buffa persona z [the aim of literature is the creation of a strange object covered with fur which breaks your heart. d.b.] |
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[...] In centro: gatti ineleganti dalla sezione circolare tentano balzi felini fuori tempo, su piccioni velocissimi. Ad ogni passaggio, sugli ammortizzatori scarichi, il fondo meccanico degli autobus s'appoggia pacato alle cunette dei troppo numerosi dissuasori di velocità. Rumori, rumori ovunque: lavori in corso, e campanelli di biciclette suonati asincroni, disturbevoli, da incappottati studenteschi maniaco-depressivi ubriachi; echi fin di lontano, fastidiosi e deconcentranti. Mi chiamano, mentre sono ancora in treno, un po' in ritardo per commissioni da sbrigare: mi dicono Ma vieni in ufficio, oggi? - è il compleanno di Stagista Redhead F, ci sono le paste! Ma alla bancarella dei fiori del mercato del Paese dell'Hinterland Vicentino non puoi comprare un fiore che-sia-uno, scopro: ne devi comprare mazzi di dieci, oppure i soli fiori singolari sono orchidee a grappolo enormi, tredici euro cadauna; No no, dico al fioraio, era solo per un pensiero en passant, così, e il fioraio tira su una specie di bacchettello marrone con batuffoli lanuginosi, qualcosa di tessile, cotonoso, che sembra voler dire Donna: fila! Lo mando a cagare; rifletto su' tuberi fioriti, su' piantine fiorite: entro in ufficio sopperendo alla mancanza di presente con un effervescenza esagitata, e incontenibile - niente frase ad effetto, purtroppo, consegnando un enorme girasole od orchideone, niente Tieni, per ricordarti di me: lo potrai seccar nel breviario, o dentro Maurocorona. Disegno facce stilizzate o animaletti agli angoli dei fogli su cui prendo appunti, e poi ci scrivo attorno frasi, ed espressioni idiomatiche; scrivo sui cd i nomi dei programmi che scarico e masterizzo: con l'indelebile viole, in italiano demodé: L'antivirale del dottor Nortone, per esempio; e i colleghi mi guardan strano. La seconda telefonata, una settimana dopo, sempre di mattina, sempre prestissimo: Sciao b-buffa bérzona zéda, so' io, d'aa ditta d-de Roma. Io rispondo Buongiorno!, ma mi dicono Macchè buongiorno: aevamo detto dde darsci del tu, no? Diamosci ddel tu, no? Siamo g-giovani - tu sse'g-giovane, io cc'ho quarantanni, e sse nnun so' ggiovane io: "Sse nnun so'ggiovane io", lo zai chill'a ddétto? Faccio una risatina di circostanza, e dico di no, che non lo so. L'ha ddetto Totò, in tal film - già non stavo ascoltando, accidenti, e ne son pentito: tté racconto 'a scena, mi fa: e mi racconta la scena - tutta! - con ricchezza di dettaglio elaborata e fuoriluogo, con mille cose ch'io ho da fare, di corsa, ohimè. Quarti d'ora ad aspettare elaborazioni grafiche, o più spesso salvataggi di file enormi, di pannelli gigantici; e il Kollega Knopfleriano K provocatorio a dirmi, la mattina dopo, Ma usa il Tale programma, invece: è mo-o-olto più leggero, a lavorarci! Ed io in un blando panico a spedir bozze all'Archeologo Capellone C, e lui dal suo eagle's nest con la moglie a celiare [cit.], L'azzurro è troppo azzurro; il bianco troppo bianco... [...] posted by bpz | | commenti (2)
E' lunedì mattina prestissimo, e guardi dal finestrone dell'autobus baristi in locali dalle luci soffuse che controllano l'ordine di banconi e cabaret di brioches prima dell'ondata di lavoratori e studentame. E' lunedì mattina presto e in ufficio la prima telefonata della giornata ti travolge di romanità affabulante e pervicace, senza virgole e senza pause; dici Pronto, e dalla capitale un fornitore ti fa Buongiorno è b-buffa berzona zéda della Ditta, sì? Buongiorno, buong- ssciao, anzi: sciao, dàmoce del tu, ddài, t-téva'bbene? D-dài chessemo g-giovani. Ed è solo l'inizio della settimana, pensi