buffa persona z [the aim of literature is the creation of a strange object covered with fur which breaks your heart. d.b.] |
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Steso sul pavimento della mia camera, nel cuore della notte, stanco fisicamente, lacerato dentro. Quando a volte il passato - un passato che avevi fatto del tuo meglio per neutralizzare - quando insomma questo passato torna a farsi sentire, e tu per un motivo o per l'altro - un accenno di sfinimento, una qualche tensione interiore, inespressa; oppure gli uncini delle cose bellissime che però sono potenziali; gli uncini cui sono legate le corde che ti tengono lontano, dalle cose bellissime; gli uncini confitti nelle tue carni a farti sanguinare, lentamente - quando per un motivo o per l'altro, quindi, hai le difese abbassate, rannicchiato su te stesso per recuperare energie [uff!] alla fine va a finire che non riesci a contenere una piena di sentimenti pessimi, il tuo lato oscuro che in un attimo deborda da dove cercavi di contenerlo, mentre eri tutto preso a tentare di crescere. you cannot see / this is my reality I'm my own enemy Steso sul pavimento della mia camera, sempre più verso mattina, ascolto musica e guardo il soffitto. Questa notte buffa persona z scriverà per se stesso; questa notte buffa persona z scriverà per una Persona Importante: non necessariamente in quest'ordine, e non necessariamente slegato. posted by bpz | | commenti (8)
0. [praticamente un'aggiunta in live feed] [...] Ragazza Arcobaleno M: ma me lo hai confessato prima! buffa persona z: massì che te l'ho confessato prima!, e ti confesso tutto quello che vuoi, anche! Ragazza Arcobaleno M: questo è un ossimoro, però: "ti confesso" e "quello che vuoi". buffa persona z: accidenti; non ci avevo mica pensato, a questa lettura - si vede, che sei un passo avanti. Ragazza Arcobaleno M: eh! buffa persona z: ... Ragazza Arcobaleno M: e poi, c'è gente che mi apprezza per la curva della schiena. buffa persona z: eh certo, è naturale. Sei un passo avanti: quella, si vede. E' semplicemente geometria della prospettiva - come ci insegna il Carpaccio, d'altronde. 1. ma quante emozioni, a lavorar con gli archeologi Con calma, molta calma - e più attratto dai bianchetti sotto al Salone che dagli impegni accademici - mi propello in centro, conscio d'aver ben poco tempo da dedicare alle cose serie. Arrivo al Liviano, salgo le scale, entro ad archeologia. Lord Of Tamburello A dovrebbe avermi lasciato una busta nell'ufficio dell'Altezzoso B. Una dottoranda rovescia mezza scrivania, ma la busta non viene fuori, e a buffa persona z quella busta serve, ché contiene materiale da lavorarci sopra, onde concludere il lavoro altomantovano di settembre e trarne in fine lucro - è un passepartout per il denaro, insomma, quella busta. Chiamo Lord Of Tamburello A. Ma come, ma l'avevo lasciata proprio lì, eccetera. Comunque, sono in bar. Vieni giù, veloce. Va bene, scendo. Riattraverso la sala lettura della biblioteca. Incrocio velocissimo Cherry Master K; il tempo di fargli un cenno di saluto, ed è già sparito. Incappo anche nel Re Dello Scavo DG; è trafelato, con addosso ancora la giacca a vento, e non si capisce dove stia andando, Re Dello Scavo DG: hai controllato quella procedura di traslazione dei dati? buffa persona z: sì, certo [omesso: come no!] E sparisco. [in un momento di delirio, ieri mattina, io e l'Archeologo Capellone C stampiamo un mezzobusto a grandezza naturale del Re Dello Scavo DG - un mezzobusto preso peraltro da una foto inquietante - lo incolliamo su del cartone, e lo ritagliamo a mo' di sagoma, di quelle col supporto dietro, a tenerle in piedi da sole. Finchè siamo lì che ghignamo, a farci autoscatti con questo surrogato in mezzo, avviene che Pulchra, il cane dell'Archeologo Capellone C, s'inquieta alla bizzarra presenza Pulchra: bau? Sagoma di Re Dello Scavo DG: ... Pulchra: caii! Nel tardo pomeriggio io e l'Archeologo Capellone C stiamo sfrecciando in autostrada, verso Padova, con Quella Sagoma del Re Dello Scavo DG sistemata in furgone a guisa di terzo passeggero. La tensione dell'aver presentato il conto ad un committente sta svanendo; abbiamo sul sedile posteriore l'ultimo tassello di una monumentale documentazione; riceviamo ambedue belle telefonate - ambedue, sì, perchè Quella Sagoma del Re Dello Scavo DG ha dimenticato in Altopiano il cellulare - ed ascoltiamo Peter Gabriel a volume lancinante, I want to be / your sledgehammer. A Ponte di Brenta, quand'omai è troppo tardi, veniamo a sapere che Re Dello Scavo DG defezionerà la riunione. Capita a fagiolo, allora, Quella Sagoma del Re Dello Scavo DG: la sistemiamo a capotavola, e la riunione si fa lo stesso] Insomma evito di dovermi profondere in tecnicismi con Re Dello Scavo DG. Chiamo l'ascensore. Mi ci infilo dentro. Premo zero. Non si accende, zero. Le porte si chiudono. Premo zero di nuovo. Premo quattro, il piano a cui mi trovo. Premo un simbolo che par due porte che s'aprono. Si spengono le luci. Rubrica, trova, Cherry Master K, chiama: buffa persona z: ciao Cherry Master K. Cosa mi rispondi se ti dico che sono chiuso nell'ascensore del Liviano? Esco dal parallelepipedo, e vengo cazziato da Cherry Master K: da oggi - ovviamente! - da oggi ci vuole la scheda, per raggiungere in ascensore i piani alti dell'edificio. Una Signora esce dalla porta a vetri di archeologia, e si approssima all'ascensore, Cherry Master K [in principio di preoccupazione]: signora!, ce l'ha la scheda? Signora [ostentando sicumera]: certo! Cherry Master K: ah, bene. La Signora entra in ascensore che ancora armeggia con la borsetta. Le porte si chiudono. Signora [diminuendo]: aaaaaaah! buffa persona z [a Cherry Master K]: la tessera, ci vuole, insomma? Cherry Master K: eh già, da oggi. Signora: TUMP! 2. open up your fruitcage / where the fruit is as sweet as can be no, è che, in certi momenti, è solo il desiderio [necessità, bisogno] di aver vicino una donna dolce, per farci l'amore insieme. posted by bpz | | commenti (2)
