buffa persona z [the aim of literature is the creation of a strange object covered with fur which breaks your heart. d.b.] |
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giusto per informarvi di quel che passa per l'animo - o dei suoi motivi E' molto semplice, in fondo. Uno, speravo di poter prolungare il mio soggiorno altopianese al prossimo weekend: la padrona di casa invece mi ha sgammato un giorno, mentre partivo verso R***, e c'è stata questa scena dell'ottantaseienne che lentamente attraversava la strada, verso di me, sbracciandosi e dicendo Oh il mio ospite, aspetti che non la vedo mai, ed io in macchina, e la macchina che non ne voleva sapere di mettersi in moto, la spia della batteria, eccetera. Comunque, niente prolungamento del soggiorno altopianese - perlomeno, non nella casetta affittata; l'Archeologo Capellone C mi assicura ospitalità, comunque. Due: progettavo altre escursioni - lunghe e spaccagambe quanto benefiche: viste le ultime esperienze, almeno - e non potrò invece farle: e questo mi duole, piuttosto. Ma non importa, perchè, tre: credo che la questione stia tutta qui: dopo due mesi di vita indipendente, in un ambiente che rende possibile un'alta qualità della vita, tornerò in un batterdocchio nella città malefica e tentatrice, direttamente alla casa della Signora Madre, e del Capofamiglia. posted by bpz | | commenti (3)
ore 09:31, Altopiano; qualche minuto prima di partire buffa persona z: danno pioggia al sessanta percento, ma siamo fortunati: sessanta percento, solo per la mattina. Mio Cuggino Mio Cuggino D: bene. E per il pomeriggio? buffa persona z: la danno al cento percento. *** Con una camminata di otto ore - facile, all'inizio; poi però - forse - avrei fatto meglio a cercare i sentieri, per salire a cima M***; invece sono partito in verticale, puntando alla cima, scavalcando lastroni di calcare lisciati e mughi bassi e pungenti le caviglie - insomma, questa scarpinata credo m'abbia tolto energie, e mezz'ora dopo - scendendo un sentiero di cresta - mezz'ora dopo: aveva piovuto, aveva fatto quelle due goccie, giusto quelle due goccie bastanti a rendere scivolose le pietre: mezz'ora dopo stavo scendendo, e mentre pensavo ai cazzi miei sono scivolato, malamente, piombando di peso, di bacino, contro una pietra, e per un qualche motivo sono entrato in paranoja - o confusione - e stavo per gettare la spugna e rincasare; ma non volevo rincasare, a quel punto: erano solo le quattro e mezza: allora ho fatto uno spuntino, ma tirava vento e faceva freddo, e lo spuntino [...] [s'interrompe, per sopraggiunti impegni di lavoro. Ma lo riprendo, eh. No?] Con una camminata di otto ore, alla fine - praticamente - dei miei due mesi d'Altopiano, sono riuscito a sistemare delle questioni psicologiche che mi portavo avanti, o dentro, da almeno tre anni. Credo che mi mancherà, la vita nel paesello montano. *** Volete un consiglio - da amici? Se andate a camminare in montagna - non importa quanta strada programmiate di fare, nè il dislivello, nè tantomeno le condizione climatiche: forti piogge previste, o sole a picco su riverberanti spianate calcaree completamente esposte: non importa; se andate in montagna a camminare, lasciate perdere - davvero - lasciate perdere la pasta di acciughe, nei panini. Dimenticatela. posted by bpz | | commenti (2)
