buffa persona z

[the aim of literature is the creation of a strange object covered with fur which breaks your heart. d.b.]

lunedì, maggio 31, 2004 

[14:20]

Tortona. Resoconto in piccole pillole picaresche (e alliteranti?)

Pt. 1 - Tortona, here I comes!

Del bagaglio. Sabato, ore 00:06. Al telefono. Mi è appena stato detto che è inutile che spingo verso la fine della telefonata. Tanto tu, stanotte, non devi dormire!

buffa persona z: eh. Quasi quasi mi bevo un pò del vino per gli spritz di domani - oddìo, magari poi il Kimota s'accorge dell'ammanco, e mi si incazza.

Ragazza Arcobaleno M: ma dormi con le bottiglie di vino in camera?

buffa persona z: eh beh sì, nello zaino.

Ragazza Arcobaleno M: ma... ma stai dando una prova di maturità incredibile!

Del viaggio. Nei corridoi dell'espresso per Firenze delle 04:27 - ha dell'incredibile, tutto questo - c'è un notevole odore di piede. E' che nelle piattaforme di fine carrozza c'è troppo rumore, e quindi io e'l Kimota siamo costretti a sopportare olfattivamente. Fortuna che abbiamo vino e Campari ed Aperol. Dai, ci facciamo lo spritz. No. Non abbiamo un contenitore atto alla miscelazione. Va bene, ci procuriamo una bottiglietta d'acqua a Bologna, e usiamo quella. Chiaccheriamo di Londra, di Trappole Alcoliche e di scrittori esordienti. E di libri, ovviamente. Guardiamo con invidia un piccoletto che dorme nello scompartimento di fronte a me. Occupa due sedili e mezzo.

Kimota: ma quanto spazio occuperà, quello lì?

buffa persona z: non così tanto, sai. E' che sono in quattro, lì dentro. Vediamo: quattro persone. Sono in tutto otto piedi, di cui [allunga il collo per una veloce verifica] di cui due senza scarpe. Che contano come altri otto piedi. Quindi, fanno sedici piedi in tutto. No, Kimota, stiamo meglio qua in corridoio.

Della gestione integrata della risorsa idrica. Caffè a Bologna, davanti alla stazione. Paghiamo, i due caffè, e ci dà anche una bottiglietta d'acqua. Naturale, sì. Torniamo verso la stazione, ché mancano dieci minuti all'interregionale per Tortona e, mentre camminiamo, guardo il Kimota.

buffa persona z: senti, ma quest'acqua... dobbiamo proprio... berla?

Kimota: mah, io pensavo... che si potrebbe-

buffa persona z: la svuotiamo?

Kimota: già.

Il treno parte dal primo binario del piazzale ovest. C'è una fontanella.

buffa persona z: senti, io-

Kimota: eh beh, sì.

buffa persona z [iniziando a svuotare la bottiglietta]: guarda te, che spreco.

Kimota: eh.

buffa persona z [ha finito di svuotarla]: comunque era troppo fredda. Magari ci faceva male.

Del viaggio, due. Durante l'ultima mezzora di treno ci sfilano davanti, o intorno, i miti dell'immaginario comune italiano del secondo dopoguerra, perle infilate sul filo ferroviario a disegnare una sorta di paesaggio letterario. Anzi, una sorta di paesaggio mediatico. Che ne so, Stradella - la fisarmonica di, - e Voghera - la casalinga di, - ad esempio. E poi, è finita la prima bottiglietta di spritz, ed ecco Tortona.

Di Tortona, e del primo impatto, e di altri accidenti. Ancora sul binario ricarichiamo la bottiglietta di spritz. Usciamo sul piazzale della stazione, e ci viene incontro il nostro ospite, nonchè l'Organizzatore: monsieur marcocandida*. Due chiacchere, l'attesa dell'arrivo degli altri partecipanti, un sole non poi così timido che assomma il suo benefico influsso rincoglionente alla notte insonne, all'alzataccia, al viaggio, al

[più tardi, all'ora di pranzo, via cellulare]

Mammina: ma state bene? Avete sonno?

Kimota: beh, l'abbiocco è lontano. In fondo, ci siamo svegliati alle tre, e abbiamo cominciato a bere alle quattro.

*un plauso a costui, eh, più dettagliato nell'incedere del racconto.

continua presto, prometto.

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[00:59]

pre post

mr. buffa persona z, I suppose.

buffa persona z è tornato dal fine settimana tortonese (tòrtile?), dove ha avuto la conferma che i corsi di scrittura sono tanto stimolanti, certo, ma pure un pò inquietanti. buffa persona z ha conosciuto svariate persone, ha detto un sacco di cazzate, si è divertito e si è rilassato, ha bevuto abbastanza - niente commenti! - ed ha messo sotto sforzo la sua Fibra. Un benefico sotto sforzo, peraltro. buffa persona z ha verificato l'adagio gazzeiano intelligenza sta / nel cercare con estrema cura / possibili compagni d'avventura. buffa persona z è stato definito, in ordine sparso: il perfetto oggetto transazionale per i bambini; un soggetto ideale per le fotografie; un alcolista - calunnia!, menzogna! - e

Filo Spinato A: ma perchè buffa persona z? Cioè, "buffa" si capisce-

Burp C: su "persona" avrei qualche riserva.

Amica di Filo Spinato A: e "zeta"?

buffa persona z ha raggiunto la quota di tre ore e mezza di sonno in tre giorni. Ah, certo, oltre a

[dopo il corso, in macchina, andando alla stazione di Tortona]

giuliomozzi: comunque lui [indicando buffa persona z] si è fatto una bella dormita, oggi pomeriggio.

buffa persona z: oh cazzo, si è notato molto?

giuliomozzi: beh, hai dormito per un'ora intera.

Quindi, quattro ore e mezza.

buffa persona z, insomma, è stato tanto bene.

Ps: un pò l'agitazione che lo prende sempre, prima dei viaggi, e un pò il fatto che comunque non sarebbe stato il suo orario, e forse anche lo scambiare commenti e sms fino all'una passata. No, venerdì notte non ho dormito molto.

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venerdì, maggio 28, 2004 

[23:30]

Andare a dormire, oppure no? Eh, no, sapete, perchè domani buffa persona z e The Digital Eye K a.k.a. Kimota hanno il treno alle 04:27. Scenderanno in Tortona alle 08:39 belli freschi e riposati. Sicuramente.

buffa persona z: ma - andiamo via goliardici?

The Digital Eye K: eh beh, certo.

E quindi ecco che il Capofamiglia mi sgamma che ritorno a casa con la mia tanichetta di vino bianco a uso spritz. Campari e Aperol li prende il Kimota per cui, giocando ai travasi, avremo anche di che passare il tempo ferroviario. Oddìo, io anche non sarebbe male mi leggessi i materiali per il laboratorio di scrittura, epperò col mio senso di responsabilità eccetera.

Lo stesso senso di responsabilità per cui oggi me ne sono stato tipo otto ore davanti al computer ad imparare In design, il fichissimo software per l'impaginazione. Con la data di consegna del lavoro che s'avvicina imperturbabile - lei. Solo che. Solo che - sarà accaduto scaricandolo? sarà stata una bizzarrìa informatica? il Destino Giocondo? - insomma: la guida che mi ritrovo allegata all'installabile è mancante di alcuni files; neanche a dirlo, sono quelli che illustrano le funzioni che servono a me. Lancio il peer-to-peer - falso: era già attivo da ieri notte - e cerco un manuale in condivisione. E lo trovo, pure!

Con la herramienta Texto, seleccione el marco integrado y, a continuación, en la paleta Carácter, especifique un valor en Desplazamiento de línea de base.

Giusto. Al primo anno di lingue io l'ho fatto, spagnolo. Beh, sì, era sull'onda del mio trip iberico. Non è che mi ci sia impegnato proprio tanto, con quell'idioma - in effetti, non passava pomeriggio di lezione che io non ricevessi insulti e prediche umilianti dal lettore.

Para mover el marco integrado paralelamente a la línea de base, coloque el punto de inserción delante o detrás del marco integrado y especifique un valor en Kerning.

Va bene, faccio subito. Comunque, alla fine, eccomi impaginatore - e impaginatore che si diverte, pure. Ma tutto questo esula dalla questione principale. Andare a dormire, oppure no?

Ragazza Arcobaleno M: dormi domani al corso, no?

buffa persona z: ecco, sì. Guarda che non è che posso dormire a tutti i corsi di scrittura a cui partecipo. La volta scorsa ho dormito in faccia a Covacich, per esempio. "Ehi, buffa persona z, lo sai che la settimana prossima c'è un laboratorio di scrittura?" "Che bello! Così posso dormire un paio d'ore!"

E anche, via mail,

The Digital Eye K: in caso io mi faccio tranquillamente anche la notte in bianco, o seduto su di una panca.

Come si dice da queste parti, ah benon!

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[00:05]

rigatoni con panna, salsiccia e peperoni

Smilzo Collega C: cazzo se è venuta bene questa pasta, comunque.

buffa persona z: sì, leggera leggera. Poi facciamo a gara a chi la digerisce per primo.

Smilzo Collega C: ti faccio sapere quanto ce l'ho fatta.

buffa persona z: ma non hai detto che sarai via, nel fine settimana? Mandami un messaggio, semmai.

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giovedì, maggio 27, 2004 

[14:29]

Ieri sera, endorfine ancora in circolo - endorfine che mi sono obbligato a liberare, con l'atto podistico, per contrastare il consueto, fisiologico calo d'umore delle ore diciassette. Ieri sera, tanta lettura. Ma proprio tanta, eh. Ieri sera, un sonno avvolgente, cui mi sono arreso molto prima del solito - sarà stata l'una, tipo. Cui mi sono arreso dimenticando di spegnere il computer. Ho dormito tutta la notte, oltre che vestito e con la finestra aperta, con l'intera discografia dei Fear Factory in sottofondo, ripetuta in shuffle. Il volume era giusto appena sopra la soglia dell'udibile, certo - un qualcosa di subliminale, direi - ma comunque vagamente percettibile. Mi sveglio, stamane, inspiegabilmente stranito. La casa è vuota. Accendo l'amplificatore, metto un piede sullo spigolo - non perchè fa rocker, no, è che non trovo più la tracolla della chitarra - imbraccio lo strumento, e suono la ritmica di Shock, così, al primo colpo. Una cosa che non mi era mai riuscita. Credo che nel pomeriggio stamperò il manuale di In design, il software che devo usare per impaginare la preistorica brochure - e che non ho mai usato prima d'ora - e stanotte, prima di andare a dormire, lo infilerò sotto al cuscino. Insieme a una mignon di Sambuca. Sai mai.

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[01:05]

lo stress della vita moderna*

Edi: l'esame tra poco, e questo e quello, insomma, un casino.

buffa persona z: eh, a chi lo dici. Il lavoro che sono in ritardo, e questo e quello pure a me.

Edi: poveri noi! Come faremo?

buffa persona z: mah, io un'idea ce l'avrei.

Edi: e sarebbe?

buffa persona z: poco sonno e tanto rhum?

* trascrizione non fedele. Ma il senso è quello.

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mercoledì, maggio 26, 2004 

[15:32]

... al di là delle deformazioni concettuali che tale simbolo ha subìto nel tempo,

specie in età protostorica e soprattutto storica...

Ausilio Priuli, 1983

... esempi di vandalismo stupido, tipici di coloro che non hanno né amore per la natura

né per la conoscenza storica.

Ausilio Priuli, 1983

... e quindi mi ritrovo a dover produrre questa brochure turistica, una ventina di pagine su una valle dell'Altopiano dei Sette Comuni costellata di migliaia di incisioni - preistoriche come più recenti - piuttosto interessanti, in un contesto ambientale suggestivo, eccetera. Consueto lavoro bibliografico, consueto estendersi della mia crestomazia di frasi bizzarre. Un sopralluogo sul posto, due domeniche fa, a pancia piena e sotto l'egida parentale, così, giusto per farmi un'idea della situazione. Di fronte alla stazione più nota, sia a livello turistico sia scientifico [cit.]

Capofamiglia: beh, insomma. Sarebbero questi? Questi... questi spigassi*?

* scarabocchi spiegazzati.