l'estrema dolcezza del freddo Perchè ad una certa ora della sera - non della notte; della sera - il riscaldamento si spegne, senziente e beffardo, e fuori, sul plateau gelido dell'Altopiano, fanno nove gradi sotto lo zero, e le sottili finestre con gli scuri di legno verniciato non ce la fanno a tenerlo fuori, il freddo. Piegare il piumone matrimoniale per ottenere un doppio strato di caldo non è poi una brutta idea, perchè siore e siori questa è la camera più fredda delle tre venessie, e dopo aver letto per almeno tre quarti d'ora la testa comincia a chiedere di stare sotto pure lei. E allora ti metti lì, nel freddo, rannicchiato in posizione quasi fetale, al buio, col cellulare che non prende ed un vago senso di solitudine, i Gotan Project nelle orecchie, ma piano; e t'addormenti lentamente. Il giorno dopo lavori tutto sommato pacioso e rilassato, giochi con i colori di una brochure e scegli immagini e ogni tanto impagini qualche puttanata, così, per fare due risate col tuo datore di lavoro. Il cellulare continua a prendere quando vuole lui, cioè mai, ed anche uscire in cerca d'uno spiazzo di ricezione, in pieno mezzodì, al sole, abituato ormai al ticchettìo del pellet nella stufa, insomma, è da stringere forte le braccia e le spalle; il cellulare in ogni caso non prende. Sono le cinque o poco meno quando si decide di fare una pausa, e fare una pausa vuol dire mettersi gli scarponi ed uscire nel freddo, calcarsi la berretta bene sulla testa e ciondolare lungo un sentiero appeso, letteralmente appeso ad un fianco della valle, con lo strapiombo di sotto e i grossi banchi di calcare che stanno lì muti a dirti imponenza. Il cane si projetta di qua e di là, ti passa tra le gambe, percorre il ciglio di foglie umide del sentiero, e tocca mettergli il guinzaglio, Archeologo Capellone C: Pulchra! Pulchra: bau? Archeologo Capellone C: vieni qua subito; non vorrai mica finirmi giù in Valdassa? Pulchra: bau! Archeologo Capellone C: guarda che non verrei mica a riprenderti- Pulchra: caii! Archeologo Capellone C: [silenzio], manderei buffa persona z! Sulla sommità mi fermo un attimo, respiro forte ché risalire non è stato facile - risalire meravigliandomi di essere a corto di fiato, oltretutto - respiro forte il freddo a saturarmi i polmoni, respiro forte e mi guardo attorno: verso la Valdastico arrossa, in fondo, ed ormai è quasi buio; si intuiscono solamente le silouhette dei monti, tutto attorno, le silouhette dei monti e la sommità del colle, quello degli scavi, e nel silenzio - vago, perchè dalla valle un rombo indistinto viene su - nel silenzio ti passano per la testa alcune immagini, forti, piene, complete dei loro odori e delle loro sensazioni; stringi i pungi e a sinistra senti distintamente i piccoli cristalli vegetali che i rovi t'han lasciato confitti nei primi strati di epidermide; nel silenzio ti guardi attorno, respiri forte, immagini, e pensi ma come cazzo faccio a metterlo in parole, tutto questo. posted by bpz | | commenti (7)
Ostracizzato! un dramma sociale vissuto da buffa persona z *** non giovedì scorso; quello prima buffa persona z è in giro con il Compagno di Sbronze A, il quale ha bisogno dello Spritz della Felicità per alleviare alcune frustranti pene accademiche. Al terzo - al quarto spritz, i due decidono di andare a bere un bicchiere con lo Smilzo Collega C; lo raggiungono quindi nel locale dove sta facendo bagordo con i colleghi di lavoro. Quando arrivano davanti all'osteria, buffa persona z ha ancora un fondo di spritz da finire; il Compagno di Sbronze A invece ha pressanti problemi urici, per cui si fionda all'interno del locale, diretto al bagno. Quando ne esce - ha un'espressione più rilassata, in viso - si ferma al bancone per ordinare due cabernet. buffa persona z è ancora fuori, sotto al portico, perchè ha approfittato degli ultimi sorsi centellinati per scrivere un messaggio, e per lanciare gesti di saluto, motteggio ed offesa in direzione dello Smilzo Collega C, attraverso la vetrina. Il Compagno di Sbronze A esce dal locale. Non ci danno da bere, qui. E perchè?, chiede buffa persona z. Perchè fanno solo ristorante, dalle nove. Così dice. Va bene - obietta buffa persona z - perchè io voglia di mangiare uno spuncio ce l'avrei anche. buffa persona z entra nell'osteria, saluta lo Smilzo Collega C di persona, e si approssima al bancone: buffa persona z [brillo e mellifluo, ma comunque urbano]: mi hanno detto i miei amici che qui avete delle ottime polpette [indica i vassoi di spunci, al di là del vetro] Oste Subnormale [superiore]: certo. Abbiamo delle polpette speciali. buffa persona z: eh, allora ne prendo un paio. E ci fai due cabernet. Oste Subnormale: no. buffa persona z: no? Oste Subnormale: dalle nove facciamo solo ristorante. buffa persona z: come, solo ristorante? Oste Subnormale: sì. Anche prima ho mandato via due, perchè non riuscivo a seguirli bene [cit., qualunque cosa voglia aver detto] buffa persona z: ma scusa, vuoi dirmi che io e il mio amico non possiamo stare qui al banco a mangiare qualcosa e a berci un bicchiere di vino? Oste Subnormale: eh no, sai. Facciamo solo ristorante. Dalle nove. buffa persona z: vabbè. Affari tuoi. buffa persona z si avvia verso l'uscita, e in un angolo del suo campo visivo, per appena una frazione di secondo, appare, al di là del vetro di un banco frigo, sopra ad alcune bottiglie, il quotidiano Il foglio. buffa persona z saluta Smilzo Collega C e colleghi, ed esce dall'osteria. Con il Compagno di Sbronze A decidono di andare a bere un altro spritz, in piazza, prima di separarsi. *** il giorno dopo, a casa dello Smilzo Collega C, lo Smilzo Collega C racconta a buffa persona z di come la sera prima, in osteria, al momento di saldare il conto, l'Oste Subnormale si sia così giustificato con uno di loro: Oste Subnormale: no, sai, io quelli con quelle sciarpe lì [fa un gesto, ad indicare il proprio collo] non li faccio entrare. *** buffa persona z, il giorno prima - come sempre, d'altronde - indossava la sua kefiah. *** la laurea della Geografa Escursionista C, mercoledì scorso. Una delle rampe di scale del Bo. Occhibelli C [indica una statua]: ma quella è la statua della prima donna laureata, vero? buffa persona z: eh già, Elena Corner. Occhibelli C: e si è laureata proprio qui a Padova! buffa persona z: sì - quattrocento anni fa erano più aperti, in questa città. *** Solo perchè non mi va l'idea di sporcarmi le mani tirando mattoni contro le vetrine. Non mi va. Ecco, è tutto da vedere. *** Comunque, dove? Beh: un'opera giovanile di Dante? Il libro de la sua memoria? posted by bpz | | commenti (4)
