buffa persona z

[the aim of literature is the creation of a strange object covered with fur which breaks your heart. d.b.]

sabato, gennaio 31, 2004 

[21:37]

-13

The gathering. Otto persone si incontrano alle 20:30 davanti a quella che fu la loro scuola. Otto periti in informatica. Otto figuri che non si vedevano l'un l'altro, mediamente, da tre anni. Tra questi - ehi, il mio fattore allegorico è nullo, ora - la Volpaccia, il Mas-cio, Naso, il Nemico della Chiesa Cattolica n.1, l'Amico Naif, buffa persona z. E, visto che i sunnominati rappresentavano lo zoccolo duro della classe, due Comparse.

Svolgimento. Gli avventori, le coppiette e i camerieri che, nella birreria, si trovavano nel raggio di dieci metri dal nostro tavolo, venivano travolti da una quantità insostenibile di bestemmie, volgarità e turpitudini. Non ci hanno cacciato giusto perchè il nostro conto era alto. Molto alto. Troppo alto: l'equivalente di tre serate parimenti luculliane all'Osteria di Fiducia. Aneddoti e ricordi a man bassa, e certi momenti da mascella dolente. Non ricordavo la Volpaccia minacciare l'Amico Naif in questo modo: non spostarti, che non riesco a copiare - non spostarti, o ti spacco il nervo occipitale. Qualche riflessione su come sarebbe stata la mia vita se, di loro, non fossi diventato l'unico che ha tentato l'università. Stupisco nel ricordare quanto il Mas-cio, prima del dimagrimento totale, fosse il precursore di Cartman: grasso, megalomane, con degli sprazzi di dialettica veramente geniali. E che vive solamente con la madre. I propositi di non aspettare fino a prima di Natale, che già una volta son diventati due anni.

Morale. Alla fine si esce dalla birreria. Dopo aver ascoltato tutti i tipi di racconti iperbolici - abbiamo ordinato venti litri di spritz, e sono tornato a casa con quindici spritz in corpo, e prima di pranzo, eccetera - buffa persona z un pò si duole che, per quella spesa, i suoi recettori alcolici siano stati giusto appena lambiti dal bevuto della serata. Devo pormi delle domande? Mah.

posted by bpz | | commenti (4)

venerdì, gennaio 30, 2004 

[18:30]

Diaristica spiccia. buffa persona z sta delirando, ha sonno, ed ha bisogno di epurare il suo fisico dalla quantità eccessiva di tossici che sta ingerendo, accumulando ed auto-producendo. buffa persona z ha sistemato i conti con la diplomazia dipartimentale, e finalmente - ma oggi, solamente oggi - ha potuto colloquiare con Nembrot il Coprolaliaco, il suo relatore prestanome [Nembrot il Coprolaliaco: se ha problemi, va bene; ma non crederà altrimenti che io leggerò la sua tesi dalla prima all'ultima riga, no?] Il Relatore - quello vero - è soddisfatto, e mi lascia molta libertà d'azione; io, in cambio, riesco pure a citare Pynchon mentre parlo di desertificazione. Il Vate Informatico F, come una delle talpe del giochino in cui le martelli quando escono dalle tane, occupa alternativamente le caselle di unico co-relatore, secondo co-relatore, terzo relatore, contro-relatore, membro aggiuntivo della commissione, cultore della materia; io, m'accontento di averlo potuto assoldare come ambasciatore. E come pet-sitter [buffa persona z: Vate Informatico F, fammi un piacere. Io vado via, ora, puoi dare tu qualcosa da mangiare al Gatto, l'Assistente di Office?] buffa persona z delira per la maggior parte del tempo che passa da sveglio - quindi, per la maggior parte del tempo, e basta. Mercoledì la calata della Sorella Elettiva G; buffa persona z si riempie di alcool, chiarisce nel gelo della notte alcuni argomenti con l'Amica Mediatrice A, e torna a casa ad orari assurdi. buffa persona z non ha però risentito di postumi, il giorno successivo, mentre inseriva dati canticchiando e bevendo acqua+ per combattere la de-salivazione post-sbronza. buffa persona z, comunque, si rende conto che non può continuare così, perchè non è salutare - per gli altri. Access intanto non è più un nemico: Access sono io. Mentre sta caricando manualmente i fogli nella stampante del laboratorio, buffa persona z un pò gode, lo ammette, origliando i frammenti del dialogo tra Occhibelli C e Bionda Sinuosa C, che stanno guardando a monitor il suo capitolo4.doc: ma guarda qui; certo che buffa persona z è proprio bravo a scrivere / sì, vorrei io, essere così tranquilla mentre scrivo la tesi. Infine, si parla, si pensa e si cazzeggia a proposito del Futuro:

Amica Mediatrice A: buffa persona z, cosa vuoi fare? cosa vuoi diventare?

buffa persona z: io voglio diventare come De Carlo. Circondato di ragazzine da vessare sessualmente.

Amica Mediatrice A: dai, non fare lo stupido. Però, ora che inizio il master, magari ti inserisci nel giro. Puoi venire a fare l'auditore. Saranno tutte donne, mi sa.

buffa persona z: un master in linguistica, no? Beh, senti. Presentami come un esperto della materia. Io l'ho letto, l'Akman, e anche la grammatica generativa; che poi non ci ho capito un cazzo, ma non importa. Anzi, fai così: ehi, vi presento buffa persona z, è uno molto bravo con la lingua.

Organismo della Coscienza Esterna: buffa persona z, tu pensa a laurearti.

buffa persona z: e tu pensa alla tua epistassi.

Organismo della Coscienza Esterna: quale epistassi, scusa?

tump.

posted by bpz | | commenti

[00:46]

-15, -14

Ancòra. Allora ad un certo punto sto praticando un pò di screen capture per mettere nella tesi le immagini della mia maschera bellissima in Access e tutto il resto. E per fare una gag metto in posa il Gatto, l'Assistente di Office, e premo F7. Dopo 5 secondi, Corel Capture 11 mi dice sai, buffa persona z, ti ho capturato lo schermo. Però- Non lo so, ma lo percepisco un pò titubante, il Corel Capture 11. Alt+tab, passo a Photoshop. Che poi sbaglio perchè io se non ho almento dieci finestre aperte non sto bene, e vado avanti a premere alt+tab, ma insomma non importa. In Photoshop creo un nuovo file, le dimensioni le automatizza lui in base alla mia clipboard. Shift+ins, e incollo la capture.

E Gatto non c'è. Ma io ero sicuro che- Gatto no, Gatto non c'è.

Gatto è un non-morto. Un Assistente di Office non-morto. Vedo la gente morta. Sono come il bambino del Sesto Senso. O come As we speak, dei Soilwork.

Smilzo Collega C, con voce felina: buffa persona z, sono il Gatto. Mi sono impiccato. E' un mese che continui a tenere questi ritmi, avevo bisogno di dormire, io. E non ce l'ho fatta più.

posted by bpz | | commenti

giovedì, gennaio 29, 2004 

[14:07]

Accidenti. Sono uscito dal laboratorio per andare a pranzo. Solo al mio ritorno mi sono accorto d'essermi dimenticato di comprare la ghiaia per la lettiera del Gatto, l'Assistente di Office. Spero non mi abbia insozzato le maschere di Access.

posted by bpz | | commenti

mercoledì, gennaio 28, 2004 

[16:03]

-16

Guarda - faccio notare al vate Informatico F, indicando una rappresentazione topografica - questa collina sembra... sembra un fegato - il mio fegato! Come no - mi risponde lui - se non ho capito male, il tuo fegato deve essere grande come tutto il Burkina Faso.

posted by bpz | | commenti

martedì, gennaio 27, 2004 

[20:16]

-17

Vanificazione temporanea/scenario di partenza. Nel senso che dopo una giornata di andirivieni per il Dipartimento, riesco a mattere alle strette il Relatore. E tutte le paranoie buro-diplomatiche si risolvono. E il mio lavoro so far viene lodato - e in un modo che per almeno venti minuti mi si stampa in faccia un ghigno ebete - e tutte le Sfere Accademiche girano a me favorevoli, e domani devo pure far leggere la mia roba ad un altro ricercatore, molto interessato all'argomento. Gaudio.

Vanificazione/azione. Poi inlucchetto un minuto la bici davanti al Liviano, giusto il tempo di verificare che tutti i contatti per l'aperitivo sono saltati - poco male, si cena a casa e stasera si prova più tranquilli che con il corpo imbibito di aperitivi. De-lucchetto la bici, la sfilo dal portabiciclette, e la scopro anteriormente forata. Meno gaudio.

Vanificazione/espressione della,. Allora mi siedo sul portabiciclette, mi tolgo lo zaino, lo apro, e ne estraggo Lineamenti di zoologia sistematica (Zanichelli, 1994). Mi dedico per qualche minuto ad un puntiglioso lavoro di empietà, fino a che non devo più dire le bestemmie, ma - come si usa sottolineare qui in Veneto - queste mi scivolano fuori dal corpo. Da che orifizio, è di facile intuizione. Gaudio, basta.

posted by bpz | | commenti (2)

[02:40]

Let it snow, let it snow, let it snow.

Appena usciti dall'Excelsior - The mother - decidiamo di andare a bere qualcosa di caldo dai cinesi dell'Alexander. Il progetto originario è di ordinare un bicchiere di punch. Solo lo Smilzo Collega C si manterrà fedele a questo proposito [Compagno di Sbronze A: com'è, il punch? Smilzo Collega C: una merda]. Quando entriamo, sono già due ore che nevica. All'una usciamo. Continua. Io e lo Smilzo Collega C, dopo qualche minuto, siamo arrivati, in bicicletta, all'imbocco di via Canestrini. Mi tolgo gli occhiali, entrando nella modalità Buffa Cecità. Ci congediamo. Poi lui fa chissà come deve essere il Prato. Ci guardiamo. E imbocchiamo di nuovo via Facciolati. In fondo, io consegno tra un mese. Ringrazio di essermi vestito pesante. I fiocchi scendono notevoli contro gli occhi, li sento posarsi sulla mia barba ispida di due settimane; mentre pedalo - e ogni tanto sgommicchio, forte dei miei freni - guardo come la neve disegna le parti sporgenti del mio cappotto trotzkista. Mi viene in mente di quando dipingevo miniature. Il Prato è fantastico. Continua a scendere. Facciamo un pò gli ebeti, lasciamo il segno sulla piazza. Che bello. Era tanto che non nevicava così, qui. Non smòccolo con tutto quello che mi è passato per la testa. Non importa. Dopo mezz'ora sono a casa, fradicio dalla cintura in giù. Salgo. 02:10. Io domani mi devo svegliare presto: bene. Mi siedo al computer, con sulle ginocchia un pacco di patatine risparmiate dal cinema [Partner G di Compagno di Sbronze A, quando tiro fuori la quarta birra: ma cosa sei, una distilleria? Finisce il film, buffa persona z: basta! Non vengo più al cinema senza niente da bere!] Guardo fuori dalla finestra. Ha smesso. L'oleandro è tutto batuffoloso, e ondeggia ai colpi di vento in un modo che non mi viene altro in mente che definire pacioso. Faccio la prova unto. Tiro fuori dal sacchetto la patatina più grande che riesco a pescare - è ellissoidale, e il semi-asse maggiore sarà sui sei centimetri - e la interpongo tra il mio sguardo e il monitor, e riesco a leggere quello che scrivo sul blog.

