buffa persona z [the aim of literature is the creation of a strange object covered with fur which breaks your heart. d.b.] |
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siparietto! [...] Non So Chi Fosse: ma adesso le zucchine costano molto meno, sono scese. buffa persona z: ah ma dai. Non So Chi Fosse: èssì: perchè è stagione, e ce n'è una valanga; bisogna comprarle: se non si mangiano, le buttano ai maiali. buffa persona z: e nel mio caso, le due cose coincidono. Ah ah ah. Non So Chi Fosse: ah ah ah--- [e stavo solo rappresentando in giro per le classi del serale, annunciando l'organizzanda grigliata di fine anno---] posted by bpz | | commenti (3)
a. nel corso della notte si è materializzata s'una gamba dei jeans, biancastra e pulverosa come un affioramento salino, la traccia del guano d'uccello che ieri - domenica - in un'unica soluzione di proporzioni notevoli ci ha irrorato, a me e al Compagno di Sbronze A: inermi, noi, inaspettata, lei; mentre passeggiavamo per il centro con Morosa di Compagno di Sbronze A, in mano gli spritz; lasciandoci poi inveenti, maledicenti, ed in primis stupefatti - mentre guardavamo a terra un fiòtto: per la portata del gesto, perché era evidente che la massa semisolida fosse stata rattenuta per un'occasione speciale: ed eccoci appunto noi passeggianti, un po' brilli, eccetera. b. Musici e saltimbanchi per tutta la città, in configurazione diversa, mentre raggiungo gli amici. Suonano blues pestilenzialmente canonico, in piazza, davanti a tre persone: impestando l'aere. Non si riesce a parlare, al tavoletto degli spritz. Compagno di Sbronze A, seduto, e Mio Batterista Elettronico P, in piedi, si urlano dietro, con me in mezzo. A palazzo Moroni! Cosa? Mo-ro-ni! C'è una mostra? No! C'è una mostra? Cosa? Una mostra! Dove? C'è la moglie del mostro? C'è la mostra? [sic.] No, un mio amico suona breakbeat! Cosa? Breakbeat! Dalì? No! Bre-ak-be-at! Eccetera. c. Nel cuore [pulsante] di una settimana infernale. Ascolto un tardo pomeriggio le confidenze preoccupate di un'amica. Poi bevo troppi anici offerti, e vado dove-devo-andare oscillante e addormenticchiato. La mattina dopo, attorno a mezzogiorno, Quarantasette Anni e Guarda Come Sono Ridotto G mi telefona, e mi racconta che la sera prima, a scuola, l'interrogazione di italiano è andata bizzarramente male, equivoca, e che si è preso mezze ore intiere di parole, e insulti; e mentre me lo racconta - metà perchè beviamo assieme; metà perch'io son rappresentate di classe - sullo sfondo sua moglie ride, motteggiandolo. Appena metto giù il telefono, esso squilla ancora, e Moglie di Archeologo Capellone C mi dice Da quando abbiamo avuto il figlio, ho pochissimo tempo per me: anzi non ho tempo per me, nulla; e Archeologo Capellone C anche lui è sempre occupato, e sono due settimane che piove e stamattina mi sono svegliata e ho visto che pioveva ancora e mi sono intristita, eccetera. Nel pomeriggio ho la quarta lezione col matto dell'iperdisegno geometrico. Alle cinque, uscendo - ché avevo da ripassare, ovvero da studiare per un compito di chimica dalle lezioni regolarmente bruciate - uscendo La Bidella Che Fa Il Serale A mi ferma, in corridojo, e mi fa: Devo dirti questa cosa che ho saputo e mi ha fatto girare le palle un po' perchè non è giusto che lo sappia solo una persona, di tutti che facciamo il serale [...] e dovevo dirlo a qualcuno perché sennò eccetera. La sera, in laboratorio di oreficeria, l'aria è irrespirabile, e le Vèccie si scannano con Professore Spesso-fuori-a-fumare G, e io sono dispiaciuto e teso e anche altre cose: a fine lezione saluto Professore Spesso-fuori-a-fumare G, e lui mi fa Vai a casa? Sì. Sei in bici? Sì. Ti fermi a bere una birra? Ma graziaddìo s'è parlato d'altro. d. Oh, the humanity. Tony Malone e. [...] questa Wunderkammern, ch'è l'umana spèzie. Torello Vettore f. Una grande, sola orecchia alle volte parmi d'esser: inerme, e inaspettante. posted by bpz | | commenti (1)