il ritorno di buffa persona z come lo avete sempre conosciuto! metaletteratura! alcool a fiumi e mani che tremano! musica metal! e violenza verbale, cazzo! [e la bocca impastata, dove la mettete?] there's many who tried / to prove that they're faster but they didn't last / and they died as they tried! Signore e Signori, il genetliaco di buffa persona z, in data venti novembre duemilaequattro. Sabato mattina, intorno alle 04:20, buffa persona z apre gli occhi, all'improvviso, nel buio della sua cameretta nella dimora avita. Afferra il cellulo, e ci trova alcuni messaggi di buon compleanno - cui replica tentando di non lasciar filtrare nelle risposte il torbido notturno che ancora gli ronza in testa - delle chiamate senza risposta, ed un messaggio vocale in segreteria. buffa persona z lo ascolta: la voce oltretombale di The Digital Eye K, invischiata - ma un termine più corretto potrebbe essere impastata - in una situazione etilica similare, una settantina di chilometri più in là, questa voce insomma gli dice che la serata ha preso una piega un pò così, per cui domani non mi fermo ad Alte, ma scendo direttamente a Padova. buffa persona z si tira su, percepisce una forte disidratazione del cavo orale, dei vaghi tremori agli arti superiori, e pericolose oscillazioni delle orbite oculari. E una punta di nausea. Per darvi un'idea. Io e Lord Of Tamburello A erano almeno quaranta giorni che ci si doveva vedere, per discutere di lavoro. Finalmente gli astri sono propizi, e si concorda data, ora e luogo - venerdì, a mezzogiorno, davanti al Liviano. Alle 11:52 sono in bicicletta, più o meno dalle parti di via Modena; mi arriva questo messaggio: Lord Of Tamburello A: scusa, ma proprio non resistevo. Sono già in bar, a bere un prosecco. Ci vediamo lì. Aneddoti, amarcord e proposte di collaborazione sono fluidificati da alcuni spritz. Torno a casa, e vagamente gommoso mi metto al computer, a perdere tempo. Esco di nuovo, un paio d'ore dopo. Il cielo cristallino della mattina è offuscato, e tira un vento preoccupante - preoccupante perchè è di quelli che tiran su gli oggetti da terra, e mentre pedalo mi volano addosso rami, foglie, rifiuti d'ogni genere. Dopo la seconda riunione della giornata - quella attinente alla sfera del Re Dello Scavo DG - si finisce tutti in bar, intorno alle otto, a bere un bicchiere. Moglie di Archeologo Capellone C stupisce nel vedermi, al suo approssimarsi al bancone, già col gomito saldamente posato al marmo; spritz in una mano, patatina intinta nella salsa piccante nell'altra. E' che nel muovermi verso le piazze faccio poi l'errore di contattare il Compagno di Sbronze A, che col Folletto Cadorino F son lì che sbevazzano, ed una teoria di spritz offerti, di bianchimacchiati, e poi una pizza mangiata in fretta, al freddo ed in piedi, fuori dal locale del John Belushi del Medioriente, e una - ennesima - pedalata verso casa, insomma, io arrivo, mi denudo, mi metto sotto al piumone e m'addormo. Tolta la parentesi messaggistica delle quattro, mi sveglio alle 09:27, ora in cui peraltro mi rendo conto che devo portare delle stampe in copisteria a Montecchio. Io, la mia bocca impastata e la Signora Madre si va verso la multietnica Alte, si consegna i lucidi, si fa colazione, e che bello alle 12:27 sono in piazza; arrivano The Digital Eye K e l'Uomo di Bianchetti e Dottorati A - mai così Uomo di Bianchetti e Dottorati come stamane - e solo dopo il quarto bianchetto mi degno dirigermi verso casa, verso un pomeriggio di disidratazione e, sostanzialmente, di inutile cazzeggio, soggetto a nuove gommosità che s'assommano ai postumi di ieri. Ragazza Arcobaleno M: perchè vuoi dire che ci sono più aperitivi, nel corso della giornata? buffa persona z: eh certo. C'è quello di pranzo, e poi quello serale; e, volendo, se ne può infilare un'altro nel tardo pomeriggio. Alle 16:42 vado pigramente in bagno, e mi lavo - sempre pigramente - i denti. Mentre sono lì che strofino, butto l'occhio fuori, verso il giardino, profittando di un voyeristico spiraglio lasciato dalla tenda, eccetera. C'è una vecchia in vestaglia e pantofole, china sopra ad un tombino di cemento - qualcosa del pozzo nero del condominio, mi sa. La Vecchia sta spruzzando dell'alcool denaturato in un'apertura del tombino; preme con forza il flacone; quando l'aria all'interno è finita, la Vecchia fa una pausa, e aspetta che il flacone riprenda la sua forma originaria, per iniziare poi di nuovo a premere. S'accanisce proprio, contro quel buco; me ne sfugge il motivo. Vestaglia e pantofole, comunque. Ci saranno non più di dieci gradi, fuori. La Vecchia ci mette qualcosa come due minuti e mezzo a svuotare tutto il flacone - mi baso su Starchildren di Bruce Dickinson che risuona dalla camera - e poi ondeggia lentamente verso il corridoio che porta alle cantine. Sputo un bolo di dentifricio. Mi asciugo il pizzo. Guardo fuori, di nuovo. La Vecchia è lì, più china sul tombino, a guardare la chiazza d'alcool che ne circonda l'apertura irrorata. La vedo tirare fuori un fiammifero da una scatoletta, accenderlo, e buttarlo nel buco. Una vampata che neanche l'Armageddon, e la Vecchia è stesa sull'erba del giardino, a braccia aperte, con capelli viso vestaglia e pantofole semi-carbonizzati. Bah. Intorno alle sette - sì sì, sono ancora in centro - Giovane Archeologa S e Partner di Giovane Archeologa S mi offrono un paio di spritz: buffa persona z: e quindi, dopo la giornata di ieri, io mi trovo a seguire ben tre vie lavorative contemporanee. Giovane Archeologa S: addirittura tre? Ma come! buffa persona z [ghignante]: eh, non riesco a dire di no. Giovane Archeologa S: al lavoro, come agli spritz, non si dice mai di no. Partner di Giovane Archeologa S: bevi il secondo? buffa persona z: certo. *** Mentre ceno - lo so, è di cattivo gusto - Bill Gates viene intervistato alla televisione; Traduttrice di Bill Gates: credo che il computer sia lo strumento più utile che l'uomo abbia mai inventato. buffa persona z: beh, beh. In quanto ad utilità, anche l'apribottiglie mi sembra messo bene. Capofamiglia: in che senso? buffa persona z: niente, niente. posted by bpz | | commenti (3)
