi Incuriosiva F: prima di passare a lettere-

buffa persona z: certo. E so tutto della riproduzione dei pesci. Per pagarmi gli studi, allevavo mante nella vasca da bagno dei miei-

Astanti: ...

buffa persona z: -solo che i miei hanno una vasca da bagno davvero piccola. Quindi questa manta stava distesa sul fondo, con la punta delle ali piegata verso su [mima le due ali arricciate verso l'alto, abbassando il collo nel contempo]. Ali - o pinne insomma.

Der Golem S: e cosa gli davi da mangiare, alla manta?

buffa persona z: ho sempre seguito la lezione dei vecchi che ti dicono In casa mia, il cane il gatto mangiano quello che mangiamo noi, e no' quelle merde di scatolette. Quindi le davo avanzi di pastasciutta. Alla manta.

Astanti: ma-

buffa persona z: anzi spesso mangiavo anch'io in bagno. Poi alla fine facevo scarpetta con un pezzo di pane, e lo davo alla manta.

e insceno; seguono anche delle mie riflessioni mimate - una specie di pensare ad alta voce, però per gesti - su come possa funzionare questo passaggio alimentare: con la manta incastrata nella vasca da bagno - come descritta sopra - e la sua bocca sistemata nel punto in cui, nella mante, sta.

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lunedì, febbraio 16, 2009 

[00:43]

[...] così teorizzo sulla classificazione delle serate, venerdì, mentre alle sei e poco-più sono lì che mi rompo le balle e aspetto risposte a' messaggi irradiati: teorizzo sul fatto che ci sono serate che previste e calcolate non-succede-niente, e serate nelle quali sei lì - tecnicamente ancora nel dominio del tardo pomeriggio - sei lì che ti stai rompendo le balle, e meno d'un paio d'ore dopo sei già sbronzo e instradato verso casa dopo aver bevuto in uno due tre locali. // Avrei certi aneddoti da raccontarvi, e tutta una ridda di stati-d'-animo che s'alternano in questi giorni nella consueta [d'una volta] maniera pulverulenta e dei quali vorrei parolare - anche per farne un po' ordinata selezione - eppure non riesco a focalizzare; ed oggi pure ho preso un sacco di freddo durante una passeggiata pomeridiana poco convinta. // [Poco convinta all'inizio: poi tranquilla e pacificata e - infine - premiata all'antiquariato della terza domenica del mese con un inaspettato tomo d'oreficeria francese del sette ottocento, in francese e per un prezzo ridicolo.] // E ho usato per la prima volta, in una mail, la costruzione dicché: qualunque cosa questa addizione al mio vocabolario stia a significare. // [...]

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martedì, febbraio 10, 2009 

[01:08]

le arti decorative, 1

è il doposcuola e siamo nella Birreria Solita, io e una collega di prima scultura, due insegnanti di scultura e due insegnanti di oreficeria; siamo seduti ad un tavolo e stiamo decidendo cosa ordinare: noi adepti della Birreria Solita elenchiamo l'offerta della casa, e viene fuori che c'è una sola piadina, disponibile: la piadina porchetta formaggio e cren*. [pensate sempre intensamente alle arti decorative, nel frattempo; ai nostri docenti, che trasmettono i nobili movimenti dell'Arte a noi giovani - e ohimè meno giovani [cfr. Le Tre Marie della Ciàccola], e alcuni espongon' pure, in giro per il mondo: pensate intensamente a quanto sapere, canoscenza, trucchetti sporchi eccetera dimorano in quelle teste, in quelle mani]. Acché il più anziano della tavolata, eccioè Professore Con Coda A, dopo aver deprecato la piadina col cren se ne viene fuori con un Mi ricordo [le arti applicate eccetera] mi ricordo una frase che si diceva ai miei tempi: màgname'a ttéga col cren [cit., ven.]**.

Ne è seguita una dotta dissertazione, a riguardo di quel motteggio.

* già, il rafano grattugiato e macerato in aceto.

** cioè: suggimi il membro, accompagnato dalla salsa di-cui-sopra.

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