buffa persona z [the aim of literature is the creation of a strange object covered with fur which breaks your heart. d.b.] |
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Chiedendosi come sia stato possibile travasare una bottiglia da 75 di rhum in una da 66 di birraperoni, buffa persona z impazzisce, e parte per Roma. posted by bpz | | commenti (1)
Un intero pomeriggio a lavorare alla tesi con gli occhi gonfi che ti pare di essere ammalato, influenzato, allergico, e allora vai in cerca degli antistaminici. Gli occhi gonfi che quasi vorrebbero rompere gli argini, e tu anche, lo vorresti, e sei lì che aspetti, e dici dai, forza, rompete gli argini, potete pure, e loro - gli occhi - che dicono va bene adesso rompiamo gli argini, e sarà Alluvione. E tu te ne stai lì, e allora? E loro rispondono, e allora ecco, si. E non succede assolutamente nulla. E te ne stai tutto il pomeriggio a scrivere di chef de terre e donne sottomesse e tassi demografici. Alla fine hai prodotto otto pagine, pure, ma a quale costo? Perchè c'è quella cosa che ti inquieta, la sottile inquietudine, c'è Lei che non sai che fare. Un minuto e ti addormenti, giusto prima della Grande storia, e sogni che ancora scorrazzi per la valle del Culo del Mondo con in mano delle carte dell'Institute Topographique de la Naiveté, e kilometri quadrati di savana arbustiva ovunque guardi, e il motorino che letteralmente rimbalza sui percorsi di fango indurito segnati delle vacche, e non ce la fai più per il caldo e la stanchezza e - anche lì - la sottile inquietudine. Ed stai per arrivare dove il GPS ha detto che devi arrivare, alla Collina, palpi in corsa una tasca dei pantaloni e senti che la livella di Abney sta ancora lì, ripassi mentalmente le procedure - perimetro, altezza, scheda - e ti dici ce la faccio in cinque fottuti minuti, e poi si torna a Di, cazzo se si torna presto, che non ne posso più. Arrivi, e la Collina c'è. Tanto di cappello ha chi l'ha sgamata col Modello di Elevazione Digitale. Certo, la Collina c'è. Ce ne sono sei, di Colline. Sei. Fottute. Colline. Tanto di calci nel culo ha chi ne ha sgamata soltanto una col Modello di Elevazione Digitale. Bestemmi, e tiri fuori sei schede. Tre ore di lavoro. Bestemmi ancora. Durante la pennica hai le visioni del tardosettembre padovano. Bestemmi una terza volta. Suona un campanello, che è come quando Windows non ti lascia premere un pulsante. Bestemmi ancora, e due braccia ti tengono saldamente, ma senza farti male. Sono due guardie svizzere. No, sono due prelati. No ancora, cazzo di sintonizzazione onirico. Sono due soldati Sc'veik, mal sbarbati, con i pastrani e i pantaloni dell'esercito austro-ungarico decisamente over-sized, e con le braccia ti sospingono con decisione verso una porta di legno istoriato con le storie dei Martiri. Alla porta sì che ci sono le due guardie svizzere, e queste due guardie svizzere alzano le alabarde, e i battenti della porta si aprono senza che nessuno li tocchi - s-w-iiift - ed eccoti dentro. Ed eccoti dentro, a colloquio con l'Eminenza. Lo sapevo. I due buoni soldati Sc'veik se ne stanno dietro alla mia sedia, uno per parte. Un prelato nerovestito mi parla con fare suadente, vagamente intrusivo [ti ricordi quando ti rompesti la testa nell'ufficio delle Acli, che in realtà le Acli l'avevano in affitto dalla Curia, e due giorni dopo c'è stato quel colloquio vagamente mafioso con il Loro Avvocato...] E insomma questo prelato mi dice buffa persona z, l'abbiamo fatta grossa, stavolta. Tre bestemmie nella stessa tranche di sogno. E' un pò eccessivo figliuolo. Io faccio spallucce. Per questo ora sarai sottoposto ad interrogatorio dall'Eminenza. L'Eminenza, dal suo seggio dietro al tavolo, mi fa l'occhiolino. "Eminenza?" chiedo io. Certo. L'Eccellente Eminenza Ipothenar. Io sbianco. Così ritengo giusto fare. Certo è, figliuolo - continua il prelato - che probabilmente la sua pratica prenderà le via dell'Alta Gerarchia, ed il suo caso sarà considerato anche da Sua Santità, l'Eminenza Thenar. Mi sveglio stereotipicamente sudato, ed inizia la Grande storia. Ma mentre scorrono Kennedy e Gino Paoli, Fidel Castro e Soraya, beh, io penso alla sottile inquietudine, che si guadagna a pieno titolo le maiuscole, e diventa la Sottile Inquietudine. Non farlo, buffa persona z. Oppure fallo. Pensaci. No, non farlo. Ti farà male. Stupido stupido stupido stupido stupido, and so on, and on, and on. posted by bpz | | commenti (4)