un giorno importante - forse fondamentale - per quello che riguarda il lavoro. Lord of Tamburello A - ed una nutrita teoria di spritz - stamane; il Re Dello Scavo DG nel tardo pomeriggio. Tutto si gioca - dal mio punto di vista [taglio netto] Dal mio esauriente punto di vista - esauriente nel senso di chi sta per subire l'esaurimento nervoso - tutto si gioca sulla questione del tempo. buffa persona z: archeologo Capellone C, senti: come mio datore di lavoro, non è che puoi portarmi il giorno solare da ventiquattro a quarantadue ore? Moglie di Archeologo Capellone C: beh. Datore di lavoro anche sì; dio magari no. posted by bpz | | commenti (2)
Uomo di Dottorati e Bianchetti A: e tu come va? buffa persona z [disteso sul letto]: bene! Sto decidendo se scegliere il collasso fisico, o l'esaurimento nervoso. posted by bpz | | commenti (4)
io vado a credere che questi ritmi prima o poi mi uccideranno* L'accumulo, l'accumulo, l'accumulo. Di cose belle, brutte, di cose d'ogni dove dello spettro. L'accumulo - l'accumulo!, l'accumulo! - e l'assoluta mancanza di tempo per elaborare, semplificare, sintetizzare. L'assoluta mancanza di tempo per venirne fuori. E dentro s'accumula, l'accumulo - null'altro può fare, d'altronde - e s'aggroviglia, s'annoda, s'arruffa. Un grumo. Una palla di pelo da sputare fuori, assolutamente, prima che diventi troppo, troppo grossa. Situazione che continua da - mi vien da dire - anni, ma che ha conosciuto un'accelerazione vertiginosa negli ultimi tempi. C'è saturazione, e parallela incapacità alla dissipazione. Nemmeno un momento di libertà dall'emotività, e tutto diventa di difficile gestione. Forza, ammettilo, non era per i postumi del rinfresco di laurea della Geografa Escursionista C, che alle 22:04 eri steso sul letto. No, non era nemmeno stanchezza. Era l'accumulo. Il grumo. La palla di pelo. Nel corso della giornata, una specie di degerazione d'umore - dal limpido cielo cristallino, empito dal sole, a pranzo, alla sottile paranoia delle cinque, alle cupe riflessioni delle otto, quelle sul di cosa ho bisogno, ora. L'ultimo singolo - credo, sia l'ultimo - degli Annihilator; quella parentesi, a metà, che ascolti con insistenza, per melodia, da quando lo hai scaricato. Per melodia, e per lonely people / just trying to find their way E sei lì che agonizzi, col diaframma forzato verso l'alto dalla evergrowing palla di pelo, sei lì che boccheggi nella mancanza di un confidente fisico, di qualcuno che sia tanto vicino da potergli dire andiamo a prenderci un caffè insieme, parliamo, faccia a faccia. E ancora la visione di quello di cui hai bisogno, ora. E quando questo confidente c'è - per poco, molto poco è lì a disposizione, seulement pour toi - succede che le cose su cui hai rimuginato fino all'apparente chiarezza vengono fuori confuse, aggrumate, debordanti, sostanzialmente incomprensibili per chi non abbia voglia di filologia ed esegesi. E poi è tanto semplice [segue annotazione al punto a. di ieri] Tornato a casa vomito al Capofamiglia e alla Signora Madre quel monologo furente e stanco. Lo trascrivo, tre o quattro ore dopo, e dimentico la frase più importante. Perchè per una volta vuoi che una cosa vada liscia, da sola, senza dovertici scornare contro, senza dover chiedere e spingere e faticare. Senza tontonamenti, insomma. *** [anche se poi accade che per un attimo, nonostante il nero simmetrico, per un attimo c'è Consonanza. Cristallina, vibrante, sovrapponibile Consonanza. Cristallina, sì, come il sole che c'era oggi, a pranzo] * un posto che deve molto, moltissimo ad Una Persona posted by bpz | | commenti (2)
a. no, che se mi dite facciamo noi, ci informiamo noi, abbiamo pure un parente che fa queste cose allora io dico va ben, mi fido, attendo trepidante vostre notizie. Bene, fanno loro dopo un pò, ci hanno detto che basta mettere un router, tirare un cavo e così hai l'adsl pure tu. Bene, dico io di rimando, fate fate. E questi mi tirano quindici metri di doppino telefonico. Che col router non c'entra una pippa, il doppino telefonico. Chiamo uno dei miei tecnici di fiducia e questo mi dice e'ssì, ci vuole il cavo di rete, col router. Mi approssimo alla parona, ma questa mi fa uei!, buffa persona z!, il cavo è apposto, prova il computer! Allora mi vien da dire ma provo il computer cosa? Ci lego il cavo telefonico attorno e lo accendo? Ah, giusto - fa lei - ti serve il numero da chiamare! Un cazzo il numero da chiamare, rispondo, mi serve un modem! E un modem mi viene negato. Signora, dico io, il mio tecnico fidatissimo mi dice che ci vuole il cavo di rete, cristiddìo, e quindi come la mettiamo, che ora iniziano a ghiacciare le strade, c'è la neve e i lupi e non posso più salire in Altopiano, e allora ho da lavorare in casa, e l'adsl qua, e l'adsl là. Va bene, giovine, allora fai tu. Informati tu, fammi sapere, stai bene, l'affitto i primi del mese, sai. E allora io torno da lavoro, già proiettato a ricca alimentazione, spritz, lettura e scrittura e trabattamenti vari, e invece mi tocca chiamare amici informatici e retificatori, ascoltare sconsolanti bollettini di configurazione, hub e switch e quant'altro. E mi vien da pensare va bene, mi arrangio io: mi informo, compro, predispongo. Però quando ho tutto in mano, oggetti, strumenti, tecnici ed elettricisti, vi piombo in casa e installo, e non mi rompete le balle. b. Il freddo secco dell'Altopiano - e comunque anche della Padova serale, ho notato - il freddo secco e l'aria cristallina, e vaghe tracce d'umidità sugli elementi del paesaggio. Cammino per il paese e penso io qua devo prendermi una vacanza, e stare di per me e provare a scrivere, e recuperare le energie che qui stanno dissipando in tutti i modi. Leggere, e camminare, ed altro. buffa persona z: e insomma, ti vedo pensieroso. Archeologo Capellone C: già. E guarda che giornata. Vorrei essere a duemila metri, a camminare nella neve, e a non pensare a un cazzo. [dovevano esserci altri numerosi appunti, qui, legati alla molta musica ascoltata rubata in questi giorni; ascoltata con più empatia, trasporto, e partecipazione del solito. E, lo so, vi avevo promesso Ostracizzato! Epperò