buffa persona z [the aim of literature is the creation of a strange object covered with fur which breaks your heart. d.b.] |
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*** Questo post è stato scritto, in realtà, giovedì 25 c.m. E continua a mancare la citazione di Luttazzi come incipit, che proprio non la trovo più, uffa. *** [attenzione. Questo post è sgradevole. E' espressione coprolaliaca quasi pura. Insomma: qui si parla di merda] Ad un certo punto della tua vita, tendenzialmente, dovresti aver capito un bel pò di cose. Resistenza, capacità metaboliche, soglie varie. Ad un certo punto della tua vita, anche, sarebbe bene iniziare a trattare con un pò di rispetto la macchina biologica che ti contiene, vero, buffa persona z? [in un'intervista di qualche anno fa Irving Welsh, il Maestro, vantava una sua personale teoria: fino a quarant'anni, si può ingerire di tutto - alcool droghe eccetera; ci si deve poi obbligare ad un'anno di pausa - da tutto - dopo il quale si può quindi ricominciare ad assumere quanti più tossici ci si riesce a procurare (tossici. Lo adoro, l'italiano del cinquecento)] Insomma, che io ho preso la solita combinazione, ieri sera. Maiale piccante, riso alla cantonese, verdure saltate. Un fondo di spritz, ovviamente, ma sono sicuro - confrontando con le precedenti occorrenze di questo fenomeno - che il tasso alcolico non influisce sui bizzarri processi di conversione che in questi casi avvengono nel mio apparato digerente. Maiale piccante, riso alla cantonese, verdure saltate. Presi in un take-away cinese. In via Facciolati. Il corpo umano non può aspirare a peggior nutrimento. Stamattina, mi sveglio disidratato. Un libro per bambini, con la copertina cartonata. A pagina sedici, "il corpo umano è costituito, per il settanta percento, da acqua". C'è tutta una rappresentazione spiraleggiante con disegni di animali e vegetali vari, ordinati secondo la percentuale liquida che ne compone le membra [è corretto parlare di membra, per un rapanello o una cucurbitacea?] Tipo c'è la medusa, che sta al centro, e via via, allontanandosi centrifugamente, l'anguria, una noce-pesca avariata, e non lo so, un sacco di altri esseri viventi raffigurati con occhi tondi, sorrisone e manine che salutano. L'omino con le fattezze di buffa pesona z sta all'altro capo della spirale, all'esterno, insieme ai datteri secchi e alle sardéle in saore, e giusto prima del blocco di salgemma. Che anche lui saluta con la manina, eh. Mi alzo vagolando, instabile per la carenza di liquidi. Vado in bagno. Svuoto il tratto finale dei miei intestini. Nel frattempo, rileggo la confezione del dentifricio. E' scritta in due lingue - prodigi dell'economia di mercato - italiano e neogreco. Io lo conosco abbastanza, il neogreco. L'ho imparato seduto sulla tazza, leggendo confezioni di prodotti per l'igiene del corpo. Gli sforzi sono a tratti sisifei - questa non la spiego, ma c’è un implicito riferimento all’intro di Nudo e crudo, il vecchio spettacolo di Eddie Murphy - a tratti invece simili a quelli degli energumeni che per entrare nel Guinness dei Primati trascinano con i denti le motrici dei Tir. Sudo, e sudando divento sempre più simile al blocco di salgemma. Faccio quel che devo fare, comunque. Nétto. Mi alzo. E succede. Guardo giù. [ domenica post-laurea. Ancora assonnato arrivo alla presentazione in esterni di un libro di cui, al momento, non ricordo titolo né autore. La presentazione si svolge di fronte alla Prefettura. Io mi siedo sul bordo della tomba di Antenore. Solo dopo un minuto mi accorgo che Papino mi sta osservando. Scambiamo due chiacchere. E’ col figlio, Semola. Lo sai – fa Papino – lui è bp-zebra, quello che ha lo scarabeo stercoraro. Commentando un suo post di qualche tempo fa, infatti, me ne venni fuori con questa cosa che in Africa avevo visto il coleottero in azione. Semola: ma dove lo tieni, lo scarabeo? buffa persona z: eh, ehm. In giardino. Semola: no in una gabbia? buffa persona z: eh no, eh, poverino! Semola: ma chi è che gli dà da mangiare? buffa persona z: come, da mangiare? Semola: la cacca. buffa persona z [guarda Papino con occhio dilatato. Lo sguardo dice aiuto salvami, che sto entrando in un cul-de-sac]: mah, sai. Se la prende lui da solo! Semola: la tua? buffa persona z [tra sé e sé]: oddìo. La mia, non è proprio il caso ] Il colore è semplicemente indescrivibile. Una simile tonalità di verde credo si possa trovare solamente in un catalogo di moquette degli anni ottanta. Sai, quei libroni che le pagine sono rettangoli di moquette? [perchè proprio moquette e non, ad esempio, un catalogo di raffinate carte prodotte a mano per il cartonnàge, o di laccature per cornici in legno? Semplice, o mio pubblico. Perchè la moquette ha quella sua peculiare - ehm – pelosità ottica] Insomma, un verde vegetale, come idea quello di strati di foglie larghe, semi-marcite, sottostanti qualche decimetro d'acqua, in procinto di diventare torba. Chiaro, no? La viscosità la deduco da un sacco di piccoli dettagli - no, niente prove strumentali. Non ne ho avuto il coraggio. Gomma arabica, appena incisa la corteccia delle acacie? Sì, tipo. Sempre più chiaro, eh? L'odore. L'odore non c'è. Non c'è produzione di gas, e questo mi rende sospettoso a proposito della natura dei processi di fermentazione avvenuti nel mio povero corpicino stressato da un'alimentazione che l'aggettivo corretta non sa nemmeno cosa vuol dire. Il colore, l'odore, la viscosità. E' come, come- è come quella volta che Flashback. Un anno e un mese fa, circa. Febbraio duemilaetrè. Lascio i miei libri in aula studio, per tenere il posto, e vado di buon ora alla casa Pio X. C'è l'appello di Latino Unico. Io sono iscritto per la seconda parte - quella di traduzione. Sono agitato che non se ne ha idea ché, per un perito informatico, studiare latino da soli, da zero, è pesa e tetra. Ma mi sono anche divertito un sacco, in quei mesi. Viene fuori che riesco a guadagnarci qualche giorno, prima dell'esame. Torno in aula studio. E' la Tito Livio, frequentata da una pseudo-créme di giurisprui e medici. Il livello di narcisismo, all'interno, è elevato. E' anche un ecosistema in miniatura, questa aula studio, che sembra di stare in Beverly Hills novanta-cento-quello-che-é. Inlucchetto la bici ad un alberucolo striminzito, parte dell’arredamento urbano delle Riviere. Entro. Percorro il corridoio tra i tavoli fino al mio posto, dove trovo anche la Sorella Elettiva G. E insomma come è andato l'appello,quando sei, ma cosa- Tutti mi guardano storto. Molto storto. buffa persona z - c'è un motivo, per questo nome; ce ne sono molti, anzi - buffa persona z non se ne è accorto, ma ha trascinato con le sue scarpe una merda di cane di proporzioni epiche. Una über-merda-di-cane. Ci sono le mie impronte marroni tutto lungo il corridoio, e degli agglomeri fecali in corrispondenza dei punti di distacco dell'escremento dalle mie suole scolpite. E' uno spettacolo ributtante. Ributtante, ma anche un po’ naïf. Mi approssimo alla responsabile dell'aula studio, una ragazzina sì e no di ventuno, ventidue anni. buffa persona z: ehm. Scusa. C'è un problema. Sarò franco e diretto: ho spalmato sul pavimento di mezza aula una merda di cane. Scusa, proprio non me ne sono accorto. Sai dove tengono quelli delle pulizie qualche prodotto per pulire un pò in giro? Studentessa (Temo) Traumatizzata: ma... io... ecco, io è la mia prima ora, che faccio la responsabile qui. Non lo so. Mi profondo in scuse; immerso ormai nell'imbarazzo della situazione, ho già iniziato a trascinare persone innocenti nel mio pelago di disagio. Insomma. Raccatto in bagno numerose salviette, le inumidisco, e tento - ridicolo, come tentativo - tento di risanare la situazione. Ed è proprio sfregando che mi rendo conto delle caratteristiche organolettiche della merda da me pestata e successivamente utilizzata come rivestimento pavimentale. La sostanza è appiccicosa. Molto appiccicosa. Talmente appiccicosa che non emette odore, tanto la sua forza coesiva trattiene persino il più minuscolo pulviscolo volatile. Immerso in queste considerazioni, fuggo dall'aula con la Sorella Elettiva G, e vado a comprarmi le Satire di Orazio. Fine flashback. Insomma ecco. Le mie avventure con la cacca cinese. No, scusate. Con il cibo cinese, e la cacca che ne deriva. Dopo aver tirato l’acqua sette volte, sono abbastanza convinto che, uscendo dal bagno, qualcuno – qualcosa – mi abbia apostrofato in mandarino. Flashback's reprise #1. Che magari vi chiedete come è andata a finire, quella volta, in aula studio. Beh, tornato con il mio sacchetto libresco - e con le suole pulite - mi sono reso conto che gli ignari giurispri e futuri medici, rientrati dalla pausa caffè - momento durante il quale ho perpetrato il mio crimine estetico - insomma, questi geniacci hanno ben pensato di movimentare gli agglomeri fecali di cui vi dicevo, trascinandoli e spalmandoli praticamente su ogni piastrella dell'aula studio, fino ai recessi più buj e lontani. [ Nella notte mi arriva un messaggio. E' di Papino. E' riuscito ad individuare, nel magma della Rete, le tracce di alcune mie attività letterarie e concorseggianti passate. Oggi, a pranzo, lo chiamo. Scambiamo due parole, aspetta aspetta, che mio figlio ha da dirti una cosa [in sottofondo: dai, digli quello che volevi dirgli] Un attimo di esitazione. Ma lo sai che se tieni lo scarabeo in giardino, tu la cacca devi farla lì? Così lui se la prende! ] Flashback's reprise #2. Avevo rimosso. Oppure no, che questo aneddoto è una delle freccie più affilate che tengo nella mia faretra di numeri cabarettistici. Un mese dopo, più o meno. A casa della Sorella Elettiva G. buffa persona z: eh, perchè quella volta che ho portato in giro la merda- Conquilina A di Sorella Elettiva G [dalla cucina]: ah-ah! Ecco chi era stato! posted by bpz | | commenti (11)
E' buio, fuori. Per stare al telefono in santa pace, è un'ora che sono in terrazzino. Dove c'è la lavatrice, insomma, e dove si stendono i panni ad asciugare, ché d'estate ci sono quarantacinque gradi, qui dentro. Guardo fuori, ogni tanto, e c'è il panorama della mia strada, il giardino condiviso con l'altro condominio, un melo in fiore, i lampioni, eccetera. La Donna Morigerata - gné gné, ;-) - no, dai scherzo. La Ragazza Arcobaleno individua nella mia voce una tonalità soffusa di scazzo, che nemmeno io avevo messo a fuoco, neancora. Lo spleen della domenica patavina, ad esempio, e chissà cos'altro. Ogni tanto guardo fuori dalla finestra, e vedo i gatti del quartiere, furtivi, correre sull'erba come ombre, sgusciare tra le sbarre delle cancellate, salire sulle murette. Sono in calore, e ogni tanto si percepiscono - perché ho i doppi vetri a schermarmi dalla notte di fuori - ogni tanto si percepiscono le loro urla di richiamo. Dopo mezzanotte e mezza cambia interlocutrice, è la Sorella Elettiva G. Mi racconta della sua felicità. Io la prendo un pò in giro, e intanto continuo a guardare fuori. Ecco, e mi tocca pure guardare, non visto, i gatti che copulano nel mio giardino. La Sorella Elettiva G ride. Se la so contenta, sono tranquillo. Continuo ad osservare i felini. Ora c'è lei, sopra, pensa te. La telefonata si approssima al termine. Ci sei ancora? mi chiede. Sì, sono qui. stavo valutando l'appettibilità delle feline come partner sessuali. Potrei sterminare la popolazione maschile gattesca del quartiere, ed avrei campo libero. buffa persona z: dai, che sennò ti faccio spendere i milioni. Ti scrivo una mail, stanotte. Sorella Elettiva G: Sì sì, entro domani sera ti rispondo. buffa persona z: In bocca al lupo per domattina, mi raccomando. Sorella Elettiva G: Crepi. Baci, e buonanotte. Chiude la comunicazione. Mi sgranchisco il collo e le braccia. Prendo un bicchierino da amaro dal ripiano della lavastoviglie. Mentre apro la porta del terrazzino, nel buio, guardo per l'ultima volta l'esterno. Non ci sono più i felini copulatori. Ma si sente in distanza un richiamo miaooooo, miaooooo Arrivo, arrivo, mon amour! posted by bpz | | commenti (3)
Risveglio (?). Percepisco i rumori dei miei che si preparano per andare in montagna. Saranno le otto, otto e mezza, quindi. Richiudo gli occhi. Beh, quelli sono già chiusi. Chiudo insomma quello che c'è da chiudere, e mi vòlto sull'altro fianco. La sveglia del cellulare suona alle 10:01. Apro gli occhi - stavolta sì - la zittisco, e guardo l'ora sul display. Già, le 10:01. Che bello - penso. Ho ancora quasi un'ora di sonno, ché l'appuntamento per l'aperitivo è alle undici. Pochi minuti dopo, squilla il cellulare. Esco dalla fase rem, lo afferro, e leggo il nome del chiamante: è l'Ex Bassista M. Ma cosa vorrà mai? Boh. Lo richiamo dopo, dai. Mi giro pancia sotto. Chiudo gli occhi. Li riapro. Mi alzo, prendo il cellulare, cerco il numero in rubrica, e lo chiamo. Ex Bassista M: oh! Dove sei? 'sto aperitivo? Maledetta ora legale. posted by bpz | | commenti (5)
[ma quanto sonno avevo, ieri sera. Dimenticavo:] duplicate blog /. Alla fine del laboratorio di Covacich un pò di tergiversamento, e poi via a maison Palomar, per una tisana. Ma, guarda, senza problemi. Se proprio la tisana non ti va - se vuoi posso offrirti una birra. Adoro le persone insistenti. Due chiacchere. LaPizia: certo che a Padova siete in tanti, di bloggers. buffa persona z: eh beh, sì. Anzi: no. E' colpa dell'alcool. flashback. buffa persona z rientra a casa dopo una serata di bagordi. L'alito è Il manuale pratico del sommelier, con centoquindici esempi. buffa persona z accende il computer. Durante lo startup non si addormenta - non questa volta, almeno - e si beve mezza bottiglia d'acqua. Si siede alla tastiera. Dai. Controllo il mio blog, e poi vado a dormire. Ma lo ho, io, un blog? Mi pare di sì. Sì sì, devo proprio averlo. Allora. Vuvuvù punto. Però - però, com'è che si chiama? Boh. Ne apro uno, allora. posted by bpz | | commenti (2)