[6] , nella caleidoscopica vita degli orafi; basta prendere a esempio la settimana scorsa: lunedì scuola; poi una conferenza, al di là del fiume, all'istituto d'arte concorrente: la seconda relatrice è una di quelle onnipresenti persone pubbliche impreparate, che non hanno powerpoint ma cartelle di immagini, un portatile d'altri e quindi pantomime del tipo Non è il mio computer non mi ci trovo, e una sciatteria lessicale portentosa, per la quale tutto è straordinario o divertentissimo; per la quale l'alpaca è un metallo prezioso: verso la fine un gioiello richiama alla mente quella tecnica, degli etruschi, quella con le palline [sic.], e a me scricchiolano le otturazioni. Martedì scuola in orario maximo, sei-undici-e-un-quarto, ed estrema concentrazione per mantenere le prestazioni che ci si aspetta da me, con i paranoicamente piccoli oggetti da smaltare, and so on. Un paio di birre e un paio di graspe con un paio di professori. Mercoledì conferenza, solamente: di livello base, però. [In cesso leggo vecchi numeri di Metalsmith comprati su ebay, od il Vitiello, che è un testo d'oreficeria che ti redarguisce in continuazione, Non si compra questo, non si fa così, non si tocca là]. Giovedì scuola: schivata una verifica di findanno di tecnologia, ci sono futuri potenziali iscritti in visita al serale, e io m'innamoro all'istante di una ragazza sorridentissima mentre passo per cazzeggio davanti al laboratorio di sbalzo: origlio quanto basta per capire che devo dileguarmi non visto, e apparire in laboratorio d'oreficeria per non perdere l'occasione di esser lì a fare il bulletto tutto impegnato quando questi arrivano: mentre traforo, limo, misuro e cartabràdo riesco a rispondere all'objet d'amour che mi chiede Cosa fai con voce bellissima e sorridente e occhi bellissimi e bellissimo rossetto e via dicendo, e riesco pure a scavezzare un mezzo quadrato d'argento fragilissimo saldato - lo ammetto - un po' da culo: ma niuno se n'accorge. Torno a casa alle undici: leggo un articolo anacronistico sul Metalsmith di primavera ottantaquattro, e mi ci addormento sopra. Venerdì, tutti a un'inaugurazione, opinabile: distrarre con discorsi alcuni professori - per bruciarne lezioni - e convincerne altri a fermarsi, a bere uno sprizzetto. Poi scuola, e disegno-dal-vero fino alle undici, e kebab fino a tardi, fuori, al freddo-umido dei tavolini. Ma quel che conta è che la notte io me ne stia là a segare, limare, misurare e cartabràdere, con su vecchi cd in un lettore portatile col display inesistente, annegato di cristalli liquidi, neri. La finestrella della cantina aperta, nel silenzio del quartiere: anche se in realtà è tutto letterariume, questo, perchè lavorar di notte mal s'accorda co' vicini: le martellate e le sporadiche bestemmie, com'è naturale. Acché comunque una di queste produttive notti-interiori sono lì che martello: martello di una tecnica strana, un po' magica, pionieristica, che prevede l'essere all'oscuro, del procedere come dei risultati, per la quasi completa durata del lavoro: quando il pezzo è troppo duro perché abbia senso martellarlo ancora, lo porto al rosso col cannello, e lo caccio nell'acqua a freddarsi: a forza di dita spiego le pieghe martellate, e la forma che appare alla fine, nel metallo, è quella di una figa. Davvero: nella produttiva notte-interiore, eccetera. posted by bpz | | commenti (1)