tu - ahi me lasso!, pensi. Scegli delle foto dai faldoni di diapositive incasinati di un fotografo professionista, il giorno dopo le tiri su con lo scanner da dia e sui cieli bluissimi ci sono classicissimi peli, peli talmente nitidi e precisi che si potrebbe farci l'analisi del dna, e risalire così a' parentele del fotografo molto addietro nel tempo. Ma è tutto un bordellone, un bailamme - una ridda di tempo che manca, trasporti fallaci, incroci precisissimi e coincidenze che schincano via per millimetri, per attimi - tutto è troppo lontano o è troppo chiuso, le ditte di servizi sono lontane o chiuse o fallaci, e annotavo un paio di mesi fa, dopo essermi confrontato con l'Uomo di Bianchetti e Dottorati A - annotavo che I piccoli artisti si dimenano e sgomitano nel bordellone della vita tentando spremendosi di Produrre Qualcosa di Buono, poi vanno in copisteria e questi ti stampano le robe da culo, per dire; io felice mi gingillavo con dieci copie del mio libro-in-concorso da dare in lettura con fierezza ad amici e conoscenti; mi gingillavo, prima di rendermi conto che le due-pagine-per-foglio-fronte/retro erano state stampate con la funzione bustrofedico di Acrobat, maledizione, e risultavano di complicata e inagevole lettura; e soprattutto la copisteria risultava chiusa per il fine settimana, e lo scontrino appallottolato e buttato via in un qualunque tombino della zona di Padova denominata Portello. E poi!, non bastasse il movimento disordinato, agitato, convulso di molte persone o cose, anche astratte* - la ridda, sì - non bastasse il movimento turbolento, c'è anche la poca convinzione, le spinte centripete e fortemente ineducate, gestibili con sempre maggiore difficoltà; la voglia di tagliare la corda, di cambiare orizzonti, e le colleghe che entrano sbuffando malamente in ufficio e dicono Io penso che prima o poi mollo tutto e vado a fare la barista: son meno problemi. [Fronte sul vetro del finestrone dell'autobus, locali soffusi, camicie bianchissime e linde, e caffè a macinare.] [...] * precisa, come sempre, la nostra bella Lingua Italiana posted by bpz | | commenti (4)
Per godere dello spin-off della pizza-al-trancio dove andavo a mangiare la pizza ai tempi dell'iti, quando avevo i rientri - e si facean gare di complessità di pizza, tra noi compagni: tanto per dire - e per scatenare un irresistibile attimo proustiano di ricordanza e madeleines, seguo l'Uomo di Bianchetti e Dottorati A e G lungo i grandi assi viari dela città: incodati sulle nostre bici, nella nebbia; e già dopo pochi minuti non si vede più niente, la nebbia è fittissima e s'aggoccia sulle lenti degli occhiali - sui cappotti, sui cappelli - e quando ci sono luci, fanali e lampioni, la diffrazione che si vede è dendritica e caotica: qualcosa come un'esplosione di simboli del pericolo biologico ripetuti e sovrapposti. L'alternativa è togliersi gli occhiali, ma tra il non vedere un cazzo e il non vedere un cazzo lo stesso - ma non vederlo nitido - la scelta è ardua a farsi. E' comunque interessante - la gita, la nebbia, l'immersione proustiana nella pizza spessa tagliata a quadratini - tutto, tutto è interessante; anche il ritorno dietro ai dendriti luminosissimi, e dentro all'avvolgente musica violenta ed epica sparata negli auricolari. Per il resto, pur continuando i tempi grami - pur avendo fatto un giorno tremebondo e inspiegabile di febbre a trentotto, a metà settimana, che ha fatto saltare il grosso dei festeggiamenti per il mio compleanno, e un paio di interessanti occasioni sociali; pur avendo passato molte ore, in questi ultimi tempi, a guardare le crepe sul soffitto della mia stanza; per il resto, sembra stia per arrivare il Freddo: e alla faccia di tutti, il mio umore avrà a trarne giovamento. Nella notte si fanno progetti complessi ed enormi: si accarezzando opere et imprese; eppure, continuano la pigrissia e l'incostanza. - posted by bpz | | commenti (2)
