buffa persona z [the aim of literature is the creation of a strange object covered with fur which breaks your heart. d.b.] |
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[...] così martedì prima di scuola siamo al bar davanti la stessa, io e Professore dei Mosaici Curiosi S, e stiamo bevendo un Professore Ti-Bboccio A: cioè un aperitivo che ne porta il nome, nientemeno. Professore dei Tasselli F è in bagno; mancano pochi minuti alle rispettive lezioni. Professore dei Mosaici Curiosi S mi dice Dopo ti do le fotocopie di un concorso di GIOIELLO CONTEMPORANEO. Provaci. Io penso - e forse dico: Ma che cazzo dici? Io? Maffiguriamoci. Sì sì devi devi, provaci, eccetera. Insiste. Poi ci pensa su - escludendosi dal Reale in una di quelle pause che fa lui. E mi propone, blandamente, una teoria sulla Memoria dell'Oreficeria Contemporanea: come a dire: Se Fai Una Cappella, Sei Fottuto Per Sempre: e Se Ne Ricordano. Oh!, se se ne ricordano. Io ribatto, allora, per assicurarmi d'aver capito bene: e, sì, mi è confermato: è come l'effetto Peto in Chiesa, che poi se ne ricorda tutto il quartiere: decenni dopo, ne vieni ancora deriso*. Epperò intanto il germe ha attecchito da qualche parte, nel fondo melmoso e umico del mio cervello obnubilato dalla mancanza di tempo [dall'insicurezza, dalla sottostima, dall'ansia di prestazione, da un sacco di cose]. Tenterò poi di ottenere un'anti-conferma da Professore Che Spesso Fuma G: non lo so, anche un abbattimento di speranza, forse, pur di non aver da cominciare a pensarci, per poi perdermi, per poi dispiacermi di non avercela fatta. Provaci provaci, dai, è importante che uno le provi, queste cose. Maledizione. * non che a me sia mai capitato. Però io di parimenti infamante ho la Merda in Aula Studio. Quindi, so di cosa sto parlando. posted by bpz | | commenti (2)
[...] buffa persona z: [...] e a parte quella, poco altro. Beh: una importante, sì, importantissima. Ma tutto il resto inutile. Rinunciabile. Creativo dell'Inconsueto N: mordi e fuggi? buffa persona z: neanche quello. Creativo dell'Inconsueto N: solo fuggi? buffa persona z: solo fuggi. [...] posted by bpz | | commenti (2)
aneddoto più allegoria [così salivano più o meno in questo periodo dell'anno*, il Compagno di Sbronze A e Sosia di Moby G, verso il Posto Più Bello Del Mondo; salivano nel silenzio quieto dei boschi innevati; poi lungo i brevi pianori incassati nel vallone e poi su ancora per specie di gradoni naturali, e per sentieri ritòrti: salivano camminando sopra un metro di neve: poi al momento dell'apertura del vallone tagliavano una collinétta sulla destra, e appariva il Posto Più Bello Del Mondo. Il bivacco infilato nella neve, una specie di scivolo scavato dagli speleologi o dai forestali per entrarci e metter giù gli zaini. Poco dopo eran' fuori di nuovo, a guardare il costone di calcare immergersi obliquo nella neve. Ancora nel silenzio - ovattato e assoluto - con le lattine di birra ficcate nella neve. E Sosia di Moby G, Sosia di Moby G: beh, bèo xé bèo. Mi, comunque, preferisse'l mar**.] * leggera apocrifìa: era credo uno o due giorni prima di capodanno ** Bello è bello. Io comunque preferisco il mare.] posted by bpz | | commenti (5)
hey, una veloce diaristica senza pretese: quasi una simulazione de' miei quadernetti caotici [...] così io son qui che mi lascio sprofondare con gusto nell'oceano frankzappa; tra lavoro e mail e blog e vita-privata scrivo almeno dieci ore al giorno; spagnoleggio nel lessico: neologizzo e uso seicentismi e anglicismi e venetismi e trascrizioni fonetiche e forme désuete e ogni sistema informatico mi dice-su, mi sottolinea colle'ondine rosse quelli che stima esser'errori, e io non so proprio che dirgli. Nel frattempo succede che la mia vita assume sfumature e prodigiosità man-mano che