[5] Ho un sistema complicatissimo e ultra-etico di senso logico, percezione dello sviluppo, e ambizione; cosa che mi impone fin troppo spesso un impegno, nelle cose che intraprendo, serio e misurato: mi impone costanti rompiture di cazzo, in realtà, e frustrazioni, e umiliazione. Per cui, al momento di scegliere uno dei corsi liberi d'approfondimento del giovedì pomeriggio, a scuola, non ho preso una delle figate cazzeggione, ma ho bensì bén-pensato di subire il Laboratorio-di-Geometria, ideazione e costruzione di solidi geometrici: ooh!, aah! Alla prima lezione ci siamo io, e quattro ragazzine che hanno poco più della metà dei miei anni. L'insegnante, neo-pensionato, è pugliese, innamorato della materia, e travolgente: camminando da tutte le parti farfuglia di un appartamento uso-studio, cartelle di disegni che non si trovano, Improvvisiamo: ho questo libercolo di cristallografia, vi faccio disegnare: Sua Maestà l'Icositetraedro Deltoide. le cui ventiquattro facce: sono Deltoidi; acché, io penso cose-strane. Travolgente Pugliese DP quindi alla lavagna, con gesso e compassone di legno, inizia a costruire questo monstrum horrendum, velocissimo, traccia un cerchio, ci costruisce inscritto un ottagono, lo attraversa di un piano orizzontale perpendicolare nel quale ricava un secondo ottagono, al quale seguon'un terzo piano, un terzo ottagono, e infine un cubo accennato, a contenere il tutto. Dopodiché Travolgente Pugliese DP: quando siete arrivati tutti a questo punto, me lo dite che andiamo avanti. Sono passati poco più di due minuti. Io ho la matita sollevata a mezz'aria, in atto di scelta di durezza: non ho tracciato una linea, e sono congelato in questa posa; mi vòlto a guardare le ragazzine che mi stanno affianco: hanno disegnato Tutto: pulitino e precisétto, con le squadrette e compassi, e facendo la punta sul raschietto; si chiedono a vicenda Hai questo colorino qua, Di che colore hai fatto quella retta là. Agghiacciante. Per le tre ore successive, ogni dieci venti minuti una ragazzina mi si avvicina, e mi fa innocente Hai capito, ti trovi? Ed io altro non posso fare, che rispondere No. Due lezioni dopo, riesco a disegnare S.M. l'Icosatetra-eccetera con sufficiente padronanza; a projettarlo da tutte le parti: ma su fogli che, a fine lezione, sono diventati I Più Zozzi Disegni Mai Fatti Da Uomo. posted by bpz | | commenti (3)
[4] --- od anche la provincia dove in camicie militari dismesse, mimetiche, si guidan trattori, e altri mezzi per la lavorazione della superficie terrestre: e se guardi bene il muso, di questi mezzi terraformanti, in scomparti di fortuna, da dietro griglie o paratìe spuntano malamente assicurate con cavi elastici motoseghe sporche di fango e trucioli: pronte alla bisogna. *** Mangiavamo come bèstie, olvandoci, e per una disfunzione del timing avevamo la porchetta calda d'antipasto nel piattino affianco gli spaghetti alla carbonara. Le caraffe di vino, le bistecchette di cavallo grandi come i piatti; bisognosi di pausa, aria, amari digestivi, canticchiavamo a stomaci tesi la mia pancia suona il rock / ed è un'eterna partenza, e sistematici obliavamo co' discorsi, masticando, aneddottizzando. Poi fuori, nel sole abbacinante delle tre, aggressivo, dentato, con le stanghette degli occhiali che iniziavano a premere sulle carni ammollate delle tempie: camminavamo verso pagani monumenti di metallo èrti nel nulla della medio-alta padovana; camminavamo tra manifesti nerissimi e macchine sfreccianti di chissà che fretta - i campi la cui terra aveva perso quasi del tutto l'intensità