buffa persona z

[the aim of literature is the creation of a strange object covered with fur which breaks your heart. d.b.]

martedì, luglio 29, 2008 

[08:15]

Hey! Cotto, e con le braccia rosse dopo un rilievo - cinque ore nel sole di un paesétto del trevigiano, nelle zanzare e nei moscerini; finito presto, prestissimo rispetto alle previsioni, mi dico Perchè no?, e attraverso il Veneto centrale in senso orizzontale, verso ovest, prendendo vettori un po' a casaccio, guidato dal senso geografico, da nomi, su cartelli, intravisti una volta su atlanti stradali, su planisferi; guidato dalla chiostra di montagne più o meno alla mia destra, sporche e triste attraverso il filtro della canicola; guidato anche, come le rondini, dai cristalli di ematite piantati nel mio lobo frontale: tuttavia 'sendo io orafo e metallurgo, i cristalli miei son di più nobili metalli, o di rame e d'altre leghe, e debole è il magnetismo loro, et inservibile. Sbuco fortunosamente a cinque chilometri dal Paese dell'Hinterland Vicentino, cioè un casello autostradale più a sud. Così ti vogliamo sapere, mi dicono amici, nel messengerio: ti vogliamo sapere così veneto, a scorrazzare per la nostra amata pianura, tanto cara.

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Maledetti; maledetti - cazzo! - maledetti questi nostri poveri corpi strattonati; facile preda dei rivolgimenti climatici, mentre malvestiti pedaliamo nella sera, o nella notte, e sopra di noi s'accumulano para-cataclismi metereologici, e-

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[nella pianura tanto cara del fine luglio, con le osterie e i bar e le bar-trattorie chiusi-per-ferie, brutta musica alla radio, e le ubertose verdi campagne, ubertose e pròspere nonostante la piattura opprimente [ma graziaddìo, almeno baulata]. E tutti i martedì del corso di incastonatura, in corriera la mattina presto, riuscivo ad aprire un occhio - od anche solo a riguadagnar consapevolezza ambientale - giust'in'tempo per vedere sotto ad un cavalcavia, in corrispondenza di una curva a gomito da manuale, la scritta a bomboletta nera Attento Toni c'è morchia* sulla strada!; ed immaginare questo Toni, la mattina, in motoretta, ovvero schicia-bàe]

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Ancora da qualche parte nel modello veneto, [...]

* morchia: appiccicume nerastro, specie se derivato dal petrolio

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venerdì, luglio 18, 2008 

[15:56]

[molto poi sta nell'arrivare a conoscere le proprie curve di apprendimento, ad evitare che lo scorno del non-riuscire, nelle cose nuove, risulti in ulteriori, fortissime bordate contro le già sbrecciate mura dell'autostima [carentissima]; solo dopo tre lezioni - ventiquattro ore - del corso di incastonatura, realizzo per l'ennesima volta che io non ho alcuna curva di apprendimento; bensì, mi ritrovo a salire gradini, bén delimitati ed evidenti gradini; mi ritrovo come ad accumulare in difficoltà insormontabili e scazzo nozioni, tecniche e modi, che solo all'improvviso, ad un certo punto, si degnano di conglomerare in una capacità riuscibile e funzionale: nel frattempo però, ho avuto tutto l'agio di deprimermi, di lamentare insufficienza, e di impaltanarmi lungo le ascisse di quella che spero sempre essere una regolare crescita lineare, e prevedibile]

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sabato, luglio 12, 2008 

[20:06]

allora la sera puoi chiuderti in casa a leggere Vollmann e a guardare brandelli di film di Ferreri: attività rassicuranti, a modo loro, entrambe. Puoi aprire una bottiglia di rosso, corposissimo del Friuli, che avevi su una mensola inutilizzata, aspettante appropriate Grandi Occasioni; e berne metà. Poi intorno alle due puoi uscire, dalla tua stanza umidissima; passare in cantina - dove c'è l'odore strano dell'olio di semi sulla pietra da affilar bulini; puoi tocchicchiare i libri che debordano dagli scatoloni, e poi uscire nella notte. Puoi camminare per il quartiere, nell'ansia ammorbidita dal bujo, solo come l'ultimo dei porchiddìo, girovagare senza mèta e sconsolato. Puoi tornare a casa, finire la bottiglia di rosso, non riuscire ad addormentarti; guardare Gummo e Tetsuo the iron man a poca distanza l'uno dall'altro. Poi intorno alle sei di mattina puoi buttarti a letto, interrogativo, già nel dubbio dell'incattivita paralisi del giorno dopo; dell'inedia, delle idee impaltanate nella tua testa, od in altri organi di creazione.

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martedì, luglio 08, 2008 

[00:38]

[bivacco]

knuthamnsuniani del-periodo-sangue-e-terra sentimenti, mentre calo sulle ramaglie colpi dell'accetta senza filo, con foga, e tutto intorno, come sempre quando faccio legna, c'è una distruzione incoerente di tronchetti, frammenti, brandelli; sudato, butto dentro aria il più possibile. Poco prima eravamo nel nulla, in alto sulla forcella, al di là della quale solo nuvole basse e veloci, il vento, e fiori gialli a digradare nell'indistinto. Ma l'incredibile - prima, salendo; ma soprattutto il giorno dopo, affrontando le discese pietrose lunghissime, e la faggeta eterna e stracciacazzi - affrontando i tratti che sempre mi fiaccano nell'intimo, nel corpo e nella psiche con i loro tortuosi tornantelli stronzi, e i blocchi di pietraccia scivolosa: affrontando con piglio deciso e ansante e non-pensarci la discesa a valle, l'incredibile era questa assenza di lavorìo mentale - impossibile, per me: illogico - come se gli argomenti affiorassero borbogliando da questo làtteo nivore fumante, e dicessero Senti: se ti va- Non ti va? Fa niente fa niente, ne parliamo un'altra volta-

E così sono stati i due giorni: da quando ho spento il cellulare - per poi, moltiplicatore di sicurezza, anche lasciarlo millecento metri più in basso del bivacco, nel bagagliaio della macchina - sabato mattina; a quando l'ho riacceso, domenica a Padova; i due-: il giorno e mezzo in cui non mi sono girate le palle, e non m'ha abbracciato l'ansia, unici di questo periodo senza Bellezza.

[e così anche la sera, mangiando, con fuori il campanellare delle mucche e - sicuramente, nel bujo - continuante lo sciamare di ungulati indecifrabili, in alto sulle rotondità erbose; daini, pensavamo, chissà perché; ed anche la sera vuoto, vuoto nulla, nulliforme ampiezza risonante vuoto, mentre si scialavan facezie, Sai cosa si dicono due daini: Giochiamo a nascon-daino; Dai, no.]

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