riscopro l'osservazione dei fenomeni che si svolgono intorno a me: così arrivo a sera e non so cosa scrivere sul blog perché c'è tanto, troppo da scrivere: ah! [E' un po' che non succedeva, ed è esaltante] E così dovrei tentare di spremere fuori un po' delle idee che mi si affastellano nella testa: ed è un casino perché ci vuole tempo - un sacco di tempo - e inoltre son' già secoli oramai che si predica la DIVISIONE-DEL-LAVORO come risposta al fatto che IO non posso fare TUTTO quello che mi passa per la testa. Maledizione. [Ex] Responsabile della Ricognizione V ha detto, ierisera al tavolino, nel freddo, rivolta a me: [...] ma è per questo, che è tutta un'altra cosa: perché la tua è una depressione con il sorriso sulle labbra! [sic] [Depressione con il sorriso sulle labbra è una frase che mi piace tantissimo. Mi sa anche che mi si attaglia gran bene.] Acché son lì a lavoro che ascolto frankzappa negli auricolari e sto scrivendo una delle mie cartelle turistiche: entra Il Paron GB e comincia a concionare al menagerio et ad altri, io continuo a scrivere e ad ascoltare frankzappa e non succede nulla: finoacché non parte un pezzo che non conoscevo e che mi provoca un irrefrenabile boresso: tanto che ritengo opportuno sfilarmi gli auricolari e prendere fiato: e la prima frase che sento è Il Paron GB: [...] ieri sera ero con gli amici al Rotary [...] e - non ve lo so spiegare, ma - per un attimo è stato tutto così stereotipo e ovvio e borghese e perfetto, che sono dovuto scivolare fuori dall'ufficio simulando indaffaratezza, ché il boresso era di nuovo lì. E infine - se questo non è esser ne' pensieri amorevoli e/o premurosi delle persone: nell'arco di pochi giorni Il Passato C mi scrive Non madarmi a quel paese, ma tutti quegli aperitivi di cui mi parli non ti faranno male?, e The Biological Mailfriend F mi scrive No!, mi toccherà stare in pensiero se vai in bivacco e c'è la neve insidiosa, e Morosa di Batterista Elettronica P in pausa caffè mi dice Ma non ti farà male agli occhi leggere tutti quei libri al computer?, e nella colonna affianco ai googlebooks che leggo di nascosto a lavoro m'appaiono ammonimenti sensibili-al-contesto, per cui mentre cerco l'Old Waldorf-Astoria Bar Book mi dicon' Stai attento all'emorroidi, e mentre leggo [non richiesta, ed era solo un accenno] di demonologia, mi dicon' che La madonna potrà farmi uscire dalle sètte*. Ed altre amenità del genere [...] * "un link della madonna", ha commentato poi Mio Batterista Elettronico P. posted by bpz | | commenti
un sunto nel quale il Vostro [buffa persona z] concentra e stringa bén 5 DIVERSE REDAZIONI d'un singolo accidente, capitatogli oggi ovverossìa stamane: uscendo di casa; che talmente lo turbò che si trovò a doverne resocontare via mail* a 5 DIVERSE PERSONE perché in preda ad ansia e altri poco piacevoli sentimenti di dubbio ~ allontanamento ~ PERDITA *** Acché, fatta semplice: sto per uscire di casa, stamane, e non trovo il lettore mp3: il Fidelissimo. Due anni e più di stretto contatto. E non mi riusciva di raccapezzarmi, mentre svuotavo tasche e ribaltavo contenuti di zaino, non mi riusciva di raccapezzarmi: a scuola in laboratorio, o attraversando nel bujo il parcheggio coperto di turfa, oppure durante il passaggio in macchina scroccato, od in birreria: dove? DOVE? Poi telefonate, dall'ufficio, con'io agitato e inutilizzabile eccetera. Alla fine una segnalazione, che sembrava confermare nell'ambito scolastico la mia dimenticanza: ma segnalazione priva di forma: si conosceva d'un lettore ritrovato, senza però idea di che aspetto avesse. D'altronde - pur sempre nel dubbio - d'altronde pensavo abbastanza sicuro e consolàndomi che nella mia classe di vèccie e architette chi altri avrebbe potuto dimenticare un lettore mp3 pieno per metà di brutal death metal [tecnico] e per metà di Frank Zappa? Così ad una successiva telefonata mi dicono che il prof l'ha dato a un bidello che l'ha dato a un bidello che l'ha dato al bidello-del-serale il quale sembra averlo messo nel suo armadietto: in pratica, il lettore era perduto. [poi, nel tardo pomeriggio, il felice ricongiungimento. Mai più, mai più.] * e non avete idea, alcune resocontazioni, che pennellate di affetto e poesia avessero, ad intesserne'l fluire. posted by bpz | | commenti