Ps. non ho potuto fare a meno di pensare che questa sera via San Francesco era sgombra, deserta. Certo. Ma nevicava.

posted by bpz | | commenti (2)

lunedì, gennaio 26, 2004 

[20:04]

Il mondo nelle mani dell'Informatica, #1. Cena, telegiornale. Guarda - fa la Signora Madre S - finalmente riescono a multare Bill Gates per monopolio! buffa persona z risponde: sta qui il problema, non lo devono multare per monopolio. A me potrebbe anche stare bene, il monopolio. Lo devono multare perchè non funziona un cazzo.

Il mondo nelle mani dell'Informatica, #2. Il Vate Informatico F si stupisce nel vedermi arrivare in laboratorio alle 12:30. Ehi, buffa persona z, cosa ci fai qui a quest'ora? Ho perso la mattina in segreteria, che ci vuoi fare. Peccato, perchè io tra venti minuti vado via. Non c'è problema; mi spedisco dei files a casa, e me ne vado anch'io. No, non puoi spedire nulla, oggi. La rete è giù. Siamo isolati. Fa nulla: mi faccio un cd con i dati, e me li porto via. Non vanno neanche i masterizzatori. Ottimo. Ricopio tutto a mano. In esadecimale. Bottiglia di Caffé Borghetti, per la conversione? Già.

Agnizione personale. L'anno scorso mi infatuai - pesantemente - dell'Irraggiungibile Diletta A. Durante la fase di avvicinamento mi interessai alla sua tesi. Le detti una mano a fare qualche ricerca bibliografica su questo importante viaggiatore arabo del medioevo, tale Ibn Baţţūţa. Cinque minuti fa ero seduto sul water, immerso nella lettura de L'or de la Haute-Volta (J.B. Kiethega, 1983). Con mio grande sgomento (?) scopro da una nota che un'importante associazione di storici e geografi del Burkina Faso - il paese su una cui valle faccio la tesi - che un'importante associazione di storici e geografi del Burkina Faso prende il nome - sì, prende il nome proprio da un importante viaggiatore arabo del medioevo.

posted by bpz | | commenti (3)

[14:34]

L'Allievo Archivista M aveva ragione: guarda, buffa persona z, che l'argomento della tua tesi non interessa a nessuno all'infuori di te; probabilmente, non interessa nemmeno al tuo relatore. buffa persona z inizia a sperimentare su di sè la frustrazione dell'accademico.

buffa persona z: che poi è un macello, perchè ho questo libro che è scritto in un francese un pò difficile, e faccio fat-

Organismo della Coscienza Esterna: ma hai sentito il telegiornale? Deve essere successo qualcosa di grave!

buffa persona z: e quindi stavo convertendo le coordinate prese col gipiesse-

Organismo della Coscienza Esterna: guarda! Guarda quel cane, che buffo!

buffa persona z: ma sai che ho scoperto che il primo a scavare una trincea stratigrafica in un mound è stato-

Organismo della Coscienza Esterna: un'altra volta, buffa persona z. Prima, pensa a laurearti!

***

La disposizione di porte, rampe di scale e mobili d'attesa della sala che porta alla Presidenza di Lettere mi ha fatto venire in mente un passaggio di Alone in the Dark. Per fortuna, dagli angoli bui non è uscito nessun tentacolo.

E' stata la segretaria, invece, a guardarmi come se fossi stato uno zombie.

posted by bpz | | commenti

[01:55]

-18

Sono due mesi - da quando, più o meno, che è diventata reale la questione buffa persona z consegna la tesi in febbraio - sono due mesi, dicevo, che sono esposto ad Una Sola Informazione. Allora. L'interlocutore non è una persona precisa, anzi. L'interlocutore è indefinito. Non ha nemmeno un sesso distinguibile. E' una specie di riassunto di tutte le persone che mi circondano. Un grumo di materia organica, qualcosa così. Lo chiamerò Organismo della Coscienza Esterna. Questa - questa cosa mi ripete, ad intervalli irregolari di circa uno, due minuti, per tutta la durata della giornata, un solo concetto.

buffa persona z: sono proprio stanco, di dover continuare così.

Organismo della Coscienza Esterna: non importa. Laureati, poi sarà diverso.

buffa persona z: sai, i dubbi sul futuro...

Organismo della Coscienza Esterna: non importa. Tu, pensa a laurearti.

buffa persona z: ho una voglia di mettermi a leggere e a scrivere che non hai idea.

Organismo della Coscienza Esterna: intanto pensa a laurearti, poi vedrai.

buffa persona z: senti, io vorrei un pomp-

Organismo della Coscienza Esterna: non se ne parla nemmeno. Dopo, semmai.

***

buffa persona z: ascolta. Io devo andare in cesso.

Organismo della Coscienza Esterna: mmmh, beh. Va bene, dai. Sennò appuzzi la stanza.

posted by bpz | | commenti (4)

domenica, gennaio 25, 2004 

[17:08]

La reattività della rassegnazione?

Stamattina sono stato a letto fino a tardi. Beh, non che quando ci sono entrato fosse proprio presto, comunque. Nel corso della notte ho guardato video musicali, ho letto blog, ho fissato fuori dalla finestra, ed ho tentato di parlare con le tartarughe, nonostante fossero in letargo. Ho aperto gli occhi tipo intorno alle dieci. Sono seguite due ore di inerzia. Avete presente quei bastoni con la punta elettrificata che si usano per condurre le mandrie? Ecco. Se mi ci avessero pugolato, stamattina, per farmi scendere dal letto, io non mi sarei mosso. Forse le scosse mi avrebbero spinto verso il bordo, e ne sarei anche caduto giù, credo. Ma non avrei reagito. Nel pomeriggio, rifletto. Cosa ho imparato da tutto questo? Dove - e se - ho sbagliato? Era Lei? Chi? Eh? E via dicendo. Alle tre, la simmetria con la terra marchigiana: io e la Sorella Elettiva G ci scambiamo un flusso di paranoie e delusioni sentimentali, controbilanciate da successi lavorativi o tesitici. Nonostante tutto, mi sento una quercia. Quando ho dato la tranche di Letteratura Italiana con la Divina Commedia - tutta - la mattina dell'esame mi scrissi su un braccio, con l'indelebile, il verso ben tetragono ai colpi di ventura. Già. Anche ora, mi sento una quercia. Anzi, più appropriato. Mi sento un baobab.

posted by bpz | | commenti

[02:30]

Ma quanto poco durano, le birre, al giorno d'oggi? buffa persona z non vuole andare a dormire. No no no. buffa persona z avrebbe bisogno di sfogare la sua inner strenght con la sua chitarra elettrica, e suonare i Darkane. Anzi, suonare e urlare i Darkane. Ma non può. buffa persona z avrebbe bisogno di un'altra birra, di rhum, di qualunque altra cosa. Alla meno peggio, un paio di chili di patate andrebbero bene - me le distillo io, non c'è problema. Ma questo ben di dio non c'è. Soprattutto, buffa persona z avrebbe tanto bisogno, ora, dell'abbraccio di una donna.

posted by bpz | | commenti (8)

[02:05]

-19 (cazzo)

buffa persona z di qua, buffa persona z di là. buffa persona z stanotte sta un pò così. E, semplicemente, adora la sua previdenza - quella peculiare percezione che è suonata nella sua testa come un senti, buffa persona z, perchè una delle due birre non bevute che hai portato dallo Smilzo Collega C non te la riporti a casa?

posted by bpz | | commenti (5)

sabato, gennaio 24, 2004 

[13:18]

-20

Un poco di solitudine.

buffa persona z: mah, è che mi sento un pò solo, in questo periodo.

Allievo Archivista M: e cosa fai, ti sei messo a parlare con le tartarughe?

buffa persona z: non posso. Sono in letargo.

posted by bpz | | commenti (4)

venerdì, gennaio 23, 2004 

[18:30]

-21

Avevo promesso la Premonizione. Dopo, forse. Perchè ora:

Multitasking, ovvero, secco il mio cuore tra le pagine del vocabolario di francese.

1. Sarà forse perchè ne avevo il presentimento. Leggo la mail, leggo il Ps. Freddo. E basta. 2. L'idea è quella del risvegliarsi riversi nel letto, dopo aver tossito sangue per tutta la notte. La sensazione della lama infilata nella schiena è una percezione sfumata, ormai, ma quando tenti di muoverti percepisci con molta precisione quella scheggia di vertebra, e i dorsali lacerati. Pugnalato nel sonno. Forza per muoversi, ora, pressochè nulla 3. Mentre Lei riposava, durante le vacanze di Natale, io ad ottocento chilometri di distanza guardavo il soffitto, ed avevo il terrore di uscire dal caldo tepore del mio letto 4. e tu dormi, dormi, mentre i miei sogni crollano 5. Vate Informatico F stupisce davanti alla scheda di inserimento dati. Mi aveva visto due giorni fa, quasi in lacrime, sopraffatto dall'Informatica Moderna. Mi vede ora, completamente padrone di Access. Vate Informatico F: certo che sei proprio bravo, quando ti metti. buffa persona z: si vede, che ho bisogno di sublimare nella tesi i cazzi miei, eh? 6. Bionda Sinuosa C mi offre un biscotto al cioccolato. Grazie 7. salgo, scendo, esco, rientro, vado alla Anchieri, prendo un libro, torno in dipartimento, esco ancora, vado all'Osteria di Fiducia, bevo uno spritz, torno in dipartimento, mi faccio un cd con i dati, me ne vado 8. mettermi alla terrazza col fucile di precisione, e tirare a quegli stronzetti che escono dalle scuole medie, e che ogni giorno all'una intasano supponenti la stradina per cui torno a casa 9. uno di loro, una volta: un quattordicenne con lo sguardo di Commodo del Gladiatore, ma molto più bastardo 9.bis e con più occhiaie, anche 10. l'Esposizione mi può essere letale, questa volta. Seguo il consiglio della Bionda Latinista A, limo i miei estremi, scrivo tre righe, invio il messaggio. Attendo, ora 11 buffa persona z può decidere di lasciarsi abbruttire per un pò, mettiamo fino alla consegna della tesi 11.bis gli riesce così bene, di solito 12. nella mia tesi, o forse è nel mio stile, utilizzo spesso l'aggettivo importante nell'accezione quantitativa [il DeMauro mi dà: che si nota, che spicca] Ecco, la Persona Importante F mi ha inferto un colpo importante 13. Vate Informatico F vuole regalarmi, per la laurea, un micetto, che quando gli premi la pancia, miagola come l'assistente di Office 13.bis sempre il Vate Informatico F, ora mio secondo co-relatore, ha deciso che per farmi ridere in sede di colloquio farà le fiche in mia direzione 14. detto per inciso, in questo periodo, sono in tre. Lo Smilzo Collega C, che c'è sempre e sempre è disposto a dividere una bottiglia (due, tre) con me. La Sorella Elettiva G, che trecento chilometri non affievoliscono la sua presenza. E il Vate Informatico F, che mi fa ridere ogni giorno, per almeno sette ore. Alla vostra. 15. la prima persona incontrata per strada, e vaffanculo 16. does something change?

posted by bpz | | commenti

giovedì, gennaio 22, 2004 

[23:32]

ah, no: -22

Domani. Il Computer ha parlato, il Responso è dato. La dea della Cartografia mi parla, amorevolmente, attraverso un modello di elevazione digitale. L'equivoco delle coordinate di Paperopoli era solamente un primo, timido Segno di Riconoscimento. Devo rifletterci. Stando di notte nel segreto raccoglimento solo, seduto sul tripode di rame, eccetera.

posted by bpz | | commenti

[20:02]

-20 (ritengo)

Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano. Per motivi spesso economici, finisce che vado al cinema due volte l'anno. Sempre a vedere cose che mi interessano relativamente. Sempre a vedere cose che non mi soddisfano.