Era più o meno metà, fine agosto. Stavamo impaginando delle cartoline, i nostri servigi offerti volontaristicamente al comune di R*** - il materiale propagandistico per il trentennale della importantissima Festa del Tubero - insomma: trent'anni, importantissima ricorrenza e importantissima festività, l'annullo postale col timbro per le cartoline, e via dicendo. Scegliamo delle foto del territorio comunale, e impaginiamo quattro cartoline diverse: il Tipografo d'Argilla F ce ne avrebbe stampate un tot d'ogni foggia, ad un prezzo cumulativo - e cose del genere. Su tutte le cartoline c'è da mettere lo stesso slogan, e - è sera tarda, abbiamo lavorato tutto il giorno, e cialtronescamente cazzeggiamo, molto - e lo slogan che mettiamo è un po' uno standard, Millenovecentosettantasei trattino duemilaesei, due punti: trent'anni di Festa del Tubero, punto esclamativo! Ci piace, bòn, bèo. Poi facciamo due conti e, forse, la mole di cartoline stampate è sovradimensionata, per un'entità come il comune; ma d'altronde, farne totcento o farne totmila, differenza di prezzo quasi non ve ne è. Approfittiamo per farne per la ditta, un po', propone l'Archeologo Capelllone C. Sì, no, forse. In un momento di distrazione dei colleghi, me ne impagino una io, di cartolina: Millenovecentosettantasei - duemilaesei: trent'anni di buffa persona z! Me le avrebbero anche fatte stampare, cinquecento copie così, ch'io avrei potuto poi spedire, agli amici più smemorati od a persone misinformate o disinformate, eccetera; ma non avevo soldi a portata, quei giorni. Era ieri, già: già. posted by bpz | | commenti (5)
[in riferimento al post di domenica scorsa] allora così: sono meglio i tubi di prolunga, e - sì: il resto è fallimentare, e mette di malumore; non nel campo della fotografia, sia chiaro, ma in quello dei rapporti umani. E' pomeriggio e siamo reduci da una mangiata rurale, onta e trattoriesca di proporzioni interessanti, finita in lunghe chiacchiere a tavola, dopo, un po' come si fa ai pranzi matrimoniali. Da bravi italiani - quanto più italianeschi possiamo arrivare ad essere: ci stavamo abboffando, e intanto parlavamo, discutevamo, pontificavamo e facevamo elegia a proposito del cibo, del cibo: cibo, altro cibo, e piatti diversi: nel disordine d'un'intera catena alimentare stesa di fronte a noi, carne e pesce e fritto e trippe e affettati e baccalà e polente eccetera - nel disordine della ricchezza luculliana alcune pietanze ci tornavano dolci alla memoria, e ci mancavano, e i ricordi - oh! - i ricordi e le rimembranze: le masenette, Le masenette che buone che sarebbero, ora. Reduce quindi da questa grandeabbuffata monto i tubi di prolunga sulla reflex, metto su un bel disco dei Coprofago - Sono sulla bocca di tutti, aveva detto ammiccando Death Metal Penciller and Inker A, nel pomeriggio, sorbendo la grappetta - e cerco un soggetto degno della fotografia di dettaglio, in giro per la stanza; scovo una cimice astagionale sul balcone, tra le piante grasse: le punto contro la torcia elettrica a diciassette led, potentissima in sostituzione del flash, e scatto foto numerosissime, con l'insetto intontito dalla luce ad empirmi l'obiettivo, e timidamente a muovere le antenne. Poi si riprende, la cimice, e lenta tenta d'incunearsi tra'l vassetto di Omero - Haworthia attenuata - e il manico della mia rugginosa, fallimentare cazzuola da archeologo. Le libero il campo, la reinvesto di luce bianchissima, finisco il rullino e la lascio libera di scorrazzare, immagino co' pulviscolo iridescente negli occhietti - se occhietti ha. [intanto basta così] posted by bpz | | commenti (2)