niente, neancora] c. E ci mancava anche questa. Lancio l'ultima stampa - un'impegnativa plottata topografica in Cad, un quadro d'unione d'un metro quadro di lucido [il rotolo, a cambiarlo, pesa come la Valdastico] - lancio quest'ultima stampa, mi assicuro che il plotter abbia iniziato ad ondeggiare sulle sue rachitiche, instabili zampette, e corro in bagno - il bagno dell'Archeologo Capellone C - ché ho la vescica in evidente tensione da almeno un paio d'ore. Supero i vari antibagni, ed apro la finale porticina. Api. Tante api. Contro la finestra, lungo alcuni tubi che corrono sotto al soffitto; api in giro, ovunque. Api. Anzi, non proprio api. Una specie di forma precedente, all'ape. Preapi, ecco. Un ronzìo bizzarro, unisono ed ultrasonico. Epperò non si muovono, intontite dal freddo. Ehm, quasi quasi la tengo ancora un pò, e mi richiudo la porta alle spalle. Sopraggiunge, pochi minuti dopo, la Moglie di Archeologo Capellone C; buffa persona z: non ho fatto nulla, io! Due chiacchere di fine giornata, e noi padovani - io, la Fuori di Testa Responsabile della Ricognizione V ed il Dipendente Palestrato L - ci apprestiam a tornare alla città. buffa persona z: ma cosa pensi di fare, ora, con le api di là? Moglie di Archeologo Capellone C: ah!, io? niente! Io mi butto sul divano a guardare la televisione, e aspetto che torni l'Archeologo Capellone C, e se la vedrà lui. posted by bpz | | commenti
buffa persona z e Archeologo Capellone C contro gli Spazzaneve di Luserna Arrivati al Vezzena, svoltiamo per la statale che va a Luserna. Schiviamo il mezzo degli Spazzaneve - che ci salutano, peraltro - e ci inerpichiamo sullo scivolìo nevoso. Speriamo di farcela senza catene, speriamo di - no, niente. Accostiamo alla meno peggio, scendiamo, ed iniziamo ad armeggiare con le catene, a mani ignude. Siamo lì appunto che armeggiamo, quand'ecco che dalla strada che abbiamo appena percorso arrivano, a folle velocità, gli Spazzaneve. Si fermano a ridosso del Bianco Furgone dell'Archeologo Capellone C, e attraggono la sua attenzione. L'Archeologo Capellone C abbandona la catena sinistra - con difficoltà, ché la pelle gelata aderisce insistente - e si reca dagli Spazzaneve. Spazzaneve #1: dovevate aspettarci [bestemmia] Archeologo Capellone C: ma pensavamo di farcela. Comunque adesso mettiamo le- Spazzaneve #1: eh no, non va, così. Potevate venire dietro di noi [bestemmia] Archeologo Capellone C: sì, ma non sapevamo dove sareste- Spazzaneve #2: metti [bestemmia] che c'erano trenta macchine di turisti. Le bloccavate tutte. Archeologo Capellone C: trenta macchine di turisti? A Luserna? In pieno novembre? Spazzaneve #2: eh. L'Archeologo Capellone C li assicura che avrebbe fatto in fretta, e torna imprecando incredulo al Bianco Furgone. Sistema la catena sinistra. Spazzaneve #1 scende dal mezzo, e ci urla dietro Spazzaneve #1: adesso che l'hai messa, lo sposti? Io e l'Archeologo Capellone C inveiamo decisi mentre gli Spazzaneve ci passano oltre, sbuffando gasolio e seminando sale. Libri Leggo Emerson e D'Annunzio. Con discontinuità, perchè le rilocazioni del trasloco hanno portato alla luce volumi dimenticati, e la curiosità è stimolata; tocca quindi leggere di qua e di là, per sedarla. Leggo e mi vengono lette pagine al telefono; nonostante vi si sia speculato sopra, mi obbligo a tener lontani i Canti di Leopardi: ultimamente la malinconia tira improvvise spallate, e non si sa mai cosa succede, ad agevolarla. Mi scopro il sabato pomeriggio, seduto sul cesso, a leggere Metastasio; o nel cuore della notte, istupidito per i metaboliti dell'alcool, a scorrere il Bruto di Cicerone. E la mattina apro gli occhi con questa nota in testa: traduco un pò liberamente, nell'impossibilità di rendere in maniera adeguata l'uso zeugmatico di relinquo; aggrotto le ciglia, di rimando. com'è andata, in definitiva? La prima slide del mio powerpoint riporta tutte le diciture del caso, il titolo del mio intervento, ed una mia foto: è un'autoscatto che mi sono fatto a settembre, intorno alla settima ora giornaliera di rilevamento; mi sono appena lasciato accasciare contro degli affioramenti calcarei, ed ho un'espressione a metà tra l'estrema stanchezza ed il nervosismo più assoluto; per un curioso scherzo dell'inquadratura alle mie spalle, posato per terra, appare Strumento. buffa persona z [alla platea studentesca]: buongiorno, io sono il dottor buffa persona z; sono laureato in geografia e - come vedete - pratico il culto della personalità. Platea Studentesca: [risate] il ritorno del Compagno di Sbronze A, e del grottesco aussi E'ssì, il ritorno. Per necessità di conforto, la prima volta - umiliazione e frustrazione, da dover fluidificare con lo Spritz della Felicità, in compagnia del good old one buffa persona z. Senza motivo particolare - ma solamente perchè s'aveva un paio d'ore libere - la seconda volta. [buffa persona z [al cellulo]: va bene, ci vediamo stasera. Ciao. Geografa Escursionista C: chi era? buffa persona z: il Compagno di Sbronze C. Mi sa che anche stasera si torna a casa in ginocchio.] E questa seconda volta, cosa succede? A piazza vuota - ha piovuto - e con noi che abbiamo appena pagato il secondo spritz, e che ci stiamo muovendo lentamente, troppo lentamente verso la piazza, ecco un bizzarro vecchiotto attaccare bottone. Giaccone che raddoppia il suo giro-torace, rada dentatura superstite; non riesco a capire se è ubriaco. Insomma, quest'uomo ci racconta, in venti minuti di serratissimi, oscillanti borborigmi*, la sua vita. Una vita agiata di scherzi e bravate - alla Amici miei - e di viaggi in macchine svizzere, larghe, verso disparate località di ristorazione - il Montello, sai dov'è il Montello? o Trieste, anche - in compagnia di amici industriali; padrone di ristoranti sedotte, mariti cornificati, conti pagati e sesso oro-anale [sì sì, ve lo assicuro]. E infine, la massima. Ragassi, ricordàtevi: la mona, i capricci, e la buona società costano. Ed è così che ho un nuovo Maestro di Vita, ed un altro monologo da trascrivere. cosa c'è, insomma, so far? E' il trasloco più lungo della storia; qualcosa come la costruzione della Sagrada Familia: quando avrò finito di traslare le mie cose, il mondo finirà. Quei burloni del Capofamiglia