buffa persona z

[the aim of literature is the creation of a strange object covered with fur which breaks your heart. d.b.]

mercoledì, giugno 28, 2006 

[01:53]

Temevo in qualche modo di fallire - avevo paura che il medico del rinnovo della patente mi schioccasse sulla patente un Obbligo di guida con cane - e invece mi sono comportato molto bene, ho letto tutte le lettere anche le più infime nonostante la miopia, le ore di computer di questi giorni, il caldo la stanchezza e - come definirlo? - un certo disagio psicologico, a tenaglia attorno alla mia testa accaldata, alla mia fronte lucida. Poco prima, in autobus, avevo scritto ad un'amica qualcosa tipo Penso che la mia forza d'amore s'annacqui, e il mio fermento vulcanico rapprenda e diventi inerte, per colpa di circostanze ingenerose, crepate, imperfette. Riflettevo - un'ora prima, dentro ad un treno gelido, mentre fuori scioglieva - riflettevo e deducevo che, in momenti inevitabili della mia vita, tutte le persone che amo - o che stimo, o a cui voglio bene - tutte le persone importanti, insomma, d'un tratto non capiscono più una téga [pad.], e rifiutano di cogliere l'importanza assoluta dei pochi ma buoni, dei Due, dell'uno - a seconda dei momenti, e delle necessità.

Necessità, sì.

***

MA!

tempi atri e difficili, attorno, a sforzare la forza di volontà, e la pazienza anche

[comunque non preoccupatevi, perchè:]

sono sempre io!

[e ve lo dimostro subito]

***

Capofamiglia: lo taglio, allora, il melone? Lo mangiate?

buffa persona z: taglia, taglia.

Il Capofamiglia taglia a metà il melone.

buffa persona z [stupito]: ma - crescono anche senza Porto dentro, allora!

posted by bpz | | commenti (6)

domenica, giugno 18, 2006 

[22:24]

[avrei dovuto lavorare tutto il pomeriggio - almeno; e invece me ne stavo lì, a cavalcioni sul letto, in mutande, a giocare col portatile a Warhammer - Dawn of Battle, usando Tutto il teatro di Ibsen - volume terzo - come appoggio per il mouse. E vivevo nella ricordanza perchè - voi non lo sapete - io crebbi come individuo giocando a Warhammer 40k, e sui tavoli del wargame si formaron i miei sensi dell'epico, e dell'iperviolenza]

***

Al Portello, seduti ad un tavolino, nel fresco non-poi-così-fresco della sera. Porto le birre al tavolo e bevo subito un sorso della mia - sono già stato agli spritz, prima di cena, per una delle numerose bevute d'addio col Compagno di Sbronze A; bevo un sorso della mia birra e l'intero mio cavo orale e la lingua si fèlpano di moquette: come se il mio corpo stesse tentando di dirmi qualcosa, ma chissà che cosa.

Buon Vecchio Bassista M: per l'anno prossimo vorrei organizzare un cineforum. D'estate, all'aperto-

buffa persona z: è una bella idea.

Buon Vecchio Bassista M: ma per proiettare film ignoranti. Possibilmente horror.

buffa persona z: "ignoranti" rende bene l'idea: mi piace. E lo hai già, un titolo per il cineforum?

Buon Vecchio Bassista M: certo.

buffa persona z: cioè?

Buon Vecchio Bassista M: "ci hai rotto i coglioni, Truffaut"

***

[in piazza, qualche ora prima]

Ragazzine magrissime in tenuta da cheerleader girano per la piazza - magliette rosse a maniche lunghe, minigonna di jeans; riccioli e codini - con vassoi di confezioni promozionali di yogurt. Le ragazzine ci schivano alcune volte - saranno state le birre che stavamo bevendo minacciose, mah. Una di loro vince la ritrosia, finalmente, ci avvicina e ci mette in mano uno yogurt e un cucchiaino di plastica, sigillato; saluta, e se ne fugge via. Qualche minuto dopo, una seconda ragazzina si ferma, e ci chiede se può lasciarci uno yogurt. Lo abbiamo già avuto, diciamo noi. Le dice Ma io ve ne lascio un altro, così li finisco prima. Sorridiamo, accettiamo, scambiamo due parole. Lei ci spiega i tipi di yogurt, ci dice che ognuno è insaporito di un frutto e di un ortaggio sapientemente abbinati. Il Compagno di Sbronze A dice Lo so, non hai mica quello che fanno la pubblicità: quello col pomodoro? Non ce l'ha. Va bene: patate e pancetta, allora? La ragazzina obbietta Ma nessuna dei due è un frutto! Il Compagno di Sbronze A dice Ah, no?, e la ragazzina se ne va.