[sempre il concorso di noir - aftermath] Ma la cosa veramente buffa è stata quando sono ritornato a sedere dopo il giro al buffet della colazione; ero lì che sistemavo le carabattole che intrigavano la mia porzione di tavolo, quando mi sono apparsi davanti una giornalista e un cameraman-con-telecamera-molto-professionale. Posso farti un paio di domande?, mi ha detto la giornalista. Sì sì, ho risposto io. Luce abbagliante dalla telecamera, microfono spianato, voce impostata e posa da giornalista. - Quali sono i modelli a cui ti ispiri, per scrivere noir? - Guarda: ehm - a me il noir fa proprio schifo, come genere. - Ah. posted by bpz | | commenti (3)
ve la faccio breve E infatti, è andata proprio così. Sapute le tracce del concorso, previdente perito in informatica mi sono detto - per risparmiare un milione d'accessi inutili al lettore cd - mi sono detto Copio il vocabolario in cdrom sul computer. Con l'inghippo che il vocabolario in cdrom sono novantaquattromila file solo di lemmi, e ci vuole un sacco di tempo frammentato, a copiarli sul desktop. Ho aspettato. Mi guardavo intorno, intanto. Quando il vocabolario ha finito di copiarsi, finalmente, mi sono alzato, e sono andato al buffet, a far colazione. Sono tornato a sedermi. Ho buttato giù dodicimila battute nella prima ora - una ragazza, nel pomeriggio, finalista dell'anno scorso, mi ha detto che non capisce proprio, come fa la gente a scrivere tanto, tipo le quarantacinquemila battute del long runner della tappa precedente del concorso: lei, ferma a ottomila battute, aveva finito da un pezzo. Dodicimila battute, le mie, postmoderne e limatissime. Era una settimana che non scrivevo, e ancor di più che non aprivo il quadernetto giallo, che non prendevo in mano una penna, e che mi rigiravo nella secchezza d'ispirazione. Queste dodicimila battute sono venute fuori per la giocosità del gioco delle parole, ritrovata - devo scrivere un noir, e il mio peggiore spirito gaddiano prende invece il sopravvento; il cazzeggio verbale, e alt-tab a verificare nel vocabolario - a curiosarci, nel vocabolario. Dopo un'altra ora, ho realizzato che non avrei avuto voglia, che proprio non avrei avuto voglia di stare ad arzigogolare per scrivere il resto del racconto. Sapete? Proprio un blocco. Un Inamovibile Blocco. *** Cincischierò per almeno sei ore, nel pomeriggio, ascoltando musica e rivoltando parti già scritte, prima di raffazzonare un finale - con le parti già scritte - con un certo anticipo sulla cena. *** Ma il fenomeno che mi ha fatto capire un sacco di cose, a proposito degli argumenta letterari - cose da salotto, tipo Cosa-cazzo-me-ne-frega-del-noir-a-me, oppure Ma-Perchè-Questa-Pigrizia, oppure anche Vaffanculo-All'-Ego-Di-Noi-Persone-Confuse - la vera chiave di volta è stata questa: mentre scrivevo le mie dodicimila battute, più o meno concentrato, durante la prima ora di concorso, non riuscivo a fare a meno di coprire fittamente un foglio di microappunti, linee, note, frasi, osservazioni, punti esclamativi e frecce, e mi si completavano sotto le mani piccoli pezzi pro-blog-meo, e mi si son risolti un paio di graficismi attorno ai quali ronzavo da settimane, tergiversando. La Maldirezione, ho pensato. Maledizione. posted by bpz | | commenti