Commento.

Cioè. Tuo padre ti abbandona. Hai sedici anni, e lui ti lascia un fascio di banconote, un appartamento piuttosto decente, ammobiliato, nella periferia della Parigi delle prostitute - un appartamento munito di biblioteca ben fornita e coetanea redhead al piano di sotto. Soprattutto, lui ti lascia libero. Libero, e con un vate spirituale di fronte a casa, un vecchio piuttosto complice, disposto di cuore ad adottarti; un vecchio che se gli gira si compra una decapottabile e ti fa attraversare l'Europa per farti mangiare il vero kebab a Costantinopoli, e vedere i segni del tempo sugli altopiani calcinati nell'Anatolia centrale. Beh, insomma.

posted by bpz | | commenti

mercoledì, gennaio 21, 2004 

[19:46]

-23 o -22?

In hoc quaery vinces. Respiro a fondo, e lancio Access. Mai riporre eccessiva fiducia nel proprio passato da Perito in Informatica. Non è il caso. A metà pomeriggio esco un attimo dal laboratorio, scendo le scale del Dipartimento, e mi dirigo da Feltrinelli. Se non lo avessi fatto, credo avrei mangiato il Gatto, l'assistente di Office. Torno, e mi risiedo davanti al monitor. Bestemmio. Odio Access. Ecco perchè mi licenziai, quella volta. Ti licenziasti da dove, chiede il Vate Informatico F. Eh, lavoravo con i database, una volta. Anzi, per essere precisi. Con i database delle banche. Il Vate Informatico F mi cogliona: eh beh sì, come no. Ti vedo: tu che lanci una query, e due giorni dopo fallisce la Parmalat.

posted by bpz | | commenti (5)

[19:37]

Scena madre!

Prodromi

Che insomma ieri sera nonostante i buoni propositi ci si è fermati a mangiare l'offerta piatto-di-pasta+bicchiere-di-vino nell'Osteria di Fiducia. Dove sono le virgole? Ah, eccole. Qualche spritz, qualche ombra di bianco. E questo piattone di pasta con pomodoro olive e salamella piccante - una ricetta tipicamente calabrese. Oppure, l'idea che un oste veneto può avere di una ricetta tipicamente calabrese. Poi si va a casa, si suona un pò e ci si beve una birra.

Stamane

Leggo un ambiguo post epidemiologico sul blog dello Smilzo Collega C. Mi dico ma dai, saranno deliri susseguenti alla vista di "28 giorni dopo". Però, strano, si parla di macchioline sulla pelle dell'addome e nell'incavo delle braccia. Arrivo in dipartimento. Lo Smilzo Collega C è fuori, nel giardinetto, a fumarsi una sigaretta. Ciao, ciao. Beh, appestato? Appestato sì, cazzo. Già, son proprio macchioline. Decido che è una reazione allergica al peperoncino della pasta dell'Oste di Fiducia F, e nulla di più [esperienza: una volta, il tempo di allontanarmi da tavola per una telefonata, e trovo al mio ritorno mio padre senza fiato, rosso in volto e tossente per aver mangiato una forchettata d'insalata su cui era stato grattato un pò di rafano] Usciamo dal baretto in cui ho dovuto fare colazione - a Scienze Politiche stavano ricaricando la macchinetta del caffè - e ci incamminiamo verso il dipartimento. Mi vibra il cellulo. E' il Compagno di Sbronze A.

Compagno di Sbronze A: senti, buffa persona z, non è mica che stai male, tu stamattina?

Domanda: dove e con chi - ma soprattutto dove - ha mangiato il Compagno di Sbronze A, ieri sera? Colto dai crampi allo stomaco, di prima mattina, anche il terzo commensale lamenta la cucina dell'Oste di Fiducia F. Non è che stai male, tu? No, anzi. Un pò di sonno, ma tutto bene. Certo, ammetto di avere la fama di uno che mangia nell'albio del mas-cio [nel truogolo del suino] Se non che qualche dubbio, nel corso della giornata, mi distrae più volte.

a. lamentare un vago mal di testa; cos'hai? No, nulla, mi gira un pò - ed essere ricoverato dopo un'ora per sospetta meningite.

b. Smilzo collega C: salve, scusate, sapete dov'è buffa persona z?

Vate Informatico F: certo. E' lì che trema, sotto al tavolo. Ma stiamo aspettando uno specialista.

c. gli scienzepolitici sono accappannellati (la parola con più doppie della lingua italiana) in via del Santo. Facce interrogative ed un pò spaventate - palazzo Wollemberg è stato sgomberato. Dopo poco meno di dieci minuti arrivano tre fuoristrada neri, con vetri oscurati. Ne scendono delle persone in tuta bianca anti-radiazioni.

d. mi si apre davanti una prospera carriera come freelance nel campo del controllo della qualità. Assaggiare cose, cibi e bevande. Lo speranza di chi si serve dei miei servigi è di abbassare notevolmente gli standard igienici in campo alimentare.

Morale.

Sarà bene che non ne parli, stasera, a cena con i miei. Ne andrebbe della mia libertà culinaria.

posted by bpz | | commenti

[00:07]

-25 -24

Poi il tesista si accorge, aggiungendo - giusto per fare il pignolo - alcune tabelle iper-tecniche alla sua tesi, che c'è stato un piccolo errore. Un piccolissimo errore. Sai, no, le coordinate, il sistema di riferimento, il geoide ADINDAN e l'ellissoide di Clarke del 1880 e via dicendo. Bene, tutte le coordinate, tutti i punti, tutti i dati della tua tesi. Non sono riferiti al reference system del Burkina Faso. No. Tutte le coordinate, tutti i punti, tutti i dati, sono riferiti al sistema di coordinate di Etiopia e Sudan.

buffa persona z: bene, e ora che cazzo faccio, che ho tutta la cartografia che sembra quella di Paperopoli?

Nella stessa giornata, buffa persona z sta sistemando l'apparato cartografico della sua tesi - una tesi che in buona parte si incentra su dei mastodontici appezzamenti irrigui - e si accorge che, in ogni immagine, ci sono due appezzamenti in più. Che nella realtà non esistono. E che non sono per nulla piccoli, in quanto hanno una superficie di 200 ettari ciascuno.

posted by bpz | | commenti (2)

martedì, gennaio 20, 2004 

[23:55]

Dopo la trappola alcolica #2, mondano appuntamento col Kimota e col Papino, buffa persona z, piuttosto pieno di spritz, si ritira verso il monolocale dello Smilzo Collega C. Dopo essersi mangiato la sua pizza, buffa persona z entra nel bagno del suo ospite, e fa cadere dal bordo del lavandino il bicchiere porta-spazzolino-e-dentifricio. Con sua somma sorpresa, il bicchiere non si rompe. No: quando tocca terra, il bicchiere si sbriciola in cento milioni di frammenti. Li si scopa via, sperando nella sistematicità dell'opera - beh, sono le piante dei piedi dello Smilzo Collega C, a sperarci. E poi c'è il film. 28 giorni dopo. Ecco. Grazie ai fumi dell'alcool, buffa persona z percepisce il film ad un livello differente: è molto più avvolgente di una visione normale. E, soprattutto, 28 giorni dopo è un sunto gigantesco della cultura videogiochistica della fine del secolo scorso. Su tutti i piani. Su grande scala: epidemia, solitudine degli eroi, gli infetti. Su media scala: quattro personaggi ben assortiti (nello stile degli adventures: lui magro; lei carina e - politically correct - di colore; il padre, sovrappeso e più "umoristico"; la figlioletta del padre, perchè un personaggio bambino ci vuole sempre), una villa trasformata in campo base-ultima fortezza-prima-della-fine, con tanto di filo spinato attorno e scena di sparatoria verso la fine (quanto aspettavi quella scena, negli adventures, in cui per un minuto - di una trama che ti portava via le notti intere - la visuale cambiava, e invece del personaggio deambulante per lo schermo avevi la prima persona, ed il mirino da muovere per lo schermo?). Su piccola scala: i militari, la follia graduale, addirittura lo sbocco che contagia (ho sulla punta della lingua almeno tre titoli, ma proprio mi sfuggono). Un accenno anche al Tema Riproduttivo. Quando il film finisce, buffa persona z esclama: cazzo, ma questo era una summa dei videogiochi della mia adolescenza; mancava solo New Zealand Story, e c'era proprio tutto. buffa persona z rincasa, defeca, e all'una è sotto le coperte. Appena percepisce che sarebbe stato difficile addormentarsi, buffa persona z si mette su il cd con l'opera per chitarra ed orchestra di Yngwie Malmsteen, e si rilassa tantissimo - strano, perchè è il cd che ascolta quando, amorosamente, qualcosa va male. buffa persona z riprende conoscenza durante la salva di trentaduesimi che il Maestro sfoggia alla fine dell'ultimo movimento. Il mi minore degli archi sfuma, buffa persona z spegne il lettore, si toglie gli auricolari, ed era tanto che non dormiva, nonostante la sbronza, così bene.

posted by bpz | | commenti

lunedì, gennaio 19, 2004 

[14:21]

Apro il testo fondamentale: la territorialisation idraulique dans la vallée du Sourou (Burkina Faso) - lignes pour la recherche. Su questo volume si imposta il senso del mio lavoro. E' uno degli oggetti culturali che mi sono portato in Africa - e si vede. Sfogliandolo, più che un'opera di geografia umana, sembra un manuale di entomologia. Per quanti insetti ci sono, schiacciati, dentro.

posted by bpz | | commenti

[11:32]

News from the Department.

Nonostante un certo – cospicuo – settore della mia esistenza vada a puttane; nonostante abbia ormai la certezza che la Persona Importante I non ha capito un cazzo. Nonostante mi sia stata preclusa una borsa di studio biennale abbastanza ricca per la ricerca nel campo della cartografia idrologica digitale a partire dal telerilevamento di siti inquinati (!). Nonostante tutto, l’incontro con il Relatore ha sugellato, in via quasi definitiva, la mia data consegna. Sembra il dodici febbraio. Sembra vero. Segno confortante, il fatto che con l’incontro di oggi la durata media di questi rendez-vous scientifici di altissimo livello [oh, quanto tempo che non ci si vede. E come hai fatto, con tutto lo studio, a trovare il tempo di ingrassare?] sia salita da 47 secondi al minuto e 20 circa. Esco solo allora a fare colazione, e mi imbottiglio tra i vecchiotti che fanno la spesa al Pam, dove mi ero recato a comprare una birra per il pranzo. Stasera – questo è il comunicato ufficiale – buffa persona z, programmaticamente, sistematicamente, un po’ anche draconianamente, si distrugge. E affogar mi sarà dolce in questo drink.

posted by bpz | | commenti (3)

domenica, gennaio 18, 2004 

[23:15]

Finisco di vedere un film con Kitano, e il primo canale su cui cade lo zapping è RaiTre. Mirabella mi mette in guardia dai pericoli del bere, troneggia una scritta alcolici e superalcolici, un Professore demolisce le mie abitudini bibitorie. E, soprattutto, demonizza il Pernod. Mioddìo, penso, e quella volta che, tornato da Parigi, sugellai una già abbondante bevuta tra amici con un forte quantitativo di aperitif français?

posted by bpz | | commenti

[20:13]

-26

54 ore in casa, and still going on.