Diaristica simplex. -. Non ho più il fisico, per le levatacce delle cinque meno un quarto. E, all'alba, il centro di Padova - dove inlucchetto la bici, facing come sempre l'Osteria di Fiducia - è pieno di sbirraglia [sì, sì: l'italiano del cinquecento!] Lo spostamento verso Belluno scorre tranquillo, ciaccolando col giuliomozzi ed ascoltando segmenti di conversazioni tra esponenti della gioventù scolastico-pendolare locale. Globale, osserva il giuliomozzi. \. La mattina - pure lei - scorre tranquilla e paciosa. Ripristinati i normali livelli di caffeina in circolo, ascolto giuliomozzi, Mauro Covacich, Tullio Avoledo e LaPizia esporre i loro interventi. Nel mezzo - a tre quarti, per la precisione - il coffee break. Si potrebbe parlare a lungo della figura (retorica) del sindaco della città. Geniale, ad esempio, l'utilizzare una chiamata al cellulare come scusa per eclissarsi definitivamente dal convegno. Sarà stata la sveglia, commenta LaPizia. |. A pranzo, in un baretto-osteria-bocciofila qualche chilometro distante dalla scena del convegno, assisto ad una scena esilarante [e ben più complessa di come la metto giù ora. Ma ho preso abbondanti appunti, eh]. Un ragazzo marocchino entra con - letteralmente - una fascina di scope in mano. Le vende a dieci euro le tre. Oltre a me, all'oste e ad alcuni suoi parenti ed aiutanti, gli unici avventori del locale sono due cinquantenni di molto sopra le righe - la caraffa di bianco quasi vuota ne è spiegazione. Inizia una ridanciana contrattazione. No, dai, dieci euro da una parte, bestemmie dall'altra. L'iniziale ostilità dei bellunesi si trasforma piano piano in una bizzarra corsa all'acquisto del bene tris di scope. Il primo cinquantenne ne compra tre - il prezzo è stato dimezzato - e offre un caffè al ragazzo. Che intanto si scopre essere diciottenne, vivere da tot anni in Italia, ed altre cose così. Torbide battute bilaterali sull'ambiguità della scopa e dei verbi ad essa connessi, specialmente in rapporto alle casalinghe solitarie che accolgono le offerte mercanteggianti del ragazzo. Il secondo cinquantenne ne compra un altro set. L'oste viene coerto (?) a comprarne anche lui tre. Al ragazzo resta l'ultima terzina. Io intanto ho finito il mio panino [un panino fenomenale. Le fette di sopressa erano dischi perfetti dello spessore di quattordici (14) millimetri] Entra un altro cinquantenne. Lontane tracce meridionali nell'accento - campane, si direbbe. Dai, <bestemmia>, compra tre scope, ostia. Dai, Trombino, no sta far- Trombino? Guardo meglio il nuovo avventore: assomiglia a Tom Jones. It's not unusual. Il ragazzo se ne esce a merce esaurita, pieno di caffè e bicchieri d'acqua. Che sarebbero stati prosecchi e panini alla sopressa, se non fosse stato così ligio ai suoi dettami religiosi. Entra un quarto figuro, ed inizia un'altra session di contrattazione. Sono i bellunesi, che tentano di vendergli le scope. A otto euro le tre. /. Nel pomeriggio, laboratorio di scrittura con Mauro Covacich. Ammetto che andava oltre le mie possibilità. Crollo totale della soglia di concentrazione. Dal mio posto in seconda fila esprimo delle facce assurde al Covacich. Chissà cosa avrà pensato, eh. Un abbiocco veloce, inesorabile, privo di sbadigli ma costellato di tremori corporali. Quando piccole scosse ti dicono ehi, ti stai addormentando! Chissà cosa avranno pensato le persone sedute dietro di me. Il caffè della pausa in qualche modo mi tira su, ma non poi tanto. -. Deve esserci una sorta di contrappasso divino ìnsito nel fatto che, ad ogni corso-seminario-stage-laboratorio di scrittura cui partecipo, io venga perseguitato da Carver. Basta, basta, basta. Non ne posso più. Fortuna che trovo un degno alleato anti-carveriano in Palomar. Si sparla in allegria. Qualcuno che mi capisce. \. Salgo in treno alle 19:13. Ringrazio Palomar per avermi offerto una birra, ché così la mia bottiglia d'emergenza è intatta per il viaggio. Piccoli sorsi e Saramago, la movimentazione verso Padova diventa quasi istantanea. |. Ci stava un'ultima considerazione sull'attraversare il centro di Padova, di sabato sera, dopo aver passato belle giornate in giro per il mondo. Come quando ero pendolare d'amour. Ma me la tengo per un'altra volta, questa considerazione. posted by bpz | | commenti (4)
Ma come passa il tempo. Pensa te. Il mio bel post di oggi, ore e ore di limìo- ma stai zitto, va. Hai cazzeggiato. Come sempre. Sì, è vero. Però ho anche scritto due pag- sono finite? Ehm. No. Ecco, appunto. Cazzarola. Quando mi metto, sono proprio un tergiversatore dispersivo. Peccato, che non mi pareva male. Ma non trovo più una citazione. Mi mancano un paio di dialoghi. E correggere - apostrofi apostrofi apostrofi, somaro! Potrei mettermi ora, ma domani c'è l'alzataccia, ché alle sei e poco più c'è il treno per Belluno. Imparare senza confini. Scrivere da grandi: quando la parola diventa creativa. E sono riuscito ad infilarmi al laboratorio di Covacich, nel pomeriggio. Conoscendomi, andrò a dormire tra un paio d'ore - anche se mi obbligassi sotto le coperte, sentirei la sua vocina. Leggimiii. Leggimiii. E' Cecità, di Saramago. Non posso farne a meno, non posso farne a meno. E continua a chiamarmi, dal comodino. Anche se l'ho nascosto dietro a Musil e Marx. Le tue mail sono sempre più sconnesse. Si vede che stai delirando [Sorella Elettiva G, due giorni fa] Vero. Io domani sera torno disfatto, me lo sento già. E comunque sei un cazzone. Perchè? Il perchè lo sai. Bene, lo sai. Domani, in treno, no seduto. In ginocchio davanti alla porta del cesso. In ginocchio sui ceci. Ardenti. Va bene, me lo merito. Vado a dormire. [Leggimiii. Leggimiii] posted by bpz | | commenti
Inverno (un appunto). E' in questi giorni, che scorrazzo per la città, in bicicletta, urlando metallume e insulti agli automobilisti - che bello! è primavera, e iniziano a tenere i finestrini abbassati, e li sentono, gli insulti. E' in questi giorni, che non sai come vestirti. Che sudi come un mulo, ma poi una sottil brezza ti gela il collo e la schiena. E' in questi giorni, marzo pazzerello, prendi l'ombrello, com'è che era? Che sei seduto in piazza, a leggere, e i primi soli ti scaldano, e il tuo corpo come si ricarica. Però io ho un debito, con Lui. Io ho un debito, con l'Inverno. Don't you fear the winter / I will keep you safe and warm Perchè l'Inverno mi ha voluto bene. Quest'anno, poi, ancora di più. Quest'anno stavo bene, in Inverno. Lui ha fatto in modo che non mi ammalassi. Mai. Ha già i cazzi suoi per la testa, ha la tesi, ha le sue delusioni. Così, diceva. E allora mi ha protetto. Mentre guardavo il soffitto della mia camera, dopo Natale. Mentre sfuriavo dalla frustrazione, in dipartimento. Mentre girottolavo per l'Italia. Mentre, in città, me ne vagavo ramingo, di notte, vagamente ubriaco. Al freddo, e il mio fiato condensava in nuvolette eccetera. Devo aver fatto mille chilometri, in quelle notti, quando qualcosa non mi dava pace, e le ore erano troppo piccole per trovare qualcuno con cui bere e parlare. E non so perchè, ma il freddo mi proteggeva. Mi schermava. Mi avvolgeva. Don't you fear the winter / come with me, there'll be no harm Già, nessun male. Chiaro. Lui comunque ha sempre stabilito le distanze. I ruoli. Sarà per questo che sono stato funestato da - beh, diciamo da dei problemi intestinali di conversione di formato. Ma tant'è. Don't you fear the winter / nothing's gonna do you harm Anche se mancavano solamente due giorni, Lui mi ha voluto bene. Mi ha voluto bene perchè ha visto crescere la mia tesi, ha visto crescere la mia felicità, e allora ha preso a prestito un giorno di sole dalla Primavera, e me lo ha donato, il giorno di sole, per la mia laurea [che poi abbia anticipato, e il sole era giovedì, e venerdì fosse un pò velato, il cielo, non mi sembra importante: è il pensiero] Don't you fear the winter / I will keep you safe and warm E mi ha segnato la strada, più di una volta. La prima volta ha imbiancato le strade, i tornanti, le cime delle colline, le chiome degli alberi. Perchè non mi sbagliassi. Perchè perseverassi. Perchè ero lontano da casa. Mi ha fatto da guida. Che sono sceso, nel freddo, e non riuscivo a respirare, quasi. E la seconda volta - questo buffo, goffo vecchio con la barba - ha fatto lo stesso, solo che deve essersi fatto prendere la mano (sai, come quando col colino spolveri lo zucchero a velo sui dolci, che non ti sembra mai abbastanza, e poi al primo boccone aspiri, e vai avanti a tossire per un bel pò) ed ha imbiancato tutto. Ma finchè, carte alla mano, si tentava di capire quanto fuori strada fossimo finiti, io non ero preoccupato. Perchè Lui aveva imbiancato tutto, e quanto ho viaggiato, con la mente, quel giorno. Solo con la mente, ché gli altri sensi non importavano. E quante cose ho capito. Che sono arrivato in cima, nel freddo, e non riuscivo a respirare, quasi. posted by bpz | | commenti (2)
Uno standard, come nel jazz. Dopo che abbiamo suonato un'oretta in Prato, De Andrè e Guccini soprattutto, io e lo Smilzo Collega C ciondoliamo un pò per la piazza, guardando le persone, finendo la birra. Inizia a spirare un vento freddo particolarmente minaccioso. Ma tu, non hai fame? Tentiamo una pizzeria al trancio che, data l'ora, è chiusa. Voglia di movimentarci verso l'Osteria di Fiducia non ce n'è, e si opta per un gelato. Un errore, visto col senno di poi: il vento intensifica, la temperatura cala precipitosamente. La Gelataia sembra abbia appena pippato una dose di coca. Una dose sostenuta, anche. Coi suoi sessanta - e più? - anni, fa abbastanza contrasto. Ordino una coppetta cioccolato - fiordilatte, benvenuti nel mondo minimalista di buffa persona z! Lo Smilzo Collega C si legge le targhette di tutti i gusti. Smilzo Collega C: mi scusi, cos'è ***? Gelataia in Coca: è una novità. Lo vuoi provare? Smilzo Collega C: beh, ecco. Ma cosa sarebbe? Gelataia in Coca: dài, te lo faccio assaggiare. Smilzo Collega C: no, ma non si preoccupi. Volevo solo sapere- Gelataia in Coca: aspetta, te ne do un cucchiaino. [la gelataia raccoglie col cucchiaino una generosa pallottola di ***. Porge il tutto allo Smilzo Collega C] Smilzo Collega C [assaggiando]: eh, ma- Gelataia in Coca: è un gusto novità. Buono, eh? Smilzo Collega C: sì sì. Sa un pò da- Gelataia in Coca: ti piace? Smilzo Collega C: certo. Sa un pò da bana- Gelataia in Coca: lo facciamo coi testicoli di mulo. posted by bpz | | commenti (2)
I Blind Guardian contro l'Inquinamento Acustico (1). Mi sposto dal Liviano - dove ero andato a bere un caffè con la Bionda Latinista A - al Maldura - dove dovevo fare alcune fotocopie da leggermi poi in treno - che non ho fatto, eh. Sono in via Dante quando esplode Born in a mourning hall. A volume 20. Che a questo punto si può parlare di spostamento d'aria. Le nostre città, viverci è ormai impossibile. Autobus, motorini, lavori edili dietro ai teloni grigi di un cantiere. Dei Blind Guardian percepisco solamente un vago rantolo, in sottofondo. E questo mi preoccupa. [mentre aspetto che mi si restituisca il libretto universitario - e scalpito, ch'è tardi - sento l'impiegato della biblioteca dire ma questo, LING.LETT.ROM.FB, vuol dire che è francese. Sta nella palazzina qui di fronte. E indica, con l'indice. Io impazzisco come un personaggio borgesiano imprigionato in una labirintica biblioteca borgesiana] Venezia (1). Campo Santo Stefano è a tre giorni e tre notti di marcia dalla stazione. Il clima è pessimo - tipico umidore padano, probabilità di pioggia all'ottanta percento; lungo le calli le merde di cane raggiungono una densità di venti, trenta esemplari per metro quadro. Quando sei in cima ai ponti e guardi avanti, tutto sembra vuoto e percorribile, di fronte a te. Quando stai scendendo l'ultimo gradino, è brulicame. Ma come fanno - penso per tutto il tempo - i venexiani, quando hanno fretta? Chiedo informazioni ad una bancarellara, mi giro verso dove lei indica, e m'incammino. Penso ad un modo per schivare la bolgia pre-Rialto, e mi infilo sotto i portici del mercato. Errore, buffa persona z. Errore. Mi ritrovo davanti ad un bàccaro. Flashback #1. Venerdì sera. La mia laurea. Lo Smilzo Collega C ed il Compagno di Sbronze A contrattano per due bottiglioni di raboso. Ci spuntano quattro euro, con la promessa di riportare i vuoti la mattina successiva. Centone di flashbacks. 1. Pronto? Siamo quelli che hanno in ostaggio i vostri due bottiglioni. 2. E se li buttiamo in un canale? Vuoi che non arrivano vicino al bàccaro? Magari ci mettiamo un messaggio dentro. 3. Ma sì, che i xè venexiani. Chissene ciava! I due osti mi squadrano. 'More, ma ti no te gieri queo de Padova che se gha laureà 'a setimana pasà? Io, no no. Io lavoro la terra. Mai studiato, mì. Ah. Ti te lavora la tera? Varda, varda che bee man che te ghé. E questo, cossa xeo? Un libreto de l'università de Padoa! [spunta da una tasca del mio giaccone. Maledizione. La fretta di uscire dalla biblioteca] Dove xei i me botilioni? Eh, mah? E fuggo. Inquadratura fissa: un campo veneziano, stereotipato. Facciate di palazzi costellate di porte, finestre, balconi, ballatoi, gradini. Come nelle comiche in bianco e nero, io e i miei inseguitori entriamo e usciamo dalle porte - o dalle finestre - compariamo dietro ai balconi, percorriamo i ballatoi, saliamo e scendiamo i gradini. Senza mai incontrarci. Quando esce da una porta - finestra - balcone - bordo dello schermo, l'Inseguito (io) si ferma un attimo, guarda un pò in tutte le direzioni e, una volta individuata una via di fuga, riparte di gran carriera. Nota bene. Solo l'Inseguito (io) si ferma a guardarsi attorno. Gli Inseguitori, nonostante percorrano le stesse vie e si trovino di fronte a simili problemi decisionali, gli Inseguitori - si diceva - non si fermano mai, non si guardano mai attorno, ma mantengono invece uno sguardo frontale concentrato, un passo quasi saltellante, e la caratteristica postura leggermente ingobbita, la cui rimbalzosità è come accentuata dalla posizione delle braccia - gomiti a novanta gradi, avambraccio perpendicolare al suolo, mani penzolanti ed inerti. Venezia (2). Arrivo alla conferenza in ritardo abbastanza, trafelato, sudato come un montone. Uno spettacolo di qualità, insomma. Com'è, poi, questa conferenza? Mah, bel palazzo. Arazzi, tappeti, specchi, colonne, stucchi. In realtà, passo metà del tempo a maledirmi per aver scelto una sedia vicina alle finestre. Aria di fessura, porta alla sepoltura. Mi infagotto nella sciarpa - per proteggere il collo, almeno - ma sono troppo pigro per spostarmi. Venezia (3). Ci sarà un motivo esistenziale per spiegare il fatto che io, ogni volta che ci vengo, a Venezia devo perdermi. Mi oriento con piccole scritte murarie, cartelli bizzarri, e manichini nelle vetrine di intimo. No, perchè quel baccaro dove volevo mangiare- Alla terza volta che sbuco in piazza San Marco realizzo che qualcosa non va. Piove e non ho ombrello e ho una scarpa bucata. No, piove proprio. Dio bono, quanto piove. La conferenza era finita alle 18:46. Io arriverò in stazione alle 20:59. Però. Nel frattempo, comunque, la mente - come sempre - vaga libera e felice per calli, campi e salizade. Venezia è agar, terreno di coltura in cui piantare