E poi, la ricerca bibliografica - in realtà i pochi testi presenti, più che presentare datazioni e teorie, forniscono estesi repertori di fotografie delle incisioni. Gruppo di microcoppelle; il "diavoletto"; croce balestrata; scaliforme; rappresentazione topografica; simbolo solare; e via dicendo. Sfoglio le pagine, e mi compare davanti un antropomorfo di forma ovale, disegnato con accostamenti di microcoppelle. In pratica, è una specie di barbapapà i cui contorno, occhi e sopracciglia (?) sono realizzati con questi cerchiolini incisi - è punteggiato, insomma. C'è poi una appendice ripiegata verso il basso che potrebbe rappresentare l'organo copulatore maschile [sic.] - la cosa curiosa è che sembra chiaro, per la tecnica con cui è stata incisa, che questa appendice ripiegata sia stata aggiunta molto tempo dopo la prima realizzazione del barbapapà.

*** stacco netto! ***

Il bancone della libreria dove ha lavorato l'anno scorso, tra giugno e ottobre. buffa persona z, tipo intorno alla settima ora lavorativa della giornata, sta tentando di vendere un testo di biologia, usato, ad una madre quarantacinque cinquantenne. buffa persona z incarna il topos del venditore americano di macchine usate,

venderebbe sua madre. Se non l'avesse già fatto.

Signora, guardi, mi è rimasta questa copia. Sa, usato non se ne vedono spesso - non è un testo molto adottato. Però [inizia a sfogliarlo] è anche poco sottolineato, vede, e poi solo a matita. La Cliente replica: ma, veramente, qui anche l'evidenziatore- sì, sa. Ma è un pò una fortuna, trovare un libro di biologia in queste condizioni [ferma il frullìo ipnotico delle pagine. Breve pausa. buffa persona z oggi è molto ispirato] ho notato che i libri di biologia, di solito, sono sempre scarabocchiati. Mah, sarà perchè ci sono le foto [riprende a sfogliare le pagine, come a dire guardi, suvvia, che spettacolo!] degli animali - vien da se che- [la pagina su cui lo sfoglio finisce. C'è la foto di un'ostrica, o qualcosa del genere. Un'ostrica a cui sono stati aggiunti - a biro nera! - una nerchia di cospicue dimensioni, e due occhi da invasata. Un mollusco in preda a raptus erotico. A buffa persona z vien da ridere]

La Cliente: ...

buffa persona z: ehm. [pensa pensa pensa] Ma sì, che le dicevo? In fondo, siamo stati tutti ragazzi. Chi non ha mai disegnato queste cose sui libri?

La Cliente [indicando buffa persona z]: ma come - anche lei?

buffa persona z: come no!

*** stacco netto! ***

Duemila tremila cinquemila anni di evoluzione. Forse anche di più. E ancora qui, stiamo, a disegnar cazzoni in giro.

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martedì, maggio 25, 2004 

[15:14]

a. teoria e tecnica dell'accumulo. buffa persona z sta un pò preso dal lavoro e dai suoi bizzarri graffiti preistorici. Ed è in ritardo sui tempi, ovviamente. In the meantime buffa persona z ha un sacco di idee, le quali vengono appuntate nel quadernetto arancione, quando sono fortunate, altrimenti restano imprigionate nel suo testone - ed avrete capito che non è rassicurante, come cosa. b. o smetto di bere, o smetto di andare a correre. Ché le due cose interagiscono in maniera curiosa e- c. ed ultimamente non va neanche troppo bene, il correre. Ieri per esempio ho scoperto che con un preciso gioco di allacciatura delle scarpette bucate posso provocarmi dei dolori violentissimi alle caviglie. Ma pensa te. Capìtone il meccanismo - e passato cinque minuti ad imprecare, seduto sul ciglio dell'argine, ondeggiando perchè non riuscivo a trovare una posizione in cui i tendini non mi facessero male - capito questo sono ripartito, zoppichicchiando, ma ho avuto immediatamente altri problemi, diciamo, di ordine idraulico. c1. solita passeggiata, quindi, ascoltando metallume, riflettendo, guardando in giro, eccetera d. i miei amici bloggers fanno bonariamente a gara a prestarmi libri infami. d1. non avessi già abbastanza problemi, a portare a termine le letture che comincio. e. stanotte ho sognato che volevano portarsi via la mia punteggiatura. Io correvo per le vie del centro con un cencio in mano, uno straccio arrotolato dentro cui tenevo le mie virgole, i miei punti ed i miei trattini. Correvo a perdifiato, spintonando persone che mi guardavano deridendomi e motteggiandomi, indicando un punto e virgola che spuntava dal mio fagotto - indicandolo con l'indice e lanciando insulti e vituperi. Ed io fuggivo, inseguito da un mostro cattivo e peloso e tentacolare, con zanne artigli occhi ed abundanzia di bava, un mostro di nome Rotide, o qualcosa del genere, oh che periglio!, oh che angoscia!,e questo mostro quasi mi raggiungeva, ed aveva lasciato dietro di sè una scìa di periodi tronchi, spezzati, insensati, quasi mi raggiungeva e voleva mangiarsi la mia punteggiatura. e1. ho anche sognato che il Capofamiglia mi rubava una confezione da sei lattine di birra che - ne ero sicuro! - che avevo tirato fuori dallo zaino e sistemato sul cumulo di libri che contorna il comodino, tra Infinite Jest ed il cofanetto Einaudi delle Mille e una notte. e2. che notte agitata. Sarà stato lo sciabordìo gastrico durante il trappolìneo giro in autoscontro, oppure il ritorno a casa deluso per la serranda abbassata - immagine stereotipa, ché serrande non ne ha - della pizzeria del John Belushi del Medioriente; oppure sarà stato il buttarsi a letto così, senza un qualcosa di assorbente nello stomaco, mah?

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lunedì, maggio 24, 2004 

[01:43]

I

Nel primo pomeriggio di questa ventosa domenica buffa persona z intraprende una sistematica opera di catalogazione ed archiviazione dei trentanove gigabytes della partizione dati del suo hard disk. Perchè buffa persona z sarà più di un mese che non compra cd in cui stoccare tutto il ben-di-dio che scarica con l'adsl - colpa della condizione di povertà in cui ho versato ultimamente - e ci sono nel frattempo state saturazione, confusione e frettolose cancellazioni. Ad un certo punto, buffa persona z si ritrova con una cartella debordante di musica klezmer. Come resistere? Imbraccio l'elettrica e mi dedico un paio d'ore alla trascrizione dei solismi di clarinetto, reinterpretati con metallica verve, in un turbinìo di legati, trilli e leva. Verso le 15:43 c'è il climax del delirio, quando padroneggio ormai la struttura ritmica di un paio di pezzi e - soprattutto - le scale con cui improvvisarci sopra. Le ghignate. Sembra di essere ad una festa ebraico-balcanica, il bailamme dei film di Kusturica, il caos totale, decorazioni di carta e avanzi di cibo, matrone con neonati al seno, ubriachi che oscillano battendo il tempo con scarpe consunte, urla che incitano i musicisti, orafi e gioiellieri col naso sui libri contabili, e gli usurai, e buffe storielle che motteggiano i rabbini...

II

Un messaggio della Sorella Elettiva G, un breve riassunto della sua vita, di quello che va bene e di quello che invece no. Le rispondo. Le rispondo che qui tutto scorre tranquillo, che il tempo a volte scarseggia, e che c'è la necessità di concretizzare. Qualunque cosa. Perchè sì, è quello; è che senti di aver bisogno di doverti impegnare in qualcosa che abbia senso, in qualcosa che abbia un fine; in qualcosa di tangibile, di importante - in qualcosa di grosso, mi verrebbe da dire.

Ragazza Arcobaleno M: ma non ti pare che ci sia ovunque un grandissimo spreco d'amore?

buffa persona z: sì. Non dirlo a me, che praticamente rovescio in giro secchiate d'amore.

Ecco: avere un bersaglio per queste secchiate.

III.

Cosa stai facendo? Dove sei? Sono disteso sul letto, leggo, e mi bevo un rhum. I'm in the bed-rhum, insomma. 

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domenica, maggio 23, 2004 

[02:09]

E ieri sera, ci si chiederà? E ieri sera, le prove in Prato diventano cazzeggio e ghignate. buffa persona z, lo Smilzo Collega C, lo Psicologo Friulano N e l'Apprendista Chitarrista A cantano e suonano qualche pezzo, si bevono una birra, storpiano alcune canzoni, improvvisano stornelli su basi blues e rock, si lamentano della mancanza di altre birre, fanno gli stupidi, accennano a vari pezzi del repertorio eliesco e vascorossiano - e viene fuori, mi pare, che stan tutti messi un pò così, in quanto a memoria - e in definitiva passano una serata molto, molto piacevole. E' venerdì sera, e in Prato girano persone strane. C'è il Doppiatore Naturale di Paperino,

Ciao ragazzi, avete una sigaretta, per caso? No, guar- vi diamo del vino, in cambio, se ci date una sigaretta - no no, niente vino. Ci accontenteremmo di sapere come fai ad avere una voce così.

Ci sono gli Inesperti Veneti,

Portavoce degli Inesperti Veneti: o ragassi, sapete dov'è che si può comprare del fumello qui in Prato?

Smilzo Collega C: no, guardate che qui in Prato di solito non c'è nulla.

Portavoce degli Inesperti Veneti: ma come, *bestemmia*, ci hanno detto di venire qui.

Smilzo Collega C: qui no, proprio no. Semmai in piazza delle Erbe

Portavoce degli Inesperti Veneti: *bestemmia* ma se eravamo lì fino a prima, agli spritz, *bestemmia* e ci hanno detto, *bestemmia*, di venire qui in Prato.

Smilzo Collega C: mah. Potete provare da un marocchino.

Portavoce degli Inesperti Veneti [allarmato ed un pò incredulo]: da un marocchino, *bestemmia*, ma... e se ci picchiano

Increduli noi, ora. Si allontanano. L'ultima frase che sento, alle mie spalle, è un marocchino - sono sempre in mezzo alle palle, e quando ti servono non li trovi, *bestemmia che se la riporto mi scomunicano il blog*

Poi ci sono le Ragazze che Perdono le Chiavi di Casa e Biciclette; e c'è il Baffo, che dopo averci chiesto una cartina ci regala un tocchettino di fumo, staccato coi denti dalla sua personal reserve, e allontanandosi ci confida, guardando sorridente la mia chitarra, di avere fatto il conservatorio - o così sembra che dica, perlomeno. Il Baffo lo rivediamo dopo una mezzora che attraversa il nostro campo visivo con una saccoccia di birre - per lui e per il suo compare - e, col suo compare appunto, si stravacca sull'erba, immerso nel suo viaggio mediorientale [cit.] I miei compagni fumano. Con una scorta di cartine e qualche battuta giusta, quante cose potremmo aver raccattato, a fine serata? Fumo, vino, birre, tiri di coca, boccette di popper, pasticche di ecstasy? E infine,

buffa persona z [giocherellando con dei tappi a corona trovati nell'erba]: ué, chissà quante serate ci vogliono, con questo ritmo, per ricoprire il Prato di tappi di birra.

Apprendista Chitarrista A: e chissà quante serate ci vogliono, per ricoprire il Prato con i plettri di buffa persona z che gli perdiamo.

A fine serata, in lontananza, gli Inesperti Veneti ancora vagano, fumo-less.

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sabato, maggio 22, 2004 

[21:28]

sempre il discorso di prima, continued

Entro in casa, e mi chiudo in camera a farmi gli affari miei. Poco prima di cena mi siedo a tavola con il Capofamiglia.

Capofamiglia [ghignante]: e allora! Hai preso pioggia, prima?

buffa persona z: eh beh, giusto le prime gocce. Mi sembrava di fargli un torto, a non esserci, dopo tutto quello che c'è stato tra noi. Anzi, quasi quasi ci tenevo - cominciava a mancarmi.

a proposito!, un episodio che a suo tempo non postai, #1

Stiamo bevendo il caffè - io, la Signora Madre ed il Capofamiglia. Un tuono. Due tuoni. Inizia a piovere. Io sarei dovuto uscire nel giro di un quarto d'ora, in bicicletta. Mi alzo, apro la finestra della terrazza, metto la testa fuori ed urlo ehi! guarda che non sono ancora uscito! Smette. Tuona ancora.

Capofamiglia: sarà stato un avvertimento.

a proposito!, un episodio che a suo tempo non postai, #2

Tornando da una Trappola Alcolica, in una serata di pioggia. In un giorno di pioggia, per essere precisi. Ora gocciola solamente. Io, il Conoscente Filocarveriano A e The Digital Eye K pedaliamo verso le relative abitazioni. Si discute del clima umido degli ultimi - mesi? - e della predisposizione naturale al trovarsi all'aperto durante gli acquazzoni:

Conoscente Filocarveriano A: ci sono delle volte che penso farò la fine di quello dei Ragazzi della via Pal.

