buffa persona z

[the aim of literature is the creation of a strange object covered with fur which breaks your heart. d.b.]

lunedì, dicembre 29, 2008 

[23:04]

sul finire di quest'anno orrifico il Passato si riaffaccia prepotente - no, dai: prepotente no; si riaffaccia, però: grazie a' sistemi informatici moderni, assolutamente immune a' decadimenti del segnale od a sue adulterazioni. Acché io mi ritrovo a dover riassumere otto anni di rocambola e di strazio, di esaltazione e nero, di ingannevoli blandizie e finali calci nel culo [e cornate]; dapprima nella mia testa, nel freddo di passeggiate notturne ad un certo punto riprese. E pensavo a come con quasi-regolarità il pianeta o la deità preposti alle influenze su-di-me abbiano tramestato con la manopola delle inclinazioni che mi governa: e a come, in relazione alle sue rotazioni, io sia stato quindi tecnico, cartografo, infine umanista; musico poi scriba poi artigiano: raffinato armonista e brutale mastro di riff. Ogni volta con competenza e abnegazione, perfettamente addentro al ruolo: convintissimo. E dopo aver buttato giù una ventina di pagine di ricapitolazione della mia vita - contenenti invero alcune delle facezie più millimetriche e spietate io abbia mai messo nero su bianco, e destinate chiaramente al mio metaforico cassetto - m'è tornato alla mente uno scambio di chissà quanto tempo fa [non troppo, comunque]: e che risulta comodo, come tutti gli scambi, al fine di chiudere un post.

Qualcuno: così sei sempre sulla cresta dell'onda-

buffa persona z: eccerto: quando i computer potevano darmi lavoro, io ho mollato tutto e ho preso una laurea: non solo in lettere: ma in geografia, addirittura. Quando per il mondo s'aggrumava il grunge, ho cominciato a suonare metal strumentale. Scrivo; nell'epoca della stringatezza illitterata, scrivo con un linguaggio barocco e refluente, un po' Gadda e un po' secentesco. E ho cominciato a fare l'orafo, proprio nel momento in cui il settore ha cominciato ad affondare malamente nelle sabbie mobili dell'economia, dopo anni di bèavita.

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[00:21]

[dei ricordi di Stuttgarda]

[...] acché spente le luci c'era stato un vortice umano, almeno una canzone e mezza di maelström: trasportato dal quale avevo traversato mezzo palazzetto - mio malgrado - spintonato da giganti sudati a torso nudo e pieni di gomiti, con caraffe di plastica - due euro e mezzo di caparra, se riesci a riportarle al bar - caraffe piene di birra a esplodere attorno e sopra come fuochi d'artificio; alla fine avevo trovato requie verso il bordo esterno destro della massa umana, gocciolando birra e puteandone; oh!, ma io non lo consiglio quasi a nessuno, il pogo tra gente di cui non capisci la lingua: della quale peraltro, dettaglio cupo et inquietante, non capisci nemmanco l'intonazione. Poi nella quasi-calma tra un pezzo e l'altro, piuttosto verso la fine del concerto - altri boccali a volare in giro eran' l'unica minaccia - un ragazzetto autoctono ovvero germanico mi ha chiesto qualcosa che io non ho assolutamente capito: niente di meglio ho saputo dirgli che I don'wanna live foreva!, citando Lemmy l'Uomo Giallo, e in quel momento Lemmy l'Uomo Giallo ha in effetti attaccato The ace of spades, e il ragazzetto è sembrato piuttosto soddisfatto della mia risposta [...]

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lunedì, dicembre 22, 2008 

[00:43]

[...] cercando in uno degli hard disk esterni alcune vecchie cose, centoni e racconti da spedire ad una persona, stavo quindi ruminando nella cartella The complete buffa persona z, dove credevo ci fosse appunto un po' tutta la mia produzione scritta di qualche tempo fa; e invece solo incompletezze e post mezzi scritti, elenchi diversi e backup improvvisati di buffa persona z [il blog]. Ma più di tutto mi ha turbato l'aprire il file Rutilante e festoso, e trovarci dentro solamente un tristo foglio bianco.

