buffa persona z [the aim of literature is the creation of a strange object covered with fur which breaks your heart. d.b.] |
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[...] e la domenica troppi vinelli, nonostante i buoni propositi: la passeggiata per argini che io e il Compagno di Sbronze A s'avea intrapreso; ma lungo la strada avevam' ohimè raccolto da un bar Il Péssegatto L - e convinti pure di fare buona azione, a distoglierlo da' sprizzetti per far fare due passi anche a lui: ché bisogno evidente ne aveva, di prender'aria, visto che per i primi due trecendo metri ha in effetti mostrato chiare difficoltà di messa a fuoco. Comunque: arrivati alla base del sentierello che sale l'argine, Il Péssegatto L ha insistito per fare tappa alla frasca, tutta vitale di personaggi strani, e cani, con la scusa del Ma c'è la salita, per l'argine, che fatica: prendiamoci un vinello, prima di affrontarla. E ci siam presi un vinello, bicchieròtti di plastica pieni ad un prezzo esiguo; dopodiché Il Péssegatto L ha abbandonato la frasca e ci ha lasciati soli, me e il Compagno di Sbronze A, a bere altri vinelli; a guardare le ragazze che correvano in argine - stagliate contro il sole in tramonto, e forse un po' lontane per la mia miopìa; a guardare queste ragazze come ad uno schermo televisivo incorniciato dalle stecche di legno della pergola della frasca, inviticciate di campanule finte; mentre il Vecchio Più Cattivo del Quartiere, con uno sputo schiumoso malmirato aggrappato alla giacca, al tavolino affianco malediceva lo pseudo-badante sud-est'asiatico col quale stava giocando a carte, dandogli del maledetto, appunto: dell'ignorante, e del va in mona de chéa figa de to sorèa òrba. E intanto, io sotto sotto superterrorizzato [cit.] lamentavo la fine dei tempi, la fine del cazzeggio*: della possibilità di distribuirlo lungo l'argo delle ventiquattr'ore, come più m'aggradasse. * cazzeggio fortemente creativo, tuttavia posted by bpz | | commenti (2)
interludio: della fredda ma necessaria meccanicità del mondo quanta asineria v'è in giro, è impossibile a stimarsi. Domenica pomeriggio leggevo Bernhard ingrumato in poltrona, in salotto, in mezzo a voluti spifferi freddi - ma corroboranti - da finestre lasciate aperte in giro, per casa. Non-rinfrancato nello spirito e nel corpo ero uscito, poi. Stamane con la celebre foto di Burzum-e-la-mazza-chiodata davanti agli occhi scrivo ad una committenza una mail moderatamente irritata, una mail nella quale invito il consorzio stesso a pagarmi due fatture, fuori casa, poverette, rispettivamente da sei mesi, e da trei: io, nella mia ottocentesca povertà, tristo nell'estate, nell'attesa: e le scadenze fiscali!, spietate: e le monetine per gli spritz, Quanto resti in piazza?, Dipende: da quanto riesco a scroccar da bere ad amici. Esco subito dopo, ancora nel fresco e ipovestito, ad inseguir scritti dimenticati in biblioteche non-comuni*. Quando torno a casa, mi è detto che una fattura - la più recente - mi viene immediatamente pagata: con tante scuse, accidenti; i soci le regole le sanno, mamma mia questi usuali ritardi, la nostra immagine onorata e rispettabile di committenza ne ha a risentire: ed eccetera. Nel pomeriggio mentre cazzeggio, mi viene in mente non-so-perché di dare un occhio alla ricevuta del bonifico: e scopro che il consorzio ha bonificato un numero di conto sbagliato: sbagliato per un evidente copia-e-incolla imperfetto. * vi racconto tutto, domani posted by bpz | | commenti
[...] braccato quindi da un lavoro, di questi tempi; in trattativa con esso - anzi: èran più le trattative, ad essere in trattativa con me. Un lavoro quasi-vero, impegnativo, con qualcosa anche del grafico grafici lupus. Ad un certo punto è avvenuto il colloquio, e sembra conseguentemente aprirsi un periodo di sperimentazione [umana] all'interno di una tipica grande azienda del famigerato nord-est che, zòtico, lavora, e produce. E questo è somehow ingiusto e indelicato e irriguardoso, nel momento in cui hai appena riscoperto la soddisfazione quasi-primaria dello studiare tutto il giorno per biblioteche; dello speculare con frecce lungo appunti e citazioni, del sogguardare le ragazzine: de l'aggirarsi pe' scaffali sfilando volumi, Desider'or credo di voler lègger qualcheduna riga da qui. [Nel frattempo: aspetto, in piazza Grande a Modena, stimando la mezza sprofondatura absidale del duomo. Camminicchio un po' a caso, guardo le formelle romaniche - oscuri ricordi di storia-dell'-arte-medievale?, l'esame trascinato terrorizzante senza-motivo per anni - c'è poca gente in giro, è domenica, dà l'idea di voler piovere. Ragazza Arcobaleno M ritarda, scrive. Mi chiama Uomo di Bianchetti e Dottorati