The Digital Eye K: ah! Quello che casca in acqua alla fine e si prende la polmonite?

Conoscente Filocarveriano A: esatto.

buffa persona z: io no. Sono tre mesi che mi prendo l'acqua ogni volta che piove. Ogni volta. Però non mi sono mai ammalato. Neanche un raffreddore, mal di gola - niente. Ho più che altro la sensazione tipo videogioco - che la mia barra dell'energia si svuoti di un pochino ogni volta che torno a casa bagnato.

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[18:26]

Di ritorno dal Confetto, la maison nouvelle della Mora Germanista E, buffa persona z è sfidato dagli elementi in persona. Già, perchè c'è un vento che sembra che stia per scendere giù Idio in persona - e poteva questo vento non essermi contrario? Ma figuriamoci! buffa persona z fatica ad avanzare nonostante i suoi cosciotti ciclisticamente irrobustiti, e si dedica di rimando ad una sistematica e salutare opera di bestemmia, coinvolgendo nel vituperio non solo la santissima teoria cattolica, ma anche i venti e le loro personificazioni mitologiche, nel contesto del suo agnosticismo sincretico e in qualche modo democratico. Giusto prima di essere sopraffatto dalle temperie, buffa persona z trova sul suo cammino la soluzione. In mezzo alla pista ciclabile di via Sorio c'è una di quelle girandole floriformi di compensato - o di balsa - che si vedono spesso nei quartieri residenziali, sui balconi o nei vasi di fiori. Se ne sta lì inerme, la girandola, volata sull'asfalto chissà da dove. I suoi sgargianti colori richiamano la mia attenzione. La raccolgo, la guardo fissa negli occhi, annuisco; lei ricambia, e si lascia adattare al retro del mio mezzo. Una volta imboccata la corrente favorevole della circonvallazione, grazie a questa nuova propulsione eolica arrivo a casa in un baleno, che sembro un hovercraft.

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[03:56]

come eat the dust / cause it'a all a dirty lie / that chokes the sky

Che ci sono dei giorni in cui proprio non ce la si fa. Di andare a correre, dico; di fare attività sportiva. E sì che la giornata non è stata poi male, anzi - energetica, attiva. Esco di casa, cammino fino al point of entry dei parchi, faccio partire Insanity dei Darkane, e

già dopo cinquanta metri mi rendo conto che non è giornata. Gambe pesanti, ma in realtà non è solo questione delle gambe: è semplicemente che risulta troppo faticoso movimentare l'insieme della propria massa corporea. Fa caldo, troppo caldo. Soffocante. Arrivo sull'argine, mi guardo intorno, e realizzo come l'ambiente esterno si sia perfettamente acconciato al mio stato d'animo interiore. Perchè c'è molta meno gente che corre, rispetto al solito. La studenterie è più che dimezzata - ma è venerdì, d'altronde, venerdì tardo pomeriggio - epperò anche di corridori altri non ce ne sono molti. Poi. Qualcuno se ne sta, già adeguatamente chiazzato di sudore, se ne sta tranquillo a passeggiare col telefonino premuto contro un'orecchio. Cosa che in effetti ho fatto anch'io, giusto pochi minuti prima. Comunque, persevero. Persevero nel trascinarmi. Accadono un pò tutti i piccoli accidenti del podista, la scarpa slacciata, le chiavi che ti cascano per terra, una nuvola improvvisa di polvere ti entra direttamente in gola e ti costringe a colpi di tosse a fermarti, poi è un baroccolo di pioppo, poi un moschino, poi tiri uno starnuto causatoti dal sole, poi schivi una merda di cane e quasi rotoli in canale, poi questo e poi quello. Provo a canticchiare i Darkane, sai mai che l'esaltazione metallica eccetera. No. Arrivo al ponte di Terranegra e mi giro per tornare indietro. L'argine è deserto. O quasi. Vedo, ad una trentina di metri da me, uno di quegli individui secchi, piuttosto avanti con l'età, bruciati, arsi dal sole [sono quelli che, quando vai a correre, riescono meglio di chiunque altro a farti mangiare la polvere] Lo vedo alternare passi sicuro. Lo vedo anche fermarsi, crollare in ginocchio, e riversarsi con la faccia nel ghiaìo dell'argine.

E poi arrivano i cani randagi.

No, fa proprio troppo caldo. Faccio uno sforzo, e corricchio verso il parco dei Platani. Goccioloni di sudore, poi un pò d'ombra. Mi obbligo - per lo meno - a fare i consueti allunghi sulla salita che riporta all'imbocco degli argini. Già al primo ho un'ulteriore conferma che no, non è proprio giornata. Non riesco ad esprimere la consueta potenza muscolare. Non riesco ad esprimere, e basta. Arrivo in cima, mi fermo ansante, e c'è questa cosa per cui lo sterno sembra mi si sia ristretto, e l'effetto è che le costole paiono puntare con più decisione verso il baricentro lineare del torace. Mah. Tanto vale passeggiare amabilmente sotto agli alberi, fischiettando qualche riff, e pensando al niello.

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venerdì, maggio 21, 2004 

[14:42]

buffa persona z torna a casa dopo gli aperitivi, cazzeggia qualche minuto, riceve una telefonata, e si lascia poi scivolare nel sonno senza praticamente opporre resistenza. E grazie alle vaghe molecole alcoliche che rimbalzano gommose contro le pareti elastiche dei suoi vasi sanguigni; grazie alla piacevole temperatura della stanza - etica, direi, specie se rapportata a tutto il sole che buffa persona z ha preso, volente o nolente, durante questa prima settimana di sboccio pre-estivo -; grazie ad un sacco di pensieri bizzarri che gli si affastellano mesmerizzanti nel testone: insomma, buffa persona z si fa una bella dormita di dieci ore, e si sveglia fresco e riposato come non accadeva da molto. Scrocca il caffè alla Nonna Tabagista Z, passa in biblioteca a rinnovare il prestito di un libro - e, già che c'è, si legge qualche pagina del trattato sull'oreficeria del suo amato Cellini - esce sotto al sole, si beve un caffè della macchinetta facendo nel frattempo buoni propositi, e vaga infine in bicicletta per il centro, facendo il pelo a passanti ed automobili, cantando Third dei Darkane e ripensando alla resa dei conti di ieri, con l'Archeologo Capellone C, la tariffazione del lavoro di aprile e le nuove, emozionanti proposte per l'estate. A stanotte!, con nuovi, esaltanti post!

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giovedì, maggio 20, 2004 

[18:12]

Cosa dicevo, stanotte?

Alle 11:34 sono in stazione che aspetto il treno per Vicenza. Ho una chiaccherata di lavoro, sicchè sono minimalista, nel bagaglio - lettore cd, quadernetto arancione, stop. Mi accuccio contro un pilastro per prendere due appunti ed ingannare così il quarto d'ora che mi separa dall'interregionale. Apro il quadernetto arancione, e ci trovo due battute di un dialogo, trascritte durante l'ultima Trappola Alcolica. La calligrafia denota - denuncia? - il mio tasso alcolico insino a quel punto della serata, e se leggi tra le righe ci trovi scritto per esempio mezzo litro di spritz ed un pernod. Delle due battute, solo la seconda - la chiusa - è comprensibile. La prima, assolutamente no. E senza l'abbrivio non se ne capisce il senso, di questo dialogo. E così, nonostante mi sforzi per tutta la durata dello spostamento ferroviario di ricordare qualcosa - qualunque cosa - a proposito di una situazione che mi ha colpito abbastanza da meritarsi un posticino nel quadernetto arancione, beh, ecco. Nulla.

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[03:15]

Ci sono dei momenti, delle situazioni, in cui ti penti di non avere un registratore a portata di mano; ti penti di non aver preso appunti nel quadernetto arancione; ti penti di avere poca memoria e - come se non bastasse - di aver permesso ad un vino di bassa qualità - bassa? solo bassa? - di inficiarla. Una di queste situazioni è, ad esempio, la cena con gli ex-colleghi della libreria. Anche l'extended time in Prato, certo, ma soprattutto la cena.

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mercoledì, maggio 19, 2004 

[19:46]

Esco per andare a correre. Svolto l'angolo, e vedo in lontananza la burbera sagoma barbuta di Colui Che Mi Insegnò Lo Sweep M, a.k.a. Il Giardiniere M. Viene verso di me, in bicicletta.

Il Giardiniere M: lo sai che tra due giorni parto di nuovo?

buffa persona z: torni-

Il Giardiniere M: in Spagna, sì. Vedi che hai già capito tutto?

buffa persona z: [tra sè] accondiscendi accondiscendi accondiscendi [a Il Giardiniere M] eh beh, lo si capiva che-

Il Giardiniere M: che mi sono già trifolato i coglioni, qua, [bestemmia]. I coglioni.

buffa persona z: scappi, insomma.

Il Giardiniere M: sì, scappo. Anche ora. Ciao.

E se ne parte, pedalando. Io resto impalato a guardarlo allontanarsi all'orizzonte. Lui si volta, sarà ad una trentina di metri, e lo sento, come una specie di eco, ...ato...glioni...

 

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[17:53]

[che poi ieri il pomeriggio è stato un continuo tourbillon - un turbillone? La lezione con l'Allievo Cattivo D, che stavolta ho costretto alla disciplina del metronomo, lui e le sue terzine, tiè!, che ogni volta riesce a distrarmi e a scapolarla - sì sì, stavolta ci ha provato con un "mi spieghi Where eagles dare?" - ma il metallico rifugio è durato poco, figliolo. Dopo l'Allievo Cattivo D ci sono state la corsa in centro, la Trappola Alcolica - dannato Pernod! - eccetera. Ma io ieri volevo dire:]

che ho finito la Vita del Cellini. Che è stato un dei libri ch'io abbia mai letto che più m'ha appassionato, credo. Un di quei libri che brami di tornarci sopra, un pomeriggio dopo l'altro, per leggere dieci venti trenta pagine di un uomo che ti racconta la sua vita umanamente, senza giri di parole, senza filtri; un di quei libri che ti ci affezioni, a lui, a Benvenuto, e sorridi di soddisfazione quando mostra agli scettici e ai denigratori i sudati frutti delle sue virtute, e gli uomini stupiscono con inistimabile maraviglia; e devi soffocare le risate quando si apposta dietro alla porta del suo cantiere con un bastone in mano, aspettando il ritorno di un rivale che, passando, gli ha indirizzato quattro coregge, il porcaccio. E anche ti prende un pò male, quando due toscanacci - un pretaccio ed un pecoraio - lo avvelenano, e lui quasi ci resta; o quando viene rinchiuso per mesi - ingiustamente - in una delle peggiori segrete di Roma; o quando è amareggiato perchè sente che il suo tempo è sprecato nei cazzeggi di duchi e duchesse e committenti, e spera, ed altro non chiede se non che gli venga commissionata un'opera grande, importante, in cui riversare tutto sè stesso, tutta la sua arte, i suoi studii, il suo Amore.

[afflitto dall'improvvisa assenza di questo amico, buffa persona z inizia a leggerne il Trattato dell'oreficeria. Per l'indole di buffa persona z questa cosa è micidiale, perchè non appena Benvenuto gli spiega come si lavora di niello, beh, subito gli vengono strani, insistenti pensieri. Ad esempio, dove posso procurarmi un pò d'argento, rame e piombo, un crogiuoletto, del borace, e qualche altra cosetta di questo tipo?]

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[01:50]

buffa persona z non ha ancora tarato il Carico Alcolico Sostenibile sulla base della recente attività sportiva, per cui si trova, al momento, piuttosto spiazzato. Quindi: buffa persona z se ne sta una mezz'ora disteso sulla muretta del suo condominio, ascoltando il brusìo lontano di piazzale Stanga e guardando negli occhi un cielo non nuvoloso ma, stranamente, senza stelle. Poi sale in casa, buffa persona z, e letteralmente si sfracella sul - nel - letto.

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martedì, maggio 18, 2004 

[14:10]

... e mi levavo prestissimo, e sortivo di casa per isfuggire a' creditori [cit.]