i semi romantici, e sognare vedendoli crescere. No, buffa persona z, non dovresti essere solo, qua, ora. Somaro! Minchione! Mentre mi faccio i film, mentre immagino stereotipi da Passeggiata Amorosa in Terra Serenissima, tutto lungo le calli corrono, rasente ai muri, i Fegati Antropomorfi del mio Coro. Ma questa sera non bevo, ché questa sera no. I Blind Guardian contro l'Inquinamento Acustico (2). Salgo - no. Saltello zoppicando dentro al regionale per Padova delle 21:10. Individuo un vagone tranquillo, scelgo un posto, mi siedo, bevo un pò d'acqua. Giostro tra le mani i due libri che ho portato con me, per decidere quale leggere. Quale ri-leggere, in realtà. Occhi sulla graticola, dài, che di lavoro si legge domani. Quand'ecco salire sul treno un codazzo di laurea. I famigerati parenti campani. Si sistemano a me adiacenti. Rinuncio allo Scarpa. Mi metto gli auricolari. My words bring freedom / and rescue for man. Sì, come no. Riesco a seguire perfettamente i discorsi di almeno cinque coppie dialoganti contemporaneamente; guardo i riflessi delle persone sul mio finestrino per capire chi sta parlando. Beh, perlomeno finchè non mi abituo alle varie voci. No perchè io col bancoposta. Eh, mettilo pure in goppa'aqquesto qqua. Vietato fumare: hai visto, qua non si può fumare - beh, speriamo che non fumano, allora (?). Piuttosto che'l bancomàt, le poste- e via dicendo. Dei Blind Guardian, non capisco un cazzo. I Blind Guardian contro l'inquinamento acustico (3) - feat. buffa persona z. Per raggiungere la mia bicicletta - legata di fronte all'Osteria di Fiducia - devo attraversare il centro. Per farmi passare i venti minuti di tragitto, decido di chiamare l'Amica Mediatrice A. Nell'orecchio sinistro ho ancora infilato l'auricolare - And the story ends dovrebbe finire mentre il telefono squilla. Immagino che i Blind Guardian, partendo dall'orecchio sinistro, attraversino la morbida materia spugnosa del mio cervello, per uscire poi dall'orecchio destro, inficiando la qualità acustica della comunicazione cellulare che sta per iniziare. Di fianco a me sta transitando, a cinque chilometri all'ora, il camion della monnezza. L'Amica Mediatrice A risponde. Ma dove sei, stai camminando lungo l'autostrada? posted by bpz | | commenti
I. Capisco perchè qualcuno ha maledetto la biblioteca del Maldura - nevvero, Brekane? Impalcature, assi di legno, tavoli e sedie ammucchiate. Per raggiungere un punto a tre metri da te devi praticare il limbo sotto alle tubature di ferro, oppure ti tocca calcolare un percorso zigzagoide il meno possibile dispendioso in termini di tempo ed energia. In più: mi sono perso cercando lo scaffale LING.LETT.ROM.FB.III. Che non ho trovato. Ho trovato il bagno, in compenso. Ma non mi serviva, in quel momento. Che quando lo cercavo un'ora dopo - il bagno - mi sono perso di nuovo. E non ho trovato lo scaffale LING.LETT.ROM.FB.III. Tornato tutto sommato indenne al mio tavolo, ho continuato la lettura del libro sull'incastellamento [...] rendevano inaccessibili que' neri, tortuosi dongioni, ed i trabucchetti od insidie praticati sotto il pavimento delle camere in cui precipitavansi coloro che non erano benevisi al Conte, rendevano que' soggiorni atri ed orribili. Ah, va bene. Ora capisco. I.a. Capisco anche perchè stavo per rovesciarmi da una scala, mentre cercavo di prendere il mio tòmo. Che me lo hanno messo a due metri e ottanta d'altezza apposta, mi sa. II. Nonostante abbia piovuto in maniera importante per tutto il giorno, è primavera. E certe cose si sentono. Soglia di concentrazione oscillante tra i valori basso e molto basso. buffa persona z fa pensieri strani, un pò fetish. Le letture - le due novelle che hanno ispirato il Romeo and Juliet di Shakespeare - aggravano la situazione. Quando a voi piaccia di accettarmi per vostra donna, io sono pronta a darmivi tutta, e con voi in ogni luogo che vi sia in piacere, senza alcun rispetto, venire. Ecco, dammiti. II.a. Mi alzo per uscire a rispondere al cellulare, e scivolo su una pozza di testosterone. II.b. L'Amica Mediatrice A, mentre mi offre una cioccolata calda, si sorbisce i miei deliri in italiano del cinquecento. III. Due spritz con il Compagno di Sbronze A, poi tutti mi lasciano solo. Mentre rincaso sotto la pioggia, a piedi, penso a come questa sia una serata da chiacchere, confidenze, bicchieri di vino e goffe corse tra le pozzanghere. In questi momenti, a volte, mi torna alla mente l'Irraggiungibile Diletta A. Che ha perso il titolo di diletta, ha perso il ruolo che aveva, per me, ma un segno l'ha lasciato. Che mi dispiace, che ci si frequenta così poco, ora. Ché belle chiacchere le si facevano proprio, accidenti. IV. Domani, tardo pomeriggio. Una conferenza dal titolo 60 centimetri fa: il livello del mare nel 1700 misurato sui quadri di Canaletto. Mi sembra la più grossa cazzata io abbia mai sentito, per cui non posso non andarci. Se aggiungiamo che domani probabilmente sarò senza compagnia, e che la conferenza si tiene a Venezia, beh - chiaro, no? posted by bpz | | commenti (4)
buffa persona z oggi ritorna alla normalità. La normalità dell'indugiare a letto, rigirandosi sotto al piumone e guardando fuori dalla finestra, pensando alle cose belle accadute il giorno precedente. La normalità dell'alzarsi, del vagare a torso nudo per la casa, durante lo startup, e del controllare la posta e gli eventuali commenti al blog. La normalità del rendersi conto che sì, cazzo, è tardi, e del fare lo zaino in fretta, sperando di non dimenticare nulla di vitale - oggi, la bottiglia d'acqua. La normalità di via San Francesco in bicicletta, con i furgoncini gli studenti e le altre biciclette, lentissime. La normalità dell'incrociare lo Smilzo Collega C, e del farsi un paio di ombre e una polpetta all'Osteria di Fiducia. E' primavera, e buffa persona z e lo Smilzo Collega C delirano ad altissimi livelli. Poi casa, pranzo, altra controllata alla posta e al blog. E un pò di musica. Il pomeriggio è sempre normalità, ma con alcune sottili differenze. Dottore dottore. Perchè buffa persona z - per un pò, almeno - è pagato per studiare. Per fare ricerche, per documentarsi, per prendere appunti. L'Amica Mediatrice A gli apre un mondo, portandolo alla biblioteca di palazzo Maldura, dove buffa persona z si legge tutto pacioso un testo sull'incastellamento nella pianura padana tra IX e XIII secolo - oooh! Fa anche tante pause, buffa persona z, e ciondola tra gli scaffali, e si beve un paio di caffè. E fermenta idee. Poi un veloce passaggio all'istituto tecnico dove ha studiato, per chiedere alla sua professoressa di italiano di allora perchè, quando ha saputo - tre anni fa - che ero iscritto a lettere, ha commentato che lei lo sapeva da un pezzo, che ci sarei finito? Seguono prove con lo Smilzo Collega C, e Amarcord, di Fellini. Di cui sono entusiasta, peraltro. Infine, l'Archeologo Capellone C telefona per aggiornarmi su questa commissione. E - mio dio! quale scorno, quale pessima notizia mi vien data! - devo rileggere Romeo e Giulietta, nell'ambito appunto della realizzazione di questo lavoro di divulgazione storico-archeologica. Ma pensa te! E per l'angolo L'ingressione del grottesco nel quotidiano di buffa persona z... ... esco da casa dello Smilzo Collega C che è quasi mezzanotte. Piove. Beh, gocciola solamente, quando esco. Quando esco, perchè subito riprende il diluvio. Il muro di pioggia. E lo sapevo, io, già da oggi pomeriggio. Esci col giaccone, che il giubbetto di jeans è poco. Cazzone! Nelle orecchie Black Hand Inn, Running Wild. Volume inusitato, come sempre. Sono concentrato sulla regolarità tipicamente teutonica della doppia cassa. Mi fermo un attimo in via *** [no, non è un artificio da novella ottocentesca. E' che non ricordo mai come si chiama, quella via] Mi fermo per asciugare gli occhiali, ché la modalità stealth non mi va, stasera. The water came deluding the spot / so, death flowed with the swallowing waves of the flood. Non mi accorgo che mi sta passando a fianco, a due chilometri all'ora, il veicolo che pulisce le strade, che con le sue spazzole bagnate mi inzacchera i pantaloni. Tutto questo, il veicolo eccetera, sotto il muro di pioggia. Mah. posted by bpz | | commenti (6)
La Blogorrea del Dottore. [una rassicurazione, prima. Che molte persone, in questo weekend, si sono chieste se ero sopravvissuto. Sì, sono vivo, vegeto, e di buon umore. Assonnato, molto, e ancora metabolizzante l'alcool e la grassa alimentazione di venerdì. Irraggiungibile Diletta A ad Amica Mediatrice A, per telefono, ieri: ma hai sentito, oggi, buffa persona z? Sai sa sta bene?] [un'avvertenza. La scansione temporale di questo post è vittima della casualità. E' vero, come dicono. Che quel giorno non ti rendi conto di niente] a. Il risveglio, dopo le tre ore di sonno agitato e privo di sogni, è tutto sommato tranquillo. Preparo lo zaino che sto in camicia e mutande. Tiro una filippica di cinque minuti sulla qualità dei calzini da Ometto Precisino, chè non mi piace la loro semi-trasparenza. Bestemmio perchè non trovo la cintura, e quasi quasi sono tentato di mettermi quella borchiata, da metallozzo. Non trovo nemmeno l'Imodium, che tanto volevo prendere per placare i primi sintomi di instabilità intestinale dovuti all'ansia, e non doverci pensare più. Parto da casa in ghingheri. Ed in solitaria. (ipotesi di discussione #1). Come quando ci sono le elezioni e i cortei nei paesi mediorientali. Ogni membro del mio codazzo ha un cartello - manico di legno, pannello di cartoncino - con il mio volto stampato su. Tutti gridano slogan pro buffa persona z, le donne disperano, eccetera. Viene bruciata una bandiera con il logo dell'Università, bello far sapere. b. In ghingheri. This means pantalone e giacca neri, scarpa "della domenica", camicia rosso rubino fuori dai pantaloni. Niente cravatta, e colletto aperto. Pizzo più o meno rifinito - il giorno prima, dopo avermi sgammato a bere sangria all'Osteria di Fiducia, Papino aveva mostrato sorpresa, al lisciume delle mie gote - e capelli in ordine. Ma pensa te. Che quando esco dal Dipartimento per andare a fare colazione, e svolto in via S. Francesco, incrocio la Sorella Elettiva G - beh, le ci è voluto un attimo, prima di riconoscermi. (ipotesi di discussione #2). A tema etnico. Entrare con la mia casacca in bogolan color caffè, far passare le mie donne davanti alla commissione, ad offrire ricchi vassoi di cous-cous, to e riz-sauce. E prelibatezze del mondo degli insetti, anche. Prevista danza coreografica tribale, ed accompagnamento di djembè. Sgozzamento di un pollo bianco, a scopo propiziatorio. Ho fatto una tesi sull'Africa, no? c. Per questa Grande Esperienza, decido di incamerare un caffè - il secondo - una brioche, e una grappa. (ipotesi di discussione #3). A tema etnico, ancora. Entro con jeans lisi, maglietta over-sized e berretto al contrario. Sulle spalle, uno di quei borsoni - over-sized pure lui - che i ragazzi di colore usano per portare in giro le loro merci ambulanti. Vendere - facendo l'accondiscendente in fase di trattativa - vendere copie contraffatte della mia tesi ai membri della commissione. Ho fatto una tesi sull'Africa, no? d. Poi è attesa, e lento arrivo del mio codazzo, e lento arrivo delle 11:30. (ipotesi di discussione #4). Entro vestito come un pappone ucraino, con due stangone in minigonna a braccetto e un cocktail in mano, mentre un mio sgherro offre alla commissione ottimi sigari cubani da una scatola di legno. e. Ci sono tutti, o quasi. E la cosa, francamente, è rassicurante. Un grappolo di tecnici informatici mi tranquillizza elencandomi tutte le possibili calamità che possono coinvolgere il portatile che uso per proiettare le più brutte slides di Powerpoint mai composte dall'uomo. Quando entro in aula ho nelle orecchie la voce del Cuginazzo. Sfogliando la mia tesi è incappato nella carta della distribuzione vegetale - chiazze di verde da una cartuccia di inchiosto al centimetro quadro: e questa, cosa rappresenta? La copertura dell'Adsl in Burkina Faso? (ipotesi di discussione #5). Entrano le mie ancelle, leggiadre, spargendo petali di fiori lungo il camminamento dell'aula Brunetta del Dipartimento di Geografia. Odore di incenso, ed entro io, intunicato, e dove poso i piedi germogliano piante di loto. Ma non è loto. Sono tralci di vite. f. Mi dicono tutto bene, il colloquio. In definitiva, improvviso buona parte del discorso. I membri della commissione annuiscono spesso, sfogliano e commentano la mia tesi. Qualche domanda dei presenti, il Vate Informatico F che elogia la mia geograficità. ff. Il mio capolavoro, una volta acquisita scioltezza. Sto parlando a proposito dell'importanza dell'aver partecipato ai rilevamenti sul campo, per contestualizzare i dati e migliorare i processi di elaborazione eccetera. I tell sono le piccole colline da me rmappate. Perchè l'aver visto questi tell, l'averli percorsi... averne esplorato la superficie... aver - se mi permettete - aver maledetto questi tell... fff. Il capolavoro di Nembrot il Coprolaliaco. Ma lei, da questo viaggio, non si è portato a casa la malaria, come il Relatore? La parte di platea che legge questo blog ha ghignato. g. Rientro in aula con passo molto veloce. Talmente veloce che letteralmente appaio di fronte a Nembrot il Coprolaliaco che ancora sta scrivendo il voto sul foglio firmato dai membri della commissione. Lo leggo, al contrario, prima della proclamazione. E inizio a sorridere. Proclamazione. Piccola pausa, e Nembrot il Coprolaliaco aggiunge la lode anche per i presenti. h. Gli stringo la mano, a Nembrot il Coprolaliaco, mi giro e faccio un gesto di trionfo al pubblico. Poi stringo la mano agli altri membri della commissione. E già inizio a perdere la parola. i. dottore / dottore / dottore del buso del cul / vaffancul / vaffancul j. Festeggiamenti. In sunto, mi sa che mi diverto più io che il mio codazzo. Fuori dal Dipartimento vengo vestito da maiale. Calze rosa - da bambina, che non è proprio la mia taglia - maglietta rosa, coda porcina - a cavaturaccioli, è un segno? - e naso idem. Corona di foglie d'edera più acini d'uva. Corona d'edera anche allo zoccolo duro del codazzo. Gogna. Dottore dottore. Camminare sulla trachite di Padova a piedi scalzi non è male - almeno finchè non arrivi ai ciottoli emisferici. E' un gusto unico, che le ragazze ti guardano e sorridono. Bacia il porco, bacia il porco, che porta bene, urlano gli scalmanati del codazzo. Quando le ragazze si avvicinano, non riesco a trattenere un devi fare te, che io al momento sono