dei marroni, e ci chiedevamo perchè il genere horror non aveva, in Italia--- Poi un'esposizione - una biennale!: davvero! - un'esposizione di maestri del ferro-battuto, sulla strada di casa, con bizzarrìe sinuose e opinabili [e alcune cose incredibili: fors'anche nell'opinabilità]. E infine in macchina, con le schiene sudate, farfugliando, o recuperando energie, ansanti: ma farfugliando, soprattutto, ad orecchie sonnolente, Der Golem S: -comprato un libro, non mi ricordo... il titolo... Il Sacro e la Fotografia... Fotografia e Sacro... La Fotografia del Sacro. Il Sacro fotografato... Fotografando il Sacro? Sacro e fotografi... San Fotografo? Fino a disperderci verso casa, verso il centro della città, verso la fermata degli autobus: apparati digestivi alti un metro e ottanta - chi più, chi meno - nel pieno del loro lavorìo. posted by bpz | | commenti
[3] Mi riscoprivo intanto a leggere, dinuovo. A inizio anno, un impeto inspiegabile mi tironava all'accumulo forsennato di LIBRI DI UTOPIE. Dopo l'impatto violento con l'istituto d'arte, con strattoni stranissimi a' ritmi fisiologici - scarse dormite, oscure bevute a ore sconvenienti, passaggi imprevedibili a trovar persone che altrimenti non avrei più rivisto: dopo rivoluzioni numerose, i libri, ancora. La parola: ancora, anch'essa. Per cui leggevo d'idealità ossessive e paranoiche, tesissime nell'auspicata - imposta - tranquillità: ho letto Campanella e Moro, poi Restif de la Bretonne, l'Andrografo. Ho cercato nei ricètti per connoisseures volumi di collane esaurite, fuori stampa da anni: per denaro, ho comprato solo Etienne Cabet. Ho letto 1984 e il Mondo nuovo. Ho spulcicchiato articoli - pigramente, perchè meno pressanti dell'approfondamento metallurgico. Mi sono avvicinato timido alla Repubblica di Platone, alla Politica d'Aristotile: al Mutuo Appoggio di Kropotkin; alle collateralità da nota-al-testo, brandelli biblici e il Capitale e Strindberg e Mafarka il futurista, che è sforzo di volontà creatrice [cfr. la quarta di copertina], e in qualche modo mi sembrava attinente. In treno, concentrato e aggrottato, suggente particelle di legno dal culo di matite vintage a mina durissima comprate a manciate in una bancarella antiquario-libresca, annuivo da solo, di comprensione, mentre, nell'atroce privazione della libertà al-fine-sociale, autori descrivevano le estreme minuzie del rapporto tra rango e color de' vestimenti, perdendosi in bordi, fasce, coccarde, cappelli e fàrpali: dando per scontata la riuscita delle evoluzioni più complesse, e perdendosi poi ancora in pìrole mentali e onanismi portentosi. Ridevo, anche, con un certo gusto: come quando Restif de la Bretonne legìsla il ruolo dei letterati nella sua UTOPIA, e sottolinea come le loro medaglie sarebbero state bene in vista, per consentir loro di accedere attraverso un apposito ingresso agli spettacoli, e garantir loro un posto alle sessioni dell'Accademia [più o meno cit.]; e non potevo fare a meno di pensare al fatto che ti rompi il cazzo a scrivere quattrocento pagine di LIBRO DI UTOPIA - quarto di cinque volumi, gli altri ugualmente ponderosi - e alla fine tutto si riduce al puntiglio di volere un pass per imboscarti a teatro? Od alle letture degli scrittori? posted by bpz | | commenti