e della Signora Madre se ne vengono fuori con un ma a noi farebbe comodo, la tua scrivania, se ce la lasci. Ed eccomi tornare a casa, qualche sera fa, con due cavalletti faggeschi [cit.], ed una bella tavola di nobilitato di ciliegio. E poi il computer nuovo - anzi: il Computer Nuovo. Un'oggetto di un'efferata potenza. Avviatolo, non ho potuto fare a meno di nomarlo il Computer di Dio. e se premi print screen, inizia a stampare testi sacri. Che poi quel criminale che me l'ha preventivato, montato, configurato e venduto mi fa siccome era bello, finchè non sei venuto a prenderlo l'ho tenuto in vetrina con un gioco su che, beh, che è una figata. Ma quando vuoi fai uninstall, e lo togli. Alla faccia. Io e lo Smilzo Collega C passiamo una cospicua parte del sabato sera a dar di machete e pistola ed emmesedici, ad investire cinghiali - credo - con la jeep, a farci crivellare da mercenari tropical-isolani. Me ne sono reso conto solo dopo, che da fuori si sente tutto. Gli spari, le coltellate, e le nostre battutacce. buffa persona z e Archeologo Capellone C contro gli Spazzaneve di Luserna, reprise: giustizia divina A trenta all'ora, siamo alla fine arrivati in vista di Luserna. Vediamo sbucare, dalla curva davanti a noi, gli Spazzaneve; sì, quelli di prima - devono avere appena finito il loro giro. Quando ci sono prossimi, lo Spazzaneve alla guida dà un colpo di clacson, e gesticola perchè ci fermiamo. L'Archeologo Capellone C frena, e abbassa il finestrino: Archeologo Capellone C: beh? Spazzaneve #1: quando sono sceso per dirti parole, prima, ho perso il cellulare [bestemmia]. L'avete mica trovato? e domani... Ostracizzato! buffa persona z vi racconterà della discriminazione vissuta sulla sua pelle! E nella sua città, per giunta! * grazie, Uomo di Bianchetti e Dottorati A posted by bpz | | commenti (3)
C'è una stretta correlazione - c'è? - tra desiderio sessuale, piccoli paesi di quattrocento anime isolati nella neve - i fiocchi che vengon giù decisi, fioche luci che solo lascian intuire le cose - ed il gelo benefico che lo senti, cazzo se lo senti, intorno a te. Ci sono dei momenti in cui Luserna è composta dagli stessi elementi delle ambientazioni di Stephen King. La lezione è andata bene; il pomeriggio di esercitazioni sul campo, pure. Nonostante la bufera di neve. Archeologo Capellone C: ho da farti solo una critica, riguardo a stamattina. buffa persona z: dimmi. Archeologo Capellone C: ti denigri troppo. Quando racconti le cose, o quando le introduci. Sei sempre lì a denigrarti. buffa persona z: lo so. Ma è una tecnica per attrarre l'attenzione. Archeologo Capellone C: certo. Ma denigri anche il tuo lavoro, e non dovresti. buffa persona z: no, ma- Archeologo Capellone C: eh sì, invece. Insomma: che sei un cazzone, lo sappiamo. Però il tuo lavoro lo fai bene. buffa persona z: ... Archeologo Capellone C: ah ah ah! posted by bpz | | commenti (4)
sì sì, son qui [cit.] ma qui dove? aggiornamenti, veloci 1. Un risveglio di quelli pessimi; un'overhelming inquietudine a farmi letteralmente delirare. Dopo due ore di camminata notturna, ieri, nel novello gelo di Padova, fino a tardi, fino a raggiungere i bordi estremi dell'ecumene. Tornare a casa ed essere vittima dell'insonnia. Alle tre passate, poi alle quattro, ed un'ora dopo ancora, a pensare che la sveglia è puntata alle 06:12. E' un sacco di cose. E' l'essere strattonato. E' il sentirsi qualcosa addosso, qualcosa che lentamente - ma con costanza - ti drena energie. E' che ci sono momenti in cui la solitudine mi morde i calcagni. 2. Con la connessione internet di casa che ormai ha abdicato - ed io troppo pigro, infingardo per stare lì a sistemarla - col computer insomma che boccheggia e soccombe sotto spam e pop-up, ecco che mi ritrovo nei posti più strani, alle ore più piccole, a scrivere lettere su carta - lettere che poi spedirò il giorno dopo, dall'Altopiano, allontanando così notevolmente il momento del loro recapito. 3. In autobus, stamane. Tra Vicenza e Schio, o tra Vicenza e Thiene. Un medico sfùria al telefono, con la moglie. Oggetto, i disagi nei trasporti. Il medico è nervoso. Io - walkman spento ma auricolari su - rinuncio a prendere appunti, ed ascolto attentamente. E mi dico, con questo lungo monologo in punta di memoria: se riesco a trascriverlo tutto, guadagno automaticamente un livello nella Scala degli Scrittori. 4. Luserna, domani. buffa persona z terrà una lezione dal titolo GIS e GPS come supporto alla ricerca archeologica. Applausi, e attenzione. Devo ancora finire la presentazione in Powerpoint, ché mi sembra di essere tornato ai tempi della laurea. Fatico a non infilarci foto bizzarre - e faticherò a non raccontare aneddoti eccessivi per ingraziarmi la platea. posted by bpz | | commenti (3)
sì sì, son qui Tornato a casa, ieri sera, mi butto a letto. Subito, senza nemmeno provarmi di leggere. Senza quasi nemmeno provarmi di leggere. O di scrivere, o di quant'altro. Un weekend volentieri cancellabile, sì, e ci metto una terza consecutiva notte di sonno a delimitarlo e a vanificarlo. Hai ancora molto da imparare, buffa persona z. buffa persona z: ma sono sulla buona strada, però. Sì, questo sì. Il Cartello degli Indecisi dovrebbe farmi un monumento; un monumento all'oscillazione. Sabato pomeriggio tontòno finchè non perdo l'ultimo treno utile. Successivi stimoli del pentimento mi piovono addosso quando meno me lo aspetto, in occasioni diverse, sotto forma di grossi cubi lignei - lignei e spigolosi. Schivarli, ad un certo punto, diventa impossibile. now I'm a wasted man / this is 'cause I am under control E comunque sì. Passi da gigante, ma ci vuole il suo tempo, ed io ora, a volte, sono come un bambino spaventato, strattonato in giro, travolto nel cambiamento, nell'adeguamento, ed in mille altre cose che finiscono in -mento, e tutto sommato ci vuole energia, tanta energia. buffa persona z si triplica nello spazio, il suo tempo si frammenta fin'all'inverosimile, ed è tutto, sostanzialmente, un gran casino. inside a self built cage / screaming out the rage, under control buffa persona z aspetta disperatamente il cuore della notte, sperando d'avere abbastanza tempo per scrivere, prima che gli occhi s'invetrino, e le palpebre