passivo. Il che, pare, soddisfa la voglia d'essere domina di alcune di loro. Ah, dimenticavo. Reco in mano un pezzo di legno decisamente falliforme, anzi, un awe-inspiring wooden dildo. Quando si riesce a sistemarmelo all'altezza del basso ventre, gli sguardi delle ragazze, in giro per il centro, cambia decisamente. In meglio. Nel corso della giornata, questo awe-inspiring eccetera verrà battezzato dalla Sorella Elettiva G Vigore. k. Raggiunto il Bo, mi fanno salire sulla cornice di Palazza Moroni. Nel fare questo, credo di avere asportato una foglia di marmo del Monumento ai Caduti. Viene srotolato il papiro. Appena inizio a leggere, arriva un vigile. Devi scendere, perchè il Monumento ai Caduti esige rispetto. Beh, penso io, sono solo un maiale alla gogna che beve e legge volgarità. Dove sta la mancanza di rispetto? kk. Si cambia locazione - stavolta è uno dei rilievi della fontana del Pam. l. il papiro è spettacolare. Rido delle mie nefandezze. Che in realtà non si può parlare proprio di nefandezze. Di classi di nefandezze, più che altro. Perchè le singole nefandezze sono talmente tante - pare - che non c'è spazio per dissertarne estesamente. Gnè gnè. Qualche verso a caso, prima che abbia voglia di ricopiarlo? ll. Bondage stivali e guanto nero / glielo facean rizzare al sol pensiero / dal letto dei suoceri allo scompartimento del treno / l'inventiva del Pogna [un mio vecchio soprannome] è ormai senza freno. [Amica Mediatrice A: eh già, mentre facevano il tuo papiro mi sono fatta una certa cultura, sull'argomento] lll. pippa pennichella spritz kebab la sua giornata / che racconta poi scrivendo durante la nottata. llll. ed il finale da saggezza popolare, che mio papà si è spanciato dal ridere: col tempo se fa anca le sucche / - gha ditto so pare - / gavemo venduo anca el mastcio / par farte studiare! [col tempo maturano anche le zucche - ha detto suo padre - abbiamo venduto anche il maiale per farti studiare!] lllll. Io sono in forma, linguisticamente parlando. E non inciampo neanche leggendo l'accoppiata glabro nerbo. E non è facile, così, a prima vista. m. Però sono io, a chiedere di bere anche se non sbaglio a leggere. La bottiglia da un litro contiene un pessimo miscuglio di superalcolici orchestrato la mattina stessa dall'Oste di Fiducia F. Che - visto così - ha tentato di uccidermi, dato che, anche dopo una diluizione da parte delle ragazze del codazzo, il liquido era ancora, sinceramente, imbevibile. E'pperò me la scolo tutta, la bottiglia. Tiè. Ancora una volta, buffa persona z - 1, mondo dell'alcool - 0. n. Trasferimento all'Osteria di Fiducia. Io sempre maialiforme e alla gogna, e con l'Infame Bevanda che comincia a salirmi al cervello. E' il Trionfo della Mitopoiesi quando l'Oste di Fiducia F mi accoglie sulla soglia del suo locale, con un enorme cilindro ed i guanti bianchi. o. Beh. rinfresco a base di tramezzini panini affettati spritz e vino. Rustico minimalista, ma mi pare siano stati tutti contenti. Tasso alcolemico in aumento. Esco a fare qualche telefonata che sono ancora di rosa vestito. Sfido il corpo umano - o forse non ci faccio caso - entrando nel bagno dell'Osteria di Fiducia per mingere. Entrandoci a piedi scalzi. I miei amici storcono il naso. Anch'io, a posteriori. p. Poi mi cambio, chè alle cinque ho appuntamento col Brekane, anche lui neo-laureato. Non posso non notare il vago afrore di salsa di pomodoro che emana. Consigliando alcuni amici-che-anch'io-frequantavo-però-prima-che-si-capisse-che-io-leggevo-il-suo-blog-e-lui-il-mio, Brekane mi regala Infinite Jest, di Wallace [nota per Brekane: maledetto. Da sabato non riesco a toglierci gli occhi di dosso, non riesco a smettere di sfogliarlo, di leggere frasi a caso, di portarmelo in cesso. Quel libro è magnetico!] q. Treno. Come da programma, Venezia. buffa persona z, la Sorella Elettiva G, il Compagno di Sbronze A, lo Smilzo Collega C, l'Amica Mediatrice A, l'Ex Bionda di Compagno di Sbronze A. Tutti con la coroncina del Popolo delle Vigne. Io con la coda del porcello, anche. E lo zaino pieno di vino. E di Infinite Jest [nota per Brekane, 2: quel libro pesa troppo. E non è ergonomico per un cazzo!] r. Accumulazione caotica veneziana. Si ride molto. A momenti si tirano fuori quattro kazoo(s), e si dà vita al Kazoo's jazz ensemble. Qualcosa che assomiglia, credo, al richiamo degli pterodattili in amore. Cantare L'avvelenata a squarciagola, senza accorgersi che nel frattempo siamo sbucati a Rialto, tra la gente. Un picnic con gli avanzi del rinfresco, su un pontile di legno. Rubare birra nei bar. Rubare bicchieri nei pub. Giri a vuoto, giri in tondo, ponti, calli, fondamenta, campi. Io e la Sorella Elettiva G e i deliri amorosi e le piccole pensioni, la nebbia di notte, spingersi contro i muri nelle calli isolate, camminare mano nella mano, guardare dai ponti, la bottiglia di vino, ridere, perchè non è qui, ora. Una telefonata ad una Persona lontana ma vicina. Insomma, ecco. rr. Entriamo in un bar, che sarà l'una di notte, a prendere dei tramezzini. La fame ci attanaglia, chè all'ultimo baccaro siamo riusciti sì a contrattare quattro litri di vino a dodici invece che a sedici, ma abbiamo dimenticato il cibo. Insomma, uno di quei bar gestiti da cinesi, ma frequentati da strani, veraci personaggi veneziani. Una signorotta chiede perchè le corone del Popolo delle Vigne. Perchè lui è dottore, oggi. Ed escono. Io resto incastrato tra i tavoli ed il bancone. La signorotta mi prende per le spalle, mi gira verso i suoi convitati, dotore dotore. Complimenti, risate, strette di mano, io con i tramezzini in mano. Poi la signorotta riparte all'attacco. Perchè ze un bravo ragasso / perchè ze un bravo ragasso / perchè ze un bravo ragasso / pecà ch'el ze cueaton! Risate, ancora. No no, se schersa, eh - si scusa lei, ma tanto io sto ridendo - anzi, ti te dize sempre cussì, che te si cueaton. E dopo, ti te te ciavi 'e mujere de staltri, no? s. L'unico problema di Venezia notturna è che tornare non si può. Tentiamo l'autobus verso una coincidenza a Mestre. Coincidenza che non esiste. Ovvero, esiste ma c'è il supplemento. E qua. E là. Si pisola su una panchina. Il treno è alle 05:29. Alle sei non c'è un autobus, e casa è lunga, a piedi. Entro a letto alle 07:18. Dottore dottore, eccetera. posted by bpz | | commenti (7)
Comunicato ufficiale. Questa mattina, all’incirca alle ore 11:30, nella sala Brunetta del Dipartimento di Geografia dell’Università di Padova, buffa persona z discuterà la sua tesi di laurea, dal (pomposo) titolo di: La realizzazione di un Sistema Informativo Territoriale come strumento per la conoscenza del territorio: la valle del Sourou (Burkina Faso) Applausi. Risate. In commissione, Nembrot il Coprolaliaco, il Relatore, il Vate Informatico F. Tra gli altri, beninteso. In seguito alle celebrazioni del caso, ci si sposterà all’Osteria di Fiducia per un sontuoso banchetto rustico bene innaffiato da vino e spritz e sangria e amari e quant’altro. A cottura quasi ultimata, si prenderà un mezzo meccanico diretto a Venezia, e ivi si passerà la notte. I sopravvissuti, almeno. Una chitarra, quattro kazoo(s), una tanica di vino. Le trasmissioni riprenderanno. Prima o poi. posted by bpz | | commenti (12)
zero? Caricata la presentazione in Powerpoint nel portatile prestatomi dal Compagno di Sbronze A. Fatto il bagno - ho cambiato idea, a riguardo dell'abbigliamento. Altro che giacca e camicia. Jeans e accappatoio aperto. Fa tanto Magnum PI. In via di completamento il cd di mp3 per il rinfresco. Turbinìo di emozioni contrastanti. E' come stare in un bozzolo, e sei un pò incredulo, e un pò insensibile, mi dice la Sorella Elettiva G. Turbinìo di emozioni contrastanti. Un pò di agitazione metabolica. Un pò di ansia da prestazione. Un pò di delusione. Elegia. Ti ricordi, Compagno di Sbronze A, la sera prima del Tuo Turno? Noi due, a bere birra e mangiare la pasta al tonno - mi pare - guardando quel documentario osceno sulle popolazioni del mondo che si nutrono di insetti, e io non riuscivo a togliere gli occhi dallo schermo ma dovevo farlo, sennò mi si sarebbero freddati gli spaghetti, e tu che ti lamentavi ché, ripassando, avevi macchiato la tua copia della tesi dei gocciolamenti di sostanze illegali? Just one shadow. E poi risate isteriche, e le battute del Vate Informatico F, e l'attesa. E gli sbotti di buon umore, e tornare a casa in bicicletta ascoltando in continuazione All I could bleed (Testament), gutturando per le piste ciclabili, e a casa peggio ancora. E l'Affetto di alcune Persone. Magari lontane, lontanissime. Già. You know who you are! :-) E la Sorella Elettiva G, e quegli assurdi parallellismi che ogni tanto coinvolgono le nostre vite, che capita a volte che raccontandoci reciprocamente i nostri deliri si raggiunga l'armonia di un canone corale. E l'Oste di Fiducia F, e io che ordino la seconda sangria e mentre aspetto guardo verso la strada, oltre la vetrina verde e viola, e il Pedinatore P è lì che mi osserva. Un passaggio a Scrivere a nord-est, proprio venti minuti, e farmi sgammare da un membro della mia commissione, guarda qua, invece di essere a casa a ripassare. Ma io ti tolgo due punti! E, e, e. posted by bpz | | commenti
meno uno. something wicked this way comes. i. Numerosi mood, spesso contrastanti, perseguitano - anzi, funestano - buffa persona z, nel corso della giornata. Vuoi che ieri ha dovuto sostenere i giochi diplomatici dipartimentali, vuoi che deve preparare 'ste benedette slides in Powerpoint. Vuoi un pò di normale, metabolica agitazione. Sì, però. Ecco. ii. Sopravvissuto alla Trappola Alcolica. As usual rimando al Kimota per il resoconto. Il risveglio è stato tutto sommato normale. Ne è seguita una giornata di comune delirio e cazzeggio - un pò solitaria, se vogliamo. Quelle piccole cose prima di. Comprare la camicia. Passare dal barbiere. Rifilare la barba - che è una cosa che faccio sì e no ogni quaranta giorni, e la mia inabilità col bilama trasforma sempre il bagno in un... beh, in un bagno di sangue. Dal barbiere, senza occhiali, spio nello specchio le poltroncine alle mie spalle. Che ad un certo punto lo vedo. Un Fegato Antropomorfo Togato. Sale in piedi sul velluto, estrae un librone da sotto la toga, ed inizia a leggermi dei passi scelti della Bibbia di Powerpoint. iii. Incrocio Il Giardiniere, a.k.a. Il Maestro. Estraggo un frammento perfettamente rappresentativo della logorrea con cui mi ha bloccato, davanti al tabaccaio del quartiere, per dieci minuti. Il Giardiniere: mi sono rotto i coglioni. Non sarei rimasto qua, perchè mi rompo i coglioni. Ma c'è stato il divorzio dei miei, e allora mi sono detto di svernare a Padova. Ma mi sono rotto i coglioni. Ho dormito. Finalmente l'inverno è finito. Dormire, cos'altro puoi fare? Sennò ti rompi i coglioni. E io, infatti, mi sono proprio rotto i coglioni. iv. Il Giardiniere, a.k.a. Il Maestro. Colui che mi ha dato la prima, grande, vera spinta verso il mondo della Chitarra. Colui che pazientemente mi ascoltava straziare le diteggiature modali, al metronomo, mentre si curava le doppiepunte con le forbicine da bagno. Colui a cui devo una buona fetta della mia percezione musicale. Mah. v. Bah. Basta, per stasera, giocare a Powerpoint. Finirò domattina. posted by bpz | | commenti (4)
meno due. Fenomenologia del Laureando (pt. 3). Non dovevo farlo. Sabato sera, dico. Nella Padova deserta d'amici. Infilarmi all'Excelsior a vedere la terza parte della saga del Signore degli Anelli. Con le birre. Ché sono un pò di sere che sogno questa scena. Io in cotta di maglia, spadone in mano, polsini di cuoio. Barba sfatta. Ah no, questa è vera. Insomma, che si cammina per Venezia, io medievaleggiante e il mio codazzo di laurea, dietro, pure lui a tema. E io che urlo: un baccaro! Mettiamolo a ferro e fuoco! Corsa e grido di battaglia. Seguono flash confusi, velocissimi, di mischia all'arma bianca, baristi abbattuti, bicchieri bevuti e poi infranti, bottiglie trafugate. posted by bpz | | commenti (2)
Fenomenologia del Laureando in Lettere che prima era Perito in Informatica, però (pt. 2). buffa persona z: eh, mi faccio un pò di stampe. Vate Informatico F: solo se ti arrangi. Sai mettere su gli A3? buffa persona z: non c'è problema, non ti preoccupare. Che son Perito Informatico. [segue violento rumore di cilindretti plastici che si incastrano] buffa persona z: ehm. Si è inceppata la stampante. Vate Informatico F: beh, adesso te la sistemi! buffa persona z: e come faccio? Faccio lettere, io! posted by bpz | | commenti (5)
Fenomenologia del Laureando (pt. 1). buffa persona z: sì, io sarò alle undici e mezza. Però, conoscendomi quanto sarò agitato, mi sa che dalle otto sono in giro a bere prosecchi, in giacca e camicia. Grande Amico di Una Volta: ah! Ma allora l'avvenimento non sarà la laurea - sarà buffa persona z in giacca e camicia! posted by bpz | | commenti (1)
