buffa persona z

[the aim of literature is the creation of a strange object covered with fur which breaks your heart. d.b.]

sabato, settembre 30, 2006 

[11:33]

- prendilo come un progetto a lungo termine, no?

- non faccio più progetti a lungo termine: ad un certo punto, me ne dimentico.

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venerdì, settembre 29, 2006 

[00:38]

St*onzo Il Demone Fenicio della Mer*a possiede il cesso del nostro ufficio, giù nel Paese dell'Hinterland Vicentino; St*onzo il Demone Fenicio della Mer*a possiede il nostro cesso, io oggi non dovrei nemmeno esserci, in ufficio, e quella che ne risulta è la quarta giornata estenuante consecutiva della settimana: alle nove sono lì - ho cambiato d'emergenza le cartucce del plotter, ho lanciato un paio di stampe e-nòr-mi, necessarie e irrinunciabili - alle nove sono lì; alle nove e dieci ho smaltito l'informatiche incombenze, ed inguantato mi sono avventurato nello stanzino deputato a bagno, brandendo un ferro ritòrto a percorso-di-sifone - ovvero, ritòrto com'io posso immaginar le intime, interne forme d'un sifone: m'avventurai ed, eroico, sgorgai. Ma la giornata avrebbe riservato altre triste macchinazioni, e quand'ero lì deciso ad inzainare le mie cose, ond'involarmi, una telefonata del Tipografo d'Argilla F - terribile, punteggiata di silenzi desolanti e minacciosi, e foriera di una susseguente apparizione dello stesso Tipografo d'Argilla F - questa telefonata m'ha scombinato i piani, ritardandomi, e per la quarta giornata di fila incatenandomi a formati da convertire, béghe informatiche hardware e software alike, attriti dei veloci semiconduttori. Feci un rilievo, lunedì - per esempio; feci questo rilievo sottovalutando il fattore Strumento Non Mio, credendo d'aver fatto tutto bene, tutto preciso: fino all'atra, sconsolante verifica, più tardi in ufficio: per la quale mi rattristai, dimolto. Sono stato costretto a chiamare l'Uomo di Bianchetti e Dottorati A, lunedì a metà pomeriggio: ex matematico, mi avrebbe forse potuto fornire le regole trigonometriche entro cui martellare le mie erratiche, potenzialmente inutili triplette.

buffa persona z: ed è pure campo mio, cazzo.

Uomo di Bianchetti e Dottorati A: campo tuo, questo?

buffa persona z: già. Quel campo che studi quattro anni, perchè diventi tuo, e poi non lo applichi e lo dimentichi per bene, e lui una volta all'anno circa se ne salta fuori e, di solito, questo comporta una buona dose di imbarazzo, per te.

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martedì, settembre 26, 2006 

[23:30]

e insomma c'è stato questo parto, in fine; questo parto di parole e brani centonati assieme, poi tagliati, ricuciti, ritoccati, eccetera, eccetera: questo parto di cui vi dirò, presto: prestissimo. E domenica durante le battute finali - quindi: domenica, tutta - domenica ascoltavo Frank Zappa, e m'appesantivo gli occhi davanti al monitor, o su appunti grigio-grafite e blu-pastello attorno a stampe di prova, a bozze malstampate. Ascoltavo Frank Zappa, canticchiavo WHO ARE THE BRAIN POLICE?, mi alzavo spesso dalla sedia per ciondolare dubbioso per casa, strizzando gli occhi inlagrimati: ascoltavo Frank Zappa e anteprime dello scaricato da Emule e i Pantera di The great southern trendkill - that's right! - e gutturavo felice; pochi giorni prima avevo divorato velocissimo e finito Un'estate pericolosa, di Hemingway, e 'sto libro è nato perchè gli hanno commissionato diecimila parole d'articolo, a papa, e papa ne ha scritte centoventimila, di parole, ha spedito e ha detto: tagliate voi, che va bén.

Comunque vi racconto, vi racconto: vi racconterò presto - prestissimo.