Confesso una cosa. Quando do lezioni di chitarra, mi ritrovo molto spesso mancante di appropriata terminologia anatomica. Ad esempio, arriva regolarmente il momento di spiegare all’allievo di turno come si possano zittire le unwanted sounding corde con le falangi delle dita della mano sinistra non impegnate nella diteggiatura che si sta utilizzando. In questa fase sono riuscito a coniare addirittura l’espressione stoppare la corda con la ciccetta dell’anulare; vien da sè che l’Allievo Archivista M, deridendomi, abbia speculato sulla necessità di unA assistente che abbia il compito precipuo di stoppare la corda o le corde con il proprio molto-basso-ventre. Problema similare per la questione del palm muting, espediente par excellence del chitarrista metallico. Palm, in inglese. Ma le corde al ponte non si stoppano col palmo in sé, non si stoppano con quella parte pianeggiante della mano su cui sono incise le linee di Vita Morte Amore e Teglia che Ho Afferrato Accidentalmente Facendo i Biscotti quest’Estate. No, si sfrutta piuttosto il limes, il fianco, la scarpata che delimita il palm, appunto. Niente, proprio non mi è mai piaciuto questo modus esprimendi – io voglio la precisione, sono un feticista della parola. E, infine, questa parte qui è un po’ troppo didascalica, come espressione. Mistero lessicale. Finoacchè giovedì – sempre durante le chiacchere della sera di Natale – ho potuto soddisfare la mia curiosità con il Futuro Medico G, uno dei convitati. Senti, ti prego, tu che sei il Futuro Medico, dimmi che esiste un termine preciso per indicare questa ciccetta qui. E indico la zona che va dal mignolo al polso, ma non il palmo, anche se lo chiamano palm muting, eccetera. Ma certo che ha un nome, ed è presto detto. Suspense. Si chiama EMINENZA IPOTHENAR. Fantastico. Ora mi sento finalmente pronto ad affrontare i perigli del Mondo. posted by bpz | | commenti (1)
Mi metto a lavorare alla tesi. Dalle gradinate di uno stadio, centomila carcerati euforici fanno la ola agitando a mò di strip-teuses l'estremità del cappio in strass che portano al collo. Come immagine, rende il senso del mio umore entusiasta? posted by bpz | | commenti (1)
Tazzona di caffè e una degustazione di tavolette di cioccolata. Chiacchere sugli amori - falliti o fallenti i miei, consumati i suoi - lo studio, Capodanno cosa fai dove vai. Mentre la guardo, mi chiedo come può una ragazza così non avere un notevole ascendente su di me. Escludo ogni considerazione ormonale, certo. Per adesso. Una ragazza che usa con quella nonchalance, così, parlando del più e del meno e dell'arredamento della sua futura casa, una ragazza che usa l'espressione colonne tòrtili. Pensavo di essere solo io ad annoverare il termine tòrtile nel mio lessico quotidiano [sai, c'erano queste quattro colonne tòrtili... colonne torti-cosa? Fusilliformi. Ah, ho capito]. Una ragazza il cui padre, tutto tranquillo e pacioso, entra in cucina, si fa pure lui un caffè, e mi racconta, en passant / due novelle, di Maupassant. Una mezzora dopo sono al Billa a fare la spesa. Qualche birra e dei wafer sottocosto, per la serata, per la nottata, per la tesi. Nemmeno la prospettiva di una cena tra amici. La spesa. Da solo. E l'industrial lancinante nelle orecchie non aiuta, certo. posted by bpz | | commenti (2)