Quando è troppo è troppo, e cado in preda alle allucinazioni. Scrivo dieci pagine di tesi in preda all'ispirazione, che sembro un compositore maledetto di musica sinfonica al contrario. Condenso quintali di bibliografia in questi ventimila caratteri e - sì! - riesco addirittura a citare Pynchon in un capitolo sulla desertificazione. Mi merito un Nobel al patchwork. Allucinazioni, si diceva. Sarà che è da sabato sera - e questo fa due cene e un pranzo - che mi nutro esclusivamente di verze sofegae e birra? L'Ippopotamo Burlone ha preso freddo, e ha evacuato sul pavimento della mia camera. Ora: se teniamo conto che la mia camera ha un volume solo di poco superiore a quello di una tornata deiettiva di un ippopotamo standard, capirete che non sto messo tanto bene. Subito dopo sto camminando sulla pista in terra rossa che va da Di a Lanfierà. All'altezza di Tani incontro un uomo con la frangetta. Mister Bruce Dickinson, I suppose? L'acuto che ottengo in risposta qualifica il pedone come, sì, Bruce Dickinson. Progettiamo una turnè degli Iron Maiden nel cuore rurale del Burkina Faso, il pupazzone di Eddie lo facciamo di legno di karitè e paglia intrecciata, e via dicendo. Bah. Nella notte, sempre a causa della mia ricca alimentazione, al di fuori della mia stanza è stato messo il cartello di attenzione: raffiche di vento. Stamane mi sveglio nell'odore di grisoù. Fuori continua a piovere. Io non ho potuto uscire per tutto il weekend ma, almeno, ha tenuto lontani i muratori moldavi. Tiè!

posted by bpz | | commenti (2)

sabato, gennaio 17, 2004 

[21:05]

Un lungo momento di pathos. Materiale di repertorio. Ma descrive così bene certe sensazioni, certi momenti. Ora, ad esempio.

***

Primi giorni di novembre, un giorno qualunque. Sono le sei del pomeriggio, ma sembra molto più tardi; è buio. Sto camminando verso casa, vengo dalla stazione. Nonostante non faccia così freddo, l’alito forma delle nuvolette bianche. Nonostante non faccia così freddo, sono intabarrato nella giacca di jeans, la kefia alta intorno al collo. Ho bisogno di calore. Cammino a passo spedito, le mani in tasca. C’è traffico, l’umanità torna a casa dopo una giornata di lavoro. O di quello che è. Mi guardo intorno, anche se intorno non è il termine giusto. Ruoto lo sguardo, per quanto è possibile senza muovere la testa. C’è una leggera nebbia. Nulla in confronto al muro bianco dell’altra sera. Tornavo a casa – ancora - in macchina, in piena notte. Fossati ai lati della strada, nessuna segnaletica a terra. Niente familiare linea bianca. Per un attimo, sfido la sorte. Per un secondo solo, spengo i fari. Ed è il Buio. Sparisce il muro bianco, il ciglio della strada, sparisce anche l’abitacolo. Intravedo solamente le nocche delle mie mani strette sul volante. Nero. Riaccendo i fari, e torno in me… La leggera nebbia, comunque. Soltanto un filtro di Madre Natura – un filtro che dimezza il numero dei colori altrimenti visibili. Un sottile strato di goccioline d’acqua imperla ogni cosa, e i fari delle macchine e le luci dei lampioni si infrangono in modo strano sugli oggetti. Cammino spedito, la strada la conosco, non c’è bisogno di guardare per terra. I miei passi sono attutiti dalle foglie umide che coprono i marciapiedi. Mi assale la Malinconia. Vorrei essere lontano, in un paese sconosciuto.

Non è vero.

Vorrei che ora, questo momento, fosse lontano in un paese sconosciuto. Vorrei che la mia città fosse in un paese sconosciuto. Il grande nord. Niente sole. Sempre quest’atmosfera in attesa, ferma. Sempre l’alito che si condensa appena uscito dal corpo, sempre le goccioline sugli oggetti lungo la strada. L’Islanda, o un posto così. Non ci sono persone, nella mia malinconia. O quasi. Apro gli occhi in una piccola stanza, calda di legni e cuscini. Abbandono il letto, un po’ a malincuore, mi metto un maglione ormai sformato dall’uso, e cammino a piedi nudi verso la cucina. Guardo dentro le tazze sul ripiano di fianco al lavandino – si, ricordavo bene. Bevo un sorso di caffè freddo, orribile. Un sorso di sabbia, praticamente. Ritorno alla realtà, e le pupille riacquistano il loro diametro normale. Mi sposto in salotto, e mi siedo al tavolo. Sposto a caso un cumulo di fogli, alla ricerca di una penna, di una matita. Qualcosa. Scritte, frasi, cancellature. Qualche scarabocchio, ma in realtà non molti. Numeri cerchiati, scritti in inchiostro rosso, in fondo alle pagine. Finalmente la trovo. Faccio la punta ad un mozzicone di legno, lentamente. I trucioli cadono sul tavolo. Si mischieranno ai fogli, e sicuramente finiranno sul pavimento. O in cima ai mucchi di libri ammonticchiati alla meno peggio dove dovrebbe esserci il cestino. Allargo le braccia, piego la testa indietro, respiro a fondo. Nessun rumore in casa, nessun rumore dall’esterno. Mi chiedo, ancora con le braccia aperte e le punte delle dita spinte il più lontano possibile da me, se esista veramente, l’esterno. Guardo di fronte a me. La tenda bianca, pesantissima, nasconde la finestra, chiusa. Forse no. Forse l’esterno è l’interno e tutto è me, ora. Mi stringo nel maglione. Sono dentro ad un bozzolo di lana. Ma la casa non è fredda. Sono un bozzolo dentro ad un altro bozzolo. Sto benissimo. Appoggio le mani sulle cosce, e continuo a flettere il collo in tutte le direzioni. Mentre raggiungo la piena consapevolezza del mio corpo, cerco gli appunti di ieri sera, le ultime note prima del - sorrido. Le ultime note, prima. Mi sporgo il più possibile in equilibrio sulle gambe posteriori della sedia, e guardo indietro, oltre la porta della camera. L’ho lasciata aperta. Apposta. La sua schiena si distingue appena, tra l’ocra e il marrone delle coperte. I capelli sparsi sul cuscino. Il respiro lento, regolare. Indugiando tra le sue labbra, ho guardato in fondo ai suoi occhi nocciola. Non sai quanto, ma non sono riuscito a finire la frase. Era troppo, per esprimerlo. Qualcosa le si è sciolto dentro, mentre affondavo in lei, lentamente. Il suo respiro mi ha investito. Non lo sai nemmeno tu, quanto, mi dirà poi, prima di addormentarsi nell’odore un po’ acre di sudore, di sperma, di lei. Mi domando se ho voglia di alzarmi dalla sedia. No, sbagliato – ancora. Ho un’improvvisa voglia di alzarmi. Di alzarmi, di tornare in camera, di chinarmi su di lei, e di baciarle la fronte. Senza farmi sentire – non è importante.

Improvvisamente è Padova, ancora, con la nebbia, i miei passi, e tutto il resto. I fari delle macchine appaiono e scompaiono tra gli alberi dell’argine, al di là del canale. Cammino incontro agli studenti. Ne incrocio il flusso. Stanno tornando a casa. Mi passano a fianco, mi sfiorano, noncuranti della mia presenza. Li sento parlare di corsi ed esami. Sento brandelli di racconti, di aneddoti, frasi che posso interpretare come voglio. Che potrei interpretare come voglio, se solo ne avessi voglia. Invece continuo a camminare, nel naso ancora le ultime tracce di quel sorso di caffè freddo. Mi stringo ancora di più nella mia giacca. E’ sformata, ma purtroppo non è un maglione.

***

Quanto mi mancano, certe cose. Quanto. Quanto.

posted by bpz | | commenti

[12:32]

-27

Del resto, figlio mio, sta' in guardia: si fanno dei libri in numero infinito; molto studiare è una fatica per il corpo [Eccl., 12:14]. E siccome sono ridotto così, il Domineddio [cit.] decide di aiutarmi, almento dal punto di vista delle tentazioni; in un momento il cielo si oscurò di nuvole, il vento si scatenò, e cadde una gran pioggia [Re, 18:45]. Fuori vengono giù secchie d'acqua, tirano i monsoni, e si gela pure. Ho capito, che sabato mi aspetta.

posted by bpz | | commenti

venerdì, gennaio 16, 2004 

[23:59]

Eptaedro.

000

Imbocco via San Francesco, come tutte le mattine. Darkane a volume notevole, ho una percezione limitata e selettiva dell'ambiente esterno. Appena supero le paratìe del primo cantiere, prendo in pieno una buca. L'effetto è quello dell'idolo che Indiana Jones trafuga dal tempio maledetto - o quel che è. Come il buon archeologo harrisonfordiano è inseguito per gli stretti corridoi del tempio nella giungla da un enorme masso rotolante, io sono inseguito ora da un fuoristrada oversize. Accelero il ritmo delle mie pedalate. Il fuoristrada non demorde. Mi è quasi alle calcagna, e questo riduce la mia aspettativa di vita in caso io debba eseguire una brusca frenata. Siccome sono impegnato a gutturare Innocence gone, non mi accorgo che, di fronte a me, oscilla a due chilometri all'ora un veicolo per la pulizia delle strade; le sue spazzole verdi hanno già abbondantemente umettato il fondo stradale. Alle nove e mezza di mattina - curioso. Questo oggetto occupa la metà sinistra della carreggiata. Mi sto avvicinando a velocità eccessiva alla struttura che ne occupa l'altra metà: un insieme di transenna, cartello di pericolo, mucchietto di sanpietrini, e operaio di colore chino a terra col martello in mano. Calcolo della traiettoria: nel momento in cui io raggiungerò il piccolo cantiere, ci sarà arrivato anche lo spazzastrade. E questo momento è già ora. Sperando che non ci siano pedoni, scarto improvvisamente a destra, verso il marciapiede.

001

Odio, odio con tutte le mie forze chi parcheggia il motorino nelle luci dei portici. Le ganasce dei miei freni stanno ancora a piangere. Appunto personale: farne ri-vulcanizzare le spazzole.

010

La Bionda Sinuosa C ha portato in laboratorio due sacchetti di frittelle. Crema e zabajone. La Bionda Sinuosa C. Non ci avevo mai fatto caso.

011

Ma dai, che è una cazzata - dicevamo qualche sera fa allo Smilzo Collega C - giustificare un documento di Word. C'è il pulsante. Eh ma io non l'ho mica trovato, fa lui. Ma sì, quello con le lineette tutte uguali... lo premi, e giustifica lui, tutto automatico. Sicuri, eh, tutto automatico? Sì sì, tranquillo. Semplicissimo.

Stamattina lo Smilzo Collega C arriva al Life. Si sistema ad una postazione, apre il suo documento, e preme il pulsante con le lineette tutte uguali. Semplicissimo.

100

Dopo cinquantadue secondi, il Laif è vuoto, e la guardia giurata del palazzo entra bestemmiando nella stanza, estintore in mano.

101

Vate Informatico F: come sta, il tuo coniglietto?

Bionda Sinuosa C: bene bene, sì. Gli ho comprato una coniglietta.

buffa persona z: cazzo, vorrei anch'io che mio padre venisse lì, e mi dicesse: buffa persona z, ti ho comprato una donna.