Perchè il conto in banca di buffa persona z oscilla con regolarità attorno allo zero. Sì, io sono quello dei bancomat trattenuti dalle macchine per eccesso di passività, ad esempio. O quello dei versamenti riparatori, e delle cassiere che ma lei qui sarebbe ancora in rosso, eh! Stamane, uscendo di casa, guardo la finestrella della cassetta delle lettere. C'è una busta della banca. Riesco a leggerne il destinatario: mon dieu, c'est moi. Per evitare che l'estratto conto - penso sia lui - venga intercettato dal Capofamiglia, e per risparmiarmi quindi i motteggi a proposito della mia scadente gestione patrimoniale, raccatto la missiva infilando le mie affusolate ditina nella cassetta suddetta. Sì, è proprio per me. La intasco, vado dove devo andare, e me ne ricordo solamente dopo qualche ora, della busta. La apro. E' vuota. Vuota. La banca che mi manda una busta vuota. Devo prenderlo come un avvertimento?

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[01:18]

dell'individualismo

ovvero

ma buffa persona z come sta, che fa, che combina?

buffa persona z gira per la città vestito sgargiante e, soprattutto, cromaticamente corretto.

Amica Mediatrice A: ti ho visto subito, che sta andando bene. Anche i colori sgargianti-

buffa persona z: non sono i colori in sè. E' la bontà degli accostamenti, che indica positività.

buffa persona z va a correre quasi tutti i giorni. E' perchè ci ha preso gusto, e anche perchè ne ha bisogno - Signore, dacci oggi la nostra dose di endorfine quotidiana. buffa persona z ne approfitta per ascoltare con fine orecchio da musico un pò di metallume, e così astrarsi un pò; ogni volta che esce scarpette bucate e maglietta lìsa, inoltre, gli capita di vedere, osservare e mentalmente annotare svariate cose bizzarre. Oggi, ad esempio, c'era un cinquantenne che correva, e i suoi polpacci sarebbero stati degni di figurare in un film di Cronenberg, nel ruolo principale.

Di notte buffa persona z ascolta gli Opeth e scrive. Di giorno, invece, egli suona i Darkane con la newly-found chitarra elettrica. E si scopre piuttosto in forma, in verità, come se questi quasi due anni di astinenza amplificativa - e, di riflesso, chitarristica - gli avessero schiarito la testa - o qualunque parte del corpo deputata alla musica - e fluidificato nervi e tendini delle mani. Perchè il suonare The perverted beast [ghigno] è già di per sè bella impresa, ma l'affrontarne il riff finale con scioltezza e noncuranza della scansione ritmica spezzata, beh, gli dà un rassicurante senso di controllo delle sue dita e, per metonimia, del suo corpo tutto.

buffa persona z condensa i fuochi delle riflessioni della settimana scorsa:

1) va bene tutto, ché l'importante sta nella conversione. Della merda in qualcosa - qualunque cosa - di positivo, di creativo, di.

2) il mondo è in realtà pullulante di doppelganger(s) e shapeshifters, qualunque cosa possa voler dire. E - quel che è peggio - questi si nascondono dove- no: questi si nascondono nelle persone in cui meno te lo aspetti.

buffa persona z lavora; buffa persona z passa ore di studio ed acculturazione e documentazione in biblioteca; ogni tanto esce a crogiolarsi al sole, riempendosi di caffè della macchinetta e scribacchiando nel quadernetto arancione.

Insomma. buffa persona z si dedica a sè stesso, nutre, concima, protegge e fa crescere le sue inistimabili virtute. Vegetalmente, rampicantemente. Forse è per questo che buffa persona z dovrebbe trovare un minuto per spuntarsi i capelli e farsi la barba.

Ah, e per tagliarsi le unghie dei piedi.

Ps. buffa persona z dovrebbe anche smettere di leggere l'italiano del cinquecento. Perchè oggi, al telefono, è riuscito a dire, con estrema naturalezza, guarda che comunque i film di serie b hanno un loro senso; certo, bisogna scrostare la farragine che ci sta intorno...

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lunedì, maggio 17, 2004 

[15:04]

Dipartimento, here I comes!

Quanto tempo. Eh, un mese e mezzo. E' che mi servono un paio di sezioni della Carta Tecnica Regionale. Salgo le scale, e sbatto nel Relatore.

Relatore: oh chi si vede. Tutto bene?

buffa persona z: sì sì, lavoricchio, eccetera. Tutto bene, anche se mi piacerebbe che pagassero - non ti dico chi, per rispetto, ma mi piacerebbe che pagassero.

Relatore: invece di sparire, potevi venire qui quand'era il momento di "riscuotere". C'è già qualcuno che lavora, dei laureati. Tipo, non avevamo da parlare di un articolo, io e te?

buffa persona z: un articolo. Un articolo non paga, Relatore. E io non voglio rimanere sottoproletario per sempre.

Relatore: non paga. Ma fa curriculum.

buffa persona z: sì, ma col curriculum non riesco a farmi dare gli spritz.

Relatore: fa curriculum, e col curriculum poi-

buffa persona z: poi. Mi spaventa, quel "poi". E gli spritz?

Passo in laboratorio, saluto. C'è una notevole densità abitativa, oggi. I computer sono tutti occupati. Occhibelli C mi chiede come va, il lavoro, eccetera.

buffa persona z: il lavoro va bene, è che se pagassero-

Occhibelli C: beh, ma intanto fa curriculum.

[i diffusori di musica d'ambiente diffondono - cos'altro possono fare - diffondono una tarantella napoletana]

Almeno altre tre persone mi motteggiano con questa cosa del fa curriculum. Io mi faccio gli affari miei, mi spedisco a casa i files della CTR che mi servono - le sezioni ovviamente non sono disponibili, in formato cartaceo - scendo a bere il caffè e faccio il diplomatico. Torno in laboratorio, il Vate Informatico F mi motteggia, e ascolto questa conversazione telefonica tra il Professore Nero K - uno degli africani responsabili del corso di Cooperazione e Sviluppo - e la sua locataria - una cinquantenne padovana, immagino. Il volume del cellulare del Professore Nero K è sufficientemente alto da permettere che io più o meno senta anche le risposte della donna.

No, signora, le volevo dire che mi dispiace se lasciandole l'appartamento le abbiamo- non è quello, sa, mi ascolti. E' che me lo doveva dire, se avevate in mente di fare delle modif- ma si riferisce all'angolo, cioè, mi scusi, ma sa, noi, con i bonghi, abbiamo pensato- io capisco, capisco sa, però, vede. A parte le lamentele dei vicini, il rumore, con i tamburi e le vostre cose [lunghissima tirata]- signora ha ragione, ma noi abbiamo portato la nostra cultura- la vostra cultura, sì, ma proprio con i murales in casa, dovevate portarla? Con i murales in tutte le stanze?

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domenica, maggio 16, 2004 

[11:57]

Che poi parliamone, del John Belushi del Medioriente. L'altra sera, alle 23:49, mi presento nel suo locale per uno spuntino, dato che presentivo che sarei rimasto sveglio buona parte della notte. Saluto. Il John Belushi del Medioriente sta imprecando al cordless. Appena mi vede sposta la cornetta dall'orecchio, mi saluta, e mi chiede cosa vuoi. Gli ordino una marinara. Va bene. Riprende ad arabeggiare al telefono, con violenza. Stende la pasta, tenendo la cornetta con la spalla. Nel momento in cui si volta lo interrompo di nuovo, e gli chiedo se può arricchirmi la pizza con un pò di harissa. Lui grugnisce. Che in realtà, l'harissa che usa non è solamente harissa - no - burgessianamente, potrebbe chiamarsi harissa più. Il John Belushi del Medioriente continua a litigare, intanto. Mentre con affettazione leggo non mi ricordo quale rivista patinata - le pagine sono variamente chiazzate d'unto - realizzo che in realtà non sta litigando, ma sta resocontando una lite, o uno scazzo con la partner. Tra gli arabeschi spuntano ogni tanto dei mi ha roto colioni, ad esempio, ed altri arcaismi del genere. Lo vedo guarnire la mia pizza. Sarà che è sopra pensiero, sarà che è tutto preso dalle saracche mediorientali; il John Belushi del Medioriente eccede con l'harissa più. Conto un cucchiaio, due cucchiai - bene, adoro il piccante - tre cucchiai - sto timidamente valutando se intervenire, non accenna a volersi fermare - quattro cucchiai. Poi distribuisce con molta grazia il condimento; sono sicuro di avere visto i pezzetti d'aglio della mia marinara fuggire in lacrime verso il bordo di pasta.

Estrae la pizza dal forno gestendo la pala con una sola mano, perchè è sempre al telefono; io pago, saluto con un cenno, esco, e mangio questa cosa camminando.

[sempre il solito libro per bambini, con la copertina cartonata e tutto il resto. A pagina trentadue si parla delle spezie. Ci sono i grani di pepe ammucchiati piramidalmente, tutti con gli occhietti ed i sorrisoni, c'è il timo, il dragoncello, e c'è un cornetto di peperoncino che scappa a gambe levate da uno stereotìpico mercante di spezie veneziano del cinquecento, raffigurato con tanto di nuvoletta ed esclamazione "te sbòcio vien qua ta morti cani!". In un riquadro, in basso, c'è la tabella che spiega gli effetti dell'eccesso di harissa. Di fianco al disegno di un cucchiaio pieno di rossume, c'è un uomo emaciato, disidratato, che beve a canna da una tanica d'acqua; dalla sua bocca escono getti di vapore. Subito sotto, due cucchiai - a fianco, lo skyline di una città in fiamme. Tre cucchiai - la morìa estinzionale dei dinosauri, grossi bestioni con la lingua fuori e gli occhi a croce. Quattro cucchiai - un fungo atomico del color dell'harissa, che ghigna]

Ehm. Ad un certo punto, all'ultima fetta, dispero del fatto che sto probabilmente per perdere labbra, pizzo, baffi e narici.

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[01:05]

Oggi buffa persona z, gli In Flames, la reflex ed il quadernetto arancione sono andati a Venezia. Un giro di ripiego, perchè a Padova non c'era nessuno, e Trieste alpina un pò mi inquietava. Preso troppo, troppo sole, tanto che alla seconda birra - nel corso di un pomeriggio, eh! - lungo - beh, andando dai Giardini della Biennale verso San Marco - mi hanno quasi preso il delirio e le visioni mistiche. Alla stanchezza del ritorno ho messo sopra una pizza che definire pesante sarebbe quasi un'ingiustizia nei confronti del pizzaiolo, il John Belushi del Medioriente. Sono due ore che sonnecchio a sprazzi, tentando di procedere in Quando Teresa si arrabbiò con Dio, per cui ora mi dedico a Riposo e Recupero, ché domani son via per lavoro.

[il che, detto così, fa anche effetto]

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venerdì, maggio 14, 2004 

[21:26]

Ah, il giardino di Palazzo Maldura! La culla delle Belle Lettere, dove giovani menti crescono forti nel Sapere, dove teneri virgulti si fanno querce assorbendo la Sapienza dal terreno ricco, umico, impregnato dei Grandi. In disparte, un ragazzo recita in inglese, a memoria, una scena della Winter's Tale di Shakespeare; tra le siepi le fanciulle discutono amabilmente di filologia e provenzalismi; in tutti gli angoli, presso le panchine e sul prato ancora coperto di foglie secche, ovunque si respira l'Aroma della Cultura, che sgorga come l'acqua che deborda dalla fontana di pietra incrinata sulla sua base, dove i pesci rossi eccetera. Cammino per i vialetti con un caffè in mano. Sto ancora riflettendo su alcune cose lette pochi minuti prima, in biblioteca. Gli studenti cominciano ad uscire, perchè ha appena smesso di piovere, ed ora c'è il sole, caldo. Perso nel manierismo, capto una frase,

se non stai zitto, ti scoreggio nella faccia.

Il Castiglione non avrebbe saputo fare di meglio, in quanto a dissimulazione e galanteria.

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[11:05]

[il post di ieri #2, ma ieri splinder era bizzoso]

dialogica, #1 - v. 1.2

Ragazza Arcobaleno M: e tu, domani, che fai?

buffa persona z: mah, ho una lezione di chitarra, andrò a correre nel pomeriggio - ah, e devo iniziare a farmi un'idea del lavoro di maggio. E domani è già il tredici.

Ragazza Arcobaleno M: ah! Un'idea del lavoro di maggio! A metà maggio!

buffa persona z: già. Ti dà il senso di come gestisco le mie responsabilità, no?