 

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lunedì, settembre 18, 2006 

[23:23]

Torno dalle mie pseudo ferie a basso profilo. Stagista Redhead F mi aggiorna un po', mi dice che insomma sì, si vuole riorganizzare gli spazi, tirar fuori il cassettone-pesantissimo-che-non-passa-per-le-porte [se-non-con-molte-bestemmie], poi aggiungere un'altra postazione computer, spostare, mettere. Mi dice Ma tu adesso ti sei abituato, a stare lì col portatile - non è che ti sposteresti? Perchè, le chiedo io. Perchè quando si apre la finestra, e indica la bocca di lupo che di solito si apre, mi arriva l'aria proprio sul collo, e mi dà fastidio; potremmo aprire quella - e indica la seconda bocca di lupo utile - ma l'aria arriverebbe a te, se continui a lavorare lì. Io sicuro e sprezzante dico Ma non c'è problema, non mi importa dell'aria addosso, e Stagista Readhead F subito fa Sì sì, adesso dici così - ma tra qualche anno-

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venerdì, settembre 15, 2006 

[23:40]

Passa inosservato all'inizio, dici due battute e la conversazione, andato via il cameriere, riprende. E' solo durante la cena, che si forma una vaga inquietudine: è stata la prima volta, in assoluto, in cui sei stato messo in guardia da un piatto che hai ordinato: dal cameriere stesso, inoltre.

Mio Cuggino Mio Cuggino D mi chiama, un paio di giorni prima di partire per le ferie; mi dice Ero in macchina, e alla radio ho sentito qualcuno che diceva la parola "sconveniente": io stavo pensando a "bizzarro", e mi son detto Perchè non chiamo buffa persona z?

Sono tempi un po' così. Pioveva, oggi; ho iniziato un sacco di libri - troppi - perchè lunedì si ricomincia a pendolare e i libri, in treno, sono importantissimi. Ho iniziato un Hemingway, un Gadda e un Sartre - intanto; non ho nessuna voglia di ricominciare a lavorare, però.

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lunedì, settembre 11, 2006 

[23:43]

Accompagno la Signora Madre a vedere uno scrittore svedese che presenta un libro, al Grande Emporio Svedese dei Mobili. Non ero mai stato, io, al Grande Emporio Svedese dei Mobili. La seguo poco e male, la presentazione: perchè la presentazione si tiene prossima alla caffetteria del negozio, ci sono bambini che piangono o urlano, e gli altoparlanti filodiffondono da tutte la parti i suoni della caffetteria stessa; perchè sono tutto preso a decidere di chi possa essere la colpa del fatto che è complicato e rischiosissimo raggiungere il Grande Emporio Svedese dei Mobili a piedi: riconosco sia la mano degli architetti, che quella degli urbanisti; sono inoltre urtato dal fatto che sembra non esservi traccia di aperitivi o vinelli, nel rinfresco che gli sgherri dell'emporio stanno predisponendo. Poi ciondolo, mentre la presentazione ancora continua, e tutto circospetto faccio la corte al dispenser delle matitine e dei metri di carta.

La presentazione finisce.

Rinfresco principalmente salato, accompagnato da caffè. Faccio per scendere le scale; il marsupio mi si stacca di dosso, cade per terra, e c'è una semina di matitine e metri di carta: vengo raggiunto da una ragazza:

Ragazza: beh?

buffa persona z: beh sono un acquirente, io - un potenziale acquirente. Sono qui per comprare un un - un portasapone. Ecco, sì: sono qui per comprare un portasapone.

Ragazza [raccogliendo tra indice e pollice un metro di carta da terra]: e deve misurarlo, questo portasapone?

buffa persona z: ho un bagno molto piccolo, e allora?

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sabato, settembre 09, 2006 

[18:37]

eppure

ha portato via tutto l'umido, il vento; ed io questa notte ho dormito di peso: ah!, che istituzione mattacchiona è la vita: hai appena preso nota di una cosa, l'hai data per immanente e inalterabile, ed ecco che tutto ti cambia sotto agli occhi, o mentre dormi.

[aspettavo la mia ospite per la serata - per l'aperitivo - seduto su una panchina di marmo, in centro, e ascoltavo musica, immerso in pensieri diversi, e il vento soffiava forte e secco, talmente secco che, assieme ad una qualche ragione psicosomatica, avevo l'impressione che presto mi sarei sbriciolato come fossi stato fatto di sabbia: presto, prestissimo: proprio lì in piazzetta, forse.]

la mattina gli amici hanno i lavori in casa, oppure lavorano, od anche stanno agli antipodi, al di là del diametro terrestre, vivendo chissà quale momento del giorno - ed io sono solo, al risveglio, e non c'è verso di combinare un aperitivo nè di sbronzarmi in pieno giorno - come capitava in primavera - e tutto, tutto converge in modo che a me null'altro resti da fare se non darmi da fare, mettermi a scrivere, essere produttivo; eppure, flagellati siamo dai grandi mali del mondo contemporaneo, la Pigrizia ed il Cazzeggio.