ancora su rotte e portolani
fattostà che avrei dovuto intuirla subito, la piega che avrebbe preso l'anno entrante - ho ricordato oggi a lavoro, mentre perdendo tempo a sottolineare cose sull'agendina sostitutiva dei quadernetti colorati ho pescato questa nota a riguardo d'io che da qualche parte tra le due e le tre di notte, a capodanno, già col ginocchio sfasciato per colpa - indirettamente - delle palle di neve e - in realtà - del recinto delle tartarughe di terra, già anche anestetizzato grazieaddìo dagli alcoli [abbondanti] ingeriti con solerzia [e prevenzione] ma ohimè con le brache sbregate e chiazze di fangaccio addosso tipo bambinetto e marachèlle; mi sono approssimato ad Architetta Con Gli Orecchini V e le ho detto E' la seconda volta che te li vedo addosso son proprio belli quegli orecchini dovevo dirtelo prima o poi: senza virgole qui nella trascrizione per dar l'dea del concitato timidoso, ma abbastanza elegante, padrone e senza biascichìi nella realtà: ve lo assicuro. Per poi scoprire non solo che questi famigerati orecchini d'argento eran'opra d'un'orafa che mi sta piuttosto su' coleoni - chiaro; ma anche, di passaggio, che Architetta Con Gli Orecchini V è, appunto, un'architetta: categoria umana e forma del pensiero con la quale ho, spesso, di che trovarmi in disaccordo: quando non addirittura in contrasto. Come da metafora: primo maelstrom dell'anno, a' bordi del planisfero: alberi di nave spezzati, uomini in mare, Architeuthis giganti a ghermirli co' tentacoli per trascinarli verso remote profondità eccetera. posted by bpz | | commenti
muovendoci tranquilli verso le montagne, con una sporta di vecchie cassette sul sedile posteriore e il bagagliaio pieno di strumenti montagnardi: per esempio finalmente le ciaspole di proprietà, queste fantomatiche ciaspole ch'io in quanto d'orientamento montagnardo avrei dovuto aver ai piedi sin dall'infanzia, e che tuttavia comperai soltanto l'altroieri: mettendo così [forse] uno sperato Fine ai dispiacevoli contrattempi ne' quali incorrevo in tempi passati: quelli che m'avean' colpito più volte nell'andare per bivacchi - o nel tentare d'andarci - ne' giorni più duri e gravi della stagione trista e morsa-dal-gelo. Così traversando il vicentino avevamo messo su una cassetta prodigiosa di musica d'epos patavino, alla cui trascinante energia in tre-quarti di fise e sassofoni non han potuto reggere il confronto, poi - per il resto del viaggio d'andata e per tutto quello di ritorno - non han potuto reggere il confronto i greatest hits di bén più stimati gruppi pop più-o-meno contemporanei. E noi come il protagonista d'uno di quei pezzi popolareschi in tre-quarti eravamo già in grìngoea per l'idea d'andar per nevi. Ma quello che mi pregio come sempre di fare, è mettere in buona luce le maraviglie di questa mirabile macchina che è il nostro corpo umano, colui che ci permette di traversare i boschi magnifici immersi nel silenzio, e di sbucare in radure o crestine o crinalétti magnifici e senz'orma alcuna; colui che ci sposta con baldanza sopra pascoli coperti da un metro abbondantissimo di neve; colui che ci fa vibrare d'emozione ed empatìa panica nel guardare i cristalli strani e poligonali e leggeri come piume che rivestono le gobbe coperte di neve del terreno battuto dal vento; colui che genera già dopo poche