buffa persona z [the aim of literature is the creation of a strange object covered with fur which breaks your heart. d.b.] |
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[...] e una persona, soprattutto, migliore. Sono nella fase delle brache e dei pantaloncini che timidamente iniziano a scivolarmi giù. Dopo essere andato a correre - dopo essermi fatto la doccia, in piedi nella vasca da bagno mi guardo quasi-a-figura-intera nello specchio sopra al lavandino, e nell'incerto della miopìa mi dico Dai, non è neanche male, guarda: forse le spalle sono suscettibili d'allargarsi ancora un po', ancora un po': si progredisce. Certo, con gli occhiali addosso è tutto un altro paio di maniche; non diciamo, poi, di come restituiscono la mia immagine i mezzi meccanici e quelli digitali di riproduzione delle immagini; però se c'è bisogno di conforto, basta guardare giù, ai polpacci: ché poche sortite in argine bastano, per costituzione, a isolare e rifinire le fibre ed i fasci, ed a pelare via le sostanze inutili. [così come basta qualche ora in argine, od in cantiere ad asservire i loschi fini degli architetti piangiotti, o una giornata quieta al mare, prima-di-stagione, più vento che sole - bastano pochi momenti a farmi abbronzare. E tutti mi vedono bene, abbronzato e solare, di buon umor risplendente; con poco sforzo, tutto sommato: e intanto dentro continuano a svolgersi rivolgimenti e maremoti, eccetera] Fuori a volte è insostenibile: la gente - il rumore; mentre beviamo l'aperitivo, nel Locale Dove Si Mangia, da dietro al bancone sembra che il padrone stia macinando un iceberg, per il rumore insistente di tritume e frammenti; e infatti, poco dopo, i mojiti che vengono preparati sono iridescenti per la granatina, invoglianti mentre sale il livello del rhum, imbevendo, ed io che ho le voglie di cose fresche ed estive - perseguitato già da un mese dalla voglia d'anguria - io dico Ma perchè non facciamo un giro di mojiti? - Perchè adesso andiamo a mangiare il kebab. - Va bene. Ed è insostenibile anche per i contrasti, comunque- [...] posted by bpz | | commenti (5)
Me ne cammino nel sole caldissimo, avendo decisamente dell'anomalia cromatica, o dell'eccezione; ho una maglietta amaranto su pantaloncini corti arancioni, la prima virata in amaranto da un qualche viola precedente, i secondi forti ancora della loro pienezza tonale, e con le cuciture bianche. Declino la corsa in argine della mattina di festa: ho i postumi, una notte complicata alle spalle - fa già caldo, troppo caldo nella mia stanza - e quando apro gli occhi, fuori mi sembra essere troppo abbacinante per poterlo sopportare. Faccio colazione con il Compagno di Sbronze A, rincaso, e continuo il lentissimo lavoro di riordino della mia stanza; la riscoperta e la catalogazione dei cd, l'eliminazione dell'ingombro; molto finisce nella sporta della monnezza, qualcos'altro su ebay; altro ancora in pile instabili, in attesa di sistemazione. Come i dentisti, o come gli archeologi, apro fronti di scavo in punti apparentemente incoerenti della stanza, interrompo i lavori, e li riprendo giorni dopo, forse. [concorrenti, i processi patologici e Dentista Subsonica scavano canali e tunnellificazioni nelle sostanze dure del mio corpo; lunedì, dopo aver strattonato una buona mezz'ora, Dentista Subsonica mi ha posato una mano sulla spalla, e mi ha detto Buoni ponti!, timidissimo, lui che profitterà del venticinque e dell'uno e d'altri giorni ancora. Io - con gli occhi a fessura perchè non avevo gli occhiali - gli ho detto Beh, se me lo dice un dentista, buoni ponti- Lui ha ritratto la mano, ha fatto una risatina timida, ed è fuggito chissà dove, oltre i corridoji del suo studio.] Nel pomeriggio, in mutande davanti ad un pattern di batteria velocissimo, e davanti a una lattina di birra superstite della grigliata-in-terrazzo di ieri, con la chitarra a tracolla, studio basi ritmiche thrash; e penso intanto alla vita contemporanea, a delle cose, allo strain da sostenere per diventare un chitarrista migliore, uno scrittore migliore, un grafico migliore- [...] posted by bpz | | commenti (2)