[2] --- la provincia, che ancora alle volte percorro, salendo verso nord, lungo fondivalle fluvio-stradali. La provincia di semiotica sincretica, dove fuori da un ristorante montano il simboletto solitamente associato al Mare, le tre righe parallele ondulate, viene usato per ribadire l'offerta d'Oggi Bigoli. La provincia, dove donne trentacinque-quarantenni abbastanza benvestite alle otto di mattina ti guardano sfilare, ancora in seconda, di fronte ad un bar due bar dopo quello in cui hai fatto colazione tu - quello dell'Oggi Bigoli, sì; ti guardano accelerare avanti e armeggiare con gli auricolari del lettore mp3, e ti seguono con uno sguardo in equal parti analitico, annojato e concupiscente, fumando, il gomito del braccio che tiene la sigaretta saldo nella mano dell'altro; la provincia, dove il primogenito dell'Archelogo Capellone C ha indosso calzini rossi sotto i quali è distribuito materiale antiscivolo in guisa di piccole orme d'animale, meta-podologiche e un po' didascaliche: ma questo era un dettaglio buffo, che non riuscivo a togliermi dalla testa. *** Nella piazzetta con gli inserti di mattone rosso a forma di lettere componenti per gli esperti frasi latine, al centro del mio quartiere, sulla sella d'un motorino afferenti a forze politiche ostili ed oscure stanno raccogliendo firme contro l'erezione in città di una moschea; ci sono telecamere mentre io e Mio Batterista Elettronico P passiamo oltre fregandocene, nel sole tiepido e nell'odore del banchetto del fritto del venerdì ora-di-pranzo. Ne parliamo, e Mio Batterista Elettronico P: non devono farla: è comunque roba religiosa, e- buffa persona z: ma la costruiscono dove ci sono gli zingari; metti mai che se ne vadano fuori dal- Mio Batterista Elettronico P: bén venga la moschea. E un paio d'ore dopo, ignara della ricca vita sociale del quartiere, Compagna-di-Scuola Teatrante E mi aspetta seduta sulle panche di pietra della stessa piazzetta, leggendo da un trattatello d'introduzione alla filosofia islamica, la copertina in bella vista: ed io che la motteggio e l'aggiorno--- posted by bpz | | commenti
[1] potentemente compartimentate, le menti delle vèccie - e d'altri - non percepìscon come TUTTO è connessioni, relazioni, cambi di scala e proporzione, e inviticciamenti indistricabili e reconditi, che seguirli è un gusto; così una sera appajo fuori dalla mia sfera-di-concentrazione, durante il corso di sbalzo-e-cesello, tenendo tra pollice e indice una ciotolétta tonda di rame, tirata su a martello, alta meno di un centimetro, l'orlo largo poco meno di tre: acché tutti a chiedermi Ma cos'è, ma cos'è: è un ciondolo?, un monile?, è un ornamento*?; ed io Ma no, ma no - cito un po' pedante le finalità del corso, come da programma: è, dico, è un contenitore realizzato in metallo; e Professore Ti-Bbòccio A sghignazza e annuisce in secondo piano, assistendo a questo, a questi scambi, dato che in genere a cesello-e-sbalzo produciamo ciotolame e posaceneri life-sized: e poi mi chiédon' Ma cosa vuoi che ci stia, lì dentro, ed io rispondo ogni volta variando, ci sta l'Ultima Lacrima del Mondo, oppure sale qu-bì: ci sta una presa d'una sempre-diversa sostanza allucinogena, oppure la zuppa di cipolle, eccetera. [per non parlare di un fregio ornamentale, ricavato a traforo lungo un arco dell'orlo della ciotolétta stessa, vagamente d'aspetto batmaniano; un fregio che ha fatto effèrvere domande per la sua inutilità, per la sua mancanza di significato] *** Comunque: mi trovo con questo oggettèllo da smaltare, il che vuol dire: da lavare alla perfezione con la pietra pomice, da inumidire di colla, da non toccare con le dita assolutamente: MAI!; da cospargere di smalto, che sarebbe polvere di vetro fine e volatilissima; da posare su di una specie di treppiedétto di fortuna a sua volta da posare su di una lamierétta piegata a supporto, da poi afferar co' tenaglioni - mano guantata nel feltro spesso, e quindi sgraziata; da infilare nel forno a muffola, e ad ottocentotrenta