buffa persona z [the aim of literature is the creation of a strange object covered with fur which breaks your heart. d.b.] |
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[...] con una sensazione continua di liquefazione dei primi strati della pelle; continua, e impietosa. Ho quest'idea, nel tardo pomeriggio, furbissima: di scendere in cantina a produrre, via fusione, un lingottino d'una lega d'uso nipponico antico; acché chiudo la finestretta, e punto il cannello grosso sul crogiuoletto con le pallette d'argento e i ritagli di rame accurantamente pesati, in proporzione. [chiudo la finestretta perché vivo nell'ansia dei vicini guardoni, nel terrore d'esser scoperto a tramestare col gas nella cantina d'un condominio: e'l cannello grosso caccia fuori un sibilo minaccioso mica da poco. Tanto che - l'altra ansia è il rumore, le martellate - tanto che, a guisa d'africani, per attutire le armoniche metalliche mentre a martello mi faccio 'e palle'e metallo, tengo il cubello che s'usa come incudine stretto tra le ginocchia; e due ore di palle son due ore d'esercizi kegel, equivalendosi, quasi, gli sforzi---] Due minuti dopo, fus'i metalli e versati nella lingottiera, in cantina ci sono sessanta gradi almeno. Io grondo sudore, ma sono assai contento di quello che è venuto fuori. Nella notte adibita al sonno - che va dalle tre e mezza quattro alle sei - con rigirii e pòrchi e sbuffi eccetera- nella notte intorno alle quattro mi ricordo d'una bottiglia d'acqua messa in congelatore, per veloce raffreddamento, almeno cinque ore prima. Lentissimo e felpato, nel bujo, vado a recuperarla; apro lo sportello alto del frigo, e la bottiglia cade a terra - un blocco di ghiaccio rumorosissimo - portandosi dietro bistecchette numerose avvolte in alluminio, e confezioni di prezzemolo. [e in tutto questo, concentratissimo sulle crepe del soffitto della mia cameretta rovente, in tutto questo mi chiedo: Dov'è il Bello? C'è ancora? E dov'è? E la passione? La romanza?] posted by bpz | | commenti (3)
[...] nell'umidore da mal di testa, io sempre con quella espressione da intellettuale libidinoso, con l'occhio congiuntivitico a mezz'asta. S'era seduti nel patio di un baretto dagli spritz costosissimi - tutta una questione di mal-categorizzazione degli stessi, a Bologna, nel phylum dei cocktail; di lontano, un vucumprà urla alla Sorella Elettiva G un Ehi Miss Univers', poi si avvicina e mi chiede Where are you from? Io gli dico Come where are you from!: sono italiano, e lui mi fa Ma quella barba, non sei italiano. Acchè dopo un altro paio di rimpalli di questo tipo, bilingui, riesco a dirgli che sono italiano, non di Bologna, di Padova. Ah! Ah-ah!:, lui; si tira una sedia contro, dal tavolo affianco, e ci si siede: Padova ! Stare bene a Padova! Perchè tutti hanno soldi, stare bene, lavorare bene. A Padova: soldi. Io dico sempre: se non c'è Padova - se non c'è Veneto, non c'è Italia: se non c'è veneti, non c'è italiani. Che un po' torna con alcune delle tesi di Schei, che non so perchè ma sto rileggendo: io che non rileggo quasi mai i libri, nemmanco quelli importanti. [ma cio' che preoccupa, di tra le fin troppe limitazioni di spazio che affliggono questa vita a Padova nel duemilaeotto [e con troppe cose da voler fare], sono gli accumuli: gli accumuli dietro le porte, i mucchi, le pile, gli affastellamenti: gli scatoloni, e poi le piramidi d'altra roba, sopra; i libri, le carte - sudate od in attesa d'esserlo - e i contenuti di tasche svuotate alla meno peggio; e paia di scarpe, eccetera. Dietro le porte, soprattutto, sono preoccupanti: perchè disattento, svagato, perso-via, brillo, le apri - le porte - e queste rimbalzano, rimbalzano contro gli accumuli e tornan'indietro, d'improvviso e inaspettate, scotendoti da' pensieri, ti limitano il passaggio, ti ricordano che non c'è spazio - che non c'è spazio; gli ingombri, gl'intrighi--- posted by bpz | | commenti (2)
[ah ma vaffancuBo, dico io, poi, quando tutto invece funziona - dopo una prima ora di panico, mentre la gente continuava ad arrivare, e non si trovava una superficie corretta sulla quale far brace; mentre minacciava pioggia, poi pioveva, poi smetteva ma incupiva, poi ripioveva; ma alla fine, con una costruzione di banco scolastico senza piano ed enorme braciere recuperato nel magazzinetto saturo di derattizzante, ecco, alla fine sotto l'unico metroquadro di tettoja della scuola, praticamente di mezzo lo stipite della porta esterna del laboratorio di marmo: abbiamo avuto in fine un muro di fuoco che neanche nel sacello etnèo del dio Vulcano, alla faccia del diluvio continuo, dieci centimetri in là-] ma ho contratto un paio di giorni fa questa congiuntivite all'occhio destro, che la mattina è formicolante e oltre-cisposo; e quest'occhio è un po' gonficcio, un po' lustro, ed è perennemente meno aperto, tanto da darmi un'espressione di costante libido ammiccante; e mi sto industriando a sollevare di più il sopracciglio dell'altro, di occhio, per amplificare questa resa. [e verso le undici volevo, io, far salir tutti sul tetto della scuola, nudi, per urlare in direzione del liceo artistico - la scuola rivale che, geograficamente e metaforicamente assieme, sta al di là del canale, a tiro visivo; salire sul tetto e urlare in direzione del liceo artistico Voi queste cose non le fate!] posted by bpz | | commenti (1)
l'esaustione arriva inattesa, sotto forma d'estrema spigolosità comportamentale, nervosismo e impazienza, tèdio, braccia molli. Le reazioni - mie - sono meno contenute, in-mediate: e me pento pochissimo dopo: non che non lo pensi sul serio, quello che dico: ma la mia eleganza? la mia pacata flemma? il mio accumulare dannosamente tutto nel fegato, illividendo? Forse la pazienza è meglio, ma io mi arrabbio: tu, buffa persona z, non ti sei mai arrabbiato, quest'anno?, mi dice una delle Vèccie più turbolente, una delle Tre Marie della Ciàccola; Non ti sei mai arrabbiato?, mentre sèco come trasportato da una corrente concentrazionale il laboratorio, con lime diverse in mano. Le Tre Marie della Ciàccola mi guardan tutte; Io mi sono arrabbiato praticamente tutte le sere, accidenti. Terza Maria della Ciaccola, la Rossa: non lo hai mai dato a vedere. buffa persona z: autocontrollo, signore mie: autocontrollo. Poi mi siedo, poso le lime, mi infilo gli auricolari - per la prima volta, in laboratorio; brutal death metal, e schermatura dal mondo circostante assicurata. Dormo, non dormo, mi rigiro: ho sonno [e, fondamentalmente, dormo; è che dormirei di più, dormirei sempre]. La scuola quasi finisce, io insistendo organizzo - con fatica - la grigliata di fine anno del serale, come un ultimo gesto eclatante del mandato di rappresentante-di-classe; nei giorni della proposta, tutti al primo colpo esclamavano E se piove?, ed io pensavo maledizione, ma che fine ha fatto l'ottimismo? [...] posted by bpz | | commenti (2)
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