Urlo verso la cucina. Mamma! Abbiamo ancora i laccetti per i sacchetti da congelatore? Insomma, è dalla vigilia che mi ritrovo senza free space nell'hard disk. Sai, quando trovi la vena giusta nei programmi peer-to-peer? Ecco. Io l'ho trovata. Con tutti i software che uso. Nello stesso momento. Il computer è acceso da tre giorni, non faccio in tempo a catalogare i files per riversarli su cd che, subito, il grafico a torta dello spazio disponibile mi denuncia un impietoso 0 bytes liberi. C'è un eccesso di bytes. Zippo, masterizzo, creo cartelle, ordino, masterizzo ancora. Ho finito i cd vuoti. Improvvisamente, così. Capita. Pensavi che una confezione da venticinque Verbatim ti sarebbe bastata, fino a lunedì. Ah ah, risate. Non avevi tenuto conto della download-a-holic. Finiti i cd, cerco disperatamente qualche decina di mega liberi nei riscrivibili che uso per la tesi. Finiscono anche quelli. I bytes cominciano a traboccare dal case del computer. Prendo le tazze della mia collezione - quella dei Simpson, quella col Coyote, quella con l'ape che alza il medio - e raccolgo il fluido informatico che sgorga dal lettore floppy. Sono presto piene anche le tazze, e allora le riverso nelle scatole da scarpe vuote. Poi nei cassetti del comodino. Poi sfilo le Antiche saghe nordiche e le Novelle del Tozzi dalle loro confezioni multivolume, e travaso qualche mug anche in quelle. Emule continua irriducibile a trasferire. Interromperlo? Assolutamente impensabile: uno dei principi chiave della queue philosophy impone di approfittare senza remore delle vene ricche - quando mai ti ricapitano? Discografie complete... tonnellate di pornografia... manuali in pdf... siti interi (beh, chiaramente, da qualche parte anche Teleport Pro è attivo, e mi sta riversando in camera un completissimo quanto enorme archivio di testi marxisti)... film, video musicali, software... In poco meno di un'ora ho riempito di bytes un catino, il secchio del mocio, tutta la dotazione di pentole e bicchieri della cucina. Cassetti, armadi. I posacenere. Ho riempito i sacchetti per congelare gli alimenti e li ho stoccati nel congelatore - dove, sennò? La protezione civile, che ho contattato tempestivamente, mi ha promesso dei sacchi, di quelli che si riempiono di sabbia quando le piene rompono gli argini; in fondo, anche questa è un'alluvione, e la mia camera è in stato di calamità. Ho riempito la vasca da bagno - e mio papà dice che in fondo non è male, lavarcisi (io sono piuttosto dell'idea che una scorreggia, trovando più difficile risalire in direzione della superficie attraverso il denso fluido, potrebbe causarmi danni gravissimi agli zip). Ho riempito il bidet. Ho riempito l'armadietto dei medicinali. Non solo. Ho svuotato anche tutti i flaconcini di pastiglie ed ho riempito pure loro. Mia mamma, che è andata lì per il suo prozac quotidiano, si è inconsapevolmente ingerita l'mp3 di King of the kill degli Annihilator - ed era pure a 320. Ammetto che ora è anche molto ilare. Ho scoperto un nuovo psicofarmaco? Chiacchere del Natale. Allievo Archivista M: comunque c'è una legge adesso che puoi scaricare gli mp3 dalla rete, basta che non li tieni in hard disk per più di ventiquattr'ore. buffa persona z: non è un problema. Non ho più spazio libero: non so dove metterli, 'sti mp3, per cui li cancello subito dopo averli scaricati. posted by bpz | | commenti (1)
Le chiacchere della sera di Natale, tranquille chiacchere seduti su divani e poltrone, il tavolino da caffè con panettone grappetta e vodka al melone, e in sottofondo The wall dei Pink Floyd. Mi affascino ascoltando le reti di conoscenze degli altri convitati. Sembra che ognuno abbia questa complessa rete di rapporti, interrelazioni, parentele e quant'altro. Alla faccia dei sei gradi di separazione. No perchè ti ricordi che ti dicevo di quel nostro medico? - ecco, lui è andato ad un ricevimento dove ha conosciuto un ragazzo che studiava al *** quando c'era padre Xyxxyy, e insomma questo - che conosce anche mia zia - è arrivato a dire che ha sentito che io... Io, dall'alto - o dal basso - del mio si-contano-sulle-dita-di-una-mano, ancora, quasi quotidianamente, mi stupisco del fatto che mio padre abiti addirittura nel mio stesso appartamento. posted by bpz | | commenti (1)
Natale per la maggior parte casalingo. Per il gusto del cazzeggio ne esce questo: The joyful spirit of Natale. Buona lettura. posted by bpz | | commenti