fine metafora Oh!, appartato bagno / di letture prediletto loco. Di fianco al cesso c'è il bidet, nella casa che ho in affitto per l'estate, e questo bidet ha il bordo molto largo, ed è quindi un perfetto tavolinetto su cui poggiar libri. I titoli sulla mensola ceramica cambiano di frequente, e con assoluto disordine qualitativo e quantitativo; apparentemente, cambiano senza un mio cosciente impegno. Stamane, quando sono uscito di casa per scappare giù in pianura - in ufficio - sul bidet c'erano una monografia fotografica dell'opera scultorea completa del Cellini; un librone fotografico - in tedesco, e quindi incomprensibile: ma credo sia corretto così - un librone fotografico sui simboli e gli oggetti della massoneria; l'allegato alle carte dei sentieri delle valli ad ovest dell'Altopiano; un paio di libricini di racconti. Ma è stato qualche giorno fa, che Spesso Empatico A mi ha fatto notare - Spesso Empatico A è passato a prendermi, qualche giorno fa, perchè s'aveva da andare a L***, a pranzare coi ragazzini dello scavo; mi ha chiesto il bagno, Spesso Empatico A, per alleviare il lungo viaggio da Padova. E' salito al piano di sopra; è sceso poco dopo, e mi ha fatto notare il titolo dell'unico libro poggiato sul bordo del bidet: era un saggio di Baudrillard: L'illusione della fine o Lo sciopero degli eventi. posted by bpz | | commenti (2)
l'Altopiano, una decina di giorni fa circa; ore 23 e qualcosa Diluvia. Torniamo da una abbuffata serale, io e Giovine Collega E e diversi giovini collaboratori, e tutti i bar dell'Altopiano sono chiusi - tutti, eccettuati quelli di R***: i due bar sotto casa. Ci fermiamo a quello più lontano - parcheggiamo la macchina poco distante; io e Giovine Collega E usciamo di corsa sotto la pioggia, ingobbiti per i goccioloni, attraversiamo le persone che fumano assiepate alla porta, e siamo nel bar. Trenta secondi dopo entrano anche Stagista Redhead F, Sorella di Moglie di Archeologo Capellone C - uff! - e'l suo partner, ed è Sorella di Moglie di Archeologo Capellone C che ci riferisce questo Dialogo tra avventrici alla porta del bar: Dialogo tra avventrici alla porta del bar Prima Avventrice: ma chi sono quei due? Seconda Avventrice: eh: sono sempre gli stessi. Prima Avventrice: sì, ma chi sono? Seconda Avventrice: non lo so. *** Ed era solo il terzo, quarto giorno al massimo. *** Giovine Collega E si è fermato dieci giorni. Alla fine - all'aperitivo per il suo ritorno alle valli natìe - il modesto bicchiere di china martini con ghiaccio, col quale s'amava punteggiare le lunghe serate aperitive - questo bicchiere aveva raggiunto la dimensione d'un poderoso bicchierone da spritz, essendo evoluto gradualmente - in tre, quattro passaggi - a partire da un più naturale bicchiere da amaro. E' perchè così magari i baristi sperano di uscire a portarvi da bere una sola volta durante la serata, e non quattro, o cinque ogni ora, ipotizza Moglie di Archeologo Capellone C. *** I baristi!, i baristi - e le bariste. Camminavamo per l'Altopiano, tra il Festival e ferragosto, e godevamo d'un paio di giorni da turisti, piovosi il giusto, senza acri pensieri lavorativi, e per tutto l'Altopiano i baristi dell'Altopiano, in borghese, ci salutavano, od accennavano a noi, riconoscendoci. *** Di fronte alla mia macchina, dopo aver versato nel serbatoio una tanica di benzina - già: già - ci siamo salutati, io e Giovine Collega E, Giovine Collega E: grazie per l'ospitalità. buffa persona z: figurati - spazio ce n'era, ed è stato un piacere. Giovine Collega E: ehm - scusa allora per i due anni di vita che hai perso, per colpa mia. *** Ma i resoconti, i resoconti - mamma mia!, i resoconti. Oh - i resoconti: quelli presto, prestissimo arriveranno. [Sorella Elettiva G ormai non ci crede più, quando le dico Ti scrivo una mail, Ti scrivo due righe, Ti racconto. Mi manda minacciosi messaggi delusi, la mattina seguente, accusando promesse da marinaio. Quindi, per i resoconti: avete capito.] posted by bpz | | commenti (1)