110

Poco prima di natale, uno dei pessimi servizi consumistici di Costume e Società. Regali elitari per rampolli curiosi (e un pò secchioni). Noi, in questo negozio - fa una commessa sulla trentina - abbiamo queste riproduzioni di strumenti geografici d'epoca. Bello, penso io. Carini. Questo è un sestante; è un oggetto molto raffinato. Sullo sfondo si vede uno scaffale di mappamondi; non sono - in effetti - come quelli che vendevamo noi, in libreria. E questo è un caleidoscopio. Un caleidoscopio. Strumenti geografici; un caleidoscopio. Ho la visione - un flash - di Cristoforo Colombo che si approssima alle isole caraibiche; afferra dal ripiano vicino al timone un caleidoscopio, e guarda in direzione ovest: piccoli rombi simmetrici e multicolore ruotano nel suo campo visivo - il campo visivo di un malato di scorbuto che ha mangiato un topo scaduto imbevuto di benzodiazepine.

posted by bpz | | commenti

[00:31]

-28

Sarà la tesi, che ho questo strano senso di persecuzione?

Sono in cassa al Billa. Pian pianino arriva il mio turno, e svuoto il cestino sul nastro della cassa. Due bottiglie di birra, una di vino bianco, due cartoni di succo di frutta che c'è da finire il Cointreau, e una tavoletta di cioccolata, la più fondente che ho trovato - ho bisogno d'affetto, sì. La merce scorre fino al ripiano metallico, ma la cassiera non accenna a passare la mia spesa sul lettore ottico. Mi squadra. Riflesso automatico di colpa, tàsto per cercare il portafoglio, e sento il familiare rigonfiamento sulla natica destra.

Beh, dove credi di andare, con queste bottiglie?

Come scusi?

Eh, queste birre. Questo vino.

E' la mia spesa. Non ci vedo nulla di strano.

Non ci vedi nulla di strano. Ah. Ma ce li hai diciotto anni, stronzetto?

***

Massì, dai. Mi ricordo di svariate altre persone che, nei tragici momenti tesistici, avevano questi gettiti di persecuzione. Mi ricordo anche le sei del mattino mentre loro ricopiavano schemi e correggevano paragrafi, io immerso nel Purgatorio di Dante per guadagnare un pò di studio durante la mia opera di assistenza psicologica. Preparare secchie di tisana tranquillante, e poi finire a mangiare cucchiaiate di gelato da una confezione su cui avevo scritto col pennarello da lucidi nero "rescue remedy". Vero, Sorella Elettiva G?

posted by bpz | | commenti (5)

giovedì, gennaio 15, 2004 

[19:39]

-29a

Vate Informatico F: è semplice. Lanci convert, gli dai il file di input, qua gli dici di fornirti un ASCII e non un binario, e vai. Solo che sarebbe meglio importarla con la versione 16, e non con la 32, perchè così il file convertito devi invece stare a sistemarlo a mano, ed è un pò una faticaccia.

buffa persona z: non importa. Tu non hai capito, Vate Informatico F, che io non mi faccio più problemi. Se serve, mi procuro una bottiglia di Caffè Borghetti, e passo la notte davanti al computer a lavorare [breve pausa] Anzi, quasi quasi lo converto in binario, e la notte la passo a lavorare con zeri e uni. E con due bottiglie di Caffè Borghetti.

-29b

Mentre passo da Corel Draws a Photoshop ad Excel al programma di image processing e copio files interi e li pasto in Word e controllo su venti fogli diversi i valori da mettere negli algoritmi e tento di farmi venire in mente qualche sinonimo in più che li sto esaurendo e anche faccio prove di stampa, Occhi Belli C mi parla in continuazione dal computer al mio fianco. Dopo un'ora e mezza sono perfettamente assuefatto al suo tono di voce leggermente cantilenante, e riesco quindi a fare anche conversazione. D'altronde, l'utilizzo del mio cervello è solamente al novantasei percento. Si fa un pò di conoscenza, e questo, e quello, e come ti trovi con, e che fai per, e insomma. Rientra in laboratorio il Vate Informatico F, e mi cogliona, ma anche approva pubblicamente i miei feticismi grafo-cartografici. Eh, è proprio bravo sì - conferma Occhi Belli C - ma lo sai, Vate Informatico F, che buffa persona z suona anche la chitarra? Gli mancano i capelli lunghi, e potrei anche innamorarmi di lui!

Ecco.

posted by bpz | | commenti (1)

[09:54]

Somnium Relatoribus

Quando mi laureerò, ci sarà questo piccolo banco ligneo molto retrò, un po’ tribunale, un po’ autodafè. Ecco, io arrivo e c’è questo banchetto che è giusto un pelo undersized, come i tavolini pieghevoli che usano a) i marpioni con le tre carte alla stazione di Milano Centrale e b) maghi e prestidigitatori. Allora mi metto in testa di fare un po’ di prestidigitazione, sai, per scaldare l’audience, metterla un po’ a suo agio, strappare qualche risata e un po’ di stupore [vox relatoris: come, non vuoi fare le diapositive in powerpoint? Ma tu la commissione la devi stupire!] Faccio qualche numero con le carte da poker, tiro fuori un coniglio bianco dalla tesi, cose del genere. Bocche aperte, silenzio ed anticipazione. Poi il numero dei numeri. Sego in due il mio Relatore. All’altezza del diaframma. Mi rendo conto però che ho in mano una sega vera, e allora mi giro verso il Presidente della Commissione, che ha la fronte imperlata di sudore ed anche pare sbiancato, e gli dico no, dai, rifacciamo. Esco dalla porta con tesi, rotolo portacarte e carabattole da geografo rinascimentale. Mi cade il sestante. Il coniglio, impaurito, si nasconde sotto le panche del pubblico. Esco – dicevo – e.

E niente. Mi sveglio. Per fortuna che manca un mese, solamente.

posted by bpz | | commenti (2)

mercoledì, gennaio 14, 2004 

[22:24]

Camminando per mandare giù il kebab e gli spritz. Ma più il kebab. Già, camminando per il quartiere, come non facevo da un pò. Chiamo la Persona Importante F. Avevo voglia - le dico - di sentire una voce piacevole. Camminando, ripenso alla giornata appena trascorsa. 1. C'erano un sacco di individui bizzarri, nell'Osteria di Fiducia. Se avessi avuto la Funzione Osservatrice inserita, avrei potuto scrivere un libro. 2. Un individuo torna nella saletta interna ondeggiando a causa della sbronza. Tiene in mano un'altra caraffa di rosso. Per un attimo temiamo che riversi il suo alcolismo sul nostro tavolo. Biascica, e io mi chiedo come si possano avere delle vocali così aperte. Ex Partner C di Compagno di Sbronze A dice ma non avrebbe dovuto darglielo, a uno ridotto così! Il Compagno di Sbronze A: guarda che l'Oste di Fiducia F venderebbe una millefoglie a un diabetico in fin di vita. 3. Suonando deAndrè - pestando le corde con i miei newly-found calli da chitarrista - e bevendo Cointreau, sembra di essere nella Saint Tropez del sessantadue. 3a. dimmi quando tu verrai / tu continua e lo saprai. 4. Controllare il mio lessico. Vate Informatico F: e con i capitoli della tesi, come sei messo? buffa persona z: tutto tranquillo, nel weekend ho un sacco di tempo per scrivere. Spero sono di non incistarmi con le parti tecniche. 5. Aggiornamento della scala di conversione di buffa persona z:

buffa persona z: dai basta, io vado a casa.

cioè: prendiamo un'altro bianco?

posted by bpz | | commenti

[17:31]

Sul pavimento della mia camera è distesa la cartografia di una remota valle africana. Anzi, mi piace di più detta così: sul pavimento della mia camera è distesa una valle africana. I bordi di questa valle risalgono un pò contro gli oggetti che sono appoggiati per terra, dato che di pavimento libero proprio tanto non ce n'è. Son due settimane che zampetto su questi foglioni laceri, e oltre a quella dell'uso del suolo comincia ad essere necessaria un'altra legenda - quella riguardante lo stato di pulizia dei miei piedi, o delle mie suole, a seconda. Ho stampigliato con i miei piedoni e con le mie calzature le stesse carte che mi hanno accompagnato in Africa. Mi sono sempre chiesto con che carico batterico sono tornate in Europa. Guardo per terra. In un impeto deificante - e reificante - mi immagino un giorno, elmetto coloniale in testa, moschetto a tracolla e taccuino rivestito di pelle lisa e bisunta in mano, mi immagino, dicevo, dare il nome a delle buffe forme geomorfologiche, ampie depressioni dal fondo ondulato; ampie depressioni a forma di piede. Guardo per terra. Fisso il fiume, magico fiume, fiume straordinario [cit.]. Lo vedo ruotare di poco, in senso antiorario, e spostarsi di qualche millimetro verso la porta della stanza. Mah - penso - sarà il carico batterico.

posted by bpz | | commenti

[01:35]

La scala di conversione di buffa persona z.

Il Compagno di Sbronze A mi chiede se domani sera un aperitivo ci sta. Io, che mi volevo concedere una serata di studio e fotointerpretazione, ci penso su un attimo. Poi però è il Compagno di Sbronze A. Va bene, dài - dico - magari vengo in centro a farmi un paio di spritz. Il Compagno di Sbronze A si porta le mani al volto, strabuzza gli occhi, ed esclama: NO!

Fermo immagine. Appare una diapositiva in Powerpoint. I concetti sono puntati non da numeri, non da lettere, non da pallini nè da stellette. No. I concetti sono puntati da piccoli fegati antropomorfi. Antropomorfi e sorridenti. La voce dei documentari degli anni sessanta, in sottofondo:

Perchè il Compagno di Sbronze A conosce la scala di conversione di buffa persona z. La scala di conversione è uno strumento indispensabile, al giorno d'oggi: non uscire di casa senza di lei! Impara anche tu a conoscere la scala di conversione di buffa persona z.

buffa persona z: no, dai, è la mia serata no-alcool.

cioè: due spritz.

buffa persona z: dai, salgo a bermi uno spritz tranquillo.

cioè: tre o quattro spritz, e conclusione di bianchetti.

buffa persona z: va bene, ci facciamo un paio di spritz.

cioè: prima del sesto spritz, non si cambia bevanda.

E da oggi, la scala di conversione di buffa persona z è disponibile anche nel pratico formato plastificato.

posted by bpz | | commenti (5)

[01:18]

-30

Mattina. Sveglia presto, macchina, Montecchio. La rotonda all'uscita dell'autostrada è un macello. Un signore mi apostrofa da una villetta: cosa cerchelo lù? e mi aspetto tiri fuori un moschetto della prima guerra mondiale caricato a sale e setole di maiale [cit.] La casa del Re dello Scavo DG è incredibile. E' tutto ordinato, il centro delle stanze. Dalle librerie, dagli armadi, dai cassetti e dagli scaffali, dalle credenze e dagli archivi, il Caos Libresco preme per riversarsi sui pavimenti. Ma, come una parete invisibile, qualcosa lo trattiene. Mi siedo in salotto, al tavolo. Il Re ogni tanto entra con un pacco di libri in mano. Prova a guardarti questi qui di archeologia delle terre aride. Io spulcio indici, prendo appunti, copio definizioni. Un altro pacco di libri. Ah, non puoi non guardare qua, sui suoli ed i processi di weathering. Sistemo pezzi di post-it alle pagine che devo fotocopiare. Segno titoli, autori, concetti. Guarda, l'human archaeology è fondamentale. Uffa, mi dico io, ma non doveva lasciarmi fare i fattacci miei? Alle 13:45 parto. Il bagagliaio è pieno di libri ed articoli. Io sono pieno di caffeina. La bibliografia della mia tesi sembra pensata da un Borges in acido pieno di mate contaminato. Vago per quaranta minuti su e giù per i viadotti e gli svincoli di Vicenza, in un afflato di no, ma a me non mi spiace di prendere la statale.