appunti Le previsioni dicono Sarà una settimana di stabilità, ancora, mentre tu aspetti il Freddo - il Freddo violento, spietato: il gelo. Fuori c'è sempre un mezzo sole, dentro c'è confusione e turbinare confuso di cose e pensieri, e idee che soffocano e si prendono la grandine, e non ci sono portici in vista. Manca costrutto, dico a Spesso Empatico A, in piazza, una sera: Spesso Empatico A dice Ma a me sembra che, da quando ci conosciamo, sia sempre stato così; mi dice anche che sì, secondo lui faccio una miriade di cose, io, epperò senza un preciso, insomma, ecco. Meandrare, penso: meandrare, e impaludarsi. Mi pongo tutta una serie di domande, in questo impaludare. Come fare per. Come venirne fuori, da. Meglio l'obiettivo macro, o i tubi di prolunga? Le mando un messaggio? Le mando un messaggio, alla fine. E mentre sono lì che mentalmente - arrivando in piazza, subito di lontano avevo scorto, tra' miei amici, un Ex Rivale, e una Ex Persona Interessante, ed avevo aggrottato, malumorando - mentre mentalmente sono lì che riempio fogli e fogli e quadernetti e file di Openoffice di Non risponderà mai Non risponderà mai Non risponderà- lei risponde, ad un certo punto: non è completamente soddisfacente, la risposta: ma è una risposta. [mi ero presentato, e avevo descritto - a fatica - il mio ruolo nella Ditta: d'altronde, ieri sera, G ad un certo punto mi ha fatto duecento domande, serratissime, giustificandosi con un Non abbiamo mai capito com'è il tuo lavoro*. Avevo detto, insomma, tre settimane fa, che ero una specie di factotum, nella Ditta, e Fernet B aveva tirato fuori un paio di inquietanti pensieri, meglio specializzato, meglio factotum - sei sicuro, meglio factotum? Poi subito aveva cominciato a dir cazzate, di cessi e d'abitudini escretorie. Lui è di nobile famiglia cittadina, il cesso è abituato ad averlo in casa dal settecento; cose del genere, non sto a spiegarvi perchè. Io, restavo pensoso] *** Domani intanto c'è ancora quel concorso che ti chiudono in un posto raffinato, ti nutrono e ti dissetano e t'offrono il caffè alle quattro, quattro e mezza; ti danno una traccia la mattina, e tu hai da produrre ohimè un noir, un giallo. Vado agguerrito, io: ma agguerrito lo sono sempre, nelle mie idee. * Quando dici che vai in Altopiano, ha detto G, noi immaginiamo una collina, con una specie di casupola sopra, e tu che vai in giro lì intorno - non è così? posted by bpz | | commenti
Ancora una volta saluto i fumettari, e ciondolo per la città. Stipendi, stipendi intieri si sono spesi in fumetti, fumetti, fumetti. Siamo andati a camminare sulla spiaggia tra Pietrasanta e Camaiore, ieri, nel sole delle due di pomeriggio, nel riverbero dell'acqua, in uno stranissimo non-odore di mare e di salsedine, e di marcio. Poi però siamo rincasati, presto, e abbiamo tirato avanti un pomeriggio - e, dopo la cena, una serata - un pomeriggio e una serata tipo un natale viziato [cit.], guardando i Griffin, leggendo fumetti con voracità, dormicchiando. Abbiamo letto fumetti ogni momento libero, tra un Griffin e l'altro, sempre: quando s'alzava per metter su un'altra puntata, l'Uomo di Bianchetti e Dottorati A, mentre il lettore dvd del portatile si avviava, aveva comunque in mano un fumetto aperto, per leggerne qualche pagina poi, durante la sigla del cartone. *** frasi pescate nei fumetti letti in questi giorni, annotate, e in qualche modo legate alla Condizione Attuale delle scrivente "Quando due persone fanno la stessa cosa, spesso accade di pensare - 'Quello può farla impunemente... l'altro no'. Non perchè non sia la stessa cosa, ma perchè è diverso chi la fa." [Giacomo Nanni, Storia di uno che andò in cerca della paura] "E non sta a noi decidere cosa si trova per caso." [Glenn Ganges, Tè verde] "Dell'arrosto di montone / ben vorrebbe un buon boccone: / per trovare un espediente / egli aguzzasi la mente." [Attilio Mussino, Bilbolbul] "Haw Haw Haw!" [Elzie Crisler Segar, Castor Oyl; in qualche modo simile, peraltro, ad "Haw, haw, haw", Freak Kitchen, Spanking hour] *** Stanno facendo gli ultimi acquisti. Poi si mangerà un boccone, della cecina o qualcosa così: e si partirà, alla volta di Padova. posted by bpz | | commenti (2)