falcate calore in sovrabbondanza, tanto calore da rendere inutili berrette e guanti e maglioni, e nel frattempo ci lascia liberi di scrivere nella nostra testa brani in bello-stile bellissimi, articolati, dinamici e funzionanti: brani che poi prontamente vengon' scordati, col sopraggiungere della beata fatica al momento di ritornar verso casa, stravaccati sul sedile posteriore, guardando fuori annottare, maledizione. [anche se ha avuto da ridire, quella mirabile macchina che è il mio corpo umano: oh!, me lasso: sul tavolo col caffè arrivaron' le bottiglie: di grappa, grappa amara, grappino, grappa al ginepro, grappa all'ortica, grappa al ginepro [una seconda]; e poi ancora: di liquore alla panna, liquore alla liquerizia, liquore ai frutti di bosco, liquore al melone verde. Ma non esagerammo, con questi: no. Fu invece il formaggio fuso, quella teglia sobbollente sulla quale occhieggiava la trasudazione degli asiaghi, delle fontine, dei cucchiai ed altre posate che nel processo di fusione eran' finite dentro la mistura incandescente: e questa cosa dopo pranzo s'è materializzata attorno alle caviglie, come un paio di quelle cavigliere che si usano per appesantire gli allenamenti, due chili ciascuna almeno ma, invece che di sabbia, piene degli asiaghi e delle fontine - e delle occasionali posate di cui sopra: e si è tinto quindi di sfumature di strazio il salire crestine e crinalétti.] posted by bpz | | commenti
[così, se esistesse un'istituzione del tipo nostro-signore - e se questa istituzione fosse giusta e nobile e ci tenesse - io di certo non passerei parte della mattina, in ufficio, assonnato e un po' inebetito per gli sbalzi termici - non passerei la mattina a provare tutte le possibili combinazioni e sequenze dei tasti della macchinetta del caffè, tipo come si faceva per applicare le fatality d'un vecchio picchiaduro di successo; ma semplicemente: ci sarebbe un tasto in più e chiare istruzioni ad accompagnarlo, e in pochi secondi io potrei ottenere dalla macchinetta del caffè un buon mojito. Con le guarnizioni di frutta fresca infilate sul bordo del bicchiere: per il buon'umore, è chiaro.] posted by bpz | | commenti
[...] ad un certo punto sono lì a disegno-dal-vero - e, vi ricordo, sono sottostante le condizioni del ginocchio che vibra e del black uncharted e navigazione alla cieca a' bordi del portolano; confronta nove e undici gennaio; sono lì a disegno-dal-vero che tamburello con la matita e faccio doppia-cassa coi piedi, facendo sbattociare il banco [che avrebbe bisogno comunque sotto ad'una gamba di una pénnola riequilibrante] e intanto copio-dal-vero il busto di efebo, ovverossìa Il Boción, il bocchione: ma quanto c'è da divertirsi, all'istituto d'arte! Fattostà che sono lì che rimiro i miei segni di penna, sempre più leggeri: e il mio Boción è, rispetto all'originale, molto più stronzo e malizioso, come tutto quello che disegno: ad abbozzo, perlomeno; poi con il mio tratteggio sfiancante tornano i buoni sentimenti, volendo: poi. Comunque sono lì che rimiro e prendo misure con la penna e il pollice, malimpugnando la penna e macchiandomi quindi l'eminenza ipothenar* di quell'inchiostro particolarmente pastoso di quando usi la penna biro molto a'lungo: sono lì che rimiro e confronto e mi suona il cellulare, e insomma per farla breve sono quelli di Rosà che mi dicono con entusiasmo Uélla per quel corso che a ottobre la mandò in crisi il fatto di non poterlo fare per motivi di reddito, ecco!, ora per il ritiro di una partecipante ci sarebbe un posto fortunosamente libero: PER LEI! E come sta adesso il suo reddito? E il mio reddito non è mai stato così bene, ho detto, e quindi l'idea stessa del corso s'allontanava immediatamente ancor' di più, per i succitati motivi: di reddito. Che delusione, che dó cojoni- Ai limiti estremi del portolano, dove finiscono nel nulla del pennino tirato via le linee di riferimento geografico, vedo con terrore navi e galioni scivolar giù dal bordo della terra assieme alle acque dell'oceano, a' calamari gigantissimi del genere Architeuthis, al temibile kraken e ad altre infinite creature di Nostro Segnore. Ah!, il duemilaenove. * solo i fedelissimi se la posson' ricordar. posted by bpz | | commenti