chiudansi nel sonno. *** Un plauso, comunque, perchè bastano due Persone a commentare la mobilia anni sessanta che ti ritrovi in casa, la teoria di rientranze e deformazioni murarie, i suoni ricorrenti dell'edificio e dei suoi dintorni - bastano queste due Persone a bere una birra dopo che si sono portati i primi scatoloni, e tutto diventa ilare, e vivibile. Sensibilmente più vivibile. *** Già. Il mio senso di responsabilità è quello che mi ha fatto portare, come primi - e finora unici - oggetti traslocati, tre scatoloni di libri, chitarra elettrica ed amplificatore. *** E comunque no, non ho mai sostituito un animale morto mentre era con me perchè il padrone non se ne accorgesse. Macchina della Verità: eeek! *** Già un messaggio un pò triste, nel pomeriggio, o comunque commosso. Guardare il mare scorrere, dal treno. La sera, Lei mi chiede dammi qualche indicazione contro lo spleen, ché lo sento che sta per arrivare. Io le dico ma perchè, dove sei? Sei alla finestra di camera tua, che guardi il mare? E sì che ci sei stato, qui da me. Dovresti saperlo che il mare non si vede! Già, ma c'è sempre qualcuno che ti dice eh, lo sai, quando è terso da qui si vede Venezia, o i monti, o quant'altro [mi infervoro] C'è gente che abita a Verona, negli scantinati, e se ne viene fuori con guarda, col bel tempo da qui si vedono i Colli Euganei. E' così che la geografia perde credito; e te lo dice un geografo: ma che figura ci facciamo? *** Dopo quattro spritz ed una scarpetta di birra, su una mattinata passata a vagar per osterie*, stasera ho da lavorare. Devo scrivere una relazione, in stile d'un'altra relazione. A volte mi viene da ringraziarla, la mia capacità di mimesi. * io che ho questo alto ideale di scrittura, piumone e musica morbida e una donna che dorme a fianco, mi trovo invece sempre a scrivere sul tavolo di un'osteria, tra le chiazze appiccicose di vino, il fumo, e gli schiamazzi. posted by bpz | | commenti (3)
giornate d'alacre lavoro, sull'Altopiano 1. L'Archeologo Capellone C sta selezionando le diapositive da allegare ad una documentazione. Le guarda con una lente di ingrandimento, e se sono funzionali le mette da parte, sulla tastiera del portatile. Ad un certo punto Pulchra, la setter dell'Archeologo Capellone C, gli posa le zampe davanti sulle ginocchia. Archeologo Capellone C [rivolto a Pulchra, giocoso]: ma dai, Pulchra, cosa fai? Lo sai che non mi puoi aiutare, adesso! Lo sai, che tanto vedi in bianco e nero! Pulchra: bau? buffa persona z: ma davvero? In bianco e nero? Archeologo Capellone C: eh sì, eh. Solo in bianco e nero, al massimo con qualche colore dominante sparato. Non lo sapevi? buffa persona z: eh no, non so molto, del mondo animale. Archeologo Capellone C: male; dovresti conoscerti meglio. 2. Un consesso di menti al lavoro. Domani si relaziona, in pubblico, sui lavori della campagna estiva di scavo altipianese. La mia prima campagna di scavo, eh! L'Archeologo Capellone C ed io lavoriamo su alcune tavole topografiche; la Moglie di Archeologo Capellone C e l'Onomatopeico Didascalico M preparano la scaletta dell'intervento. Squilla il cellulo, rispondo. [...] buffa persona z: qui mi sa che tiriamo notte, a lavorare. Siamo quattro menti in fermento. Ragazza Arcobaleno M: mah, vi converrebbe prendervi uno spritz, magari. buffa persona z: un altro? posted by bpz | | commenti
nuove frontiere della stanchezza Che poi mi chiedo come sia possibile, dopo tre ore di sonno, riuscire ad essere a Vicenza alle 08:01. Perchè ieri sera - beh: Padova alle 20:49 circa, spritz, pizza dallo Smilzo Collega C, sessione di rilevamento delle misure salienti della mia nuova casa. Con tanto di metro di legno. Per cui ieri sera sono crollato intorno a mezzanotte; epperò alle due ho aperto gli occhi, e mi sono detto ma cazzo, buffa persona z, questa sera non hai letto non hai scritto non hai fatto un cazzo, per te. E quindi in mutande, un pò infreddolito, mi sono messo davanti al monitor. E stamane - alle 08:01, appunto - dopo già aver letto una decina di pagine dannunziane, in treno, eccomi al tavolino d'un bar a bere il caffè e a scribacchiare sul retro di alcune prove di stampa. Dopo una mezzora che sono lì a trascrivere ultrasonici dialoghi di donne vicentine [xé proprio vero che quatro femene le fa marcà; quattro betoneghe, le xé - le pàciola, pàciola, pàciola] dopo mezzora arriva la Partner di Lord of Tamburello A. Mi paga la colazione e, mentre ci avviamo verso Il Palazzo, mi aggiorna sulle novità dell'ordine mondiale: Partner di Lord of Tamburello A: e sembra invece che stia vincendo Bush. buffa persona z: ma no, ma io non voglio la guerra mondiale totale - ho appena trovato casa. Il vago sconforto del sonno, della stanchezza e del non essermi fatto abbastanza i cazzi miei ieri sera svanisce, comunque, nell'ora e mezza che ho vissuto della vita di Palazzo. Osservo con rinnovata curiosità pose ed azioni del Maestro di Vita V [il Maestro di Vita V è un edile ex-jugoslavo, sui quaranta, la cui forma fisica, come dice l'Onomatopeico Didascalisco M, si avvicina a quella del metro cubo], oggi tutto intento a manipolare le masse adipose dei suoi lombi, giustificandole con un è tuta salute che circola. Scopro anche che il furgone che i Balcanici usano per portare via terra e calcinacci dal cantiere produce lattine di birra in - apparente - infinita quantità. buffa persona z [ad Archeologo Capellone C]: perchè la ditta non ne compra uno, di quelli? [vabbé dai, basta così. Vado ad infilarmi sotto il piumone. Stamane in Altopiano la giornata era di cristallina primavera, maniche corte e occhiali scuri, ma stanotte me la vedo comunque pungente] posted by bpz | | commenti (2)