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[10:57]

[il post di ieri #1, ma ieri Splinder era bizzoso]

Ascoltate! Vi voglio raccontare il più dolce dei sogni che a mezzanotte mi giunse, nel tempo segreto del silenzio e del sonno degli uomini. Ieri notte ho sognato una Trappola. Una Trappola tranquilla, pacata. Non una Trappola traballante, ma una Trappola stabile. Ieri notte ho sognato una Trappola con bevande non nocive, con cibi abbondanti e saporiti, e prelibatezze e dolci, ed una Trappola pure col caffè alla fine. Ho sognato una mappa, una mappa che mi, oppure ci - ci perchè tutto era confuso ed indistinto, ma nello stesso tempo era anche chiaro e preciso; fulgido, quasi. Ho sognato questa mappa che ci avrebbe permesso di raggiungere il tesoro sottomarino, ed ho sognato l'ermeneutica del tentacolo di polipo. Poi il Tempo è diventato circolare, ed ho sognato indietro, ho sognato la mia investitura a dreivenetienschlechtestespritzsaufer, in una città della Lega Anseatica, probabilmente, e fiumi del peggior spritz delle Tre Venezie, e ho sognato infine una Trappola che sognava buffa persona z che sognava una Trappola, eccetera.

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giovedì, maggio 13, 2004 

[02:31]

Stamattina stavo uscendo per andare a fare delle commissioni in centro, e mi sono ricordato improvvisamente di una cosa che avrei dovuto assolutamente fare. Non è così naturale, il fatto che io me ne sia ricordato. Ieri notte, sono praticamente crollato. Tipo saranno state le 04:10, o le 04:12. Ho passato gli ultimi dieci quindici minuti a prendere qualche appunto sul quadernetto arancione, ché ultimamente mi scordo un sacco di cose che vorrei scrivere eccetera. Insomma, metto giù quadernetto arancione e bic nera, e crollo, e nel quadernetto arancione questa cosa che devo assolutamente fare non c'è. Quindi mi tolgo la kefia, accendo il computer, approfitto dello statup per mettere su un caffè, e mando una mail alla mia banca. Il tono è questo:

spettabile banca eccetera

in seguito a spiacevole esperienza personale, accadutami nella serata di ieri, volevo segnalarvi il fatto che le vostre postazioni bancomat non sono munite di un adeguato ripiano, o supporto, atto all'appoggio di lattine di birra - o di bicchieri di spritz - durante le operazioni di prelievo, eccetera. Nella fattispecie, ieri sera mi trovavo appunto

al bancomat delle piazze. Dopo un aperitivo all'aperitivo [nel senso che credo di essere l'unico che prende l'aperitivo prima di una Trappola Alcolica] decidiamo di berci una birra, io e lo Smilzo Collega C, in piazza. Compriamo due lattine, vaghiamo qualche minuto, poi è ora che io vada alla Trappola, ma prima devo prelevare. Lo Smilzo Collega C mi accompagna, si siede sulle rastrelliere per le biciclette, e si tira su una sigaretta. Io appoggio la lattina di birra sul falso-piano del bancomat, faccio le mie cose, attendo i soldi, la lattina di birra chiaramente, impercettibilmente - ed altri, svariati avverbi, che ne so, tipo immancabilmente - la lattina di birra immancabilmente scivola giù verso il bordo, me ne accorgo, la afferro che già sta cadendo, e c'è un putiferio di schizzi e schiuma e sgasatura e pantaloni da buttare in lavatrice, e ghignate.

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mercoledì, maggio 12, 2004 

[02:17]

Così, a caldo, poche righe

... certo che queste Trappole stanno diventando sempre più avventurose, eh?

Dada

Io personalmente stavo tranquillo a metabolizzare gli spritz e il kebab della Trappola Alcolica di stasera, seduto con i co-trappolìnei superstiti su un muricciuolo del Prato, a chiaccherare di disparati argomenti. Poi si sente un tonfo nell'acqua, e ci si gira, e un tizio è caduto dentro, e annaspa in - no, non annaspa. Si sbraccia - in realtà, nemmeno si sbraccia - insomma fa dei goffi tentativi per uscire dal fluido schifoso e - probabilmente - freddo. Tentativi stanchi. Lo si aiuta a risalire, gli si dà una sigaretta, si chiama il centodiciotto. S'aspetta. Il tizio non parla. Lo portano via, infagottato in una coperta, sdraiato sulla barella. Guardiamo l'ambulanza messa in moto, la luce dell'interno accendersi, il veicolo compiere una mezzaluna perfetta e precisa, ed avviarsi. C'è come una pennellata di grigio o di blu su tutto, sull'umore, sugli strascichi della Trappola. Ci si congeda. Accompagno un co-trappolìneo fino alle Porte Contarine, mi infilo gli auricolari, e pedalo verso casa. Un pò accigliato, un pò stanco, un pò metabolizzante. Stanco, comunque; con quella stracchezza di sabato sera addosso, ma non così positiva. Mi fermo a bere alla fontanella di piazza della Frutta. Poi è il solito percorso, ma.

Una ventina di metri davanti a me, sulla ciclabile di Pontecorvo, c'è un individuo che cammina nella mia direzione. Non ci bado - beh, quel minimo che basta per vedere che segue una traiettoria sinusoidale, e per notare la somiglianza - nell'abbigliamento, nella postura - col Benicio del Toro dei Soliti Sospetti. Ci sono le macchine e non posso uscire dalla ciclabile, e il marciapiede pedonale sta al di là di buche e asperità del terreno. Mi rassegno a passargli accanto. E quando gli passo accanto, con quella baldanza tutta slava, l'individuo butta in fuori un braccio verso di me, e fa bum, con la bocca. Abbastanza forte perchè io lo senta, attraverso i Darkane. Dopo qualche decina di metri mi prendono i pensieri brutti, perchè è notte e perchè l'umore è un pò così, stasera, e freno e guardo indietro, e lo vedo sinusoidare su per il ponte, e guardo il manubrio, e la catena rivestita di blu oscilla d'inerzia contro la catena rivestita di giallo, e i lucchetti aperti mi fanno tlink tlink. Riparto. Ho il campo visivo sgombro da automobili, per cui mi infilo nella rotonda di via Facciolati. Sopraggiunge una station wagon bianca, a quella velocità che ad un certo punto stringi le manopole e le nocche ti si sbiancano e pensi o rallenta ora o. Rallenta poco dopo l'ora, e tu rallenti a tua volta, per ripicca, e gli sfili davanti guardandolo negli occhi, e quando l'hai passato lo senti sgommare via infastidito, ed entri in una via Modena che ti sembra molto più buia del solito. Perchè la notte non è più, sicura.

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martedì, maggio 11, 2004 

[16:23]

Venezia, qualche giorno fa, #4

[lo so lo so, ma il tempo vola. E per esempio ieri sera io che credevo, io che speravo, insomma, io che mi volevo mettere buono buono a scrivere un pò di arretratezze, ecco; ci sono state invece le lunghe telefonate, le uscite passeggianti e chiaccheranti fino alle 01:19, le chat notturne in cui ti trascinano d'improvviso, e te ne stai a guardare i messaggi che scorrono, eccetera. Ah, e c'è stato anche da metabolizzare gli spritz, e l'acido lattico della mattina. Con questo non voglio assolutamente dire che - però insomma, anche ecco. No?]

Quando si scende in stazione, a Padova, io francamente sono distrutto. No no, stavolta non per le birre e il vino. E' proprio stanchezza, fisica e psicologica, sonno accumulato durante la settimana, tensione che si è sciolta nel corso della giornata e che ora - congiuntamente agli effetti della digestione - si attacca alle membra, appesantendole. Saliamo sulle bici, io e lo Smilzo Collega C, e ci dirigiamo verso casa. Abbiamo ancora i vestiti fradici.

2 ore prima!

21:27. Stiamo bevendo un rosso dall'Oste Rotondo A. Si parla di donne. Son già cinque minuti che il cielo tuona. Lo Smilzo Collega C è pessimista. Appoggiati al bancone, ascoltiamo i rumori che vengono da fuori. Ecco, ora inizia. No, è una barca che passa. Adesso, eccola. No, sono passanti. E poi inizia veramente. Siamo fottuti. Un sorso per vuotare il bicchiere, paghiamo, usciamo. Io sono già proiettato - mah, sarà l'abitudine - sono già proiettato verso il completo inzuppìo. Mi tolgo gli occhiali e li metto in tasca. E' la prima volta, da mesi, che non ho un capo d'abbigliamento col cappuccio. Ci dirigiamo verso la stazione. Io flemmatico passeggio sotto la pioggia ancora timida; lo Smilzo Collega C ha passo più deciso, e tenta vaghi ripari sotto cornicioni e balconi. Entriamo nel ghetto ebraico. Mi prende l'ilarità. O Iddio! - inizio a delirare bibbiescamente - o Signore! Grazie, grazie! Questa pioggia... finalmente - si ride, tutti e due - la siccità che ci ha funestato per quaranta anni è finita, e già si vede il monte Gelboé ricoprirsi di timidi germogli e verdi frasche! Alzo le mani al cielo. Poi la situazione precipita.

Smilzo Collega C: oh cazzo, buffa persona z! Ma questa è grandine. Cristo dio, è grandine sul serio. Ma cazzo!

E mi supera, correndo ed imprecando. Io inizio a ridere, mi manca il fiato, ed arrivo sotto al vòlto dove ci ripariamo che ansimo. Da un ristorante escono due figuri ebraici, a guardare i chicchi di ghiaccio per terra. Quando smette la gragnuola, riprendiamo la nostra marcia, e arriviamo in stazione giusto per il treno delle 22:22, con

i vestiti fradici. Praticamente, strada pedalando, io e lo Smilzo Collega C quasi non ci si parla. Passo di fianco a tre ragazzi che stanno strappando un manifesto elettorale della nostra sindaco, ma guarda - penso - allora esistono ancora, dei bravi ragazzi come una volta. Curvo a sinistra, e mi immetto in via San Francesco, e giusto dopo il segnale di stop sento un colpo secco e vetroso, quasi uno scoppio, e mi ritrovo con la bici che mi trascina verso il piano stradale, ed arranco - striscio, praticamente - per tenermi in piedi durante il movimeno inerziale, ed ho già dato una solida botta di stinco contro una delle barre del manubrio - credo. Tad-dah! Eccomi in piedi, giusto un attimo sorpreso. Stupefatto, poi, quando realizzo la dinamica dell'accidente.

Ché non capita a tutti, ho idea, che ti si disfi lo zaino mentre pedali, e tutto il contenuto ti si riversi a terra - una bottiglia di buon vino, i resti della merenda, la macchina fotografica - e però anche, nel processo, per il moto rotatorio, credo, la tua felpa Jack Daniels, quella che tanto fa invidia a chopperisti e hardrockettari, insomma, questa felpa viene tratta dal copertone ad incastrarsi tra ruota e parafango, e l'effetto è quello del celeberrimo, e proverbiale, bastone nelle ruote.

Lo Smilzo Collega C raccoglie i frammenti di vetro più grossi, io raddrizzo il manubrio della bicicletta. Un ragazzetto del sabato sera attraversa la strada, e guarda la chiazza di liquido, per terra.

Ragazzetto del Sabato Sera: ma è sangue o vino rosso?

Smilzo Collega C: vino rosso. Purtroppo.

Ragazzetto del Sabato Sera: beh dai. Però il vino fa buon sangue, no?

e raggiunge tre suoi amici che sono in piedi sull'aiuola, all'imbocco del sottopassaggio della Stua. Uno di loro sta sboccando. Però non è che sia agitato, con gli spasmi o, che so io, lamentante. No. La scena è quasi asettica, prodotto sicuramente di una certa esperienza nel campo della ristorazione. Uno sputo, una pausa, un'altro sputo, un conato. Tranquillo, estremamente tranquillo. Anche i due amici, che gli stanno a fianco, uno a destra e uno a sinistra, anche loro stan lì tranquilli, e chiaccherano, senza le usuali esortazioni e rassicurazioni che solitamente si indirizzano allo sboccante. Insomma, sono lì pro-forma.

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lunedì, maggio 10, 2004 

[20:34]

Fagocito i tortelli al pomodoro. Poi mi viene in mente che mi serve una scheda del telefono, e che il bar, di lunedì, è chiuso. Chiedo ai genitori ma a che ora chiude, il tabaccaro?

Signora Madre: se non è già chiuso.

Capofamiglia: mah, tra le sette e le sette e mezza, mi sa.

buffa persona z: e non tra le sette e mezza e le otto?

Guardo l'orologio, 19:34. Bevo una sorsata d'acqua, corro in camera, mi metto stivali felpa e giacca di jeans, e controllo di avere il bancomat nella tasca interna della giacca, a sinistra - c'è. Percorro il corridoio, esco di casa, scendo le scale, apro il portone, vado in cantina tiro fuori la bici esco dal cancelletto pedalo - con calma abbastanza, comunque. Passo al bancomat, prelevo venti euro, mi re-insello sulla bici, vado dal tabaccaio. Una scheda telefonica - sì, di quelle per le cabine. Da cinque, grazie. Esco, raggiungo casa, rimetto la bici in cantina, salgo le scale, percorro il corridoio, diretto verso camera mia. Sei o sette minuti, in tutto.