meno tre. Fenomenologia del Relatore (pt. 2, ma solo perchè stasera non ho sonno, e mi va di narrare) ...a me piace un sacco, il Relatore. Perchè lo vedi che è stato in Antartide, che ha esperienza dei viaggi, e del mondo. Ha quella checklist di cose da portare in viaggio. E' proprio organizzatissimo. Scienziata Naturale con Brillante Incastonato in un Dente E Che si era lì, in questo salotto-cucina-improvvisata sala dei computer. Una remota valle africana. Un formidabile reservoir idrico, questo fiume, che durante la stagione delle piogge riceve milioni di metri cubi d'acqua dal corso d'acqua in cui normalmente si getta; ne diventa defluente, si trasforma in lago. Fitte erbe - vitale foraggio - lungo le aree inondate; suoli ricchi per l'agricoltura. Ma anche insetti. Molti insetti. Mio dio quanti. La sera, poi. Cose che camminano, strisciano, volano, si contorcono, rotolano, roteano, ronzano, silenziano. Anche che stanno ferme, sì. E zanzare. Tante zanzare. Anopheles! Anopheles! Signori e Signore, il Vettore Obbligato! Flashback. Si arriva in piena notte, praticamente. Dopo molti, veramente molti chilometri di buche e ruote forate e buio e stelle e puzzo di gasolio e cicale che friniscono quasi assordanti. Ci si dividono i letti. Ci si sale sopra, si snocciolano piccole ferramente portatili, e si assicurano le zanzariere al soffitto. Le zanzariere made in Italy sono progettate per i letti matrimoniali, ché vanno ben rimboccate sotto al materasso per assicurare l'impenetrabilità. Il vero rito di passaggio all'età adulta? Una notte in Africa, trentotto gradi umidi, e una zanzara bloccata dentro alla zanzariera. Vi giuro che si rischia di venire dissanguati da questo beffardo frullatore volante. Insomma, zanzariere. Relatore: no beh io dormo senza, sono troppo stanco zzzz. Occhiate di incredulità. Ma per lui non è la prima volta, ici en Burkina Faso. Noi giovani si passa qualche ora a giocare a carte, a gassare cantaridi, a bere Pastis allungato con l'acqua. La missione si sviluppa percorrendo la vallaccia di qua e di là. Si raccolgono dati, si esplorano isolati villaggi tradizionali, si mappano colline e si scavano stratificazioni sedimentarie di origine antropica. La sera si continua con le carte e con le cantaridi, ma perdiamo il Pastis in un banale incidente; decidiamo tuttavia di non disperare, e di passare all'occasionale birra di produzione nazionale. "La prima avvisaglia di un attacco di malaria è un'inquietudine interna che ci assale all'improvviso e senza ragione. Sentiamo che sta per succederci qualcosa, qualcosa di male. Se crediamo agli spiriti, sappiamo di che si tratta: uno spirito maligno si è impossessato di noi, qualcuno ci ha fatto un malefizio che ci rende impotenti, ci inchioda." [Ryszard Kapuściński, Ebano] Stiamo prendendo il fresco della sera, giusto fuori dall'edificio che la SOCADI, una cooperativa agricola, ci ha messo a disposizione. Si chiacchera un pò, seduti sulle sedie ché per terra ci sono troppe cantaridi. Ad un certo punto, come annoterò il giorno dopo nel diario, la discussione prende una piega macabra. Morbosa. Si parla di quale tipo di morte è più accettabile. Va bene: discorsi di questo tipo, in una compagnia, prima o poi vengono fuori. Morbosità - appunto - catarsi o scaramanzia. Ma la cosa che mi colpisce è come il Relatore, a forti spinte, piega, dirige l'argomento verso una sua pessima variante: quale tipo di menomazione eccetera. Il tutto diventa, francamente, disturbing. Scuro. Cupo. "Ma non abbiamo molto tempo da dedicare a queste insofferenze. Ben presto, talvolta anche di colpo e senza preavviso, arriva l'attacco." [Ryszard Kapuściński, Ebano] La sera successiva. Il giorno dopo saremmo partiti per il Mali. I magici Pays Dogon. Siamo lì che si gioca a carte, si ascolta un pò di musica, si gassano cantaridi e si beve. Acqua, che la birra è finita. Il Relatore è seduto su una poltrona, così, ed all'improvviso - dopo quel classico, quasi cinematografico momento di incredulità sudata - corre in bagno. Di corsa. Evito descrizioni. La sua notte non è delle più facili. Ma prima o poi capitano a tutti, in Africa, le notti difficili. Il giorno dopo effettivamente attraversiamo il confine con il Mali, sotto una pioggia torrenziale. In questo piccolo avamposto monostanza della burocrazia africana - non ci sono villaggi nel raggio di dieci chilometri in tutte le direzioni - le operazioni di frontiera sono fatte di timbri, dati ricopiati, lapidarie domande. La pioggia che ci gocciola dai cappelli e dai cappucci bagnati. Qualche foto scattata furtiva, ché non si sa mai, con le strutture del Governo. Che strano, quella sera, fare il bagno nella piscina di un albergo. Che qua in Italia chi l'ha mai avuto, un albergo con piscina. Che l'Africa Occidentale ha i suoi bei problemi di approvigionamento idrico. Però il corpo si scioglie. [Spagna del Nord, 05/08/96. Il settimo giorno di Cammino, a Najera, scopriamo che i pellegrini possono fruire gratuitamente della piscina comunale. Dopo sette giorni. Di caldo, di polvere. Dopo centocinquantanove chilometri di passi che cominciano a diventare meccanici. Dopo una settimana di vesciche ai piedi. Ampollas, si chiamano in Spagna. Anche lì, nell'acqua, il corpo si è sciolto. Ed i nostri compagni di Cammino di quei giorni, spagnoli, che facevano gli spiritosi a voce alta, ooops, mi si è staccato un cerotto da un piede...] Tutto sembra intestinalmente calmo. Metabolicamente calmo. Eccetto forse che per una vaga, pervadente febbriciattola. Ma prima o poi capita a tutti, in Africa, la vaga e permanente febbriciattola. Le avvisaglie ricominciano quando siamo sulle piroghe per turisti - quelle col tetto di paglia - sul Niger, a Mopti. Mopti. Un posto che mi ha ributtato. Un posto dove la dignità chissà dov'è finita. Dove le adolescenti interpretano il ruolo delle innocentes sauvages, corteggiandoti con i loro seni nudi, piccoli, compatti, perchè tu ti faccia una foto con loro, perchè tu gli dia in cambio delle monete, un regalo. Le prime avvisaglie, si diceva. La cena saltata, una notte di riposo forzato, in albergo. Per recuperare. Cosa, non si sa. Cinque giorni dopo, la missione se ne torna in Italia. Io e la Sorella Elettiva G si resta, invece. Alcuni giorni ancora, solitari, nella vallaccia. A mappare, a riflettere, a giocare a Monopoli con la moglie del direttore della cooperativa, e col suo codazzo di figli, nipoti, parenti e conoscenti. A voler fuggire, da quel posto, ad un certo punto. Poi è Ouagadougou, la capitale. Il poulet roti del Rim, le birre gelate, i nugoli di motorini. Il nostro internet cafè di fiducia, quello di fronte al mercato della frutta di Zabre-Daga. Una mail dall'Italia. Il Relatore ha preso la malaria, è sotto chinino. mon dieu. Per un attimo ti prende l'angoscia. Per un attimo ti prende l'angoscia perchè, in fondo, hai condiviso venti giorni con lui. Stessi ambienti, stesso cibo, stesse bevande. E via dicendo. E poi realizzi. Anopheles! Anopheles! "Gli eventi avversi più frequentemente segnalati sono: sensazioni di instabilità e alterato senso dell'equilibrio, vertigini, cefalea, sonnolenza, disturbi del sonno (insonnia, sogni vividi) nausea, vomito, feci non formate o diarrea e dolori addominali. Più raramente sono stati riportati i seguenti effetti indesiderati:" - seguono ventisette (27) righe di effetti collaterali. [Roche, bugiardino di Lariam - meflochina cloridrato] "Alle dosi utilizzate per la terapia della malaria, le reazioni avverse possibilmente attribuibili a Lariam possono non essere distinguibili dai sintomi della malattia stessa" [Roche, bugiardino di Lariam - meflochina cloridrato] Flashback. Vallaccia. A tavola per il pranzo. Standard di discussione. Un Pò Tutti: eh già, perchè il Lariam è pesantino. Chissà Chi: davvero. A me regolarmente viene da vomitare. E non riesco a dormire. Re dello Scavo DG: io infatti prendo sempre la combinazione di paludrina e clorochina, perchè è un pò più leggera. Qualcuno: e tu, Relatore, che profilassi antimalarica? Relatore: clorochina. Non Mi Ricordo Chi: ma come! A me hanno detto all'Asl che le zanzare del Burkina Faso sono clorochina-resistenti, o no? Relatore: ah beh, sì. Però. Ecco, tutto qua. Per la cronaca: sì, il Lariam si merita tutta la famigerata nomea che lo circonda. Io, di mio: vaga nausea pressochè costante, qualche inversione del ciclo del sonno. Il tutto abbastanza blando, se non fosse stato per il curioso senso di added-nausea che mi prendeva a partire dal giorno precedente l'assunzione della dose settimanale. E' il segno per eccellenza del meccanismo di assuefazione-astinenza. Il che faceva di me praticamente un drogato. Detto tra noi: peccato. Io speravo almeno nei "sogni vividi". Afterthought Dalla prima volta che glielo descrissi, tre anni fa, il Capofamiglia non lo chiama Relatore. Lo chiama Muscoletto. Al nostro ritorno dal Continente: Archeologo Capellone C: sei già stato in dipartimento? Hai beccato il Relatore? Beh. Sembra quando sei abituato a Superman, e poi vedi Clark Kent. posted by bpz | | commenti (6)
meno quattro. Fenomenologia del Relatore (pt.1). Lo odio. Li/le odio. Insomma, quanto più ampio spazio popolativo mi permettono di abbracciare gli articoli. La Corte dei Miracoli del Relatore. Il Codazzo di Stronzi e Zoccole, come l'ebbi a nomare in una delle mie filippiche più furibonde, quand'ancora stavo tesificando. E un distillato d'odio, una sua magnificazione, è destinata alle donne di questo Simpatico Ensamble Geomorfologico. Prendi la Pseudo Segretaria #2, ad esempio. Prendi oggi. Che stavo uscendo dal dipartimento, e li incrocio - lei ed il Relatore - li incrocio impegnati nel cincischìo del dopo-pausa-caffè. Scambio due parole col Relatore. Fisso un incontro, per domani. Guarda, bastano cinque minuti, giusto per fare due chiacchere. Al massimo andiamo a prendere un caffè [che io infatti mi accontenterei di sapere cosa ne pensa, della mia tesi. Se l'ha letta, almeno] No no no - fa lui - che s'ha da parlare bene. Non vuoi provare il discorso? Il discorso? Strabuzzo gli occhi. Continuo a strabuzzare gli occhi. Il discorso esula dalla mia idea di colloquio di laurea. Guarda che io pensavo veramente alle slides di Powerpoint [poche, minimali, semplici; Ndbpz], e alla mia ars retorica. All'improvvisazione, insomma. Vengo denigrato. La Pseudo Segretaria #2 se ne esce, con la sua vocina ma dai, sì, vuoi non prepararti un discorso? Facci vedere le diapositive, domani. Dai. E' un attimo, dai, che son tentato di tirare fuori dalle tasche il primo oggetto tagliente/perforante che ci trovo [un cavaturaccioli; Ndbpz]. Che io non vorrei neanche le slides, veramente. buffa persona z, con una maschera dalle sembianze di Cicerone: perchè pensate - o savi, eminentissimi giudici - pensate forse che le mie imaginifiche parole non possano materializzare davanti a voi una piatta valle africana? Pensate che non possano farlo meglio di decine di ingannevoli fotografie? Già vedo, e vorrei che stringeste gli occhi a fessura per vedere anche voi, facendovi scudo alla rossa polvere che il forte vento ci spinge contro da ogni direzione, già vedo, là in fondo, un'ippopotamo rovistare tra i crudi germogli dei fagiolini; ed ecco i contadini, eccetera. Che quando sono appena entrate nel meccanismo feudale del Relatore, queste Arpie delle Scienze Naturali, hanno ancora quei vaghi barlumi di solidarietà studentesca, no, ma io mi ricordo degli esami... tieni duro che far la tesi è sempre così... non ti preoccupare, che il Relatore trattava così anche me... Così. Ti rassicurano - un pò di malavoglia, ma questo l'ho capito molto più tardi - ti rassicurano forse in cambio di quei piaceri informatici dell'ultimi minuto che non ti costa nulla, a loro fornir. Poi però, quando gli artigli hanno ben stretto una sicura presa attorno all'appoggio - glutei relatoris? - ecco che c'è la battutina, c'è il ruolo di Spalla del Grande Signore del Feudo, c'è il sorrisetto beffardo. C'è la parola nell'orecchio, mio Segnore, illuminatissimo Segnore mio, non vedo perchè non prendere qualcos'altro, da questo pidocchioso villano, oltre alla decima che ci deve di diritto. [bof. Perchè? ¿quien sabe? Ciò non toglie che nel pomeriggio ho il colloquio definitivo - pare - con la concurrence. Scusate, ma sono invelenito, oggi. E quando sono invelenito, sono un pò fastidioso] posted by bpz | | commenti (5)
Hispanica. Cos'era, l'estate del novantasei? Già. Agosto novantasei. Era tipo quattro giorni che si camminava. S'erano scesi i Pirenei, imprecando, con le caviglie che quasi si incastravano in quei sentieri in discesa, quei sentieri di rocce a lamina scavate dalla pioggia. Pensavo, almeno, ché non ero ancora geomorfologo, di quei tempi. S'erano scesi i Pirenei, s'era superata Pamplona, ed erano i giorni delle spalle in fiamme e dell'acido lattico e dello stupore, tutto sommato, di riuscire a spostare il proprio corpo, sovraccaricato dallo zaino, per così tanta strada. Con nella testa le parole della Signora Madre, stai attento, per carità, ai Paesi Baschi. E alle grandi città, ché non si sa mai. Ma tanto, il Cammino li sfiora soltanto, gli Heuskal Herria. Ma tanto, le grandi città si attraversando soltanto. Ché fanno poco mood da pellegrino. Una quindicina di giorni dopo. Più o meno. Il corpo è ormai una macchina per camminare e pensare. Si sta benissimo: più di quanto non lo si è mai stati. Ho da un pezzo abbandonato la mia proletaria alimentazione a base di pane, scatolette di tonno e pesche, e sono entrato nella voluttuosità della cucina spagnola, nelle empanadas e nelle cervezas e nelle - troppe - bottiglie di vino rosso. Faccio tardi a far bisboccia, a parlare, a guardare la notte. E' la seconda volta che chiamo casa, e trovo solamente la Nonna Tabagista Z. Dove sei, stai bene. Perchè? Eh, perchè un'alluvione, ha portato via un campeggio intero. Non è che, eh? Poi mi sono informato, sì, vedevo che qualcuno dei miei compagni spagnoli aveva l'espressione un pò annerita. Il campeggio si trovava alla base dei Pirenei. Non troppo distante dalla ruta percorsa giorni prima, in effetti. Quella notte, il rifugio era pieno. Come sempre, ultimamente. Vuoi far bisboccia fino a tardi? Arrivi tardi, e son cazzi tuoi. Quella notte, io ed i miei compagni si dormì nei sacchi a pelo, sul marciapiede che perimetrava l'edificio. E non è vero che si dormì. Si guardarono le stelle, per tutto il tempo. E' pranzo, ovviamente, quando mandano le immagini. Sei o sette spezzoni, i primi dell'emergenza. A ripetizione, come in un videoclip di quelli che ti voglion ipnotizzare mesmerizzare disgustare per forza. Cambio canale, e sono gli stessi. Due soccorritori percorrono il sottile camminamento di pietre bianche, tra i binari, fiancheggiando i vagoni più o meno intatti di uno dei treni colpiti. Passano oltre un corpo, disteso con la faccia contro il pietrisco, un braccio in fuori, quasi ad abbracciare la terra. Passano oltre, camminando piano. Senza guardarlo. Un corpo. Dopo, persone che spingono barelle attraverso l'atrio della stazione, verso le ambulanze. Corpi che vengono spostati. E' strano. Quando guardi - quando lentamente realizzi - queste cose, i pensieri non sono ancora i tuoi. Vorresti pensare a qualcosa, focalizzare. Ma, no. Non lo so perchè, ma una delle prime cose che mi sono passate per la testa - passate per la testa, credo non esista un'espressione migliore - è l'angoscia. L'angoscia del mio corpo trasportato. L'angoscia del mio corpo ridotto a macchina. Insensibile, inerte macchina biologica. Macchina sul punto di ingolfarsi, e di spegnersi. Il mio corpo. Dieci minuti prima stai spiando gli occhi e la fronte della ragazza seduta davanti a te, immersa in un fumetto. Dieci minuti prima lei alza lo sguardo, incrocia il tuo, tu ti volti frettoloso verso il finestrino, che c'è ancora la città, al di fuori, a scorrere lenta. Ma poi era troppo bello, e torni a guardare lei. Dieci minuti prima. Ora, quattro persone che respirano rumorosamente - che faticano a respirare - ti caricano su una barella. Trascinano il tuo corpo mentre tentano di non lasciar spegnere la tua macchina biologica. Ma tu non lo sai. Boh. posted by bpz | | commenti (2)