Arrivo lanciato a Pedescala. Sono le 08:44. Ottimo orario. Attraverso il paese, curvo deciso a sinistra, ed in cuor mio m'appresto ad affrontare il Piovan, i diciassette tornanti che aggrediscono da ovest l'Altopiano. E' che la strada è transennata, stamane. Chiusa. Per frana. Faccio inversione. Parcheggio nella piazza del paese, spengo i Judas Priest di Jugulator*, scendo dalla macchina. Respiro un pò di aria pungente, e chiamo l'Archeologo Capellone C. Guarda porta pazienza, la frana - vengo su per il Costo, ritardo di un'oretta. Ma no!, mi fa lui. Vieni su per San Pietro. Va bene. E' solo un pò più stretta, e tortuosa, specifica. Parto. Solo un pò più stretta, e tortuosa. La parete di calcari grigi che pare interrompere la strada, dopo San Pietro, è perfettamente inquietante, nella sua aggettanza. Dopo averla circumnavigata iniziano le curve. Ad ogni coppia di tornanti, la distanza tra questi si riduce sempre più, tanto che ad un certo punto s'annulla, questa distanza, e all'improvviso mi ritrovo su un tornante che è solo tornante, senza accesso né uscita. Un'entità astratta, insomma; pura. La vegetazione circostante è sensibilmente diversa da quella che avviluppa i percorsi usuali, noto. Tornanteggiando non incrocio nessuno. M'aspetto di raggiungere immaccolati dicchi innevati. Poi però sbuco al diciassettesimo del Piovan, e comunque in ottimo orario. La strada chiusa per frana. E c'è chi si lamenta quando c'è sciopero degli autobus, e non può andare a lavoro. * nota personale. Scendendo dal Piovan, col buio e le foglie scivolose sul manto bagnato: non ascoltare Jugulator dei Judas Priest in cuffia; non a certi volumi, perlomeno. posted by bpz | | commenti (3)
[tutto d'un fiato] veloce, santodìo, buffa persona z! ché sono vittima dei tempi, o meglio, del Tempo. E non solo. Eh beh, in effetti, quando installi Windows Xp - alternando, home e professional - per cinque volte nel giro di due giorni, beh, il gioco si fa stancante. Ma perchè cinque volte in due giorni?, direte voi. Eh, cazzo, vi rispondo io, perchè non funziona una mazza, c'è abundante viralia anche dopo la formattazione, e un bizzarro nonsoché che mi preme avanti quando vuole lui, e io non riesco a combinare nulla, a metter su programmi, boh; e poi anche maledizione una volta che ti connetti non solo s'apron pagine che ti dici eh, cristo, per una volta che non sono io a cercarla, la pornografia, ma anche omericamente i trojani ti trascinano dentro le peggio cose, neanche il gatto che ti porta i ratti morti in casa. Che poi le mie installazioni non durano i consueti trentanove minuti che la Microsoft ha pensato come sufficiente attesa per l'utente, eh no, le mie durano almeno due ore, due ore e mezza, perchè mentre installo son lì che leggo, e leggendo mi incaglio. Cosa fai, nel weekend, di solito? Mah, leggo un libro. Ma proprio un libro. Uno, uno intero. E' per sovvenire al fatto che durante settimane come quella uscente non riesco a leggere quanto vorrei. Poi arrivano le notti, dei weekend, e - se non sono già svenuto dal sonno - son lì che pòccio con pdf e lit e doc scaricati, e leggi due pagine qua, e leggi due pagine là, e rileggi vecchie cose che ricordi con affetto: in definitiva, lunghe maratone di lettura. Che poi succede anche questa cosa, di tipicamente buffazetapersonesca; che quando ho delle idee per la testa - e idee che mi sembrano particolarmente buone - e poco tempo a disposizione, ecco che prendo per puro caso in mano il chitarrone, dopo magari settimane di abbandono, e mi scopro ancora in buona forma o, meglio ancora, migliorato osmoticamente nella dinamica e nella resa personale - osmoticamente perchè ho smesso da un pezzo, di sottopormi al vaglio del metronomo - e prode plettro passaggi ed accordi e ritmiche stoppate e mill'altri elementi che scopro aver assorbito solamente ascoltando eccetera, insomma il senso è che dà un sacco di soddisfazione istantanea, ma il tempo per le idee che sembrano particolarmente buone si riduce al lumicino. C'è la maison che mi aspetta al di là della pista ciclabile, e sarebbe già una conquista se domani, tornato da lavoro, riuscissi a portarci, che ne so, un libro, una maglietta, qualcosa. Oggi si vagava, io e l'Uomo di Bianchetti e Dottorati A, si vagava per una Padova immersa nell'argentea mollezza dell'umidore autunnale, con gli squarci delle facciate dei palazzi su cui s'involgeva l'albore niveo, glauco, diafano, e qualunque altro aggettivo del leggere D'annunzio nelle appunto maratone di lettura, e insomma vagavasi in cerca di baretti di nostro gradimento, ma provavamo grosso, direi anzi indicibile scoramento nel trovarli tutti, indistintamente, irrispettosamente serrati. E nel fare questo, s'è camminato due ore, due ore e mezza. E quindi son'anche stufo, e m'immergo tra le coltri, ché domani la sveglia sarà inclemente. posted by bpz | | commenti
Man mano che cammino mi sale l'angoscia. Prima vaga, impalpabile. Poi sempre più tangibile. Reale. Forse ad un certo punto mi tremano addirittura le gambe. Suono il campanello; vengo accolto dai Padroni di Casa; m'introducono nel mio futuro domicilio. E lì è un attimo. Un attimo di Tutto. L'angoscia di prima. Sconforto. Terreno che si sbriciola sotto ai piedi, blocco di ghiaccio che si stacca, i crepacci che s'approfondiscono, alla deriva su gelide acque, e mill'altre metafore della geomorfologia. E' un attimo; l'arredamento anni sessanta, i soffitti bassi, il bianco alle pareti dato di fresco, un crociffisso, quadretti di rappresentanza, un passo del genere senza un capitale iniziale adeguato - o con un capitale iniziale negativo, anche - la sicurezza della casa del Capofamiglia e della Signora Madre, il corridojo attraversato in piena notte, ubriaco, al buio, attento a non travolgere l'armadietto dei liquori - non sempre m'è riuscito - e le scarpe che fanno squish squish se ha piovuto, e comunque in qualche modo di gomma cigolano; oh, e qui non c'è nemmeno un libro. Neancora. Poi però passa. Come - sembra - l'inintelligibilità del Capofamiglia e della Signora Madre, e gli strascichi di blanda ostilità, e tutto quanto. E passeggiamo verso casa, sulle foglie fradicie. Signora Madre: speriamo che vada via presto, l'odore di sigaretta. buffa persona z: beh, comincierò il prima possibile a cucinare fritto. oppure anche Capofamiglia: [...] e comportarti bene, mi raccomando. Rispettoso. Senza combinarne- buffa persona z: allora, non posso tenere un maiale in casa? Capofamiglia: no. Due sono troppi [sic.] buffa persona z: touché. E anche chapeau, mi sa. *** Ah, ho le chiavi nella giacchetta di jeans; mi manca solo da sostituire il portachiavi con la mia ferrea replica di chiave protostorica. posted by bpz | | commenti (8)
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