Signora Madre [dalla cucina]: trovato?

buffa persona z [già lontano]: sì sì.

Capofamiglia: ha piovuto?

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[14:38]

Tell the world the new order's here!

buffa persona z si sveglia e pensa che oggi potrebbe andare in biblioteca a finire la Vita del Cellini, oppure iniziare a smazzare il materiale per il Lavoro Archeologico di maggio, ché è già il dieci del mese, oppure fare un pò di arrotondante inserimento dati. O anche scrivere un paio di post arretrati. Poi fuori c'è il sole, ho ritrovato il cd di mp3 con tutti i Soilwork tutti i Darkane tutti i Terror 2000, e ho bisogno di sfogo, e ci sono certi buoni propositi, come sempre d'altronde quando ci sono stati dei picchi negativi e bisogna rialzarsi, Through all this I'll never crash and burn, e insomma ecco scarpette bucate pantaloncini corti e felpa scolorita e via! a correre. Che fa anche caldo, e sudo, e mi stupisco di quanto muco e tossine riesco ad espellere, come sempre. Ogni tanto i Darkane mi assorbono talmente tanto che mi metto a gutturare senza curarmi degli esseri umani circostanti - sto scendendo verso il Parco dei Platani seguendo le nuove, giunta-di-destriche piste per jogging, e

Search the lies / in the instant sanity / and try to invent / hope for / those who have / denied / never seen / never touched the wisdom / of pure / pain

su pain - anzi, PAIN - nonostante mi restino gli ultimi centimetri cubi di fiato, do il mio meglio. Mi giro che la enne di pain - di PAIN - ancora sgorga dalla mia gola, raschiando, e vedo una vecchietta immobilizzata lungo la pista ciclabile, praticamente congelata nell'atto di mangiare un gigantesco biscotto danese, di quelli col burro -

corpo di buffa persona z: burro! burro!, calorie, yum!

- e l'unica parte di lei che si muove sono gli occhi, che ruotano lentamente per seguirmi deambulare ansimante, e lo sguardo della vecchina è tipo ho visto Satana e Satana mi ha guardata negli occhi, di rimando, ed ho temuto. Il biscotto le cade dalla mano immobilizzata, e si spetascia ai suoi piedi. Io continuo per la mia strada, sacramentando e sputando e canticchiando.

Per essere stata la prima uscita podistica, dal un bel pezzo a questa parte, sono soddisfatto, ma anche soddisfatto.

so' disfatto?

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domenica, maggio 09, 2004 

[20:23]

Venezia, ieri, #3

Le consuete impellenze mingitorie ci costringono, dopo aver infruttuosamente cercato i bagni pubblici dei Giardini della Biennale, a riparare in un'osteria per un'ombra, uno spuncio e una pisciata. Poi sono le 18:52, e la chimica gastrica è pronta, ed una panchina dei suddetti Giardini ci aspetta. Qui ci si prepara due panini a testa con pane da tramezzini, salame - affettato, per dimenticanza di strumenti atti, con un rugginoso (!) taglierino (!) a lama piccola (!) - sottilette di molto bassa qualità, e senape - buffa persona z - o maionese - Smilzo Collega C. Dico due panini a testa perchè al Supermercato di Fiducia B eravamo tutti preoccupati, ma sarà abbastanza pane, questo, uno due tre - sì, sono dieci fette, dieci fette dieci panini, basteranno? In realtà la composizione dei succitati panini ci ha, come dire, ci ha prostrati in una lunga e a tratti silenziosa digestione. Comunque. Una popolazione di felini ci gatteggia attorno, più o meno indifferente, mentre mangiamo. Cominciamo a giocarci, a fotografarli, a sganasciarci. Lo Smilzo Collega C si accuccia a terra per fotografare il Gattone Geloso. Io fotografo lo Smilzo Collega C che fotografa il Gattone Geloso - Smilzo Collega C, questa è meta-gatto-fotografia! Il Gattone Geloso si fa dare due grattate in testa. Il Gattone Geloso ruffianeggia. Il Gattone Geloso si fa prendere in braccio dallo Smilzo Collega C, che si avvicina felino-portante alla nostra panchina. Ho tutto il tempo di mettere a fuoco e fargli una bella - spero - foto.

Smilzo Collega C [col Gattone Geloso ancora in mano]: che gatto. Si lascia fare tutto quello che vuoi.

buffa persona z [nell'atto di aprirsi la patta dei pantaloni]: tutto tutto?

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[17:56]

Venezia, ieri, #2

Appena scesi in Vinegia - giusto il tempo di tirare su una sigaretta, aprire una birra e scegliere una combinazione abbigliamentizia clima-solidale - la prima cosa da fare è di dirigersi al Supermercato di Fiducia B, esercizio deputato all'acquisto di viveri e bevande per i pomeriggi eno-fotografici, nel dominio della corretta nutrizione del fisico umano moderno, ovviamente. E poi si inizia a girare. Parentesi meta-fotografiche - lo Smilzo Collega C che fotografa buffa persona z che fotografa l'indicazione di calle del Diavolo - orecchie in modalità ricettiva - perchè come i frammenti di dialogo tra veneziani non ce n'è - fermarsi in un campo a guardare le persone, le ragazze, i turisti, a fare foto e commenti, a bere, e via dicendo.

Smilzo Collega C: ma sai, buffa persona z, che comincio a sentirle, le tre birre.

buffa persona z [quanto più mellifluo si possa immaginare]: si-ì? Ma-a-adesso apriamo il vi-i-ìno!

Rovescio la testa indietro, contro lo schienale della panchina, e tento di fotografare le fronde di un albero, col cielo come sfondo. Squilla il cellulo dello Smilzo Collega C. E' mia madre, dio cristo, proprio ora che sto fuori. Lo Smilzo Collega C inizia a camminare su e giù per il campo. Valica delle impalcature, gira su sè stesso, zigzaga, passa il pallone a dei bambini, eccetera. Io sono sempre a testa indietro, col sangue che non raggiunge più il lobo frontale del mio cervello. Ho limpide visioni mistiche, tra quelle fronde. Lo Smilzo Collega C compie un'ampia virata, e lo sento

... sì ciao, ciao. Chiamatemi voi, se volete, stasera - io, non vi chiamo. Ciao, ciao. [si risiede sulla panchina, alla mia sinistra. Io sono in trance, e fisso lo zenith attraverso l'obiettivo della mia reflex]

Ma chi cazzo era? Ho parlato un quarto d'ora con una sconosciuta.

Ehi, ancora lì a fare quella foto?

buffa persona z?

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[13:52]

Venezia, ieri, #1

Appena saliti in treno, io e lo Smilzo Collega C, il clima diventa ilare. Si cazzeggia nella piattaforma dell'interregionale Bologna-Venezia. Prima birra, caricamento delle rispettive macchine fotografiche, progettazione di un possibile itinerario. Poi ci accorgiamo dello sportello con il simbolo universale dell'altoparlante.

Eh-ehm. Buongiorno! [rumore di feedback] Trenitalia vi dà il benvenuto sul direttissimo Padova-Skopjie. Vi ricordiamo che il treno non effettuerà fermate intermedie. Tra pochi minuti entrerà in funzione il servizio di ristorazione, e le nostre hostess provvederanno alla distribuzione di gulash e slibovitz. Buon viaggio, con Trenitalia!

Arriva la controllore, trafelata, e ci guarda molto storto.

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[12:21]

Un sabato pomeriggio - ieri - di eno-fotografia a Venezia. Il resoconto, a piccoli spizzichi pescati nel quadernetto arancione, sarà postato qua e là, durante la giornata - ci sarà anche il finale rocambolesco, prometto. Che poi la volevo postare ieri sera, questa nota, ma dopo aver passato buona parte della notte a leggere Borges, a sistemare codec e a tentare di suonare, in cuffia, alcuni riff di A wisdom breed dei Darkane, quando finalmente mi sono deciso ad aggiornare il blog, chiaramente Splinder era impallato, eccetera.

Ps. e siccome so che c'è curiosità al riguardo, e ve lo starete sicuramente chiedendo... ebbene, sì - ha anche piovuto, ieri.

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sabato, maggio 08, 2004 

[01:33]

The King of Weather - Meteofobic

No, perchè uno ad un certo punto può anche perdere la pazienza. O demoralizzarsi. Perchè non passa giorno che buffa persona z non esca di casa e non si prenda la sua buona quantità di acqua piovana addosso. Tanto che buffa persona z inizia a non riuscire a togliere l'umidità da certi capi d'abbigliamento - e da certe parti del corpo. Senza contare il peculiare odore di cane bagnato con cui buffa persona z regolarmente si corica. C'è qualcosa di magnetico, tra me e Lui. Lui il Tempo Metereologico, intendo. Perchè sono in casa, davanti al monitor, e guardo fuori e c'è il sole - ce n'è talmente tanto che devo addirittura abbassare la persiana, per il riflesso. Mi vesto in fretta, mi infilo le scarpe senza allacciarle - tanto i lacci sono cortissimi, ché li ho rotti più volte - e, letteralmente, mi scaravento giù dalle scale. Attraverso il portico, apro portoncino e porta della cantina, tiro fuori la bici. Esco dal cancelletto, mi fermo un attimo ad inauricolarmi, do la prima pedalata e parto. Quando sono abbastanza lontano da casa, ma non troppo vicino alla mia mèta, inizia a piovere. Tipo questa sera, che credevo ormai di averla scampata, per un giorno almeno: ha piovuto per tutti i dodici minuti della tratta casa mia-locale in cui s'è preso l'aperitivo; ci sistemiamo sotto un portico, bicchieri in mano, e smette. Tutto questo sta diventando mito, a casa mia.

... cominciò a cadere una gragnuola senza gocciola d'acqua.

Benvenuto Cellini

I. Capofamiglia: dai, vai fuori a dirci se piove. Anzi: vai fuori a dirci quanto piove.

II. Capofamiglia: però torneresti utile, tipo in Africa. O anche qua, se fa un'estate come l'anno scorso. Basta farti uscire in giardino.

III. Stiamo pranzando. Fuori c'è il sole. L'acquazzone di prima ha lasciato un bel cielo azzurro, con qualche nuvola bianca, paciosa.

Signora Madre: tu esci, ora?

buffa persona z: sì, vado un paio d'ore in biblioteca. Però non mi fido molto ad andare in bici, non vorrei che ricominciasse a piovere.

Signora Madre: ma dai, mi sa che oggi sarà bello, almeno fino a sera.

buffa persona z: ah sì? Guarda qua.

Mi alzo e vado alla finestra. Il tempo di ruotare la maniglia, e una folata di vento mi rovescia addosso una specie di secchiata d'acqua. Richiudo la finestra, torno al mio posto, e mi asciugo il viso con il tovagliolo.

IV. Potrei chiedere un posto nel settore metereologico dell'Arpav. Non lo so, presentarmi come "pluviometro umano".

V. Signora Madre: portati l'ombrello, no?

buffa persona z: no. No, assolutamente no.

Capofamiglia: ?

buffa persona z: è una lotta ad armi pari, tra me e Lui.

VI. Giovedì pomeriggio, autostrada Serenissima. All'altezza di Grisignano inizia a piovere. Il cielo annerisce, e la pioggia diventa muro d'acqua. Il Capofamiglia rallenta. Poco prima di Vicenza, alla pioggia si aggiungono delle piccole schegge di ghiaccio. Il Capofamiglia passa dalla corsia centrale a quella di destra, infilandosi tra due Tir. Rimette la freccia, si sposta nella corsia d'emergenza, e rallenta ancora.

Capofamiglia: dai, ora scendi.

buffa persona z [con sguardo da cane-che-sta-per-essere-abbandonato]: perchè, scusa?

Capofamiglia: se scendi qui, è facile che a Montecchio troviamo il sole.

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venerdì, maggio 07, 2004 

[04:36]

trappola alcolica in dieci mosse

dove si narra della trappola alcolica di mercoledì sera, dei suoi postumi, e della insana condizione mentale di buffa persona z; con vari altri accidenti.

(1) Quando raggiungo i co-trappolìnei sono in preda all'Odio Globale Totale. Si vede, anche. Subito si instaura un clima di curiosità e bizzarìa.

buffa persona z: è solo che non ho trovato nell'armadio la maglietta con scritto davanti Moriremo Tutti.