A, assonnato e stravolto, e mi dice di David Foster Wallace. Segue sdrammatizzazione incredula - al telefono; poi, il nascondere questa cosa per tutta la giornata, Perchè già ci si vede poco, pensavo, pochissimo, e allora di projettare un'ombra scura su persone care non me la sentivo, mentre comunque una biglia di ghiaccio andava a formarsi da qualche parte, dentro; poi improvvisamente la pienezza di questa bruttura, accidenti, mentre in treno tornando verso Padova faticavo a leggere, e guardavo fuori dai finestrini, dubbioso e irrequieto, l'immobile tardo pomeriggio delle campagne-] Come vorremmo essere. La vita e le allegorie animali; Maeterlink: Fabre. Sto quindi resocontando alla Sorella Elettiva G il colloquio, i venetissimi imprenditori, i venetissimi sgherri manageriali; sono al cellulare, spòrto sul balcone, sopra le piante grasse. Mentre parlo, c'è una specie di formichèllo rosso-carico, lungo un millimetro od anche meno, che percorre in linea retta orizzontale il fermo della controfinestra, e che fondamentalmente si fa con determinazione i cazzi suoi. D'improvviso salta fuori dal cactume, alle spalle del formichèllo, un ragno grigio, di quelli che saltano - boh, diciamo un mezzo di centimetro di ragno. Questi raggiunge il formichèllo, e gli dà due ganasciate sul culo, o su quello che sembra esserlo, il culo, data la scala della situazione; il formichèllo si rovescia su un lato, ma recupera sùbito trajettoria orizzontale e direzione - sotto altri due o tre morsi che piovono dal ragno - e riprende lo spostamento regolarissimo e cazzi-sùo. Il ragno, invece, si è fermato sul luogo delle morsicature: ruota di piccoli intervalli verso destra e verso sinistra, alternati come sclerando, e pulsando quelle che sembrano essere le sue ganasce, però più gonfie e biancastre, e urticate. posted by bpz | | commenti (2)
[in fine: piove. All'aperitvo del sabato ad-ora-di-pranzo, la temperatura è già scesa a sufficienza; tira un vento nocivo. In serata, dopo il diluvio, farà ancora più freddo. Io in casa, nel pomeriggio, sonnecchio, suonicchio, leggicchio quasi-romanzature di famiglie medievali padovane, con virgole e punti alle volte fuori posto, a fare ambiguità: in città - immagino, visto'appunto ad ora di pranzo com'era - in città la gente si accalca sotto ai pòrteghi, e gli ombrelli sono solo altri strumenti coi quali mostrare quanto si può sbattersene, di un mondo circostante solido, reale e abitato. La notte precendente, insonne per la malgestione di un pisolino, avevo lètto fino alle tre. Avvelenato dai parenti pagati dal duca, poichè tardava a morire, fu finito a martellate; è, ve ne renderete conto, irresistibile ed edificante.] posted by bpz | | commenti
ma quindi dove si nascondono?, i brandelli di felicità - o di calma, o di pacificazione. Nella festuca il paradiso, scriveva una volta il Compagno di Sbronze A; e in effetti: è mattina presto, e la giornata sui mille-e-sei è di cristallo, e giusto quel tanto umida da freddare di brividini; e - pure di fronte a me, che sono sempre così pigro e annojato, per queste cose: pure di fronte a me occhieggiano le testine capezzolute, di tra le festuche appunto, in grande copia; e scostando con adeguata delicatezza i fili d'erba circostanti, occhieggiàn numerose capocchiette più piccine, seminascoste, orlate di azzurrognolo psilocibillino, lo stesso humore importantissimo che ne impregna, ne satura i gambi esili e stortignaccoli; e finché facciamo battute somare, consapevoli che certe cose non s'han da cogliere, l'aria scalda quel che basta - oh! - e si sta assai bene, al di qua del lago, sul prato infinito [e co' canederli attesi, al di là, dove già fuma il camino], pur'anco rimuginando alcuni moniti oscuri - terribili!, truci! - piluccati dal Libro tibetano dei morti che stava su un mobile in casa di Gaddum Aestimator A, mentre questo da noi svegliato si preparava alla gita [e poco dopo, sulla strada di Feltre, io mi contorcevo sul sedile posteriore urlando Ho fame! Colazione! Ho il vermouth solitario!, con buonumore] *** oppure? La sera stessa c'è un grumo d'organizzazione e ritardo, sono già le dieci passate e dei quattro gruppi che dévon suonare sembra, al momento di pagare l'ingresso, che ne manchino due: due! Allora Mio Batterista Elettronico P chiede precisazioni, con colore e bestemmie, e viene fuori che il Gruppo Black Velocissimo - apprezzatissimo e atteso: quello dei papi che tirano giù il cristo satanico [cfr. supra] - questo gruppo viene fuori che c'è, ma non può suonare per il succitato grumo: chitarrista e bassista ci spiegano questo, almeno: ma tale è la spinta sobillatrice di Mio Batterista P, che tutti iniziano a inneggiare al Gruppo Black Velocissimo, e alcuni anche sacramentando dichiarano che, Beh, se il Gruppo Black Velocissimo non suona, io non entro neanche, me ne sto fuori; i menagèri alla fine ritagliano venti minuti per fargli fare quattro pezzi, e tutti siamo contenti; ma è mentre torniamo a casa, più o meno alle una e mezza, che Mio Batterista P mi riporta il sorriso - poco black metal: ma spontaneo e incontenibile - che era spuntato in faccia al chitarrista del Gruppo Black Velocissimo, durante le dichiarazioni di amor popolaresco della folla animosa- posted by bpz | | commenti (2)