 

posted by bpz | | commenti (2)

venerdì, giugno 16, 2006 

[09:44]

house of postumi

Ore 09:03. Suona il campanello dell'ufficio. Chi è?, chiedo a Moglie di Archeologo Capellone C. E' il restauratore, mi risponde lei. Puntualissimo, accidenti. Apro, dico io: faccio anche pubbliche relazioni? Rispondo, e apro dal citofono la porta del condominio. Poi mormoro: però non credo che sia la persona più adatta a fare pubbliche relazioni, uno che ha dormito tre ore e mezza nei vestiti che ha addosso - no? Si apre la porta dell'ufficio.

buffa persona z: buongiorno!

posted by bpz | | commenti (2)

mercoledì, giugno 14, 2006 

[17:59]

il pannello elettronico dice e venti, mentre io mi aspetto e voglio un e undici. Torniamo in atrio, a guardare sul monitor e - sì, il regionale è SOP, soppresso. Poco dopo, l'altoparlante conferma, e si scusa; non fornisce motivazioni, però. Resta quindi l'intercity delle venti - oppure, aspettare un'ora. Torniamo sul binario. Sorella di Moglie di Archeologo Capellone C - uff! - è la prima a mostrare convinzione: no, il supplemento non lo avremmo pagato. Sta facendo una scuola, SdMdACC, per cui le hanno spiegato che, se è colpa loro, ti rimborsano il biglietto, completamente, o qualcosa del genere. Belle parole, dico io, in teoria; in pratica: t'inculano. L'intercity è annunciato; SdMdACC tìtuba, ma ora sono io, quello fermo nel proposito. Il treno arriva; saliamo, e ci piazziamo nella piattaforma di fronte al cesso, in un vagone più o meno centrale. Guardiamo verso il corridoio, ogni tanto, per tenere d'occhio la situazione. Passano dei giovini che hanno tutto l'aspetto di quelli che scivolano via tentando di non farsi notare. SdMdACC fa qualche osservazione, io racconto aneddoti. Siamo quasi a Mestrino, e io dico E poi non è comunque corretto, che tieni la gente nelle stazioni con questo caldo, la sera: la gente dopo una giornata di lavoro vorrebbe anche andare a casa a farsi una doccia, o a fare le sue cose. SdMdACC mi chiede: e tu? Io rispondo Io vado direttamente in piazza, a bere spritz.

Scendiamo incolumi: nessuno appena scesi ci stringe manette ai polsi. Fa caldo, sòfego, e il cielo prepara gli abbaglianti biancori dell'estate umida: ma non ancora, non ancora. Cammino verso la piazza. In piazza, è tutto chiuso.

***

L'Oste Cacofonico M fa dei negroni ultraviolenti.

posted by bpz | | commenti (3)

sabato, giugno 10, 2006 

[21:12]

il Sistema Universale dei Pesi e delle Misure: la precisione a portata di mano

buffa persona z: hai detto centoventicinque, di farina?

Smilzo Collega C: sì.

buffa persona z: la bilancia?

Smilzo Collega C: non c'è.

buffa persona z: ah. Un qualcosa di graduato, ce l'hai? Tipo per l'acqua?

Smilzo Collega C: ehm - no. [cerca negli stipi] Beh, ho questo: ho un vasetto vuoto di Gran Sugo X.

[sul vasetto, svuotato e lavato, non c'è più l'etichetta]

buffa persona z: ottimo. Quanto tiene?

Smilzo Collega C: non c'è scritto. Quanto tiene, secondo te, un vasetto di Gran Sugo X?

buffa persona z: ...

***

landlord speaks

questo blog, oggi, compie tre anni. La nuova - credo: non ci faccio mai troppo caso - la nuova finestra di Splinder mi dice automaticamente quanti post ho scritto: ottocentoventiquattro, mi dice, questo compreso. Traete le vostre considerazioni. 

State bene.

posted by bpz | | commenti (4)

venerdì, giugno 09, 2006 

[18:46]

CIAO!, sono buffa persona z; si è da poco superata la metà della settimana, e io già sono in debito del cinquanta percento sul mio fabbisogno di sonno - stando, per lo meno, a quello che a proposito del sonno prescrive la Convenzione di Ginevra sui Diritti dell'Uomo.