rebirth, [?] Continua a restringersi in ampiezza il fenomeno del Tempo, sicchè alla fine i giorni sono costipati di roba e di cose da fare, fino a notte; ragionieri in maniche di camicia calcolano di quanto sta crescendo il mio debito di sonno, mentre io tiro tardi e mi stanco e non mi risparmio e pesco in fondo, dentro da qualche parte, le sacche insperate d'energie, e vado a correre in argine quasi tutti i giorni, oppure leggo fino a notte fonda dopo gli spritz; e non m'addormento più vestito, presto, col computer che va, ventolando rumoroso: anche perchè, rumoroso, il computer non lo è più; ve lo spiego tra qualche riga. Mentre scrivo questo post, dopo gli spritz del mercoledì sera - gli spritz e i ginlemon, perchè alle volte trovi qualcuno che ti offre i ginlemon - mentre scrivo, tra me e il letto ci sono ancora almeno una ventina di minuti di esercizi al metronomo, e un paio di racconti di Maupassant. Stagista Redhead F mi chiede, in messenger, come sta andando il principe Miskin; le rispondo che è fermo, il principe, perchè nel frattempo ho iniziato e letto un sacco d'altri libri, un Dick e un Balzac e uno Wallace, ed ho anche ripreso in mano il Rabelais. Mi viene da rispondere che non va male, a chi me lo chiede, nonostante sia un periodo complesso, e iridescente - nel senso che i riflessi abbagliano e tendono a distrarre, e metà delle cose, nel tuo meandrare, le devi fare a non-massimo regime, dato che sei lì che per puntare verso una qualche parte logica devi tenere una mano a visiera contro la fronte. I segni si accumulano, pigri; scendevamo dalla rocca, io e Giovine Collega E, con i postumi di un sassetto projettatoci contro, in autostrada, a velocità notevole, dalla ruota d'un camion: la crepa si allungava sul lunotto anteriore con costanza, millimetro dopo millimetro - camminava, come come continuava a dire Giovine Collega E - e alle volte sembrava allungarsi a vista d'occhio, proprio mentre la si guardava; altre volte, la crepa sembrava immobile e assestata: guardavi il panorama, fuori; poi tornavi su di lei, e lei aveva percorso un intero centimetro, dispettosa. Era meglio se ci fermavamo subito a farla sistemare, continuava a ripetere Giovine Collega E; E infatti, pensavo io. Domenica il Poderoso Computer si impianta per l'ennesima volta, dopo una settimana di riparazioni in mani esperte, riparazioni comprensive di ventolaglia sistemata, e silenziata; io sono felice - ho corso la mattina; ho fatto esercizi al metronomo, e la domenica-pomeriggio è ancora lunga, e soleggiata - sono felice e arzigogolo su come sistemare la questione Hard-Disk-Che-E'-Un-Anno-Che-Sono-Convinto-Essere-Lui-A-Dare-Problemi. Infine smonto gli hard disk, e a turno li monto nello chassis dell'hard disk esterno, e travaso i dati nel portatile: il primo va tutto bene; il secondo - il problematico - nel momento in cui connetto la spinetta di alimentazione, comincia a fumare: fumo morbido, cinereo, tangibile. Acre. Qualcosa ti si rompe, dentro, quando vedi duecentossessanta giga di roba, accumulata in due anni di scaricamenti furenti, e giudiziosi - quando vedi il fumo morbido che ti dice Hai perso tutto: sicuro. Non dici neanche una bestemmia*. Pensi triste ad una cartella, piena e ramificata, che immaginavi ti avrebbe confortato finnnella tua vecchiaia. All'aperitivo, qualche ora dopo, Ospite Perfetto D ti dice Devi ascoltare i Low, ti copio Things We Lost in the Fire. Cose che abbiamo perso nel fuoco. Ecco. Qualcosa ancora mi separa dal letto, come vi dicevo. Sono rincasato, dalla piazza, perchè l'anestesia, graduale, è sfumata via; Dentista Subsonica mi ha lasciato un'altra forma a cuspide, o piramidale - devo ancora trovare il coraggio di tastarla tutta con la lingua, a definirla - da qualche parte, in fondo alla bocca; e quando le persone mi parlano, io sembro assente, o distratto. Appena entrato nella sala d'attesa, alle 16:03, una stazione radio insospettabile e solitamente bolsa sparava fuori Mister Crowley, di Ozzy Osbourne. * sul momento. Il resto della giornata, non vi dico; Lui scende, mi stringe la mano, e dice Mi complimento: alcuni di questi nomi erano caduti in disuso già in epoca paleocristiana. posted by bpz | | commenti (3)