così: in questo squarcio d'anno - nonostante i buoni propositi, la determinazione, e nonostante sia puntato vele-spiegate verso solari orizzonti tropicali, lungo le linee tratteggiate da qualche parte tra Taprobana e Goa: in questo squarcio d'anno accade che il vento che d'ostro soffia mi sta spingendo verso il black uncharted attorno, ancora una volta: e le conosciute rotte son perdute, e non c'è sestante che possa risolver la mia situazione: solo l'improvvisazione, ed il salto nel vuoto. Così: dai precisi itinerari mi ritrovo chissà-dove in quella fascia indefinita che circonda il planisfero - mi ritrovo a' bordi del portolano: e le maraviglie tralignano in tangibili, temibili pericoli; assolutamente più reali dei disegni a inchiostro nero - virato in un seppia scuro del quale si intravvede la componente gialla di un ulteriore trascolorare: il maelström e le bestie tentacolate, le misteriose creature, nautili et orche, fisisteri, calimari enormi le cui carni non son buone alle fritture, galioni della filibusta e surfisti della metà degli anni sessanta, le grandi lettere che dicon Qui non c'è nulla, Sono cazzi tuoi e Se ti perdi tuo danno: e così via: le mancanze e la ruina perpetuati dalla burocrazia universitaria; degli orrendi logorroici inaspettati duplicati, quasi dei doppelgaenger d'oltreoceano d'altre tue collaborazioni di scrittura; le strane figure che riappaiono dal passato causando una sensazione indefinita che sta da qualche parte tra turbamento, piacere, aspettazione e fascinazione e chissà che altro; e la melanconia della vita contemporanea, e su tutto l'osceno scivolar via de' grani nella clessidra. ma - lo dico ora, che ho la testa virata da' spritz e da' negroni conseguenti al ritorno del Compagno di Sbronze A, e son tutto turbolento: come mi diceva Il Giovane Statale M, sabato, all'aperitivo, con l'entusiasmo più tipicamente suo - l'entusiasmo che giustifica i punti esclamativi: Ma no! Macché problemi! Non ci sono problemi, nel duemilaenove, non ci devono essere: come una locomotiva, si deve andare avanti! E se non capiscono? Cazzi loro! posted by bpz | | commenti (2)
[...] così sono lì insaccato sulla [nella] sedia che ascolto in cuffia i Necrophagist - l'amabile Onset of putrefaction - e tento di lavorare, cioè di scrivere le mie due cartelle e mezza giornaliere: in realtà è tutto un cincischiare, un guardare il cerchio arancione-fornace del sole che sta per tramontare più o meno in direzione dei colli, e un saltabeccare da una finestra all'altra con scatti veloci d'alt-più-tab. Poi mi tiro su, mi stiracchio e mi passo le mani sui jeans, acché percepisco una scarto termico evidente tra il ginocchio destro e quello sinistro: il primo dei quali, vittima la notte di capodanno del mio improvviso ingresso nel recinto delle tartarughe di terra durante le Palle di Neve, cfr. al cinque gennaio. E con timore e tremore, mi tocco piano la rotula con l'indice e il medio della mano; e la rotula in tutta risposta, terribilmente freme: non solo come un continuato brivido vibrato, ma proprio con un suono, un frrrr che sento riverberare per le ossa, e all'esterno pure [...] posted by bpz | | commenti