Giovine Collega E: non sono mai riuscito a dormire più di cinque sei ore per notte, da quando sono qui. buffa persona z: e mai ci riuscirai, tra l'altro. *** Archeologo Capellone C: mi sa che vi date corda a vicenda, voi due. buffa persona z: già, è possibile. posted by bpz | | commenti (3)
E' lunedì, sera; sono tornato in Altopiano con gli occhi pesti di stanchezza. Con i postumi del matrimonio abruzzese - ore di coda in autostrada, eccessi, poco sonno - con i postumi esco, un po' riluttante, per andare a mangiare una pizza con Giovine Collega E: Giovine Collega E starà da me fino a domenica, perchè per predisporre la Giornata Speciale del Tredici Agosto la Ditta ha bisogno di braccia. Andiamo a mangiare questa pizza, quindi, e per un qualche motivo le birre medie che la ragazza ci porta sono più medie delle birre medie degli altri - ovvero, le nostre birre medie stanno nei bicchieroni possenti e tozzi da zero sessanta. Dopo la pizza andiamo poi in un'enoteca che conosco io, nel Centro Importante dell'Altopiano, e beviamo un bicchiere di vino; parliamo di viaggi, principalmente, e di cocktail, e preferenze alcoliche. Ci diciamo Prendiamo un negroni, dai, ma il negroni l'enoteca che conosco io non lo fa: ci diciamo Andiamo in cerca di un posto dove prendere un negroni. Certo, faccio io, ma prima facciamo un altro giro qua: per cortesia: perchè fa brutto, che ti dicono che non fanno il negroni, e tu te ne vai via, così. Poi andiamo verso il corso, e troviamo questo bar, e il padrone - giacca e cravatta e tutto in ordine, ma occhi e agitazione da troppa confidenza con gli aperitivi - il padrone ci stima perchè E' una serata da camomille e cappuccini - certo: lavoriamo bene all'ora del'aperitivo, solamente che alle volte sembra che esista solo lo spritz, e invece - e invece noi ci presentiamo e chiediamo il negroni, e lui - che non ha i tumbler, si scusa, e ce lo fa nei bicchieri alti - lui azzarda un Avete preferenze, per la marca di gin?, che insomma non son domande da fare. Il senso finale dei tumbler mancanti è che il negroni è grosso il doppio, quasi. Torniamo a casa. Apriamo campari e vino bianco, e ci facciamo uno sprizzetto - la lama d'acqua che verso alla fine, dello spessore d'un millimetro, due al massimo, è puramente simbolica. Sono le 01:21, ad un certo punto: Giovine Collega E: ... buffa persona z: ... Giovine Collega E: un altro mezzo spritz, e si va a letto? Ho capito, io: Giovine Collega E non è un collega: è un sicario, mandato ad uccidermi. posted by bpz | | commenti (2)
lunedì mattina, ore 01:12 circa - stando al mio orologio biologico Ondeggio lungo il bordo della piscina, e torno dagli altri dopo non mi ricordo che giro lunghissimo, in cerca di alcool o dei resti di dolce o di frutta sui vassoj - non lo so. Una forte pressione centrifuga a livello dello sterno; accordi d'organetto, nell'aria. Mi infilo nel gruppo; qualcuno mi dice Ma sei ancora vivo, allora!, e io gli rispondo Ehi: non fermarti alle apparenze. posted by bpz | | commenti (4)