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venerdì, settembre 08, 2006 

[19:10]

Sono ritornato - già. In questa seconda estate me ne sto nella mia cameretta, nell'umidore della città, e prendo appunti nel quadernetto verde-qualcosa ascoltando jazz e thrash metal, in continuazione, e il sudore che lascio giù con la mano destra inficia lo scorrere dell'inchiostro, quando poi ci passo sopra con la punta della penna; sto buttando via numerose bic nere, in questi giorni. Ascolto molte volte di fila un pezzo che si chiama A dance for most of you*, non esco e non organizzo aperitivi e manco dalla piazza, non ho un soldo nel conto in banca ma ho capito tutto sui tempi d'accredito degli assegni e dei bonifici, e aspetto, e sulla scrivania ho ammonticchiato pile delle monete di diverso taglio pescate negli anfratti traboccanti d'oggetti stratificati della mia stanza - sembra io abbia bandito la cartamoneta, l'ambita filigrana. La notte non dormo - mi corico tardissimo e nonostante questo non dormo: è il cambio di ritmo, dice la Signora Madre, e nella notte sono obbligato a rimuginare, ad architettare controvoglia, ascoltando ancora A dance for most of you, e i Meshuggah; di questi ultimi vi dirò, vi dirò. Scrivo due post al giorno, prendo appunti nel quadernetto verde-qualcosa, e giro per casa con il portatile e Silversmithing, un grosso tomo rilegato in tela nera; quelle che mi ossessionano ultimamente sono idee di smalti a fuoco, metallo battuto e sbalzato, pietre. Dagli strati di oggetti si possono estrarre ricordi conturbanti, e piccoli frammenti interrogativi; sul bugiardino dell'antimalarico che assumevo in Africa, comico per la lunghissima elencazione degli effetti collaterali, c'è scritto in un angolo, a matita, Grazie, ma non so se sarò in grado.

Sto vivendo una di quelle avventure bibliofile e libresche da antiquaria ottocentesca, trascrizioni inseguite da una biblioteca all'altra, opere ritenute perdute, riferimenti incrociati e polvere, tanta polvere. Solamente, sono io ad essere inseguito dai volumi, dai riferimenti, e dalla polvere.

* Gary Burton, Next generation, 2005

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giovedì, settembre 07, 2006 

[22:29]

le cose che l'Altopiano mi ha insegnato, 2

[...] ho capito quali sono i gusti più buoni di rittersport - il cioccolato quadrato - nonchè quali di questi sono i migliori complementi all'equipaggiamento da escursione spaccagambe in montagna. E non è stato facile, ve lo assicuro, arrivare a questo risultato: mesi di studio, pratica e tentativi; nelle località montane i rittersport non sono quadrati di poche sorti, confusi tra altre, tradizionali cioccolate - no: esistono espositori, in illuminati alimentari, casellari di cartone alti come un uomo, griglie di quattro per nove celle, e queste celle contengono una diversità di specie di rittersport strabiliante, mirifica: ognun d'essi avendo le sue virtù; e l'individuazione e l'isolamento delle peculiarità d'ogni rittersport - delle sue hawāss - e la determinazione dei diversi, benefici influssi*, ed il loro posizionamento all'interno di una scala combinata di valori di soddisfazione e utilità - aver fatto tutto questo ora mi permetterebbe di compilare una specie di lapidario del cioccolato quadrato, un catalogo del rittesport secondo la moda medievale.

* chiudendo un occhio a riguardo d'alcuni indotti negativi, che ora nemmeno menzionerò

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mercoledì, settembre 06, 2006 