Papino: dove l'hai presa? A Civitas?

[risate pre-registrate]

(2) oppure anche:

Brekane: dai, insomma, cos'è successo?

buffa persona z: senti, lascia stare.

Brekane: ma via. Lo sai, che la vita è brutta!

[altre risate pre-registrate]

(3) Nel muoversi verso l'Osteria di Fiducia passiamo davanti ad un parrucchiere di nuova apertura. E' l'inaugurazione - dentro ci sono un paio di tavolini con bottiglie di prosecco e vassoi di rinfrescherie. Ci guardiamo dai, entriamo tutti là dentro! viene proposto. - dico io - così tiriamo su materiale per una settimana di post!

(4) Ho un diverbio con giuliomozzi a proposito della (non)qualità dello spritz dell'Oste di Fiducia F. Subisco ripetuti attacchi alla mia privacy, per questa cosa del Momento Nero. E' nelle aspettative dei co-trappolìnei lo sciogliere il gordian knot della mia reticenza con un paio di spritz ammorbidenti. Verso un terzo o quarto giro - a Brekane praticamente riempio il bicchiere già mezzo pieno.

(4a) Brekane: buffa persona z: io non vengo più a bere con te, quando sei incazzato.

(4b) Dieci minuti alla chiusura dell'Osteria di Fiducia. Propongo un ultimo giro. C'è accordo, facciamo mezzo al Campari, e vado volontario ad ordinare. Torno con una caraffa da un litro.

(4c) Brekane: ma si era detto mezzo!

buffa persona z: ma questo è, mezzo.

Brekane: sì, come no.

buffa persona z [avvicina alla caraffa da un litro, una per parte, due caraffe da mezzo litro, vuote. Nell'insieme, se uno è giusto un pò brillo, l'effetto doppler può essere fatale. A me viene un passeggero attacco di labirintite]: non ti ho convinto?

(5) Già normalmente fatico a seguire conversazioni che vertono sui blog di persone terze - questa volta, anche di una new entry della Trappola. Che devo farci? Leggo poco, io, in giro. Praticamente non leggo per nulla, se confrontato con altre persone. Sono il trionfo dell'autoreferenzialità, butto là. Certe volte, mi sembra d'essere un blogger analfabeta.

(6) L'Oste di Fiducia F ci caccia, a chiusura. Tergiversiamo sotto ad un portico; si parla di referrers, angoli e pubblici esercizi dove poter mingere in tranquillità, libri. Nel frattempo, piove.

(6a) I primi segni. Il giorno dopo, annotando nel quadernetto giallo alcune cose su delle foto, scopro di essermi segnato il titolo di un libro di Hrabal, e ammetto che ho dovuto pensare più di qualche minuto prima di capire chi me ne ha parlato. Il perchè io me lo sia segnato, invece, questo ancora mi sfugge.

(7) L'Oste di Fiducia F ci caccia, insomma. Dopo un'ora e mezza, anche Ubald(ino?) ci fa capire che è un pò tardi; ci spazza le punte delle scarpe, rovescia le sedie sul tavolo mentre ancora ci siamo seduti sopra.

(8) Pedalo come un missile verso la cantinola dell'Amica Mediatrice A. Piove gelido, ho il cappuccio stretto intorno alla testa che sembro Kenny di South Park. Salgo il ponte che immette, venendo da piazza Castello, in riviera Paleocapa. Curvo bruscamente a sinistra, guardo dietro, macchine non ce ne sono. Momentaneo aumento del numero di gocce per metro quadro. Mi dico senti, il portico. Ho Battery dei Metallica nelle orecchie - ce l'ho da due giorni, in repeat. Mi infilo sotto all'arcata. E' che è tutto buio, e che non è mio uso porticare, in bicicletta. Insomma, non mi accorgo che il livello pavimentizio del suddetto portico sta trenta centimetri più in basso del piano stradale. Praticamente volo giù da questo gradino, tiro - più per la sorpresa - una frenata paurosa - chè i freni son belli bagnati - e, di spalla, mi sfracello contro la serranda abbassata di un negozio - mi ci incasso: è un termine più corretto. Mi trovo quindi fermo contro una rumorosa superficie di metallo, con nella testa James Hetfield che urla smashing through the boundaries - ma pensa te, alle volte - ed una vampata di adrenalina incredula che però non riesce a scuotermi abbastanza, ché giusto un pò intontino riprendo a pedalare furtivamente, con l'unico pensiero che sgattaioliamo via, che magari viene fuori il padrone.

(8a) La Signora Madre mi riconsegna la giacca di jeans, dopo pranzo, messa timidamente ad asciugare in terrazzino. Ma sei caduto, che hai queste strisce nere su tutta la manica? Farfuglio, eh, sì cadut- no, in bici, ecco. Cioè, mi sono appoggiato ad una serranda, sai com'è.

(9) Quando stamane, alle 12:11, entro nell'Osteria di Fiducia per l'aperitivo con lo Smilzo Collega C, l'Oste di Fiducia F esclama indicandomi ma guardalo, è ancora vivo! E poco dopo, mentre mi passa i due bicchieri di bianco attraverso il bancone, certo che ha un fisico, questo qua...

(10) Sarà stata la pedalata notturna in piena notte, l'episodio della saracinesca, non lo so, le chiacchere tremanti per i vestiti zuppi, il tergiversare davanti al monitor aspettando Splinder 2.0, o qualcosa del genere. Sarà la Fibra. Insomma, io stamane postumi non ne avevo.

(10a) A parte, come direbbe la Sorella Elettiva G, una voce da transessuale.

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giovedì, maggio 06, 2004 

[04:16]

Sarà stato il sezionare l'assolo di Wasted Years. Durante l'ora di lezione di chitarra l'Allievo Cattivo D, paradossalmente, riesce in qualche modo a farmi rilassare. Poi una pedalata furente verso la Trappola Alcolica, concedendo forse troppo alla Fortuna a riguardo delle trajettorie ciclistiche. Mi dispiace solamente di non aver trovato, nell'armadio, la maglietta con la scritta Moriremo Tutti, davanti, e Presto, dietro - avrebbe descritto alla perfezione il mio umore delle 19:15. Chiacchere e - dai, dicci cos'hai! - e spritz e - un paio di spritz e ce lo dice! - e progetti e fare tardi, abbastanza. E l'Amica Mediatrice A che ti accoglie nella sua cantina, brombo di pioggia, ed uno sfogo lunghissimo, la voce a tratti rotta, ma mai sei riuscito a spiegare così bene, mai hai buttato fuori - buttato fuori, non c'è espressione migliore - mai hai buttato fuori una teorizzazione così limpida, logica, una teorizzazione così razionale di questo disagio che hai dentro, e che ha fatto sì che oggi sia stata una giornata di merda. E riuscire a dire quella frase senza crollare, quella frase che pronunciarla ad una persona, fuori dalla tua testa, significa rivestirla dello statuto di realtà. E alle 02:40 iniziare a tremare, ché l'acqua che inzuppa i vestiti comincia a freddare, e pedalare attraverso la città gelando, con poche gocce pesanti e diacce che ti piovono addosso, e arrivare a casa, togliersi pantaloni e mutande, ed avere la pelle del culo raggrinzita per il bagnato - la sella della bici, la pioggia, l'assenza di parafango posteriore.

Ps. quando scoppierà la rivoluzione - una qualsiasi - non vedrete buffa persona z dirigersi verso i centri del Potere, politico od economico che sia. No: buffa persona z lo vedrete muovere minaccioso verso gli uffici della Wind, e seminare morte e sterminio con una Uzi 9mm. Me la pagheranno, un giorno, quelli della Wind, ché mi stanno complicando tutti i rapporti sociali.

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martedì, maggio 04, 2004 

[14:19]

INISTIMABILE! MIRABILE! BESTIALMENTE!

Siamo quasi stretti a coorte mentre avanziamo lentamente, silenziosi, lungo il viale. Silenziosi noi, silenzioso tutto l'attorno. Si sente solo il vento. Bandiere e striscioni, foglie e rami di platano, è tutto svolazzante. Il simbolo della finestra obliterato da croci e segni rossi. E improvvisamente sono di fronte a noi, ad una cinquantina di metri; decine, forse centinaia di poliziotti, in tenuta anti-sommossa. Hanno tutti la faccia di Bill Gates. Noi ci addossiamo l'un l'altro, ancora di più, a proteggerci a vicenda, a darci forza. C'è un momento quasi di vuoto quando i due schieramenti si fronteggiano, in attesa e reciproco studio. Una bottiglia vola, discende la parabola e si infrange sull'asfalto, a pochi metri da loro. Poi, noi si comincia con gli slogan

ARRE'-STA IL SISTEMA! ARRE'-STA IL SISTEMA! ARRE'-STA IL SISTEMA!

Loro imbracciano gli scudi. Qualcuno si mette a posto il casco, si sgranchisce il collo. La belva che si carica di energia.

arrè-sta il sistema! arrè-sta il sistema! arrè-sta il sistema!

Un passo in avanti, in blocco. Tutti.

arrè-sta, il - sistema?

Ed è il pandemonio. Fumogeni e proiettili di gomma volano dappertutto, subito è nebbia fitta e acre, ci sono i getti d'acqua gelida che ci trascinano a terra e ci inzuppano. In preda al panico, la nostra compattezza si disfa mentre, alla rinfusa, ci lanciamo nella fuga. I nostri costumi di gommapiuma a forma di pinguino ci intralciano, e molti di noi cadono a terra, rotolano, e vengono calpestati. Ed è ancora peggio quando i poliziotti con la faccia di Bill Gates li raggiungono. Io ondeggio pericolosamente tra le macchine parcheggiate, salgo sul marciapiede, fatico a tenere l'equilibrio, correndo. Mi libero della testa da pinguino - e riesco a respirare di nuovo, peraltro. Vedo di fronte a me, sulla destra, un vicolo. Sto per imboccarlo ma, prima di perdermici dentro, mi volto verso di loro, e col pugno alzato urlo con quanta voce ho in corpo e voi ribaldi, ribaldi resterete! e corro tra i sacchi di monnezza e le pozze maleodoranti, e

e sbuco in un crocevia, e devo fermarmi un attimo a riprendere fiato. Sono molle di sudore, ma il costume da pinguino è sparito - me lo sono tolto correndo? - e ora ho i calzoni stretti e la cappa e un pugnalotto pistolese in mano. Dal mastio di Castel sant'Agnolo, là sullo sfondo, il Cellini tira in questa direzione con le sue artiglierie, sacri e columbrine rimbombano, ed un colpo di falconetto tocca il suolo a pochi metri da me, lo vedo rimbalzare e travolgere le persone che fuggono, ed un muro di mattoni letteralmente si sbriciola, e le schegge mi investono, e sento - irrealmente, ché ci saranno tra di noi cento, centocinquanta metri - e sento il Cellini urlare siate tutti morti! Così, valutata la situazione, mi risolvo ad entrare in un palazzo

che è un pessimo errore, perchè le colonne e le impalcature - impalcature? - e gli scaffali crollano, e io vengo sepolto da una catasta di libri, la Storia di Venezia e i dizionari danteschi e la collana completa dei Grandi classici italiani UTET, e non riesco a muovermi, e i bagliori delle fiamme di un incendio cominciano a riflettersi sulle cose, e

e di fronte a me ora c'è un prato, una radura, ed una corona di ragazze nude dalle sembianze familiari danza roteando nel mio campo visivo. Le ragazze hanno fiori intrecciati tra i capelli, e nastri con campanellini d'ottone alle caviglie, e si tengono per mano e ridono, ed il loro profumo si spande nell'aria e raggiunge il mio naso, mischiandosi all'odore umido della tela verde dei Grandi classici italiani UTET. Percepisco la mia satirizzazione, sento crescere la coda e diventare caprini i piedi e il pizzo allungarsi, ed anche il ciccio peloso - iconografia satiriforme a man bassa - e tendo una mano verso la corona danzante, ma sono bloccato ancora sotto la catasta di libri, e

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[00:46]

concentrazione di glucosio nel sangue.

Il sole splende radioso, ma c'è una discreta foschia, quindi la radiosità si perde, un pò. E' domenica mattina e, dopo un primo, brusco risveglio - vero, Compagno di Sbronze A? - eccomi pedalare verso Civitas, la fiera del Terzo Settore. Giusto all'esterno schivo una serie di parassiti dell'associazionismo, che ne so, quelli che ti vogliono vendere le penne per i tossici, quelli di Scientology, e via dicendo. Entro, e rintraccio il Compagno di Sbronze A. Sta colloquiando con la Medico della Croce Rossa, a proposito dei risultati dello screening gratuito della glicemia.

la Medico della Croce Rossa: fuma, eh?