Robert Burton mi fa un baffo zioccàn va'in cùeo, va: arrivo in biblioteca un po' insperato - perché il traffico perché il tempo - con un foglio tutto pieno di collocazioni che ho protetto dalle intemperie nella tasca interna del cappotto, proprio sul cuore; il risultato di una mattinata di ricerchine e ricerchétte a tempo perso lungo assi inconsueti di parole-chiave e concetti; mi maraviglio per mezz'ora tra gli scaffali, tocchicchiando e legghicchiando et infine scegliendo: due altri libri, peraltro, nemmanco di quelli segnati sulla lista originale: trascinato come sempre dalla voràcia e dall'a-disposizione. Poi ondeggio verso il banco dei prestiti guardando mellifluo le ragazze che studiano e la tessera, inaspettatamente, non va, è scaduta o fuori-tempo o quant'altro, e io ci rimango male, malissimo, così male che non capisco nemmeno perché; e la sensazione che più s'avvicina è quella di una copula rifiutata con sgarbo, dopo che è tutto il giorno che ci pensi - o qualcosa del genere. Così me ne torno a casa sconsolato, scazzato, e diverse altre parole che cominciano per sc-, sotto la pioggia: e mi viene il mal-di-testa e la fame nervosa, e la sera me ne sto turbato davanti al computer ad ascoltare Bumblefoot tenendo in braccio la chitarra [che comunque fa del suo meglio per ricambiarti in affetto] e ogni tanto guardo fuori, attraverso i vetri e attraverso la pioggia, pensando alla mia povera fedele bici che per tutto questo deludente macchinare ho abbandonato nei parcheggi sotterranei del luogo-di-lavoro: legata. posted by bpz | | commenti (2)
[...] entrando quindi nell'anno nuovo con slancio portentoso, impeto beneaugurante e danno fisico: volendo prendere di sorpresa i Lanciatori di Palle di Neve tentai d'attraversare il picciòl' boschetto, non accorgendomi del basso recinto delle tartarughe di terra - ma d'altronde eran le due di notte, era alcolico e bujo e continuava a nevicare: e capitombolai a terra, disfacendomi un ginocchio. Non fui l'unico: capitando ad altri di perdere gli occhiali per precisissimi projetti nivali, o scivolando di culo su' gradinetti gelati. E intanto riempivamo di neve chi tentava di passare per la porta sul retro, e quindi la cucina, rendendoci forse un pelo invisi al padrone di casa. Così. Poi il ghiaccio e la neve, la festa del tardo-pomeriggio-del-primo-dell'-anno: insaziabili, incontenibili, incorreggibili; con i mojiti e gli avanzi della sera prima ed ancora una buona metà del mio secchio di sangria: dove secchio non è immagine metaforica. Le camminate ed il cazzeggio di questi giorni: ma soprattutto le camminate: sempre col terrore de' scivolicchiamenti e d'altri danni fisici, ma col freddo irresistibile e quella sensazione dolce del non riuscire a respirare per il gelo, coi nuvoloni di fiato, le mani già dopo pochi minuti calde pulsanti da dover essere liberate da' guanti - la testa pure ma la testa non si sprotegge, mai - e musica a manetta nel lettore mp3: e non riuscire a respirare; le prospettive del quartiere innevato, degli argini lineari e cristallini e l'acqua di quella densità peculiare, azzurro carta-da-zucchero cupo, grigia plumbea dove ancora batte il sole, e una nutria piuttosto corposa con i piedi divergenti [centrifughi?] e il pelo arruffato a farsi gli stracazzi suoi sul pontile di legno della chiusa, un gusto vederla zampettare e infilare in muso nelle commessure tra le assi. E la teoria malsana di pranzi e cene e pranzi e cene e aperitivi e aperitivi e aperitivi, e poi i pranzi e le cene e le telefonate strane che si possono fare solo durante gli aperitivi, solo dopo il primo negroni [ma attenzione!: prima del secondo], e'l fermento caotico come sempre, l'affastellarsi di bulini e vetro limato, libri antiqui e internet e la plettrata ossessiva del black metal da sfogo del tardo pomeriggio, et gli obscuri disìi su tutto. e io che per i miei disìi quest'anno quasi quasi son disposto a uccidere. posted by bpz | | commenti (3)
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