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mercoledì, dicembre 17, 2008 

[01:33]

a.

con l'ottimismo depleto quindi non mi restava che girare per la festa, sabato sera, con in testa le corna da renna natalizia di feltro verde, piatte e co' campanellini dorati dietro a tinnare a ogni mio movimento: ma le avevo vestite di traverso, dimodoché apparissero diritte solo guardandomi di profilo, alla maniera dell'arte egizia; e da davanti, pareva invece che avessi avuto una pinna, od una cresta; e risate assicurate---

b. [awww, fuck!]

pusillanimi!, in due su quattro mi han tolto l'appoggio proprio un attimo prima dell'epicureismo: la fonduta di cioccolato per quattro persone servita con la frutta fresca. Acché ancora meno ottimista - sfumandomi via di davanti la parentesi dionisiaca - altro non potevo fare che tentare d'implorare, di convincere [ma dando anche dei pusillanimi] con un Noo, è una delle poche occasioni che ho di mangiare le Cose Sane, come le frutte ad esempio. Ma non è stato sufficiente---

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lunedì, dicembre 15, 2008 

[01:18]

[la Settimana del Metallo, annotazioni sparse]

1.

furente e nauseato, dopo due ore di guida sotto la pioggia ininterrotta, dietro a camion annullanti la visuale, attraverso il famigerato e impercorribile nordest; dopo - benché arrivati puntuali! - dopo aver scoperto dell'improvviso dirottamento del concerto in altra sede, con declassazione da palazzetto a obscuro clubbino a tessera: obscuro il clubbino tanto che nessuno dei provinciali lo conosceva; obscuro e sconto da qualche parte tra le industrie, da qualche parte lungo la Pontebbana ma all'interno, nel Nulla - e nessuno a conoscerlo: nemmeno le Persone Preposte a Darti Informazioni quando Accosti Sotto la Pioggia e Abbassi il Finestrino, nemmeno i giovani, e nemmeno i gestori d'altri locali, giovani anch'essi - i locali: con le loro insegne fighe in Avantgarde. Dopo aver scoperto che gli Arsis avevano già suonato - ed io essendo là per loro, nientemeno; dopo aver bestemmiato in faccia a chiunque, dopo aver malgoduto dei Keep of Kalessin - secondo gruppo della serata, e secondo anche ne' miei interessi; malgoduti: con l'estomaco perforato d'ulcere, a riempir d'acido le intercapedini di quella mirabile strattonata macchina che è il mio corpo-umano; a quel punto, durante il cambio palco, furente e nauseato e con l'ottimismo portato a casa dalla landa germanica - dov'ero andato ad affreddar la testa, a riscoprire appunto l'ottimismo e a far la vita del metallaro; con l'ottimismo quindi malamente depleto, sono andato a pisciare. Essendo il bagno uno soltanto mi sono accodato, e per evitare di soccombere alla disperazione ho tentato di far conversazione, chiedendo a nessuno in particolare Ma avete visto gli Arsis? E un metallaro, che poi avrebbe vantato d'ascoltar dischi al massimo dei primi novanta, mi dice: Erano il primo gruppo? Sì, li ho visti, e facevano cagare.

A fine concerto Mio Batterista Elettronico P mi dirà, ancora stupito - e un po' riverente, dopo la sequela di bestemmie che mi aveva sentito tirare prima - mi dirà stupito dell'aplomb irreprensibile che ho mantenuto. Stupendo anche me, dato che mentre sostenevo la discussione ero projettato al cavare gli occhi a quel tipo, a mangiarglieli e poi a versargli la birra [sua] nelle orbite, e in questo vorticare di visceri e violenza interiore sembra io abbia detto - dice Mio Batterista Elettronico P: Sono costretto comunque a farti notare che tra l'espressione Non mi piacciono e l'espressione Fanno cagare, c'è un divario semantico quantomeno ampio.

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