Compagno di Sbronze A sì.

la Medico della Croce Rossa: e beve più di mezzo litro di vino al giorno?

Compagno di Sbronze A: beh, con gli spritz... sì.

la Medico della Croce Rossa: e non fa sport?

Compagno di Sbronze A: una volta ogni due o tre settimane vado in montagna.

la Medico della Croce Rossa: e cosa mangia - scatolette e porcherie così?

Compagno di Sbronze A: no, ci portiamo su costicine, braciole, salsiccie, le zuppe-

la Medico della Croce Rossa: ah! Ma allora lei è di quelli che prendono la macchina, arrivano in montagna, si fermano e si mettono a mangiare!

Compagno di Sbronze A: no, anzi. Ci facciamo delle belle camminate, e ci fermiamo su un paio di giorni.

la Medico della Croce Rossa: ma che razza di giri fate?

Compagno di Sbronze A: eh, eno-gastronomici!

la Medico della Croce Rossa [complice]: ho capito. Senta, ma io dall'ottavo piano, dove vivo, vedo le montagne. Che monti sono?

Compagno di Sbronze A: [...]

Ciondoliamo un pò per la fiera, tra uno stand e l'altro.

buffa persona z [indicando la borsa cartaceo-riciclabile del Compagno di Sbronze A]: cos'hai preso?

Compagno di Sbronze A: questi opuscoli informativi: [estrae almeno sei/otto opuscoli formato A4, patinatissimi. I titoli recitano ecstasy, cocaina, eroina, marijuana, e via dicendo; quello che mi colpisce di più è inalatori.] Se vai allo stand della Regione, ti danno anche gli assaggi.

Insomma, alla fine il Compagno di Sbronze mi convince ad andare a fare lo screening gratuito eccetera. E' il mio turno allo stand della Croce Rossa. La Crocerossina Filippina mi misura la pressione, mentre la Crocerossina Cinquanta-e-più-enne mi fa delle domande piuttosto personali, del tipo

Crocerossina Cinquanta-e-più-enne: fuma?

buffa persona z: no.

Crocerossina Cinquanta-e-più-enne: beve più di mezzo litro di vino al giorno?

buffa persona z: "mezzo litro al giorno"? Esistono delle unità di misura del genere? Metta "sì".

Crocerossina Cinquanta-e-più-enne: fa sport?

buffa persona z [aggrotta la fronte, ché la Crocerossina Filippina gli ha appena bucato la punta dell'indice]: no, sport no. Cioè, insomma-

Crocerossina Cinquanta-e-più-enne: ha detto no!

buffa persona z: nel senso... passo un'ora e mezza al giorno in bicicletta, sa, per gli spostamenti-

Crocerossina Cinquanta-e-più-enne: ma non conta.

buffa persona z [dubbioso]: oddìo.

Crocerossina Cinquanta-e-più-enne: no no, non conta.

[Crocerossina Filippina: dottoressa, scusi. La macchina [per il rilevamento della glicemia] dà errore.

buffa persona z: forse ci vorrebbe un alambicco. Per l'alcool, dico-

Crocerossina Cinquanta-e-più-enne: come, scusi?

buffa persona z: niente, niente.]

Crocerossina Cinquanta-e-più-enne: ecco. Può accomodarsi lì dove ci sono quelle persone che aspettano, e il medico le leggerà i risultati.

Oltre a quelle persone che aspettano - un cinquantenne logorroico, una signora ed il relativo marito - c'è di fianco a me una Filantropa dell'Ottocento, tutta intenta a parlare con una donna di una certa età.

Le Filantrope dell'Ottocento sono una delle peculiari espressioni del volontariato patavino. Da cosa si riconoscono? Dal completo gonna-pantalone, dalla spilla d'oro+gemme al bavero della suddetta giacca, dal cagnolino di piccola taglia portato rigorosamente in braccio, dal modo - soprattutto - di riferirsi al Terzo Settore. Dialogo tipo:

Filantropa dell'Ottocento: e quando mi sono inserita nel mondo-

Interlocutrice: ah.

Filantropa dell'Ottocento: un'emozione, che mi veniva da piangere-

Interlocutrice: eh beh immagino.

Filantropa dell'Ottocento: inserirsi nel mondo, sai-

... e via dicendo. Aspetto il mio turno sotto al sole. Che non sarebbe un problema, se non fosse che buffa persona z ha fatto un fioretto di tre giorni - ridottisi poi a due e mezzo, ma è già un bel risultato - un fioretto di non bere alcool; per questo motivo, buffa persona z sta sudando copiosamente una sostanza viscosa dal dubbio odore. Alzo la testa al sole - al disco che traspare dalla foschia - e chiudo gli occhi, tentando di fotosintetizzare, sai mai che mi faccia bene. E' il mio turno. Salgo i due gradini, ed entro nell'ambulanza. Mi accomodo. La Medico della Croce Rossa scorre velocemente la mia scheda, mh-mmh, mh-mmh.

la Medico della Croce Rossa: lei ha la pressione alta.

buffa persona z: eh, sa.

la Medico della Croce Rossa: senta, ma - mangia salato, lei?

buffa persona z: sì, decisamente.

la Medico della Croce Rossa [in modalità predica]: eh - eh - eh. Dovrebbe diminuire il sale. Cioè, non eliminarlo, no. Però, quando si fa una bistecca, mica da averla con la "glassa" di sale sopra. Insomma, ridurlo.

buffa persona z: ma lei così mi toglie uno dei piaceri della vita!

la Medico della Croce Rossa: piacere della vita? Il sale?

buffa persona z: certo. Pensi lei come sono ridotto.

la Medico della Croce Rossa: [...]

la Medico della Croce Rossa: e non fa sport?

buffa persona z: un giro in montagna, ogni due o tre settimane.

la Medico della Croce Rossa: e cosa mangia, quando va in montagna?

buffa persona z: mah, sa, ci portiamo costicine, braciole, salsiccie...

la Medico della Croce Rossa: e state via?

buffa persona z: sì, tipo un paio di giorni-

la Medico della Croce Rossa: tipo giri eno-gastronomici?

buffa persona z: già.

la Medico della Croce Rossa: se ne vada.

buffa persona z: come, scusi?

***

buffa persona z: insomma, mi ha detto che basta che riduco il sale, e per il resto posso divertirmi.

Compagno di Sbronze A: qualcosa di simile anche a me, sì.

buffa persona z: spritz, oggi pomeriggio?

Compagno di Sbronze A: tre e mezza a casa mia, molli la bici, e andiamo verso il centro?

buffa persona z: fatta.

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lunedì, maggio 03, 2004 

[09:02]

Piena, minimalistica funzionalità!

Va bene, che ieri sera stavo un attimo prostrato dagli spritz, ché sotto al sole sono molto, molto più subdoli, ed ero tutto scornato per aver fatto un errore diplomatico di una certa entità - sei un cazzone! sei un cazzone! - epperò vabbè dai, ora Windows Xp è correttemente installato, l'adsl pure, ho un bel pò di post arretrati* da scrivere e, in fondo, oggi inizia una nuova settimana.

*Signora Madre: dov'è che sei stato, tu?

buffa persona z: a Civitas, a fare un giro.

Signore Madre: ma come? Non eri quello che ha poco in simpatia-

buffa persona z: guarda: giusto il tempo di procurarmi materiale per un intervento sul blog.

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domenica, maggio 02, 2004 

[12:09]

incrementando lo scrocco.

Il computer di casa va quando e come vuole lui - quasi mai e da culo, per esempio - e io mi trovo a Civitas, la fiera del Terzo Settore, in piena domenica mattina, e c'è questo stand - peraltro un pò troppo open space per i miei gusti - questo stand di piazzaEuropa, oppure OsservatorioBalcani, da cui scroccare Linux, Mozilla, una connessione, ed un post.

Compagno di Sbronze A: dai, però. Vedi non essere troppo cinico.

buffa persona z: no, da dentro Civitas no. Sarebbe come sparare sulla Croce Rossa.

Ps: non posso usare l'indice della mano destra, digitando, ché ho appena fatto lo screening gratuito per la glicemia, e lascio vaghe ombre rosse sui tasti.

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[00:30]

Il primo maggio, ore 12:01.

Vestito forse un po’ troppo, perché c’è un clima che descriverti non saprei, inforco la bici, ed attraverso la città diretto alla casa dell’Allievo Archivista M. Sono una decina di chilometri e, dal momento stesso in cui esco dalla mia strada fino all’approdo a Montà, vengo fustigato da un violento vento avverso, alla faccia dell’alliterazione. Arrivo a destinazione con le gambe affaticate, il fiatone, notevoli chiazze di sudore in corrispondenza dei punti strategici del corpo. Saluto con affettata freschezza il Futuro Dottore G, che immediatamente coscrivo per andare a soccorrere il Compagno di Sbronze A, rimasto in panne col suo macchinone - ho così saldato un mio debito con lui, che pazientemente venne in mio aiuto quando restai premonitoriamente senza benzina, il pomeriggio del primo gennaio dell’anno scorso (di merda).

La grigliata che l’Allievo Archivista M mi propone è quantomeno abbondante, e troppo strazio sarebbe per i vostri stomaci l’enumerare le pietanze disponibili. Dopo un paio d’ore si sta boccheggiando sotto al primo sole.

Lo stile dialogico dell’Allievo Archivista M è alquanto bizzarro: ti butta lì all'improvviso degli archetipi interpretativi più o meno attinenti, ad una velocità tale, o con tanta nonchalance, che in genere ti lasciano momentaneamente istupidito. Poi riesce a cambiare discorso, o interlocutore, in maniera altrettanto celere. Tu sei lì che ancora pensi al discorso precedente, e non puoi non perderti. Inoltre, quando un certo numero di argomenti sono stati abbozzati, l’Allievo Archivista M fa un notevole uso di costrutti ellittici.

Ci stiamo aggiornando sulle relative vite, ché è un po’ che non ci si vede. E’ il mio turno, ora.

Buffa persona z: e insomma viene fuori che-

Allievo Archivista M: hai scoperto che ha il manzo.

Buffa persona z: eh?

Allievo Archivista M [rivolto alla di lui madre]: mamma, mi passi le melanzane?

Dopo le sunnominate due ore di boccheggiamento, arriva il dolce. Dopo le sunnominate due ore di boccheggiamento, arriva il dolce. Dopo le sunnominate due ore di boccheggiamento, arriva il dolce. Già, tre torte diverse. Come non fare il bis di tutte, dato che tutte sono home-made? Il caffè, e me ne vado verso casa, ché son le sei, quasi. Pedalo con lena. All'incrocio con la strada principale di Montà, guardo a destra. Dal cavalcavia scendono, rimbalzando al ralenti, delle grosse, rotonde molecole di colesterolo. Mi invade il panico, e mi concentro sulla pedalata. Ché se non ci fosse lo stesso vento contrario di cinque ore prima, sarebbe decisamente più efficace. La solita musica soft nelle orecchie rende l’inseguimento ancora più claustrofobico.

E’ solo quando ho percorso via Beato Pellegrino – sarà l’ingresso in centro, sarà il vedere palazzo Maldura alla mia destra - che le allucinazioni pre-gottose mi abbandonano.

Le allucinazioni. La gotta, quella resta.

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sabato, maggio 01, 2004 

[02:12]

a chi mi chiede come va di questi tempi, che combini?, eccetera

buffa persona z passa la maggior parte della giornata tra la biblioteca del Maldura - dove finalmente può leggere e studiare quello che vuole lui - e gli angoli e le panchine ed i gradini più diversi, dove scribacchia sul quadernetto giallo che ora, riempita anche la terza di copertina, si è fenicisticamente reincarnato in un quadernetto arancione. Da tutto questo lavorìo alfabetico, buffa persona z ricava, nell'ordine: un florilegio di battute sconce in italiano del cinquecento; un diario a tema alternativo e parallelo a questo; una certa, in qualche modo positiva spossatezza intellettiva.

Sono giornate stranamente solitarie. Di una solitudine ricercata, comunque.

buffa persona z attende. Perchè ci è costretto, ad attendere.

look towards the future / but not so far you can't see today

buffa persona z sono quattro o cinque giorni che praticamente si nutre solo di bruschette e spritz.

buffa persona z attende. Ti stai ripetendo. Vero. E' che pesa, ogni tanto, attendere.

look towards the future / stand above all and set your spirit free

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