è la storia di un altopiano che - trascorrono i giorni di diluvio insistente, sistematico ed assoluto - un altopiano che, allagato dalle piogge, sprofonda nuovamente in mare, novello Atlantide. E' la storia di un giovine che, per stringenti fini, ricorre ad un antico dimentico rituale - l'antico dimentico rituale della Danza della Pioggia Heavy Metal. E' sera, e il giovine auspica un intervallo piovoso per la mattina seguente: un intervallo del tipo dalle-nove-alle-undici, giusto per fugare ogni escursione programmata. Sono due giorni che piove, in Altopiano. I pochi momenti di tregua sono assolati, caldi, ma funestati da un vento violento che si incunea nelle viottole del paese, e che fa sbattere in lontananza gli scuri. *** C'è da scegliere l'abito per il matrimonio di domenica. Svuoto l'armadio. Escludo dei capi, ne pondero degli altri: in fine, resta sul lettone del Capofamiglia e della Signora Madre un cumulo di vestimenti. Alcuni sono stretti, tirati; altri sarebbe bene darci una bella stirata. La camicia comprata nuova per l'occasione è rimasta, dimentica, su in montagna; l'unica maglietta bianca che ho: pure. Il negroni assunto una mezz'ora fa, al Portello, è stato violentissimo, forse per la stanchezza della giornata rocàmbola: vedo i colori tutti come attraverso un filtro grigio; cercherei le curve di bilanciamento, se la vita reale fosse un software della Adobe. [Opterei, potendo, per braghette corte, scarpe casuali, e maglietta dei Manowar a maniche lunghe: sotto la giacca, chiaramente.] *** Ho realizzato, in questi giorni, che se nella vita per un po'* viene a mancare l'Amore, s'ha comunque** da darci dentro con l'Epica, per non lasciarsi scoraggiare. * per un po', soltanto: si spera ** intanto, nel frattempo posted by bpz | | commenti (2)
La mia barba, pensavo poi - la mia barba: lunghe mezz'ore a rifinirla, venerdì sera - ormai notte - a ponderati colpi di forbice, e faticosi; un lungo lavorìo, per arrivare in fine alla barba che sfoggiavo, dubbioso, sabato: una via di mezzo tra il trascendentalista americano dell'ottocento, e il nu-metal. Sto disteso a letto, con un braccio sotto la testa; tergiverso guardando fuori, la casa di fronte alla mia, pregna, letteralmente imbevuta d'acqua: sono tre ore almeno che piove con violenza, e sistematicità: sono tre ore almeno che il cielo brontola e crepita lontano, e sono questi crepitii i suoni peggiori, ché sembrano squarci delle nubi, falle improvvise delle paratìe da cui si riversano altri ettolitri di pioggia. Bene bene bene, penso, tergiversando a letto: allora danzare la danza della pioggia, la sera prima, funziona: funziona a disimpegnarsi dal dovere accompagnare trenta giovani scout - e quel che è peggio: i loro gerarchi - dover accompagnare trenta giovani scout per boschi e sentieri, per tutto il giorno, con la Ditta che avrebbe ben altro da fare - e nuota in una ristrettezza di tempo che trascolora in mar di deiezioni - per pochi, pochissimi denari, irrilevanti; e ieri sera invece di lavorare con Illustrator danzavo, anzi: pogavo la danza della pioggia attorno al tavolo della cucina, con i Mastodon a tutto volume. [questo, oggi. I giorni scorsi pensavo Piove, governo ladro; i turisti lamentavano ridanciani, la mattina, Pioverà, non pioverà: forse non piove: siam fortunati - magari nel pomeriggio, pioverà; e intanto tu lo sapevi, che avresti condotto la visita guidata, o l'escursione, e saresti tornato a casa, e giusto il tempo di preparare un panino, e di decidere sulla carta dell'Altopiano in che zona d'alta montagna andare a perderti - avrebbe cominciato a piovere, allora, sassinandoti la giornata, e a te sarebbe rimasta al massimo la possibilità di vagare in macchina da una bancarella dei libri a metà prezzo all'altra, e da un baretto all'altro: il gomito sul bancone, sprizzetto in mano, e guardare fuori, oltre la vetrina, se smette.] posted by bpz | | commenti (2)
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