Ieri, Venezia. Frammenti del mio catasto interiore: una gioiosa urbanistica. Compagno di Sbronze A: buffa persona z, sai a che ora finisce il convegno? buffa persona z: beh, per me il convegno finisce dopo il buffet. Che mi hanno convinto con l'inganno, ad andarci. Ah, che gioia. All'ultimo convegno - la presentazione della carta geomorfologica a scala 1:25.000, foglio "Belluno" - ho dormito, in ultima fila, con la testa semi-piegata all'indietro, posata al termosifone bollente. Ancora porto sull'occipite i segni degli elementi del calorifero. Scendiamo di buon'ora a Venezia, ed è un brulichìo di elementi dipartimentali. Guardo di nuovo il depliant; con attenzione, stavolta. Ma come, mi avete fatto svegliare alle sette per andare a sentir parlare gente che ho frequentato, per gli ultimi sei mesi, su base giornaliera? Raggiungiamo, dopo un veloce quanto annacquato caffè, la sede del rendez-vous. E' palazzo Labia, sede tra l'altro della Rai regionale. Ex Bionda di Compagno di Sbronze A: dai! Così ci riprendono! buffa persona z: MI riprendono, vorrai dire. "Lei, laggiù. La smetta di far casino. E la smetta di bere. E di grattarsi le palle" Non ho praticamente opposto resistenza, quando la hostess mi ha detto che sa, la sua iscrizione ci è arrivata un pò tardi. Non c'è posto, per lei. Non lo nascondo. E' quello che speravo, in realtà. E la mia coscienza geografica non ha niente da ridire. Saluto i miei compagni, e mi immergo nel territorio. Ore 10:32. Sms alla Sorella Elettiva G. Ho taccuino, walkman, macchina fotografica. Una boccia di vino, e niente soldi. C'è il sole. Cosa posso chiedere, di meglio? Con un'euro e trenta compro le provviste per la giornata: un pacco di grissinoni all'olio, prodotti da un forno di Sottomarina di Chioggia - woa! Mi restano cinquanta centesimi, perchè non si sa mai che mi trovi in emergenza mingitoria, e debba ricorrere ai servizi pubblici. Chè, a Venezia, di giorno, non è facile. Per te, non è facile neanche di notte, buffa persona z. Touchè. Guardo due bambini correre sui monopattini. Monopattini di plastica, coloratissimi, gialli rossi e verdi. Non come quelli ipertecnici di oggi, metallici e ben rifiniti, ma come quelli che avrei potuto usare io, venti e rotti anni fa. Coloratissimi, informi per l'uso, con le sprue consunte bene in evidenza. Curioso dentro ad un androne dimesso, e guardo gli operai sistemare le impalcature in una chiesa in restauro. Guardo i turisti. Guardo i veneziani. Guardo un sistema di movimentazione merci adattato alla topografia veneziana: barconi e carelli spinti a forza di braccia su e giù per i ponti. Mi era sempre sfuggito. O non mi ero mai posto il problema. Fotografo piccoli dettagli insignificanti ma curiosi, iscrizioni e scritte e rudimentali graffiti e lapidi ad memoriam. Scopro- no. Rinnovo una fascinazione per le lettere, le parole, gli spazi tra i caratteri. Per i punti. Sto sorridendo. Non posso farne a meno. Seduto sui gradini di una chiesa, ad un centinaio di metri da San Marco, assorbo il primo sole che si possa vantare di questo nome, bevo il mio vino, mangio, prendo qualche nota sul taccuino. E sorrido. Chè la Donna che Insegue gli Arcobaleni mi ha detto che dev'essere il giallo, a risuonare in me. Qualche giorno fa ho ritrovato, in una cartoleria che solitamente non frequento, i taccuini che piacciono a me. I miei miseri quadernetti a righe da ottantatrè centesimi. Ma non li trovavo più. Li avevano finiti ovunque. E io ero ridotto a scrivere sul retro di mazzetti di fotocopie che, riluttante, prendevo dalla scrivania, prima di uscire. Chè cominciare un taccuino diverso un pò mi inquietava. Insomma, questa cartoleria che solitamente non frequento. Contravvenendo alla regola della varietas, non-il-colore-che-hai-appena-finito-di-usare, mi viene in mente quello che mi ha detto la Donna Arcobaleno [metonimia, ma non solo] e compro un quadernetto con la copertina gialla. Che quando lo tiro fuori dalla tasca del giaccone, vestito come sono di diverse gradazioni di verde, e di nero, è un bel cromatismo, nell'insieme. Insomma, Venezia. E continuo a sorridere. Sono le 12:21. Mi chiama il Compagno di Sbronze A. Non ce la faccio più. Sono annebbiato dal sonno. Ti chiamo appena finisce il buffet, e ti raggiungo. Va bene. Sui gradini di fianco a me, oltre un pilastro di pietra bianca, ci sono tre ragazzine olandesi che prendono il sole, fumano, ridono. Nei loro vestiti provocanti. Mi viene da cantare gli Skiantos, mi piaccion le sbarbine, yeah yeah yeah. Ma non perchè sono un porco. E' l'ironia. E' l'ottimo umore. Che splendo, quasi. E continuo a sorridere. Amica Mediatrice A [al telefono, qualche giorno fa]: ma me lo ha detto anche la Sorella Elettiva G, l'altro giorno, che quando sei andata a prenderla in stazione, ti ha proprio visto diverso. Splendevi, ha detto. buffa persona z: eh, che ti devo dire. Sto bene. Spero di riuscire a seppellire il duemilaetrè di merda. Amica Mediatrice A: ma è già seppellito, il duemilaetrè. buffa persona z: sì, ma sono un geografo con la fissa della geomorfologia. Mi piacciono i grossi cumuli di terra e sedimenti. Per sicurezza. E poi arriva il Compagno di Sbronze A. Da solo. Che bello. Chiacchere, fotografie, osterie. Ciniche risate, e confidenze. E alla fine ci sediamo su una panchina, in Campo Santa Margherita, con una bottiglia di vino e degli altri prodotti fornàici, e guardiamo le ragazze, e parliamo. Io, imperterrito, continuo a sorridere. E continuerò anche camminando verso la stazione, anche se è ormai una giornata che il ginocchio destro pulsa, ed è insopportabile, e durante il giorno, salendo e scendendo gradini, non potevo fare a meno di stringere un pò i denti, e imprecare dentro di me. In treno si continua a parlare. Di lavoro, di studio, di viaggi. Del nostro irrealizzabile progetto di farci spesare - da chi, non si sa - per andare a frequentare quel corso in geomorfologia del Quaternario, in Islanda. Si parla di esperienze fungine, di bivaccate, di sbronze e di altre cazzate. Le due ragazze, sedute nei posti di fianco ai nostri, faticano a trattenere lo sghignazzo. Mah. Come ho scritto ieri notte. Venezia è piena di gambe, di stivali, di capelli che ondulano. E' piena di occasioni perdute, e di piccoli guizzi di genialità. Di ingressioni del grottesco e del surreale, e di bassa, bassissima quotidianità. Ah, no. Questa è la vita. posted by bpz | | commenti (5)
un morceau, ch'è tardi. Venezia è piena di gambe, di stivali, di capelli che ondulano. E' piena di occasioni perdute, e di piccoli guizzi di genialità. Di ingressioni del grottesco e del surreale, e di bassa, bassissima quotidianità. Ah, no. Questa è la vita. posted by bpz | | commenti (2)
Il destino viaggia in una busta bianca. Eh beh. Una rivelazione. Sento di dover accantonare carte e modelli di elevazione, monografie regionali e dati statistici. Un foglio, che estraggo curioso da una busta bianca, senza diciture di sorta tranne che il mio indirizzo (col nome corretto!*). Mi si avverte delle selezioni per il master di telecronista sportivo. Beffarda, la titolatura del foglio, in grassetto, corsivo e sottolineato contemporaneamente - un eccesso tipografico, mi risulta: fai di un tuo interesse una professione. Di un mio interesse. Una professione. Interesse. buffa persona z, una mano all'auricolare: che schiera un'interessante formazione, un quattro cinque quattro- Collega #1: quattro cinque quattro? Non sono un pò troppi, come giocatori? buffa persona z: ehm, già. Beh, collega, ricorda: la grandeur, prima di tutto. Ecco. Fai di un tuo interesse, eccetera. Non oso immaginare da che banca dati hanno pescato fuori il mio nominativo. buffa persona z, una mano all'auricolare: lo vediamo impugnare la mazza- Collega #2, sussurrando: non è il golf! buffa persona z: la racchetta Collega #2: [lo fulmina con lo sguardo] buffa persona z: la canna. La spranga. Il randello? * Col nome corretto, già. Un giorno decisi che sarei andato all'esposizione nazionale della cartografia digitale - oooh! Mi iscrissi con largo anticipo, onde ricevere gli atti delle conferenze, ed altre amenità del genere. Partii alla volta di Rimini, solitario, un giugno di due - credo - anni fa. Faceva piuttosto caldo. Raggiungo il palazzo dei congressi, mi registro, e alla camicia - sì, alla camicia, anche buffa persona z le usa, a volte - appendo la targhetta col mio nome. Che, per un curioso errore informatico, suonava come buffa Mersona z. Acchè ci presi gusto, a questa mia nuova identità. Impersonando il cartografo digitale che avrei voluto essere mi spostavo da uno stand all'altro, discutevo di software e ricostruzioni ambientali, compilavo moduli per l'invio di notiziari ed aggiornamenti. Standista: il signor... buffa persona z: buffa z. Mersona. Standista: prego? buffa persona z: mio padre. E' iraniano. Iraniano. E' quella che identifico come la motivazione più comune per un nome di poco deviante la tradizionale grafia italiana. Ancora oggi ricevo notiziari ed aggiornamenti indirizzati a buffa mersona z. posted by bpz | | commenti
[resoconto montano] 2. Plateau. Persistenza, pernottamento, e conservazione delle carni in un mezzo a bassa temperatura. watch out where the huskies go / an' don't you eat the yellow snow Frank Zappa 2.1. Non è lo stesso campo da gioco. Il bivacco Menegazzi si compone di due casupole - planimetricamente, 4x4 e 3x3 metri, credo - giustapposte e addossate ad uno spunzone roccioso, momentaneamente occultato dalla neve. La prima casupola costituisce - col suo funzionale caminetto, la pratica stufetta ed il mobilio spartano ma confortevole - la living room dell'edificio. La seconda funge invece da dormitorio, e si loca al secondo piano del complesso. Ambedue le sale sono caratterizzate da un'ottima ed efficiente coibentazione termica - tanto ottima ed efficiente che, per preservare il feel dell'Escursionista Montano, sono stati installati a tutti gli angoli dei moderni Simulatori Automatici di Spiffero. Al di fuori, lungo uno dei lati maggiori della costruzione, c'è il capitello da cui una madonna - protetta da una grata di ferro battuto - protegge gli ospiti del Menegazzi. 2.2. Fare legna. Ci si divide, ed ognuno dà l'assalto ad un albero rinsecchito. buffa persona z, a mani nude chè accette non ce ne sono, inizia a staccare rami. Mentre è mezzo arrampicato sul vegetale, con uno scarpone puntellato ad un grosso nodo scivoloso, buffa persona z - tutto impegnato a forzare l'elasticità del legno - buffa persona z si chiede ma che cazzo sto facendo? Mentre è mezzo arrampicato sul vegetale, l'Albero dice va bene, buffa persona z, hai giocato abbastanza; però ora si scende. E buffa persona z si ritrova nella neve, in una fossa antropomorfa fonda mezzo metro. 2.2.1. Come dire. Freddo, fa freddo. La pratica stufetta consuma quintali di legna per riscaldare solamente sè stessa; i bordi del camino mostrano dei preoccupanti segni di ingressione fumosa verso l'interno della stanza. Combustibile lìgneo non siamo riusciti a raccoglierne poi così tanto. Primi momenti di panico da freddo - pessime previsioni per la notte. Io guardo con occhio avido i mobili del bivacco, gli stipiti, i serramenti. Fino ad immaginarmi seduto in un rudimentale riparo costruito con parallelepipedi di neve, le spalle alla valle immersa nel grigio-bianco riflettente della notte, il volto che spunta dal sacco a pelo, il bivacco che arde di fronte a me, illuminando la retrostante Croda Maggiore. Smilzo Collega C: e la madonna, secondo voi, è di pietra? No, perchè se fosse di legno... Compagno di Sbronze A e buffa persona z: ehm, va bene che non siamo dei raffinati teologi ma- Smilzo Collega C: vabbè, insomma. Che se può scaldare dei poveri cristiani, è contenta anche lei. Anzi, è la morte sua. 2.2.2. Dopo questa frase, si incominciano a temere ritorsioni from the skies above. 2.3. Non si può descrivere l'oscillazione ad ampia curvatura successiva all'assunzione delle sostanze fungine. No, non è che non si può. Ma il pathos sicuramente ne perderebbe in intensità. Fattostà [preposizione tipicamente veneta] che il Compagno di Sbronze A si cambia, appena arrivati nel bivacco e, indossata la tunica, diventa Padre Alcaloide. Gli Elementi Micologici erano stati raccolti, in questi stessi prati, l'ottobre scorso. Nella festuca, il paradiso, e mentre il Compagno di Sbronze A vagava tra gli escrementi delle vacche, spostando coriacei ciuffi d'erba con le mani, io sonnecchiavo disteso nella penombra, e venivo punto/graffiato/morso da un insetto, la cui puntura/graffio/morso mi funestò per più di una settimana. 2.3.1. Comunque. All'improvviso, io e lo Smilzo Collega C ci si guarda, e si scoppia a ridere. Uno show che avrebbe meritato la registrazione audio-video, io e lo Smilzo Collega C che tentiamo di domare, con il solo ausilio di un taglierino spuntato, un tronco oltremodo elastico, al fine di segmentarlo in elementi stove-friendly. 2.3.2. Il Compagno di Sbronze A e Padre Alcaloide, sobri ossevatori, stanno ancora a ridere. 2.4. Merenda. Freddo. Io, personalmente, tremo. Tremo e batto i denti. Arriva uno sciatore, che saranno le 16:32, per esempio. Ci vede pasteggiare. Gli offriamo del vino, ma costui, schernendosi con vago accento sud-tirolese, preferisce fuggire da questi tre individui intesiti nel tentativo di non scoppiargli a ridere in faccia - si diceva? l'oscillazione ad ampia curvatura eccetera? - preferisce fuggire dimenticando - suvvia, siamo seri, "dimenticando" - la fascia per le orecchie. 2.5. Poi è la sera. Penombra punteggiata dai moccoli di cera. Seduti intorno alla stufa, i piedi contro il metallo che proprio fatica a scaldarsi, mangiando la zuppa di fagioli dalle latte tiepide. Bevendo vino, parlando, ridendo - ma non solo. E si decide ad un certo punto che è ora di ritirarsi nelle brande. 2.6. Ma prima si esce per pisciare e per fumare l'ultima sigaretta e - chi non fuma - per bere un ultimo goccio di vino. Che fa freddo, fuori, e il vino pretenderebbe quasi di gelarmisi nel bicchiere. La Croda, dietro di noi, ed i versanti che da lei discendono, è uno spettacolo incredibile. Un acquerello, dove i colori - il bianco, il blu, il marrone ed il grigio - sono illuminati dalla luna, appena appena visibile, e dalla luce che le masse di neve a terra ed i fiocchi che scendono riflettono da chissà dove. Un acquerello. 2.6.1. Un rombo, improvviso. Una motoslitta sta risalendo l'esteso piano innevato che fronteggia il bivacco. Ci arriva a pochi metri, in uno sbuffare di neve polverosa, farinosa. Alla guida c'è l'Oste di Fiducia F, inguainato in una tuta tecnica progettata per le operazioni antartiche, con guanti in Goretex rinforzati, calda fascia per le orecchie in pile, e cappello a cilindro di smisurate proporzioni. Vi faccio uno sprissetto, fioi? E fa tintinnare, in nostra direzione, un bicchiere. Un bicchiere in cui ci sono solo cubetti di ghiaccio. 2.6.2. Un rombo, uno sbuffare di neve polverosa, farinosa. E siamo di nuovo soli. 2.7. Il Compagno di Sbronze A è piuttosto tranquillo, nel più alto di una schiera di tre letti gemelli. Per le sue caratteristiche altimetriche, lo Smilzo Collega C è invece decisamente scomodo, nella brandina di rete metallica ad anelli piccoli. Ha un piede che preme contro il fondo della branda superiore - le brande distano tra di loro mezzo metro, forse meno - e la testa che penzola, alla fine del letto. Io ho solo un vago problema climatico. Ho una coperta, ricca in acari, sotto di me. Una sopra. Sto nel sacco a pelo che mi ha prestato il Compagno di Sbronze A - prima o poi bisogna che te lo compri, però, chè quello che ti presto è estivo - indosso i pantaloni, due paia di calzini, due magliette, un maglioncino di lana a collo alto, un maglione di medio peso, un maglione decisamente invernale, il pile. Berretta di lana. E sono infagottato in questo insieme tessile che, nei momenti di veglia, lo Smilzo Collega C si domanda ma buffa persona z? posted by bpz | | commenti