... ed anche caràmbolano contro gli oggetti alle mie spalle, farfallette e falenèlle, mentre scrivo al computer tutto riflessivo e pensoso - con la luce accesa e la finestra spalancata. [all'archivio-di-stato: settemila-e-passa volumi, centossessant'uno periodici, manoscritti e stampe e disegni in abbondanza; il sole fuori, e una lunga corroborante pedalata per arrivarci. E' la prima volta che ne fruisco. Caccio fuori la lista-beta di libri da leggere o da consultare o da prendere-a-prestito - solo biblioteche, niente collocazioni - e chiedo come posso averli. Devi guardare le collocazioni con un computer, e poi te li prendiamo. Indico un po' da tutte le parti, e chiedo Dove posso usare un computer? E mi rispondono: Qui non ce l'abbiamo, dovresti guardarle a casa- La sala lettura vira impercettibilmente ad un quadro di Dalì] [oh già, come coi monumenti veneti, quando sei nelle biglietterie e chiedi informazioni per prenotare visite a grossi gruppi: ti vien détto che si prenota solamente per telefono, ti danno un numero, tu chiedi che numero è, e ti dicono che è quello della biglietteria] Mapperfortuna domani sera negli abbastanza-pressi di casa c'è il black metal. In Prato, sabato sera: buffa persona z: [...] ma è l'ultimo dei Nefarium, che mi ha impressionato susserio. Mio Batterista Elettronico P: e hai visto la copertina? Ci sono dei papi che tirano giù una specie di cristo satanico. Ah!, l'Arcadia. posted by bpz | | commenti (1)
[...] occérto che è interessante; se non fosse per la dannazione per cui, pur avendo a gestire una bibliografia già sterminata in partenza, mi perdo mio-malgrado dietro al segnare quisquilie: mi perdo a cercare oscura aneddotaglia; a inseguire per tutte le parti autori misconosciuti, e libri antiquati; ma tant'è, il richiamo è irresistibile: così come è irresistibile quello degli angoli nascosti della città intra moenia - giù per i gradini, a destra, sotto; lungo di qua, dentro per di là - seduto presso i quali prendo appunti, trascrivo l'oscura aneddotaglia, e tangente mi ritrovo a riflettere sulla spontaneità di favella contro la non-naturalezza, alle volte, dello scritto. E quel che comunque più preme, da qualche parte alligato al senso-di-responsabilità, è quel-che-mai andrò a dirgli, a novembre*, all'esame per diventare cicerone patavino: quello che andrò a dire quando mi chiederanno a che fine-di-secolo risale il campanile dell'abbazia di Due Carrare - come da prova scritta d'un paio d'anni fa; ed io che Due Carrare posso solo intuire dove stia, ma in compenso posso parlare con cognizione e trasporto della sbirraglia che nel millesettecento-e-ventitrè - millesettecento-e-ventidue, more veneto - ha dato di archibugio contra studenti dell'università, lasciando spaccati né muri dell'ostarie della piazza: spaccati né quali i memorialisti potéan, a dir loro, comodamente ruotarci la mano dentro [sic., almeno concettualmente]. Nel caldo umido che persiste implacabile, esaurendo i guardaroba, continuo comunque a leggere piccolezze sotterranee, e ad appuntarmi collocazioni d'approfondimento: ascoltando i Deicide, mentre dai libri e dagli appunti che sposto, disturbandole, le farfallette notturne spiraleggiano piroettando verso il soffitto. * sempre che mi equipollano il titolo di studio posted by bpz | | commenti
giusto prima di* a: skype, venticinque agosto Theatrical A**: [...] ogni giorno una spiaggetta nuova; tramonto e cena - cenotta - in un ristorante di pesce in ristorante in riva al mare: e io come una cretina che mi veniva il magone perché Mio Partner G era a casa a lavorare e non lì [cit., più o meno] buffa persona z: se ti può consolare, io ogni cosa figa che faccio mi viene il magone perchè Non So Chi è chissà dove, e non dove sono io. *** b: per telefono, il giorno dopo buffa persona z: [...] e quindi, diciamo che è un momento di rivoluzione: e, come tu mi insegni, una rivoluzione è comunque interessante. The Digital Eye K: certo: soprattutto se è seguita da un periodo di Terrore! * ritornar tra voi ** appellativo provvisorio posted by bpz | | commenti (3)
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