A intervalli pensavo, stamattina, mentre stavo nello sgabbiozzo dell'elevatore con l'Archeologo Capellone C, a dieci dodici metri d'altezza, col vento minaccioso tutto intorno - c'è sempre vento, ritengo, quando fai queste cose, e nei frammisti need di sicurezza e timore della morte per caduta, hai bisogno di mani ferme; poi scendi, macchinando le quattro levette per rotazione ed alzo, scendi la scaletta e tocchi terra, ritrai le quattro zampe stabilizzatrici - il veicolo si assesta dimenandosi tipo bestia capricciosa, dando scossoni, e i sassi sotto le zampe scricchiolano per il rilascio tensionale, finoacchè le quattro ruote non toccano di nuovo terra; entri nell'abitacolo e il vento cessa, e improvvisamente fa caldissimo, e irrespirabile. Pensavo, facendo foto ad una rocca medievale, a dieci dodici metri d'altezza, col vento, ed il veicolo, dieci dodici metri più in basso, stabilizzato su strade strette e in pendenza: Il lavoro che faccio non mi è stato mandato per sostentamento - il quale è, invero, piuttosto complicato - ma per fornirmi con costanza materiale, sì ch'io possa non rimanere mai all'asciutto di cose da elaborare, e raccontarvi. posted by bpz | | commenti (5)
salute! Guardavamo fuori dai finestrini un po' dubbiosi, ascoltando Kind of blue, perchè aleggiava su di noi lo spettro d'una pasquetta senza cibo, colti alla sprovvista più o meno tutti, a partire così, di metà mattina, imbambolati tre su cinque per il concerto di krautrock della sera prima, e per essere tornati a casa tardino; solo birre e una scatoletta di sgombro e dei sottoprodotti della lavorazione dei cereali, nel bagagliajo; ma ecco, poi, nel nulla del rodigino, nel sole, nella piazza di un paese di pochissime case - ma con statue e pilastri enormi a chiudere da un lato la piazza, appunto: il mercato, e un fornitissimo casolino, ovvero alimentari, lì ad aspettarci, sorridente con le braccia sui fianchi dal fianco aperto del suo camioncino. Compriamo pancarrè in abbondanza e mortadella, e birre, e poi addocchio le sottilette e mi avvicino a quella parte del bancone, e le indico alla moglie del casolino; l'Uomo di Bianchetti e Dottorati A mi si affianca, Uomo di Bianchetti e Dottorati A: ma compri le sottilette? buffa persona z: eh beh sì. O quelle, o la senape. Per i panini. Uomo di Bianchetti e Dottorati A: ma non è che poi se stanno al sole, in spiaggia, fondono? Moglie di Casolino, Ovvero Alimentari: quali vi dò: quelle normali, o quelle che filano? buffa persona z [a Moglie di Casolino, Ovvero Alimentari]: quelle normali. [a Uomo di Bianchetti e Dottorati A] Visto: così non fondono. E ci avviamo verso la macchina, confortati dalla sporta di cibo e birre - io beandomi della mia lungimiranza casearia; nel sole: verso Rosolina, la spiaggia, le bocce e il frisbee e i discorsi di libri, e altro sole, e il vento incessante. posted by bpz | | commenti (3)