12 unordered steps to delirium I. La Sorella Elettiva G mi raggiunge all'Osteria di Fiducia. Io sono di pessimo umore - ho ricevuto le prima-due-poi-cinque pessime righe. Sto cincischiando con il contenuto di una scatolina di latta decorata a smalto; sul coperchio è raffigurato lo stereogramma schematico di una frana di scivolamento. Ciao. Ciao. Mi dai una mentina? Non sono mentine; sto mangiando dei caratteri di stampa in piombo. Ho deciso di farmi venire il saturnismo. II. Qualche sera fa. Finisco, oltremodo ubriaco, nauseato, stanco, anche un pò umiliato, nella cantinola dell'Amica Mediatrice A. Si parla di Idealismo versus Opportunismo. L'Idealista - incarnato per l'occasione da buffa persona z - sta attraversando una crisi di presa di coscienza. Lei mi chiede: ma se ti capitasse, ora, mentre stai corteggiando un'altra persona, l'Occasione... beh, rifiuteresti? Io: sai... direi proprio di no. Lei: ah, ecco. Io: anche perchè, se rifiutassi, il mio corpo si vendicherebbe sicuramente, e verrei strangolato nel sonno dal mio pene. III. Io e lo Smilzo Collega C guardiamo una coppia alzarsi da un tavolo ed entrare nel bagno dell'Osteria di Fiducia. Lei è mora, sinuosa ed abbondante; decisamente sexy. Ammiccante. Probabilmente, in conversazione, stava tirando stilettate alle sue amiche non presenti. Se la tira, anche [Smilzo Collega C: mi hai guardato? Un euro. Mi hai guardato ancora? Un altro euro]. Lui è... boh, non ci ho fatto caso. Insomma, entrano. Oh oh - faccio io - ecco ora una fellatio. Ghignate. Passano dodici dei sedici minuti di intercorso. No, mah. Ti dirò: il cesso non è mai stato un luogo deputato alle mie fantasie sessuali. Specialmente il cesso dell'Oste di Fiducia F. IV. Flashback. Io vorrei proprio sapere - l'Oste di Fiducia F sta uscendo dal cesso del suo locale - chi si è portato in cesso questo. Ci mostra il tappo di plastica di un'oliera. Cosa pensavano di fare? Mah? Noi assumiamo una posa interrogativa. L'OdFF attraversa la saletta, e, sempre dubbioso, ripone - no, Oste di Fiducia F, non lo fare, implora il Compagno di Sbronze A - e ripone il tappo sulla relativa oliera. Quando l'implorazione arriva al suo orecchio, ah, già, e si porta via il tappo incriminato. V. Dubbio. O quello di un'altra oliera? VI. Buffa Ragazza E mi raggiunge, come convenuto, davanti al VerdeOro. Fa freddo, ma non troppo. Sto masticando insistentemente. Cosa mangi? Ah, nulla, dei piombini da pesca a pera da sei grammi. Vuoi uno? Anche no, grazie. Ma... Saturnismo. Ah, ok. Qualunque cosa sia, ok. VII. Colpito da Cupido. I suoi strali, eccetera. Mi ha crivellato di frecce, ultimamente. Però, questo stronzo, non avrebbe dovuto colpire anche una possibile partner? Cioè, io sono qui, al momento, con una freccia impiantata in un piede, anzi, no, sono qui con una freccia conficcata tra l'unghia e la carne dell'alluce destro, e lui se ne è andato, lasciandomi inerme a saturarmi le carni di metaboliti del testosterone. VIII. Squilla il cellulare. Guardo il display. La Sorella Elettiva G. Rispondo oi, ciao! Una voce maschile vagamente metallica mi urla nell'orecchio intercity... Milano... ore sedici e... non esegue... sette. Oddìo. Una delle poche voci amiche è stata sequestrata da un controllore. IX. Buffa Ragazza E: ho avuto una serata piuttosto impegnativa, ieri sera, e ho un sonno... mi chiedo che cosa ci faccio già fuori dal letto, a quest'ora. buffa persona z: già, idem per me. Solo che mi sono stufato di starci da solo, a letto, per cui meglio uscire, mi sono detto [Ammicco] X. Ora di pranzo. Mi siedo su una delle panchine di piazza Capitaniato. Tiro fuori dallo zaino il sacchetto col pane e l'involucro col piombo da bolentino di profondità da 175 gr. Lo affetto - mi ci vuole un pò, effettivamente - taglio a metà una mantovana, e mi faccio un panino. Mi sto assuefando. XI. La sera della vigilia. Revival a mille con Fantozzi subisce ancora. Franchino suona il sitar seduto su una lavatrice sfatta, e legge qualcosa tipo Storia del pensiero filosofico. Loris Batacchi. Segue zapping selvaggio. Dopo una certa ora ci si chiede: ma anche la notte di Natale trasmetteranno le pubblicità zozze? Non credo ci siano particolari editti di sospensione. Lo zapping prosegue. E' un fotogramma. Tre pseudo-lesbiche feticiste in una situazione sadomaso. Due master, una slave. Frustini, pubi depilati, nipple clamps e breast bondage. Si, anche la notte di Natale trasmettono le pubblicità zozze. E molto zozze, anche. XII. Mi guardo allo specchio. Sono palliduccio, sembro anemico. Che sia qualcosa che ho mangiato? posted by bpz | | commenti (3)