Dicono di buffa persona z 1. Al bar del quartiere. Sto aspettando il caffè, al banco. Alla mia sinistra una donna, sui cinquanta, un pò bizzarra - molto conosciuta in quartiere - sta mangiando un tramezzino. Il secondo. Questa donna mi guarda: ma lo sa - mi dice, con voce lenta - che lei assomiglia a Lenin? 2. Compagno di Sbronze A: e allora, dopo l'Osteria di Fiducia si va a Venezia, il giorno della tua laurea? Ex Bionda di Compagno di Sbronze A: ma dai, Compagno di Sbronze A! Sarà cotto, buffa persona z, quel giorno. L'emozione, l'attesa, la festa... Compagno di Sbronze A: beh, non sarebbe male, per una volta, vederlo veramente cotto, buffa persona z. 3. Vate Informatico F: credo che ti farò fare un seminario sul lavoro che hai fatto per la tua tesi, durante il mio corso. Ora chiedo ai ragazzi se gli va bene, ma di solito i seminari sono ben accetti. buffa persona z: beh. Per invogliarli, puoi presentarmi come l'anello di congiunzione tra il geografo e il cabarettista. posted by bpz | | commenti (2)
Ormai è regola. Salgo in camera, accendo il computer, mi stendo un attimo, mi sveglio dopo ore. Stanotte, ad esempio, erano le 03:55. La seconda tranche di sonno porta interessanti sogni eroto-agresti - no, questa volta non ero vestito da satiro, nè correvo tra lecci e castagni con un grosso priapo di legno di fico in mano. Alle sette mi tiro su, e mi lancio verso la stazione, chè la Sorella Elettiva Tramante G parte. Nelle orecchie i Damageplan mi urlano wake up, wake up, ed un certo effetto lo fa. buffa persona z, sonnolento tremante e cisposo: eccomi, scusa, ho avuto un contrattempo con gli autobus. Sorella Elettiva G: ma come, non sei venuto in bici? buffa persona z, sonnolento tremante e cisposo: eh sì, appunto. Perchè buffa persona z sonnolento, tremante e cisposo è riuscito ad incastrarsi tra gli autobus che ingombravano le due corsie afferenti al mio senso di marcia. Autobus di quelli che movimentano verso la Grande Città gli studenti delle suburbie, dell'hinterland, dei paeselli di provincia non ancora lambiti dalle Regole della Lingua Italiana. Ma perchè tutto questo? Semplice. Perchè ieri sera è stata Trappola Alcolica Next Stage. Entro nell'Osteria di Fiducia qualche minuto prima dei miei due co-trappolìnei - Kimota e Papino, as usual - e Tunisia mi fa mettere in mano dall'Oste di Fiducia F un bel bicchierone di sangria. Si crea la bizzarra situazione per cui dal tavolo su cui sto partecipando alla Trappola Alcolica posso vedere, nell'altra saletta, i miei amici tramare contro di me, nell'oscurità [il costrutto nell'oscurità è solo perchè vien da sè, ogni volta che si usa il verbo tramare] ... razza libera, fiera, di sani principi e solide virtù. Gli uomini sono forti e saggi, e mai cade in secondo piano la preservazione di un ordine sociale stabile, democratico e giusto. La donna è rispettata, gli anziani sono il cuore della Conoscenza e della Storia, i bambini eccetera. Razza libera, per migliaia di anni. Fino all'invenzione dell'oggetto che l'avrebbe portata alla rovina e ridotta in schiavitù: la caraffa da un litro di spritz. Bah, vabbè. Quando ordiniamo la Golosa Offerta, piattone di pasta+bicchiere di vino, io e il Kimota abbiamo sul tavolo una caraffa da mezzo litro di spritz a testa. E questo potrebbe non essere considerato propriamente etico. E così, si ritorna all'inizio del post. [Un impeto di diaristica nuda e cruda: non posso nascondere che, prima della Trappola Alcolica, ero in un altro locale. Con il Compagno di Sbronze A. A fare cosa, immagino che si possa intuire abbastanza facilmente] posted by bpz | | commenti (5)
Gli amici cospirano contro di me, e c'è qualcosa di conturbante in questo - nell'essere con la propria buffa personalità l'oggetto dei deliri delle persone che ti hanno accompagnato, che ti accompagnano, che ti accompagneranno. buffa persona z è allora costretto a ubriacarsi entro le 20:15, a salutare questo rendez-vous globale, e ad andarsene a casuccia. Che poi è lì che oscilla per gli spritz ed il vino. Che prende freddo, e cha mangia un kebab piuttosto indigesto. Sale in camera, accende il computer, si stende un attimo, dorme di sonno pesante ed agitato. Si tira su attorno alle 02:03, spegne il computer, e si reimmette nel circuito del piumone, dove non gli riesce più di addormentarsi, ed è costretto a sorbirsi gli spiacevoli effetti di una sbronza esclusivamente fisica, gli arti che un pò formicolano, l'indolenzimento, la testa che ogni tanto. Non riesce a dormire anche perchè si era ripromesso di combinare un sacco di cose, di infilare parole una dietro l'altra, di, di, di. Maledice, buffa persona z, di non aver un portatile, per starsene tranquillo a letto, a scrivere. Alle 03:16 non ce la fa più, buffa persona z, e toglie il piumone, ci si imbacherozza dentro, e si siede davanti al computer. Che appena compare il desktop, arriva il sonno. Al risveglio, la Signora Madre gli chiede come mai così presto? Al risveglio si trova un numero di Palermo nella memoria del cellulare; al risveglio si chiede se ieri sera ha in effetti mandato un messaggio importante e, se sì, si chiede a chi lo ha realmente mandato. Voce Fuori Campo: è bene che questa sera si stia tranquilli, buffa persona z, eh? buffa persona z: certo. C'è la Trappola Alcolica #4, ma poi torno a casa tranquillo. [Coro di Fegati Antropomorfi togati]: ah ah ah! buffa persona z, a solo: ma come! Si mette in dubbio la mia volontà? [pp] Denigrato calunniato dispregiato [f] trascinato, circuìto e traviato [ff] maledet-ti! Oste di Fiducia F [a grande richiesta: entra in scena vestito di un frac nero; ha un cilindro di dimensioni eccessive, i guanti bianchi, e porta uno straccio bisunto sull'avambraccio. E' baritono] ff: ti fa-c-cio'uno spri-z-ze-tto! buffa persona z: no, grazie! [al pubblico, con una mano che scherma la bocca] ma son solo le dieci di mattina! Oste di Fiducia F e [coro]: ci aggiungo
buffa persona z: e sia! [sipario. Applausi, abbracci tra gli attori, e cannoni che sparano confetti nell'aria] posted by bpz | | commenti (7)
1. Ascesa. Avvicinandosi, almeno altimetricamente, a Dio. Mistica del corpo. Smilzo Collega C: ma spiegatemi un attimo, la questione logistica: se piove potente o nevica- Con forza ed instabilità. Quaranta, cinquanta, sessanta centimetri di neve. E più, anche. Farinosa, polverosa. In parte metamorfizzata, gli strati sottostanti. Appoggi un piede, mettiamo il sinistro. Inizia l’accumulo della forza, e quel sensibile ammortizzatore che è la gamba umana percepisce una apparentemente solida superficie d’appoggio. I muscoli si contraggono, ed il piede esprime la pressione del movimento. La neve ovviamente cede, ed il piede la caviglia lo stinco il ginocchio sprofondano nel freddo e bagnato. Questo mentre l’altra gamba ha già avviato la stessa procedura, e l’improvviso sbilanciamento provoca un’eccesso di forze anche da questa parte, ed un simmetrico sprofondamento nel gelido e bagnato. Lo zaino asseconda quest’oscillazione, e tutto diventa goffo e faticoso. Ripetere per seicento, settecento metri di dislivello. Dai, ti sembra di aver preso il ritmo, adesso? No, ma mi piace credere di sì. Energia. Che, col tuo maglione e le due magliette strette strette, ti pare che morirai di freddo. Ne sei certo. Ti pare che perderai le mani, prima o poi - è solamente questione di tempo - ed i piedi, pure – beh, già percepisci solamente le unghie degli alluci, e per una buffa ellissi ti sembra che queste si siano già staccate. Poi però, sprofondando e bestemmiando, cadendo, oscillando e facendo forza, e spingendo e respirando forte, inizi a salire. Ed il corpo – eccolo – ed il corpo inizia ad emanare energia. Inizia ad accumulare e ad emanare energia. No, non è vero che la perdi, che la consumi, che la bruci. Beh, anche, forse. Ma è di un altro tipo. Ti fermi, e hai le mani bollenti. Ti fermi, e hai di nuovo i piedi. Ti fermi, e il tuo torace pulsa possente. Ti fermi, ed il corpo inizia ad emanare energia. Ti fermi, ed il corpo è un punto caldo, e la neve attorno si scioglie. Gusto. Ci fermiamo, io e lo Smilzo Collega C, per un pezzetto di cioccolato ed un sorso di vino. La bottiglia ci scivola di mano e il vino rosso si spande sulla neve, impregnandone i primi strati. Non mi piacciono certi sprechi. Bah, io lo faccio. Prendo una manciata di neve rossa di vino, e me la infilo in bocca. Ha un gusto semplice, puro. Lo stesso gusto delle storie reiterate, ridondanti, dell’infanzia di mia nonna, chè quando nevicava, a noi bambini ci davano un bicchiere di neve con un goccio di vino, ed era una festa. Ora mi avvicino al capire. Anche la reiterazione. Anche la ridondanza. [Dai, ti passo avanti. Appoggi il piede, e sprofondi fino alla vita. Dapprima la neve, gelida, bagnata, tocca i muscoli delle cosce, dietro. E quelle fasce muscolari sono calde, bollenti, contratte. Sono due coltellate alle gambe. Appoggi le mani nude a terra, e tenti di spingerti in alto, ma tutto si disfa e sprofonda, e si amalgama, e tu sbracci come fossi caduto in una pozza più fonda di quel che sembrava. E infine la neve, gelida, bagnata, raggiunge il tuo scroto. Ed è un macello, che le coltellate alle gambe passano, come dire, in secondo piano] Vista (1). Le nuvole basse, la foschia, la nebbia - o qualunque cosa sia - occulta la valle e, guardando giù, oltre le cime degli alberi, non c’è nulla. E’ perché la montagna è un po’ gelosa. Solo le lepri selvatiche possono lasciare le loro impronte allungate sul manto nevoso, mentre i tuoi solchi e il tuo goffo oscillare, Uomo, sono solo depauperamento, violenza, stupro. E' perchè la montagna è un pò gelosa, e - almeno - guarda, capisci, vivi quello su cui - in cui - stai camminando. Vista (2). Quando senti un rumore, e ti volti. Il peso dell’accumulo è diventato eccessivo, e l’albero ha scosso la testa, e la neve crolla al suolo, trascinando con sé quella dei rami sottostanti. Si forma allora una cortina impalpabile, leggera come le cose semplici che preludono al dopo, come la farina, come il tessuto di garza che nasconde come scrigno i due amanti che giacciono nel letto, e fuori ci sono gli insetti, il caldo che imperla, l'animazione del mercato. Olfatto. L’odore del bosco innevato è diverso. Meno umido. Meno resinoso. Meno. Ma è come se le particelle del bosco si fossero private dei loro odori per poter entrare più a fondo nei tuoi polmoni, quando ti fermi per inghiottire con avidità l’aria, la tua cassa toracica che da tanto non si espandeva così. E mentre questa silente penetrazione avviene, tutto quello che senti nelle tue narici gelate è solo il sapore vagamente ferrico del muco. Memoria. Erano le colline attorno a Talla, il Casentino. Era luglio, e faceva caldo. Poco distante dalla sterrata che si infila tra le faggete la tua donna, piegata di fronte a te, si appoggia al tronco resinoso di un albero mentre tu, dietro di lei, le afferri i fianchi, con forza. Come animali. Poi è correre verso casa, con quel sorriso con la faccia gongola. …l’emozione che mi infonde il bosco, più intensa del più perfetto orgasmo [Isabel Allende] Già, è vero. Ma anche quella volta, tra le colline attorno a Talla, non fu male. Udito. Beh, il silenzio è totale. Innaturale. L’esatto opposto di innaturale, forse. Nonostante non ci sia un alito di vento, mi sembra di poter percepire le masse di aria che si spostano, lente. E' un non-suono, ed ha l'effetto di una parola, di un tono, di quattro lettere giustapposte seguite da un silenzio carico, in attesa - combinazione che ha la capacità di liquefare, di liquefare, di liquefare e poi di rimodellare, e. Cronaca. Insomma: quattro ore e mezzo di cammino - meno una pausa per pane e speck - e il bivacco è nostro. E nostro significa proprio nostro. posted by bpz | | commenti (1)