Sera. Si finisce riscaldando la pasta avanzata - una pasta con peperoni, capperi, pancetta e pollo - e trangugiando Cointreau e succo d'arancia. Il Cointreau è sbucato fuori dalla macchina del Compagno di Sbronze A; volendo dirla tutta, è uscito dalla macchina del Compagno di Sbronze A assieme ad un barattolo di panna montata. E allora ci sono stati anche i granetti con la crema gianduja e la panna montata. Ed il Cointreau. La prima cosa che penso mentre tiro lo sciaquone, nel bagno di casa mia, venti miuti dopo, è oh, shit. This is the biggest stool I've ever seen!

Nota personale. In cesso, è deleterio leggere articoli in inglese sulla contaminazione delle acque dei pozzi del Burkina Faso.

posted by bpz | | commenti

martedì, gennaio 13, 2004 

[00:27]

Tranquillo.

Stasera era la mia serata alcohol-free. Per cui ho bevuto solo due spritz.

Poi, con lo Smilzo Collega C, mi son visto Miseria e nobiltà, con Totò. Un vero film di agnizioni plautineggianti.

Meno tranquillo.

che poi stavo tanto bene, e si era alla fine dell'aperitivo con il Compagno di Sbronze A e la Partner del Partito G, e insomma tutto a posto. Ultimi saluti, ultimi accordi per la serata di domani. Si fa per alzarci e pagare. Entrano nel mio locale la Buffa Ragazza E e l'Onnipresente. Nel mio locale. L'Onnipresente. Con una donna che quest'estate mi dette da pensare, mi dette molto da pensare - ora no però, chissà come, è calore, morbido calore. Nel mio locale, che era Omnipresent-free. Un momento di sangue ribollente. Devo ri-pisciare contro tutti gli angoli per ri-territorializzare l'Osteria di Fiducia. La Buffa Ragazza E. Vampata di calore quando la saluto. Infatti. Esco. La mente projetta fantapolitica. I miei uomini che sobillano le popolazioni, nel buio, e tagliano gole, e gambizzano; Keyser Soze è stato un ottimo maestro. Poi è il colpo di stato, e la Terra degli Agrumi data alle fiamme, e la Vendetta Aperta. Per l'Onnipresente è l'esilio, forzato, e la morte per mano di uno sgherro di colore con la faccia segnata dagli scars tribali, in una topaia umida ai bordi di Cotonou, Benin. La lama del machete fende l'aria, un colpo sonoro, ben assestato, e poi il ronzio delle mosche. L'insistente, monotono eppure diseguale ronzio delle mosche.

O, altrimenti, sarebbe stata la malaria. 

A casa, qualche ora dopo, riprendo in mano il Clausewitz.

posted by bpz | | commenti (4)

lunedì, gennaio 12, 2004 

[18:28]

Se non fosse che mi sono affezionato alla dicitura buffa persona z, questo blog forse cambierebbe nome. Si chiamerebbe Agnizioni. Sarebbe più appropriato. Tre post fa, io e Brekane (vedi link a fianco) scopriamo di aver avuto lo stesso insegnante di ginnastica delle medie. Meglio ancora. Buffe Agnizioni.

posted by bpz | | commenti

[18:23]

Lo sapevate che?

In via S. Francesco, per sei - otto mesi, ci sono stati dei "lavori" che bloccavano la strada a metà?

Che questi lavori, per sei - otto mesi, non hanno combinato un cazzo?

Che, ora che non c'è più quest'interruzione, un dio burlone cambia ad intervalli regolari la disposizione delle fioriere e delle transenne che stanno a metà via?

Che ogni volta che si passa per via S. Francesco c'è un mezzo pesante che deve entrare o uscire o stare a metà del portone di un garage o di un chiostro?

Che ogni volta che si passa per via S. Francesco c'è un fottuto fuoristrada da sette tonnellate che si è incagliato svoltando in via S. Caterina?

Che la propria mortalità media aumenta di quattro virgola sette punti percentuale quando si è nei dintorni di questi fuoristrada incagliati?

Che in condizioni di nebbia il fondo stradale di via S. Francesco è sei volte più sguiscido di quello di altre zone della città?

Che in hindi la frase "via S. Francesco" significa grande Dea proteggici dall'anarchia dei sensi stradali e dalle piste ciclabili che finiscono improvvisamente; molte vacche sacre saranno predisposte per te?

Che chi ha disegnato la viabilità di via S. Francesco è poi stato condannato per crimini contro l'umanità?

Che io non davo credito, anni fa, all'Ex Bassista P, programmatore provetto, quando criticava la tendenza degli universitari - che sopportava a fatica - a camminare in perfetta schiera, intralciando con somma perfezione l'intera sezione viaria?

Che io mi sono reso conto di questa cosa proprio in via S. Francesco?

Che quello che servono alla mensa S. Francesco ottunde tre dei cinque sensi degli studenti?

E che quindi questi vagano in maniera imprevedibile per la strada?

***

Lo sapevate che sono dieci anni, più o meno, che percorro via S. Francesco in bicicletta quasi tutti i giorni che trascorro a Padova?

posted by bpz | | commenti (4)

[15:33]

Aspettando che si liberi un metro quadro di pavimento nel minuscolo baretto dove abbiamo progettato di pranzare, ci beviamo una birra, io e lo Smilzo Collega C, nei dintorni del Pedrocchi. Poi me ne accorgo. Il cantiere del palazzo di Prosdocimi. Va bene, invece della tradizionale rete arancione ci sono le paratìe di legno. Molto più estetiche. E' un bel legno. Si vede che siamo in pieno centro. Ma soprattutto: il cantiere ha una porta. E per porta non intendo, che ne so, un'asse di compensato da sistemare alla meno peggio, spostandola a forza viva, o qualcosa del genere. No no, proprio una porta. Di vetro infrangibile, con tanto di maniglione antipanico e serratura. E di campanello. Ha un che di fuori luogo. Come passeggiare in una trincea, durante un attacco di gas mostarda, facendosi aria con un ventaglio cinese decorato con motivi floreali in toni di blu. Torno a casa e guardo, dalla strada, il cantiere aereo dei moldavi, sul tetto del mio condominio. I moldavi stanno pranzando, bestemmiando in moldavo. Si vedono chiaramente le numerose Moretti, e quella che riconosco essere una bottiglia di slibovitz; la prugna sull'etichetta mi fa l'occhiolino, e mi deride. In moldavo. Tutto questo fa decisamente meno isola pedonale in pieno centro città, in un'ottica di valorizzazione dell'arredo urbano.

posted by bpz | | commenti

[12:43]

Postumi. Quando arrivo al Liviano, mi approssimo ad un lampione per ivi inlucchettarci la bicicletta. Passo la catena tra i raggi, abbraccio il lampione, mi scivola l’altro capo del lucchetto; mi sporgo per raccoglierlo al di là della mia bicicletta. Mi tiro su. Il cappotto mi si incastra al manubrio. Mi ripiego per liberarlo. Si aggroviglia il cavetto degli auricolari, ora. Ripasso la catena tra i raggi, la afferrò al di là del mio mezzo. Sto per chiudere il lucchetto. No: è già chiuso, e la chiavetta è uscita dalla serratura ed è caduta per terra. Non la vedo. Ah, si. Mi chino per prenderla. Mi casca la berretta [cit.], che tenevo con l’ascella destra, e susseguentemente mi scivola il catenaccio. Mi sposto, e nel farlo struscio la gamba contro il mozzo della ruota posteriore. Olio sui pantaloni. Mollo un attimo catena e lucchetto; la bici scivola su sè stessa, la ruota anteriore sterza di quaranta-quarantacinque gradi, il telaio scivola deciso lungo il lampione, e io mi becco un pedale contro la caviglia sinistra. La catena del lucchetto si incastra tra i raggi e la forcella anteriore. Insomma: una scena degna delle migliori comiche; per due minuti, mi sento come un focomelico ubriaco posseduto dalla spirito di mister Bean.

Ricordi. Il mio insegnante di ginnastica delle medie, un panzone romagnolo fascista calvo con pizzetto: a te, buffa persona z, manca del tutto una cosa; e questa cosa è la coordinazione.

Ricordi 2. La stessa persona che con decisione mi fece vincere un momento di angoscia nei confronti dell’altezza e del vuoto. Lasciandomi per due ore di fila seduto sull’ultimo quadrato del quadro svedese.

posted by bpz | | commenti (5)

[01:01]

E la sera trascorre, discutendo delle mie ugge sentimentali.

I. Quando lo Smilzo Collega C perora le sue teorie, io mi sento come immerso nell'Atene arcaica. Si, lo Smilzo Collega C utilizza degli artifici retorici che non sfigurerebbero nell'arsenale linguistico di un rètore attico. Attico, dico, perchè ogni parola è necessaria alla tesi che lo Smilzo Collega C sta esponendo. E nulla più. Non si butta via nulla, delle frasi che snocciola. Ma sono soprattutto gli artifici retorici, che stupiscono. Mentre parla, lo Smilzo Collega si rivolge ad una audience ideale, nei confronti della quale si appella come "amici". Fenomenale.

II. violenza. Ci vuole violenza. Certo, con la galanteria del caso, nel rispetto dell'altra persona, ci mancherebbe, è una cosa primordiale. Ma ci vuole violenza.

III. Due giorni che i Darkane mi accompagnano. La seconda voce di Fatal impact [Expanding Senses, 2002] mi stende. I'm not supposed to be here / I've never felt such painful fear. Ieri sera invece la città del sabato tardo-pomeriggio mi scorreva attorno, ed io, completamente isolato, ero Chaos vs Order. L'effetto era notevole.

IV. Mille pensieri. Ma il rhum ha fatto il suo effetto. Vado a dormire.

posted by bpz | | commenti (3)

domenica, gennaio 11, 2004 

[20:37]

Una possibilità che si è prospettata nel corso della mattina - anche se era mezzogiorno passato - mentre ciondolavo tra le isole della mia ex-libreria con lo Smilzo Collega C: acquistare una carta stradale di Romania-Bulgaria-e-Moldavia del Touring Club, e partire alla volta della penisola balcanica, perennemente ubriachi, in un furgoncino Wolksvagen disfatto. Le guide le ho: i muratori che stanno lavorando al tetto della mia casa popolare.

A proposito. Domani è lunedì. Immagino che alle otto li sentirò. Alle otto o anche prima: altro che come fai a fidarti degli extracomunitari eccetera - questi qui son puntuali, diobòno.

Stanotte tenterò di lanciare sul tetto dei gavettoni di acqua saponata.

posted by bpz | | commenti

[13:11]

e in più, tra l'altro, ti rendi conto che hai questo fermento in testa, e vorresti passare le giornate a scrivere. Solo che non puoi. E allora solamente preghi che le idee - anzi, non le idee: i mood. Ecco, allora solamente preghi che i mood non scivolino via, che sarebbe un peccato.