In mezzo al bailamme di questa settimana, è pure finito il corso di disegno, e alla fine mi è pure dispiaciuto, che sia finito: stavo laccando un disegno di cui finalmente andare fiero - allora: c'era tecnica libera, mercoledì, ed io volevo fare carboncino e carboncino m'ero comprato, ma scopersi poi questo carboncino essere uno pseudo-carboncino, gommoso e indelebile ma potenziale d'uno sfumìo accattivante*, a farsi con la carnina morbida che sta affianco all'unghia del mignolo della mano destra - questa pregiata parte del corpo umano presto finì d'essere utile, per saturazione di nero; ed io avendo anche uno pseudo-carboncino color vinaccia intensissimo, da sfumare, cominciai quindi ad usar'altre carnose ma cripto-spigolute parti della mia mano, per sfumare: le carnine di fianco alle altre unghie, e certi aguzzi momenti delle nocche tutte; finoacché mi ritrovai carbonescamente, affumicatamente annerito fin'ai gomiti. Stavo laccando questo disegno, quindi: dopo un'ora e mezza di esperimenti vòlti a prender confidenza col mezzo pseudo-carboncino, stanco dello stereotìpico vaso di rose cambiai soggetto, e la nobiltà del nuovo soggetto appunto portò maggiore empatia raffigurativa, e soddisfazione notevole;

[segue descrizione del soggetto, nobile come si diceva: altro che rose!, una grossa, maestosa testona d'aglio - ah!]

Quindi stavo laccando questo testone d'aglio a pseudo-carboncino - tutti si stava sistemando, mettendo via: laccando, alla bisogna; Insegnante Arruffato E mi si è fatto appresso e, ammiccando e spalleggiando [spallucciando?] in direzione della Giovane Corsista Psicologa mi ha detto, a bassa voce, Ma non è che ti fa un po' il filo, quella tipa lì? Eh già, ho pensato io, ricordando le ultime lezioni, quando io di sguincio guardavo nella di lei direzione, e vedevo che in mia direzione, a sua volta, ella guardava.

Ma ohimè - le ragazze del corso, co' artefatti** goccioloni di sonno agli occhi, timidamente schivavano l'aperitivo di fine corso, ovvero la birretta, e fuggìan. E così, centellinando la birretta di fine corso, pensavo: ma accidenti: come fare, come aver potuto fare?, s'io arrivava a lezione sempre in ritardo, spess'anche ebbro di spritz, e lei ogni volta allo scoccare delle undici e mezza zitta zitta se ne fuggiva, inghiottita subito dalle nere viècole del centro?

* è la parola del mese: domenica vi racconto, prometto

** no, che cattivo: non è detto

posted by bpz | | commenti

mercoledì, giugno 07, 2006 

[19:52]

[il Giorno del Demonio, continua da prima]

Torno poi dalle atre dimensioni infernali, dopo aver attraversato cupi dongioni terribili, e cunicoli e aperture carsiche dove il calore si fa vieppiù soffocante e insostenibile man mano che ci si avvicina al nero trono; mi materializzo in ufficio di fronte al portatile, seduto sulla sedia, con gli occhi chiusi e le braccia incrociate sul petto, le mani in guisa di corna.

***
La sera prima - era stata la prima sera del festival studentesco; era mezzanotte, diciamo: fuori era freddo e ventoso, ed io mi sono schiantato davanti al monitor ad ascoltare un disco di death metal violentissimo, in cuffia, a volumi insensati; ad ogni colpo di headbanging realizzavo sempre più la mia condizione di ubriaco pésto - si scivolava intanto nel Giorno del Demonio.

La mattina del Giorno del Demonio - avrebbe dovuto uscire il nuovo degli Slayer, per dire: posticipato, ohimè - alle 07:16 arrivo al mio nuovo usuale parcheggio per biciclette e, mentre slucchetto la prima catena, vedo per terra cinque, sei lucchetti aperti, tagliati, e frammenti numerosi di catena e lucchetto, sparsi. Mi allontano furtivo, inquieto, verso il vecchio usuale parcheggio per biciclette, pensando.

In treno, qualcuno gioca insistente con l'interruttore del condizionatore del vagone - con l'interruttore, prima: con il termostato, poi. La temperatura interna passa alternando dai ventotto ai dodici gradi; gli effetti sul tratto terminale del mio apparato digerente, già provato dai postumi di sbronza e dal contenimento forzato in attesa dell'ufficio, sono temibili. Il display ad uso utente del vagone, elettronico e raffinato - non ha mai funzionato, dacchè io ricordi - dà a rotazione queste informazioni: temperatura interna, zero gradi; temperatura esterna, zero gradi; velocità: trecentoquarantasette chilometri all'ora.