[01:22]

le cose che l'Altopiano mi ha insegnato, 1

C'era questa bancarella dei libri a metà prezzo, a G***, ch'è stata lo scenario del mio tracollo economico estivo, e l'ultima volta che l'ho visitata - stando ben'attento ad aver nelle tasche contati denari - l'ultima volta l'arcigno bancarellaio baffuto era in vena: di chiacchierare, di conversare, di cazzate; o, forse, aveva totalizzato il centinaio abbondante, molto abbondante di euro che gli avevo prodotto nel corso di due mesi scarsi: insomma, l'arcigno dismette la sua arcignità - il baffo già dismesso, rasato qualche giorno prima e, forse, sansonicamente responsabile di tutta la cosa dell'arcignità - e bonariamente snocciola racconti e aneddoti, tematicamente sensibili al settor di bancarella in cui sto spulciando: tra i libri d'arte si prodiga sulla moda del cosidetto oro etrusco, ovvero martellato, nella Mantova d'una ventina d'anni fa, per finire poi a perorare il fascino della storia della tecnologia; tra i libri fotografici su' popoli antichi di lande desolate, il suo faccione mi racconta di viaggi nell'Europa dell'est, di città rigorose costruite nel nulla delle steppe sovietiche, di piccoli musei locali. Mezz'ora, così; ed io non riuscivo a disimpegnarmi.

Ero con Mio Cuggino Mio Cuggino D; mi sono disimpegnato, e l'ho raggiunto: stava sfogliando un tomo di filosofia orientale; ho aperto il primo libro che mi sono trovato tra le mani, Cento whiskey single malt, Gold Edition - poche battute: è stato davvero il primo libro che mi sono trovato tra le mani - e ammiccando ho attirato la sua attenzione. Siamo sgattajolati via.

buffa persona z: se c'è una cosa che questi due mesi di Altopiano mi hanno lasciato - mi hanno insegnato - è qualcosa che ha a che fare con la comunicazione. Parlare con tutti. Anzi: lasciare parlare tutti, e ascoltarli. Nei bar, per strada - alle bancarelle. Ascoltare tutti. Anche se è dura; anche se, mentre parlano, tu sei lì che pensi E' durissima, non ce la faccio, non resisto più - scappo. 

Mio Cuggino Mio Cuggino D: e perchè, questo?

buffa persona z: perchè, poi, ne trai degli insegnamenti. Delle nozioni. Informazioni. Piccoli, piccolissimi frammenti, che prima o poi ti tornano utili. Ne sono convinto.

Mio Cuggino Mio Cuggino D: sì?

buffa persona z: sì. Per esempio, questa volta: se una sera mi sbronzo malamente, e all'alba mi sveglio chissà-perchè a Bucarest, ora so che dalle due alle cinque di mattina, a Bucarest, la metropolitana è ferma: e tocca aspettare.

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martedì, settembre 05, 2006 

[01:43]

Torno - sono tornato, già.

Ho passato un pomeriggio, in casa - mentre fuori centomila persone, padovani e veneziani e vicentini di pianura, e macchine e fuoristrada incessanti ed elicotteri, pure, tutti passavano per la main street di R***, attirati dalla Festa del Celebre Prodotto Agricolo Locale, Il Tubero - un pomeriggio in casa a lavare i piatti accumulati nelle ultime tre settimane: due pile, altissime, nel secchiaio; e rifiuti vari, anche. [oh!, i miei leggendari piatti sporchi - l'accumulo. Nella notte - quelle notti che non crollavo, sul divano o a letto - nella notte scrivevo, al tavolo della cucina, e l'unica fonte di luce era il blùore dello schermo del portatile, e più spesso di quanto non avessi voluto, suggestionato, con la coda dell'occhio controllavo che i piatti non si muovessero; alle volte ritenevo preferibile chiudermi in camera, a chiave, a prevenzione di loro sempre più prossimi attacchi, od anche immaginavo di tornare a casa, dopo'l lavoro o le camminate estenuanti, e non trovarli più, nel secchiaio, ma seguire una traccia d'acqua sporca su per le scale, verso la porta sul retro: aperta. Più semplicemente erano scusa, i miei piatti sporchi oramai celebri per l'Altopiano tutto, scusa perfetta: Vieni a mangiare gli gnocchi dalla parrucchiera, mi dicevano, Vieni anche tu. No, rispondevo io. Ma come no, mi dicevano: Lavo i piatti, oggi, rispondevo; e tutti zittivano - mormorando, e approvando.] Ho lavato i piatti, quindi, ascoltando per tre quarti d'ora buoni del sano heavy metal; ho verificato che, per quanto interessante possa essere l'aspetto esteriore delle cose*, come in archeologia - e in molti altri campi in cui s'applica l'ingegno umano - come in archeologia le sorprese più forti, e importanti, si incontrano negli strati profondi, sottostanti.

* sostanze che non pensavi si potessero formare, in natura.

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