Some steps in climbing to the starz. step 1. buffa persona z si prepara per un weekend montano. La Prima Uscita della Stagione, per cui poco cammino / e tanto vino. Come sempre buffa persona z è in ritardo con l'approntamento logistico, e tra dieci minuti arriverà il Compagno di Sbronze A. Cosa dimenticherà, questa volta, buffa persona z, di indispensabile? [falsa, l'indicazione temporale. I dieci minuti erano validi per la prima redazione di questo post, ma ora sono già nella casa patria del C.d.S.A. Da un pezzo. Da una bottiglia e mezza] step 1.flashback. Una storiella sulle esplorazioni montane di buffa persona z. Si aveva una latta a testa di sapida zuppa di fagioli al pomodoro. Le si mettono sulle braci. Poi buffa persona z si accorge che non ha il cucchiaio. Mentre aspetta che il Compagno di Sbronze A finisca la sua zuppa, rendendo disponibile la posata, buffa persona z elabora a colpi di coltello uno spicchio di peperone - portato per essere grigliato - sfruttando in maniera geniale l'arrotondamento del culo del frutto stesso. Et voilà! buffa persona z consuma la sua zuppa usando un peperone come cucchiaio. step 1.flashback 2. Una seconda storiella. Non è bello per due bevitori arrivare ad un bivacco a quota 1700 e passa metri, e scoprire di non avere il cavaturaccioli. Mentre due donne - una è la Sorella Elettiva G - lo deridono, buffa persona z vaga per l'edificio, cercando tra gli oggetti degli speleologi, che lì hanno una specie di campo base, un oggetto atto alla bisogna. buffa persona z trova una vite di dieci cm di lunghezza, la avvita con le mani nel tappo, in profondità, e, a forza viva, estrae l'ostruzione di sughero. Il fegato esulta, le mani scarnificate già meno. step 2. Compagno di Sbronze A: senti, pensavo che è meglio se non usciamo, stasera. Tanto so già che domani mi sfaccio. buffa persona z: perchè, scusa? Compagno di Sbronze A: perchè ormai TI conosco fin troppo bene. step 3. Valutando il fabbisogno enologico dei tre eroi - il terzo è lo Smilzo Collega C, che arriva domattina - si decide per l'acquisto di una damigiana da 5 litri di vino rosso. buffa persona z e lo Smilzo Collega C imboccano la strada dove abita quest'ultimo, portando un-manico-a-testa la damigiana. Sopraggiunge un motorino. Cazzo, il padre. Il padre, alias l'affittacamere. Bella figura, co' 'sta tanica. Arriva una macchina, alle nostre spalle. Ci addossiamo ad una rete, chè la strada è stretta. Ma porca puttana... è la madre. La madre, alias la moglie dell'affittacamere. La madre si ferma, e scambiamo qualche battuta faceta sul contenuto della damigiana. Ah ah ah. Mancavano la figlia, lo zio ed il gatto, e tutta la famiglia avrebbe avuto un prospetto affidabile sulla natura dell'affittuario che si sono presi su. [c'è neve, già. Le previsioni danno probabilità di pioggia o neve tra l'ottanta ed il cento percento. Abbiamo un litro e mezzo di vino a testa, il necessario per il vin brullè, zuppa di fagioli in abbondanza, alcune bistecche, pane, e due latte di baccalà alla vicentina. Ce la faremo, ce la faremo] posted by bpz | | commenti (2)
buffa persona z va a teatro con il Capofamiglia e la Signora Madre. buffa persona z ha anche un pò paura di vedere confermata per l'ennesima volta l'ambivalenza del suo rapporto col teatro: buffa persona z adora - letteralmente - i testi, ma a teatro dorme. E invece no. buffa persona z si gode un ottimo Volpone, di Ben Jonson - pensa te, questo Ben Jonson; prima grande drammaturgo, poi centometrista recordman impelagato in scandali di doping. Ah, no, era un altro, quello. Merito forse del patto col diavolo, stipulato poco prima, nell'Osteria di Fiducia. Oste di Fiducia F - ha detto buffa persona z - uno spritz e un bicchiere di sangria. E basta. E così è stato, dato che - come effettivamente è successo - temevo che avrei dovuto subire un terzo grado, da parte dei due Genitori, about la mia vecchia frequentazione di Inglese I. [L'esperienza insegna. Ieri sera avevo la cena-rimpatriata con i compagni del corso di geografia, lo zoccolo duro del Vecchio Ordinamento. Rendez-vous alle 21:00, ma alle 07:33 sono a bere l'aperitivo col Compagno di Sbronze A. Quando l'Ex Mora del Compagno di Sbronze A se ne va, noi si persevera. Alle 08:56, il Compagno di Sbronze A: dai, si va. Ultimo spritz bastardo? E così è stato. E non è stato bene] posted by bpz | | commenti
A. Come il Capofamiglia e la Signora Madre hanno travasato in me la conoscenza, o perlomeno - o forse soprattutto - mi hanno plasmato recipiente pronto ad accoglierla. Beh, certo. Il Capofamiglia che, entusiasta, mi fa leggere Welsh, Hawes, Coe, Hornby, Ballard. O quei classici dell'erotismo e della torbidità - Le età di Lulù, o Histoire d'O - nascosti e non nascosti tra gli altri libri, e su cui (in parte) si sono formati la mia cultura ed il mio immaginario erotico. Come il Capofamiglia e la Signora Madre hanno travasato in me la Conoscenza, io ricambio, consiglio e presto. Il Capofamiglia entusiasta per Paolo Nori, la Signora Madre che ha letteralmente divorato La vita: istruzioni per l'uso. B. Ho preso un marasma di appunti, in viaggio. Ho alcune idee. Ho una teorizzazione che mi preme. Non riesco a trovare il tempo per sistemare i primi, sviluppare le seconde, mettere su carta la terza. C. Tra una lezione di chitarra e l'altra, si va al parco Iris a fare fotografia. Lo Smilzo Collega C mi procura i soggetti, e diventa una sessione di fallofotografia. Residui di neve falliformi. Tronchi d'albero con propaggini falliformi. Capinera maschio e capinera femmina sul primo piano del tabellone per gli avvistamenti ornitologici - ah, questi sinonimi del cazzo! L'avvertenza di non utilizzare nelle prossimità dell'area giochi un linguaggio osceno, che potrebbe eccetera. Facciamo rotolare dei baroccoli di neve residuale. Li impiliamo. Con l'erba facciamo gli occhi, con le foglie di (?) le sopracciglia, con una foglia di platano i capelli, con rametti di legno sigaro e braccia rachitiche. Battezziamo L'Uomo col Gilet di Pelle. E' torvo. Molto torvo. Lo fotografo. Smilzo Collega C: questo però esula un pò dalla serie di foto falliformi. buffa persona z: non è vero. E' il primo Pupazzo di Neve ad avere una malattia venerea. Appena ci allontaniamo, un bambino distrugge L'Uomo col Gilet di Pelle. Pensiamo ad una ritorsione, ma preferiamo seguire una giovane madre, nella speranza di assistere ad una collutazione tra Moccioso Frignone e Strudel, un cocker nero malandatissimo e sciancato. D. Che ambedue gli allievi mi chiedono di spiegargli alcuni riff degli Iron Maiden. Voi - avrei voluto dire - voi lo fate per tenermi su il morale, eh? E mi sa che mi diverto di più io. Sto recuperando una certa forma citaristica, e ne sono molto, molto contento. posted by bpz | | commenti (9)
Intontito dall'aver fatto le cinque e più a leggere blog, scrivere ed ascoltare musica, sòrto verso il dipartimento. Ebbene, si conferma. Il 19 marzo, venerdì diciannove marzo duemilaequattro, buffa persona z diverrà dottore dottore [come un vecchio adagio hard rock]. Il 19 marzo, si suppone che il clima sarà clemente e mi permetterà di sostenere senza problemi l'esposizione delle mie parziali nudità al timido sole del mezzodì padovano. Il 19 marzo. La Festa del Papà. E, finalmente, gli farò un degno regalo, al Capofamiglia. *** Ps. nota personale. Ieri notte, tra routine e felicità parossistica, mi sono uscite dalle dita digiteggianti le torbiere del permiano. Maledetta coscienza. Stamattina mi sveglio. Faccio mente locale. Per quando è che dovevo correggere quelle pagine, alla Bionda Piccola G? E di cosa parlavano? Pausa per stropicciare gli occhi e sgranchire il collo. Cazzo, le torbiere! Un colpo di reni, leggo e correggo una quarantina di pagine. Mai più mi offrirò di vagliare la leggibilità di una tesi in Scienze Naturali. E' un'attività che mette in discussione i concetti comunementi accettati di coordinata, subordinata, punteggiatura e lessico appropriato. posted by bpz | | commenti (5)
E tutto torna normale, così. Che entri come figliol prodigo all'Osteria di Fiducia, e mentre aspetti e bevi uno spritz sei lì che scribacchi qualcosa su un foglio che hai appena finito di leggere e che ti ha molto colpito, incontri l'Amica Mediatrice A - lei reduce da Parigi, io dal mio italico peregrinar - e bevi un/due aperitivo/i e poi esci e chiami la Sorella Elettiva G e tutti e due si delira, e la telefonata finisce che sei di fronte a casa del Compagno di Sbronze A, e tornate all'Osteria di Fiducia, e sono altri due, tre, insomma, alcuni altri spritz, e arriva alle 20:12 lo Smilzo Collega C, e neanche a dire che. Spesa, casa, de Andrè, si fa tardi, è quasi mezzanotte e, perchè no, si guarda la seconda metà de La meglio gioventù, il ritmo narrativo si sfilaccia e nella stanza la produzione di gas è di poco inferiore a quella di una torbiera del permiano. E tutto è tornato normale. O quasi. Sono le 02:49 quando inizio a pigiare i pedali come Bartali, cantando in gutturale We burn degli Helloween, slittando sul ghiaccio - closer, much closer - stringendo forte le mani sul manubrio - close to the core - respirando a piene boccate l'aria fredda di neve. I will give you as much as you want - We burn è appena ripartita quando quasi mi rovescio sul bianco di fronte a casa, e la canzone dura poco, molto poco. Poco, troppo poco. La doppia cassa si infrange tutt'attorno, dentro, ovunque, ad ogni espirazione mi sembra di buttare fuori molto più che solo l'aria che ho nei polmoni. Io e la Sorella Elettiva G che si crocetta, gareggiando e ridendo, il purity test for non-virgins, mentre la pioggia tenta di allagare Ancona, e ma come devo fare, per guadagnare altri punti? Farlo con una pecora morta, bendata, mentre la frusto e le dico le parolacce? L'Amica della Bellissima Serata Estiva di Tre Anni Fa S che mi abbraccia forte e paga da bere perchè hai consegnato. Io che entro in punta di piedi in camera, tasto in cerca del mio letto, ad un'ora improponibile della notte, e sei proprio come gli uomini che la donna è a letto da un pezzo e loro se ne stanno lì a scrivere e a bere. Non divorzio giusto perchè non avresti i soldi per pagarmi gli alimenti! Io perso tra le colline marchigiane, inzaccherato di fango, novello esploratore in preda al delirio e alle piccole stupide scoperte, che quasi mi veniva da rotolarmi nell'erba. L'Adriatico, il sole negli occhi mentre scendo verso Pineto, ascolto con fine orecchio da musico Volta la carta, e qualcosa mi suona dentro, e quando Angiolina seduta in cucina che piange e che mangia insalata di more, la voce di donna, in secondo piano, che dice more, anzi, che dice more! - col punto esclamativo - ed anch'io - penso - voglio una ragazza seduta in cucina, e sorrido e quasi mi scendono i lacrimoni. Guardare fuori, ed un'anziana voce abruzzese, dietro di me, che al posto mio commenta, perchè quand'è così, che nevica forte - quella finestra, io mi siedo qui, ed è una cartolina. E ascoltare, conoscere, ascoltare, rendere reale, ascoltare, scambiare. Il treno arranca tra la morfologia appenninica, arranca e buca la neve la nebbia il bianco tutto, la guancia sinistra mi gela contro il vetro, il cervello no, il cervello sottile strato di lana bordeaux, e qualcosa diviene calore, e. e. Tanto, proprio tanto, che non stavo così, bene. [codetta sdrammatizzante. Smilzo Collega C: dai, non vado a lezione, domani. Guardiamo anche l'ultima cassetta? buffa persona z [poco convinto]: ma... è quasi l'una, uff. Smilzo Collega C: beh? Cosa cazzo hai da fare, domani? buffa persona z: touchè!] posted by bpz | | commenti (5)
Il ritorno (sparse note, che le energie sono a livelli bassini). * buffa persona z percepisce un cartello blu nella notte della pianura. A-ba-no, o qualcosa del genere. Non ci fa caso, buffa persona z. Poi apre gli occhi, e mancano due minuti scarsi alla stazione di Padova. Altrimenti, era Vienna. * di quando torno a casa in treno da posti lontani (I). Dico Padova sola andata attraverso il vetro, e il bigliettaio preme un bottone nascosto sotto al ripiano della sua scrivania. Sullo sfondo, due spot illuminano un tavolo su cui si staglia una grossa lancetta à la Twister. Un'avvenente valletta dà alla lancetta una schicchera di indice, imprimendole il vorticoso moto rotatorio proprio del Destino. La lancetta rallenta, la valletta dice buffa persona z sul... ma non è un colore. E' un punto cardinale. Il punto cardinale della direttrice che dovrò seguire per tornare a casa. * L'Aquila. Due ore e mezza di corriera montana, da Pescara. A mezzogiorno nevica. I fiocchi non vengono comunemente giù. No. I fiocchi vengono da sinistra a destra, guardando fuori dal finestrino. Quando emergo dal terminal, ammetto a me stesso che sto faticando un bel pò per assumere una respirazione normale. Il freddo, l'aria diversa, la neve. E per contenere all'interno del mio corpo tutto l'apparato digerente. L'autobus, le curve, le colline. Ed è una settimana, che va così. * Mardin ed il Gioioso Esserino Affine si fondono, e diventano la Persona Reale M. * di quando torno a casa in treno da posti lontani (II). Dico Padova sola andata attraverso il vetro, e il bigliettaio preme un bottone nascosto sotto al ripiano della sua scrivania. Sullo sfondo, due spot illuminano una pedana. Un bambino bendato estrae palline da ping pong da un grosso contenitore rotante a forma di palla ovale. Un'avvenente valletta - non quella di prima - maneggia le sfere, leggendo a voce alta le scritte su di esse riportate. Sono nomi di stazioni in cui dovrò attendere treni, nel corso del mio ritorno a casa. * La Persona Reale M - nominativo attivo solamente in questo post - mi lascia al tavolo per andare ad ordinare, e torna poco dopo con una bottiglia di rosso - dal nome programmatico di Inferi - e due bicchieri. Adoro queste cose. * :-) * di quando torno a casa in treno da posti lontani (III). Dico Padova sola andata attraverso il vetro, e il bigliettaio preme un bottone nascosto sotto al ripiano della sua scrivania. Sullo sfondo, due spot illuminano la ruota di Ok, il prezzo è giusto. Un vecchietto in velluto verde fa vorticosamente ruotare la struttura, mentre Iva Zanicchi ed il pubblico scandiscono cen-to, cen-to, cen-to. La ruota si ferma, una freccia indica un numero. Sono i chilometri extra che mi vengono infilati nel tragitto di ritorno. Così, come bonus. * è un punto caldo, e la neve attorno si scioglie. * Tanto contento, buffa persona z, di aver fatto anche questa piccola follia. No, Persona Reale M, non mi sono pentito, proprio no. Dispiaciuto piuttosto delle ferree regole dei trasporti solidi nel mondo reale, e dell'infame buon senso. Questo sì. L'occasione, ci becchiamo. Mi scopro sempre più spesso a crearle, le occasioni. Che bello. No, Persona Reale M, non sono un deterrente abbastanza forte, le lungaggini del trasporto solido [cosa scriverei, sennò? Chi vuoi trovare, in stazione, a quell'ora? giuliomozzi! Hai detto. Più di una volta l'ho pensato, in effetti, mentre mi annoiavo in treno, dopo aver perso la voglia di scrivere dei miei compagni di scompartimento: ma dov'è, il giuliomozzi, quando serve?] e no, non avevo dubbi che ne sarebbe valsa la pena eccetera. Ti devo uno spritz. E l'equivalente di quel panino con la frittata che mi ha dato tanta soddisfazione. E spero di non aver avuto troppi momenti di timido taciturnismo, o simile. A volte mi accade. Alla prossima. [ora buffa persona z va a dormire. E' stanco, intontito, semi-ipnotizzato, confuso, e quant'altro. Ha fame. Nei suoi trentacinque minuti di camminata verso casa ha tentato di raccogliere bacche e radici, ma era tutto gelato. Ha anche visto una volpe artica correre a balzi mimetici sulla distesa innevata di via Gattamelata. Ma era troppo lontana] posted by bpz | | commenti (4)
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