***

La seconda sera del festival studentesco, piove. Un po' sì, un po' no; poi ricomincia, poi smette - infine, diluvia. Il gruppo americano - per una volta, un bel gruppo energetico - il gruppo americano headliner della serata è costretto a smettere, per la pioggia appunto. Il pubblico lamenta, accidenti!, dopo due sole canzoni,  E' proprio un peccato. In inglese, il bassista alza le mani costernato, e dice Potremmo anche morire! Tecnici e musicisti smontano la strumentazione. Pedalo verso casa, sotto la pioggia, brillo.

***

Sono le 08:47 del terzo giorno. Guardo fuori dal finestrone del trenino per il Paese dell'Hinterland Vicentino: c'è il sole, oggi, e fuori sembra essere caldo abbastanza, ma le nuvole sono quelle del giugno in pelle di novembre che ancor funesta l'andare metereologico delle giornate. Scorrono i campi di mais della media vicentina, fuori. Io sono allungato tra i posti, con le gambe unite e le ginocchia incastrate contro il sedile del posto di fronte. Ho sonno. Guardo fuori, i campi, e dico Le colture sono indietro, ancora; farò frustare i villici, al mio ritorno.

posted by bpz | | commenti

[11:17]

[il giorno del demonio, un assaggio]

Archeologo Capellone C: che giorno è, oggi?

Stagista Redhead F: il sei del sei duemilaesei.

Archeologo Capellone C: il sei sei sei!

POUF!

Archeologo Capellone C: ma che fine ha fatto, buffa persona z?

posted by bpz | | commenti (2)

domenica, giugno 04, 2006 

[23:20]

un po' di concentrazione, perdìo!

un ultimo fine settimana - sembra - lungo e tranquillo, prima dell'estate terribile della Ditta. Infilo dove posso - dove capita - delle pesanti, potenti dormite; la Signora Madre dice che ne ho bisogno, si vede: io mi ci abbandono, sì, ma indulgo, anche. Mi addormento leggendo scrittori norvegesi del secondo ottocento - preferibilmente premi Nobel; mi addormento tenendo il segno con il pollice infilato dentro al libro, guardando verso punti inesistenti della mia stanza, pretendendo di riflettere sull'appena letto.

Mi sveglio ogni ora, nel lucore del monitor del computer. Nella lattiginosità della miopia notturna strizzo gli occhi, tento di capire quanto Emule stia lavorando. Intorno alle due mi alzo e spengo il computer, per non avere rumor di ventolaglia; scòsto nel bujo le coperte e mi metto a letto, ufficialmente. Gli amici, per il giorno dopo, hanno organizzato il mare: alle due e qualcosa, prima di riaddormentarmi, mando un messaggio di pigrizia e rinuncia preventiva, No, ma, mi sa che io non: ci vediamo in piazza direttamente, a sera. Li benedico, anche, gli amici.

Il giorno dopo, piove.

Mi rigiro, non riuscendo a riaddormentarmi. Poi mi addormento, e sogno gatti numerosi, d'ogni taglia e colorazione, che mi rompono i coglioni, in casa mia - in casa mia!

MI dico Scrivi, scrivi: scrivi! Faccio grandi pensate, immagino frasi e costruzioni complesse. Scrivo! Scrivo! Adesso scrivo!, mi dico. E poi: nulla.

Avrei da raccontarvi delle cose, importanti: prometto che presto, prestissimo, eccetera, eccetera.

Scivolano via questi primi giorni d'un giugno che non ha capito troppo bene d'esser giugno: un po' è novembre, un po' marzo: alle volte, improvviso, luglio. Le persone mi chiamano, mi chiedono del fine settimana lungo: cosa vuoi dirgli, alle persone? Che ti svegli a mezzogiorno; che leggi norvegesi premi Nobel e ascolti death metal e tech metal nel pomeriggio; che esci alle quattro e mezza - magari anche prima - ti bevi tre o quattro spritz in compagnia, torni a casa, ti lasci addormentare: il lucore, Emule: queste cose qui, vuoi dirgli? Che son tre giorni che va avanti così, vuoi dirgli?

posted by bpz | | commenti (2)
adopt your own virtual pet!