Per quanto tempo riuscirai a percepire e projettare l'atmosfera de L'ippopotamo burlone?

posted by bpz | | commenti (2)

[13:08]

e te ne torni a casa come al solito, un pò solo, un pò sì, è andato tutto bene, tutto tranquillo, troppo, troppo, troppo tranquillo, e una delle Consigliere d'Amore un pò ti rassicura, ma ci sono dei momenti, vedi, ci sono dei momenti, delle sere come queste, che anche un pò l'orgoglio maschile vuole la sua, e allora io questa sera sono inconsolabile. Almeno finchè non ci dormo su. E così all'una di notte finisco a parlare di tesi e di scrittura, di dopo e di libri e di donne con l'Amica Mediatrice A, mi dispiace, almeno avessi avuto una birra, qualcosa da offrirti, io: no, figurati, ho già bevuto abbastanza stasera - come? hai bevuto tanto? non sembra proprio, sei così pacato. Già, che ci vuoi fare, è l'abitudine. E tornando a casa che non vedi un cazzo perchè la nebbia - fittissima - ti smeriglia gli occhiali, e allora c'è tutto un gioco di riverberi e riflessi e rifrazioni ed angoli di incidenza, togli gli occhiali giusto prima di risalire con la bicicletta il muro dell'ex Foro, ed entri in modalità Cecità - ma lo sai, devi proprio leggerlo, quel libro, è incredibile ed angosciante - e però restano riverberi riflessi rifrazioni angoli di incidenza; sono solamente più sfumati. Insomma, ho il campo visivo di un'impressionista.

posted by bpz | | commenti

sabato, gennaio 10, 2004 

[11:52]

Il mattino ha l'oro in bocca; also: moldavian brickworkers on my way.

Siccome la Persona Importante F sale in Patavium una sola volta al mese, e questa volta è oggi, allora ti dici che è meglio dedicarsi alacremente allo studio nel corso della mattina e del primo pomeriggio, magari scavalcare anche la pausa pranzo, per potersi poi a lei dedicare senza sensi di colpa accademici di nessun tipo. Bravo; questa è una responsabile e consapevole gestione dello scheduling personale. Ancora con gli occhi chiusi e incispati, intorno alle otto, ho la vaga sensazione di essermi addormentato nel budello di una qualche miniera belga di carbone, ed in sottofondo sento il ritmico-ma-non-troppo lavoro di piccone dei miei colleghi. Apro gli occhi: è la mia cameretta. Oggi iniziano i lavori sul tetto del condominio, solo tre metri più in alto. Il rimbombo dell'opera di martello è spaventoso. Le imprecazioni dei moldavi, anche.

***

C'era tutto un'altro stile linguistico nell'assurda coppia di veneziani che qualche mese fa hanno sostituito gli ondulati dei garage, quelli colabrodizzati dalla celebre grandinata di quest'estate.

Muraro Uno: ciò, scolta, parchè ti gha da capir che mi sò un gessista.

Muraro Due: ah ben, nol savevo miga che ti lavorasse col gesso.

Muraro Uno: ma no ti gha capìo un casso, ostia. 'intendevo che scolto 'a musica gess!

posted by bpz | | commenti (5)

[00:40]

A. Ecco che mi arrivano i due recentissimi rapporti di valutazione ambientale che mancavano alla mia tesi. La fatina buona del cazzo [cit.] mi consegna i due tòmi. Ad occhio e croce, a spanne, andando a peso, saranno sette-ottocento pagine. In francese. Eh, mi mancava qualcosa da leggere, già.

B. Dopo settimane di appostamenti riesco finalmente a incastrare il Re dello Scavo DG tra le porte del Liviano. Eh no sai il dipartimento mi ha detto di farmi ridare le foto aeree che dovresti avere tu no? Confessa di averle a casa. E poi, io ti devo chiedere un favore...

Dimmi dimmi. Anzi, aspetta. Se recuperiamo fondi, torni in Africa?

Si, come no. Ma non tentare di corrompermi. Dammi qualche bel titolo di archeologia, che mi servono per un capitolo della tesi.

Ah beh, non c'è problema. Facciamo così: la prossima settimana passi a casa mia, e ti presto quello di cui hai bisogno.

Fantastico, grazie. A me, sai, servirebbe qualcosa su tell e mound, e sull'archeologia del Burkina.

Ottimo! Ne ho uno scaffale pieno, da me.

***

buffa persona z  sta ancora ridendo.

posted by bpz | | commenti

venerdì, gennaio 09, 2004 

[16:19]

Trappola alcolica allegorica.

Insomma buffa persona z sta scorrazzando per il centro di Padova intorno alle sette di ieri sera. Sotto il suo trotzkistico cappottone indossa un completo grigio-fumo da Rattus norvegicus. Squittendo e sgrufolando - è più appropriato, data la persona - ed emettendo altri suoni tipici del regno animale, eccolo quindi zigzagare a quattro zampe sulla fredda trachite padovana. Uno scarto improvviso a destra, un passaggio tra le gambe di una vecchierella. buffo roditore z attraversa di slancio lo stop del Ventitrè, e rischia che la sua coda di lattice da un metro e ottanta finisca sotto le sapienti incisioni di un pneumatico da fuoristrada. Un altro scarto, stavolta a sinistra. Un cana abbaia. buffo topo z non ci fa caso, perchè tipo un pò più in fondo - non ho ben presente come può strutturarsi il campo visivo di un sorcio - un lucore supera per intensità tutte le altre luci della città. Come per far perdere le sue tracce, buffo ratto z cambia direzione come un ossesso, nel mentre della sua complessa traiettoria di avvicinamento a quella fonte di luce. Così invitante. Eccolo, eccolo. Eccolo rifrangere i suoi occhietti marroni e curiosi - no, sbaglio, che ho le lenti colorate, perchè sono un pignolo. Eccolo, eccolo. Eccolo rifrangere i suoi occhietti neri sulla superficie di vetro. Tlack! Come uno scatto di tagliola, un rumore metallico alle spalle di buffo topolone z. E buffa persona z è finalmente preso nella Trappola Alcolica.

In realtà.

Una piacevole serata. Molto piacevole. Kimota, Papino, giuliomozzi, Morenatartari, ed il succitato buffa persona z. Agnizioni a dismisura, chiacchere di vario genere, e facciamo che non resti un hapax, eh! Rimando chez kimotà per altri ragguagli a proposito della serata... e per delle fotografie...

posted by bpz | | commenti

[00:05]

Resoconti? Domani.

posted by bpz | | commenti (5)

giovedì, gennaio 08, 2004 

[23:51]

Frammenti del mosaico.

I. Amica Mediatrice A: si, che se si parla di amici e di donne, per te la frase "essere nei dintorni", significa essere nel raggio di 800 kilometri!

***

II. Mora Germanista E: ma un articolo, o pubblicare... pensi di ricavarne qualcosa, dopo la laurea, dalla tua tesi?

buffa persona z: si, del combustibile solido.

***

III. Amica Mediatrice: ma hai un'idea di cosa fare "dopo"?

buffa persona z: certo. Dedicarmi alla crapula.

***

IV. Non Mi Ricordo Chi, forse Nessuno: eh, perchè, insomma... il senso della vita.

buffa persona z: il senso della vita sta racchiuso in una frase. In una frase di un racconto tradizionale africano. E la frase è questa: "disse alla donna il nsäni: fa in modo che, per un mese, ci sia cibo a sufficienza in casa; se ce n’è, spranga l’uscio e vieni come me.”

posted by bpz | | commenti

mercoledì, gennaio 07, 2004 

[22:48]

[retrospettiva, 30 dicembre]

Accompagno mamma&papà in stazione; loro se ne vanno a Rovereto, al museo d'arte moderna, io approfitto per comprare il biglietto per Roma. Torno a casa che sono le 08:37. La mia condizione psicologica mi impone di spogliarmi, mettermi a letto, e guardare il soffitto; fino alle 13:21. Mi alzo, mi infilo un maglione nero, sformato, e i pantaloni della tuta. Neri. Vago un pò per la casa mentre ascolto gli Annihilator, e mentre i bytes fluiscono copiosi attraverso il doppino telefonico. Sono in salotto quando la mia riserva di energia psico-somatica si esaurisce. Mi abbandono sul divano. Curioso in giro. I venerdì... Ciak... Le correzioni, Johnatan Franzen. Libera la tua mente con il feng shui, Kingstone K., Red Edizioni, 2002. Afferro quest'ultimo oggetto, e lo sfoglio. Anzi, lo leggo proprio. Eh no, perchè, l'ordine che permette alle energie di scorrere liberamente e tutte positive... e così la vostra vita - finisce l'introduzione - che è importante iniziare da piccole cose, un cassetto o una scatola, e servono cinque scatoloni in cui riporrete, suddivisi - via un capitolo - nell'ottica di una disposizione mentale positiva, aver liberato lo spazio vitale dalle cianfrusaglie che da una vita vi portate appresso - altro capitolo - poi tocca alla mente; sopo aver messo ordine nella vostra abitazione, libererete gli interstizi del vostro cervello da - e ancora pagine - e il corpo deve ovviamente essere pulito; l'importanza del liberare il colon dalle impurità.

Mercoledì 31 dicembre.

La Mamma entra in camera mia. Sono le 09:30. Mi porta il caffè. Beh, che si dice? Cosa hai fatto di bello, ieri? Mah, niente, in realtà. Però mi sono letto il tuo libro sul feng shui. Dai, davvero! [mia madre è una sostenitrice instancabile dell'Ordine; il mio modus vivendi la frustra un bel pò] E cosa ne pensi? No, beh, sono d'accordo con un sacco di cose. Anche se, alla fine del libro, pare che il trucco sia di infilarsi tutto nel *u*o, e poi di dare una bella ripulita al colon.

La Mamma raggela.

posted by bpz | | commenti (1)

[22:07]

Osteria di Fiducia, ore 19:22.

Ordiniamo il secondo giro di spritz. Dal bancone si ode distintamente - probabile - buffa persona z che implora: ma dai, Compagno di Sbronze A, offrimelo, uno spritz!

Aiutante Sui Generis dell'Oste di Fiducia F, in direzione del Compagno di Sbronze A, riferendosi con un cenno a buffa persona z: senti... ma quanto ti costa portarti in giro questo qui? 

posted by bpz | | commenti

martedì, gennaio 06, 2004 

[22:47]

Cena. Sto aspergendo la mia bracciola di maiale poco cotta con abbondanti pizzichi di una spezia che mi son portato dal Burkina Faso. Questa mistura è composta - non so bene in che percentuali - di peperoncino, arachidi e soumbala, un tubero (?) che ha l'odore dei piedi sudati e l'aspetto di un grappolo di emorroidi. Ah, e il colore dell'interno di un pozzo nero. Il tutto è grossolanamente tritato. Come farai - mi chiede il Capofamiglia F - quando lo finisci? Torni in Africa? Ah ah. Guardo il vasetto. Ne resta poco, in effetti. Inizio ad abboffarmi. Ma cosa ti viene in mente, quando lo mangi? Cosa mi viene in mente. Mi viene in mente l'ultima volta che lo usai in terra sua, nel cortile di una rinomata polleria di Ouagadougou. Mi viene in mente la processione ininterrotta, lunghissima, dei ragazzini con le stoffe e i pacchetti di Kleenex. Mi viene in mente la compagnia che era con noi, e il naaba di Zorgho a qualche tavolo di distanza, e gli sguardi di Frustrata e Totale Incomprensione Linguistica che ci scambiavamo con la Sorella Elettiva G. Mi viene in mente uno dei polli più buoni ch'io abbia mai mangiato; i sottobicchieri usati come coperchi per evitare che le mosche cadessero nelle nostre birre. Mi viene in mente l'odore penetrante della benzina usata per pulire i tavoli di lamiera, per scacciare le mosche... 