gradi e-poco-più, e infine da ritirar fuori: sempre senza far cadere, senza far'agitare: senza. E pregando, alle volte. Ho il boresso da stanchezza - sono tipo le nove e mezza - e in più vedere 'sta ciotoletta buffa mi mette una inspiegabile ilarità: fattostà che cialtronescamente sbaglio, oppure ho sviste stupidissime, od accidenti idioti: è tutto un lavare, metter colla, metter smalto, far cader tutto, rilavare. Professore Ti-Bboccio A mi motteggia e mi sgrida, io mi schernisco, ci facciamo delle grasse risate, ed è tutto un vaudeville. Alla fine sono lì con lo smalto da cuocere, bén applicato, e la ciotolétta sul treppiedétto sulla lamierétta. Professore Ti-Bboccio A mi dice Mettilo tu!, in forno: nonostante sia in genere sua prerogativa. Io spavaldo metto il guantone di feltro, attanaglio, apro con la mano libera il forno - vengo investito dagli ottocento-e-passa gradi arancioni incandescenti, e all'istante sudo - poso il tutto sui mattoni abbacinanti e dico E ora? Professore Ti-Bboccio A: e ora allenti la presa, sfili la tenaglia e chiudiamo. buffa persona z: certo. Con le stellette e delle specie di scudisciate bianche negli occhi, per il guardare troppo attentamente l'arroventùra dentro, faccio per aprire le tenaglie, tocco non so cosa, e faccio cadere il pezzo, che si adagia su un fianco. Professore Ti-Bboccio A: prendilo prendilo prendilo tiralo fuori! Lo tiro fuori. Vengo motteggiato. Aspetto che si freddi. Lo lavo? Eloquente risposta d'occhi. Lo lavo. Ci metto la colla. Lo smalto. Lo adagio sul treppiedétto, poi adagio questo sulla lamierétta. Dico Facciamo che lo metti in forno tu. Professore Ti-Bboccio A si mette il guantone, attanaglia il tutto, fa un po' di scena - la concentrazione, il pathos; afferra la maniglia del forno; mi guarda e dice: Dai che stavolta lo smaltiamo per bene. Dà un tirone alla maniglia, e al posto dell'incandescenza accecante arancione c'è la fredda complementare schermata blu di Windows, e l'errore irreversibile**. * anche se ornamento è un termine che, lì dentro, uso fondamentalmente solo io. ** quella pòra bestia d'una ciotolétta ha subìto in tutto quattro smaltature. posted by bpz | | commenti
0, glossa* agli spritz, ma di fronte ad un locale di poco decentrato, qualche mercoledì fa buffa persona z: oh, e scusa per lo sfogo. Responsabile [ex] della Ricognizione V: ma scherzi? E poi - scusa se te lo dico: ma è troppo divertente, quando ti sfoghi. *** e quindi sei lì che, con uno sforzo interessante - talmente interiore da essere praticamente fisico - sei lì che stai tentando di projettarti fuori dal Nerume, e sei congelato nella posa da fumetto mainstream del protagonista che attraversa di slancio una vetrina, od una finestra, con schegge di vetro tutto attorno, e un avambraccio a proteggere gli occhi; e nelle stesso tempo, nel mondo reale, stai attraversando via Facciolati all'ora di seral' punta, col rosso - con un giallo ambiguo - e sei in mezzo alla strada in una corsia indefinita che, in piedi sulla bici, stai di slancio dando una pedalata di peso, e ti sembra d'improvviso di sprofondare nel nulla totale di uno schiocco potentissimo; e pochi minuti dopo stai camminando per i quartieri periferici spingendo la bici con una mano, nell'altra portando a mo' di polpo la catena spezzata della bici, lontanto il più possibile dal corpo e gocciante nerume: la catena spezzata per carenza di morchia, e tuttavia il paragone co' polpo irresistibile, perché l'estetica era quella - e intanto anche brontoli a labbra strette delle cose. * ultima davvero posted by bpz | | commenti
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