In situazione familiare, oggi: con un aperitivo sul tavolinetto della postazione internet, in un internet point di fronte ad una delle infinite chiese di 'sta città; una birra nella saccoccia e un libro ed il quadernetto giallo per passare la giornata. Studentesse del liceo artistico attraversano la piazza, camminando verso casa. Ieri, dopo pranzo, perdetti i sensi: non ti puoi dire Mi stendo dieci minuti, qui, che cadi nel sonno, e tre ore dopo - tre ore di farragine onirica, caotica, vaghe ansie lavorative e faville creative, e bambini delle elementari saputelli spinti giù dalle rupi dell'Altopiano, in una giornata di pioggia buja e fredda - tre ore di sonno dopo mi sono svegliato: mi sembrava che, al piano di sotto, si parlasse toscano, aspirando consonanti con veemenza; mi sono dato una lavata alla faccia, mi sono infilato le scarpe, e sono sceso. E' tornato il sole, fuori, e con esso un gelo tagliente, lame di vento freddo di quelle che, all'ombra, agitano gli addomi, e portano ansie oscure e ininterpretabili. Leggo le pile di fumetti che l'Uomo di Bianchetti e Dottorati A e Death Metal Penciller and Inker A hanno comprato: leggo fumetti, ascoltando jazz; mi alzo e guardo fuori, sgranchendomi il collo, e penso a qualcosa che riguarda la sedimentazione della Vita, le giornate lente e assolate come questa, quando guardi i giardini ordinati oltre le vetrate: le giornate nelle quali si forman varve delle cose fatte, delle cose subite, delle cose lette e viste e sentite e di tutto il resto, e penso un tot di cose delle quali prendo appunti confusi nel quadernetto giallo. Non riesco a pensare con coerenza e direzione: ma solo con morbidezza sfumata - e va bene così. La sera, dopo pranzo, guardiamo film anticattolici con pagana partecipazione; guardiamo film sulla tentazione, poi leggiamo fumetti, disquisiamo, diciamo cazzate. Lo stilita fa tutta una predica, nel film di Bunuel: il nano, dal basso, risponde con voce rugosa Di tutto quello che mi hai detto, ho capito solo la parola "magrezza", e se ne va tirando una capra per il guinzaglio. State bene, state bene: io torno presto. posted by bpz | | commenti (1)
[almost-live feed] Da un internet point pakistano, dopo le ultime piazze, in fondo verso le mura: passato un posto che fa fish and chips, costosissime, che sei anni fa non esisteva: come l'internet point pakistano, d'altronde. Nell'iridescente Toscana; apro la mappa-della-città-co'-punti-notevoli-della-fiera-del-fumetto, guardo la topografia murata Che con quei triangoli sembra un po' il simbolo del caos [cit.], e dico Anni fa la prospettiva era di venire a vivere qui. In realtà non ci sono strani rigurgiti dal Passato Minaccioso - l'umore è cristallino abbastanza e pensoso: si pensa all'adesso e al futuro, noi, scrivo ad'un'amica: l'umore è qualcosa del tipo Domani E' il Giorno dei Morti, Dovrò Passare al Cimitero a Trovare la Mia Ex Morosa Morta: veramente, ve l'assicuro: non vi preoccupate. Ci sono rigurgiti e basta, invece, perchè ieri la cena di pesce è stata interessante e corposa, le panzanelle fredde macignee e indigestibili, ed io risentivo ancora d'una giornata all'aria aperta - lunedì, sopra un ventoso e annuvolente Altopiano, a dar di pialla, chiodi e martello. Non mi fanno entrare ad ascoltare i concorsisti del fumetto - e i miei idoli, soprattutto; piove, non piove, sembra che piova: ha piovuto stanotte, e c'era durante la coda alla biglietteria la paltana per terra, perchè qui la ghiaia ancora non è arrivata; aspetto di riunirmi co' quegli altri: ora esco da questo posto e mi apro una birra, ascoltando della musica strumentale con molta batteria; e ciondolerò a'ggiro guardandomi intorno, e valutando le fish and chips. posted by bpz | | commenti (4)
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