Dopo il dolce me ne torno in camera. C'è, credo, soltanto un metro quadro di parquet camminabile. Tutto il resto sono fotocopie, appunti, libri aperti, dizionari. Il letto - ancora disfatto dalla mattina - è replica del pavimento. La scrivania pure. supero lo stipite. Per un attimo, sento il ronzio delle mosche, e l'odore penetrante della benzina. Inciampo su quello che scoprirò essere un grosso nodulo di laterite rossastra, e mi infrango a terra. Quando riapro gli occhi, dopo l'urto, la guancia sinistra sulla carta patinata dell'inserto fotografico di un grosso tòmo, vedo di sbieco, e tutto deformato dall'angolazione e dalla vicinanza, Edouard Hesling (primo governatore della colonia dell'Alto Volta, 1919-1928) che a sua volta mi guarda, pensoso, baffi brizzolati occhi stanchi giacca e cravatta e la posa un pò plastica della mano appoggiata ad uno zigomo. Bravo, e adesso?, mi fa lui. E adesso - rispondo - mi tiro su, e per stasera è meglio che non lavori più alla tesi.

posted by bpz | | commenti (3)

lunedì, gennaio 05, 2004 

[23:11]

Qualche giorno fa. L'anno scorso. Anzi, precisione. Il trenta. Sto pranzando da mia nonna, a latte e tarallucci-del-mulino-bianco. La Nonna Tabagista Z - si, il suo nome inizia per zeta - si accende una sigaretta. Senti, mi fa, l'altro giorno, a Galliera - lo sapevo, lo sapevo, lo sapevo. Ora chissà che mi dice. Tuo papà ha tirato fuori dei fogli di una Gazzetta per - si, della Gazzetta del Mezzogiorno - ecco, si. Insomma, per farli leggere alla Cugina M. Già, me lo immaginavo che il Capofamiglia F lo avrebbe fatto, prima o poi. Dovevo aspettarmelo [l'anno scorso, in una velleitaria quanto turbinosa progressione, buffa persona z si è tuffato a pesce nel mondo dei concorsi letterari. Questa piccola cosa - uno dei pochi risultati conseguiti - è finito appunto nella Gazzetta del Mezzogiorno, pagina di Matera e dintorni (!). La redazione degli Scritti Completi di buffa persona z, anno 2003, è in corso d'opera] Beh, le hai scritte tu quelle cose? Già, si, ehrm, le ho scritte io. Eh, l'avevo capito. Perchè parli di - della mia ex, già. Si, che dici dei capelli neri, e quelle cose lì. Si, no - ma era un pò di tempo fa. Cioè, l'ho scritto l'anno scorso, ma - Ma ce l'hai ancora in mente? Beh, sai. Qualche volta. E perchè? Perchè? Perchè a qualcosa dovrò pure pensare, finchè... finchè... Finchè non trovi una sostituta?

Appunto. Mi ha tolto le parole di bocca.

La Nonna Tabagista Z.

Pare che... e invece.

posted by bpz | | commenti

[00:05]

Funziona.

L'unica cosa che mi ha stupito è stato il desktop, lindo e pulito al termine dei trentanove minuti di installazione col cuore in mano per la paura per la partizione buona [l'installazione verrà completata tra circa 39 minuti. Trentanove minuti? Ma io potrei essere morto, tra trentanove minuti. Come scusa? Dove hai detto che installo - in ci o in di?] Lo sfondo predefinito rappresenta delle morbide colline. Colline - diciamo più una leggera ondulazione della superficie terrestre. Un bel contrasto tra il verde dei prati che ricoprono i versanti e il blu del cielo e il bianco delle nubi, nubi che provengono dalle cime più sensibili che si vedono in fondo a destra. Bello, un panorama pacifico, post-glaciale. Non ci sono icone. L'uomo non ha neancora inqui - falso. Ce n'è una, di icona. Sta in basso, a destra. Solitaria.

E' il cestino.

Sembra il desktop del direttore di un'azienda municipale per il trattamento dei rifiuti.

posted by bpz | | commenti (6)

sabato, gennaio 03, 2004 

[21:56]

Leggenda vuole che lo studio di Thomas Pynchon, durante la scrittura dell'Arcobaleno, fosse estremamente spoglio. Una stanza vuota - ben illuminata, ma vuota - una scrivania, una mensola con qualche volume che il Maestro consultava in corso d'opera, e un rudimentale modellino del Missile - chi ha letto, sa - costruito col tappo di una penna ed una graffetta metallica come supporto.

Oggi, nel mio furor tesistico, il mio cenobitico (e malfunzionante) computer conteneva solamente Word e Winamp. Bella decurtazione, dai tempi delle trenta e più applicazioni che conteneva.

Io, stanotte, mi scolo una boccia di rhum.

Io, stanotte, installo Xp. Proteggetemi.

posted by bpz | | commenti (5)

venerdì, gennaio 02, 2004 

[23:48]

La Tragedia, ovviamente all'abbrivio dell'anno. Un programmetto stronzo, di cui non farò il nome, ed il Sistema crasha. Certo i dati son salvi. Ma ho - ed avrò - il mio bel daffare a risistemare tutto. Chissà perchè, ma mi dà la sensazione di essere entrato in una valle di lacrime informatica. Quando oggi pomeriggio è apparsa quella schermata nera, in modalità testo, nel bel mezzo dell'avvio di Windows, ho saputo dal mio stomaco - anzi, dal mio piloro - che il tutto stava prendendo una brutta piega. Una delle poche cose che mi è rimasta del Perito Informatico - le sensazioni gastriche del "sei fottuto". Anche il coro di bambini billgates-o-morfi che, dall'angolo della stanza dove tengo la chitarra, mi deridevano... beh, era un segno. Quando, con il ruolo di tecnico, arriva l'Amico Naif L, lo accolgo vestito di nero. Completamente di nero. Reinstallo Windows 2000 e la connessione ad internet, e già mi sento un pò meglio. Poi scopro che qualcosa non è esattamente "in bolla"... e poi la truce verità. Certo i dati son salvi. Non è vero. Ho pensato a tutto. A tutto tranne che alle mail. Due anni secchi di mail ricevute, e di mail spedite. Va a puttane la possibilità di ricavare una Vita di buffa persona z attraverso le lettere. C'era di tutto, lì dentro. Un momento di silenzio, grazie, e un bicchiere alla mia. Pensatemi, in questi giorni di smanettamento.

posted by bpz | | commenti (3)

giovedì, gennaio 01, 2004 

[21:24]

Coacervo del 01-01-04

(aa) il primo messaggio post-mezzanotte è della Persona Importante F (bb) grazie. (cc) per un paio di ore si balla musica house nel succitato Atelier Ficanza. Ad un certo punto, però, ci si sposta pure (dd) verso non si sa bene dove. Si bazzica in zona Villaggio Globale in cerca di un locale che ci faccia entrare senza pagare. Fallimentare iniziativa, chiaramente. Si finisce insomma di fronte alla Piramide a bere un caffè ed aspettare altra gente (ee) momenti accalorati, veloci, in cui io e la Sorella Elettiva G ci confidiamo quello che una volta potevamo dissezionare con la tranquillità del vivere ambedue in Padova. Ora no, ed in momenti impensati ci si racconta le Cose, tentando come di comprimere le parole, in un riassunto il più possibile esaustivo, e chiaro (ff) fallisce il rendez-vous con lo Smilzo Collega C. Chill out a casa dell'Auto Esultante E, con paste e latte caldo. Sono le sette e poco meno quando, dopo aver salutato, mi faccio strappare in Stazione Termini (gg) decido di darmi tempo fino alle 11:14, ora del diretto per Firenze, e mi incammino per Roma (hh) la capitale è deserta, o quasi, ci sono solamente centomila Forze dell'Ordine disseminate un pò ovunque, sembrano incatenate ognuna alla sua transenna, ed io vago un pò instabile verso non si sa bene dove. Mi ritrovo al Quirinale, e poco dopo a San Pietro. Seduto sui gradini dei propilei quasi mi abbiocco, sono le nove passate. Mi dirigo allora verso la metropolitana. Scendo a Vittorio E., fermo nella mia decisione di andare in quella pizzeria al trancio così sapida e così multietnica che sta in via Merulana, praticamente sotto alla targa dedicata a Gadda. Al Maestro Gadda. Pochi prodotti, devo accontentarmi della focaccia (ii) un diretto ci mette più o meno tre ore ad arrivare a Firenze. Quando metto piede in quella che per un attimo credo di sentir annunciare come Satan Maria Novella, mi assale la malinconia. La malinconia delle ore passate in questo atrio, anni fa, ad aspettare un treno che mi portasse verso casa, o anche a Prato poteva andare bene, per intercettare al volo un regionale lentissimo che mi permettesse di aspettare, al freddo e al vento, almeno un pò più vicino a casa. Ogni volta che mi trovo a Santa Maria Novella, non so perchè, quasi mi aspetto di incontrarLa. Non può succedere, ovviamente, ma me lo aspetto lo stesso. E guardo in faccia tutte le ragazze un pò bassine e con i capelli neri che incrocio (jj) una mostra fotografica temporanea allestita nel salone biglietteria; sono foto ritraenti de Andrè. Foto belle, vere. Sporche (kk) nell'intercity per Bologna un gruppo di cinque ragazze, reduci da un Capodanno di molto etilico, commenta e filologizza i messaggi di un pretendente comune, Il Peloso (mm) a Bologna si aspetta poco, e nell'interregionale che sembra sempre tranquillo, ma invece è pieno come un uovo, mi abbiocco più e più volte. Anche con un risveglio impanicato, cazzo, dove siamo? (nn) ma era solamente Ferrara. Tento di finire Confessione di un assassino, di Joseph Roth. Non riesco a proseguire, la stanchezza mi impersona un pò troppo nel ruolo di spia politica. Desisto dalla lettura, ed arrivo a casa. Alle sette.

posted by bpz | | commenti

[20:41]

Coacervo del 31-12-03

(a) Io il biglietto l'avevo fatto già il giorno prima. Poi vengo preso dal panico, nel corso della notte, un panico vestigiale dei due pessimi giorni passati a disperare. Niente Roma, niente Capodanno. E' mattina; eccomi in stazione, salve vorrei cambiare questo biglietto eurostar. Torno a casa con un andata-e-ritorno per Falconara Marittima, location della Sorella Elettiva G, a validità due mesi. Qualche telefonata organizzativa. Una tragedia. Alle 16 sono di nuovo in stazione. Salve, vorrei cambiare questi biglietti che ho cambiato stamattina. Un'ora dopo sono in treno (b) Il mio vicino di posto ascolta il walkman a volumi impensati. In tutto il tempo che siede al mio fianco, ascolta undici volte di fila una canzone di Robbie Williams; cambia cd; ascolta sette volte di fila l'opener della colonna sonora di 8 miles (c) Roma. La Sorella Elettiva G e tre suoi ex-compagni del corso di giornalismo ambientale. Una frugale cena su dei gradini di fronte al Villaggio Globale (d) tra le provviste, si nasconto dei piccoli panini con pesto e germogli di soja (e) assistiamo ad una rissa tra parcheggiatori. Dopo alcune testate, i due tornano amici più di prima, dedicandosi anima e corpo a delle pregevoli coreografie di gesti ed automobili (f) mezzanotte scocca che siamo entrati da un quarto d'ora in una festa trendissima nell'atelier di un pittore. Bizzarri personaggi, sostenuto livello di ficaggine, omosessualità, vestiti costosi e probabilmente cocaina. Il nostro gruppo sembra effettivamente piuttosto alternative, soprattutto quando rendiamo disponibile al pubblico, in un gesto di ricambiata ospitalità, la nostra bottiglia di spritz autoprodotto, (g) una bottiglia di plastica che mostra ancora chiaramente la sua precedente destinazione (h) di contenitore di acqua minerale della coop.

posted by bpz | | commenti (3)
adopt your own virtual pet!