Batterista Elettronico P mi dice Ho fatto questa base thrash, ma non ti preoccupare per la velocità: è un mid-tempo. Io dico Bene. Batterista Elettronico B carica il file; A parte gli stacchetti grind, dice. Grind come, chiedo io. Me li fa sentire: tà-ta-ta-ta-ta-ta-ta-, velocissimi; A-bénon, dico io. Passo buona parte del sabato di Pasqua a suonare, per domare questo thrash-con-gli-stacchetti-grind; a metà serata ho registrato basi, assoli e armonie. Ho i polsi torpidi; in questo momento di rinascita chitarristica sto diventando più maligno, subdolo, spezzato; metà del tempo almeno abbandono la bella forma, e le scale: ci sono connessioni ovunque, lo stesso. [al primo incontro, Batterista Elettronico P ha visto, appeso in camera mia, il pezzo-di-carta della laurea in lettere. Ma sei laureato in lettere, mi ha chiesto. Ho annuito. Allora i testi li scrivi tu, mi ha fatto] Mentre mi si parla, assumo uno sguardo trasparente, fisso su un piano intermedio, con le sopracciglia e la fronte un po' aggrottati: distratto, si direbbe. Con la lingua non posso fare a meno di vellicare quello che resta del dente trentacinque - o diciassette? - quel che resta del dente in basso a sinistra a metà, dove Dentista Subsonica ha lasciato una forma obliqua, con uno spigolo acuminato, medicata in attesa di sigillazione definitiva; mi ci sono infiammato la lingua, a forza di misurarne il taglio. Dico, uscendo di casa, Esco: abbiamo una cena giapponese, stasera. Il Capofamiglia mi fa Ma prima, avete consultato le previsioni del tempura? La vita trascorre così; si fanno delle cose - in certi momenti buj ci si attacca alla musica violenta; per brevi attimi tutto in qualche modo torna, o se non è tutto-tutto, così almeno finge di essere; epperò non c'è tempo per mettere in fila tutto quello che si vuole - e ci si cruccia un po', di questo, e d'altre cose primaverili. posted by bpz | | commenti (4)
guardandosi in giro, per ispirazione? [messenger, ieri, più o meno in tarda mattinata; Quasi Carlemilio B studia cinema, e ci si dà del lei, spesso, in chat] buffa persona z: e lo stage? Quasi Carlemilio B: è in sospeso. Forse mi piazzano in cineteca a Milano. buffa persona z: immagino non le dispiacerebbe. Quasi Carlemilio B: è come se mandassero lei a scrivere una tesi sugli spritz. posted by bpz | | commenti (2)
Mi sono costituito, ad un certo punto, al dentista: dopo un paio di mesi abbondanti di terrore sordo, umor nero, e di alternanza tra gambe tremanti in premonizione, e schizzi di adrenalina che il mio corpicino decideva, più o meno a caso, d'emolùmermi; due mesi abbondanti e pagine e pagine di quadernetto azzurro in osservazioni raffinate sul dolore, la paura, e la mia grandguignolesca fantasia. Poi, stando alle fitte, non si poteva più tergiversare; è che erano anni, anni che non frequentavo un dentista, e la mancanza di abitudine, come stavo spiegando all'assistente, giusto prima della visita conoscitiva- entra Dentista [per una questione di tipologia fisica] Subsonica: buffa persona z [seduto sulla poltrona]: ecco, dottore: come dicevo prima alle sue assistenti, ecco: io me la sto facendo addosso - ecco. Dentista Subsonica: non ti preoccupare, è solo una visita [preme il bottone, e la poltrona si reclina] buffa persona z: ma non vuole che parliamo un po', prima? Le racconto di me? [non c'è tempo non c'è tempo non c'è tempo non c'è tempo non c'è tempo non c'è tempo. Riempio quasi tutte le sere della settimana di impegni, poi c'è il lavoro, ed altri lavori per arrotondare, o meglio per sopperire alla regolare irregolarità dei tempi di accredito della mia paga di base; e poi c'è da reimparare a suonare a tempo, i sedicesimi almeno e tutte le ritmiche malvagie, coi tritòni e tutto quanto, con metallica sicurezza; e libri accumulati, e pagine da scrivere, e Opere da Intraprendere] Alla prima seduta fattiva, sono lì bianco - immagino - sono lì bianco che parlotto con un'assistente psicotica ed entusiasta che, a modo suo, tenta di tranquillizzarmi. Entra Dentista Subsonica: buffa persona z: dottore buongiorno; stavo giusto per andarmene, ma la saluto volentieri [fa per scendere dalla poltrona] Dentista Subsonica: sì sì, come no e preme il bottone e reclina la poltrona. posted by bpz | | commenti
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