Vittima innocente della frenesia festiva degli Altri. Non si può neanche girare in bicicletta tranquilli per il centro - beh, quando mai si è potuto? e via dicendo. Alla fine, quei pochi regali che decido di fare sono tutti hand-made. Che ne so. L'altra sera ero rintanato nell'Osteria di Fiducia, ben due ore prima dell'arrivo dei miei partners in drinking causa pessimo umore e necessità alcoliche, e ho vergato il biglietto natalizio che la Sorella Elettiva G si vedrà piombare tra capo e collo tra pochi giorni, in quel della sua cassetta della posta, assieme ad un violentissimo cd masterizzato - un "di tutt'i'ddischi un pò" degli Hatebreed. Insomma, tra chiazze di spritz e musica becera traccio questa produzione grafica che sta a metà tra i disegni di un bambino violentato a cinque anni dal padrino, e quello che un malato di mente potrebbe pittare con i propri escrementi sul muro bianco della sua cella. Simpatiche didascalie essenziali didascascaleggiano l'azione [essenziali perchè sintetiche, essenziali perchè come fare altrimenti a decifrare il mio personalissimo non-stile di inchiostro e macchie d'alcool?]. Babbo Natale giace disteso a terra. Alle sue spalle, Dino Cazares dei Fear Factory di Obsolete (occhiali scuri e treccine radiali) osserva il suo operato con le mani soddisfatte ai larghi fianchi. Il suo operato è la chitarra impiantata via paletta nel faccione barbuto di B.N. (il punto d'ingresso dello strumento è una facile concessione allo splatter). Di fianco, la slitta va a fuoco, a terra ci sono i regali di tutti i bambini del mondo aperti e pesticciati; la renna non c'è, e una didascalia ci informa che è stata portata al macello. Infine, il dettaglio di cui sono più fiero. Nel cielo, tre aerei in formazione, stilizzati che neanche le pitture rupestri del Tassili, sono commentati dalla dicitura regi bombardieri diretti in Lapponia con un carico di bombe al napalm. No, non mi piace il Natale. No, non ero di buon umore lunedì. Perdonami, Sorella! posted by bpz | | commenti
Odierna Percezione Interiore. Coinquilina S di Compagno di Sbronze A [urlando al partner]: dai, dai, cazzo, muoviti, che sennò non arriviamo al cinema in tempo. Compagno di Sbronze A: ah, cinema, stasera. Cosa? CSdCdSA: mah, cut, in cut... Compagno di Sbronze A: In the cut. Ti han detto com'è? CSdCdSA: no, so solo che è un thriller, e che scopano tutto il tempo. buffa persona z [dalla cucina]: ah beh, se scopano tutto il tempo allora per me è fantascienza. posted by bpz | | commenti
Niente, dai, io vado da Feltrinelli a comprare un pò di regali - mi dice il Conoscente A - senti, se credi al Natale, beh, buon Natale. "Se credo al Natale", ripenso mentre mi incammino per via San Francesco, direzione casa. Se credessi al Natale, giungo alla conclusione giusto quando sono a Pontecorvo, se credessi al Natale, caro Conoscente A, probabilmente non starei trascinando una pesantissima bici con la ruota posteriore forata [si. Si. SI. Un'altra volta, e 'fanculo]. Se credessi al Natale, non sarei stato asperso, in mattinata, da una fosforescente gittata diarroica di origine aviaria; che cazzo aveva mangiato quel piccione per produrre deiezioni di quel tenue verde luminescente? Se credessi al Natale, non sarei stato praticamente investito da un camion che trasportava bidoni da venti litri di olio di girasole per fritture industriali. Infine, Conoscente A, se credessimo tutti e due al Natale, non avremmo dialogato attraverso il muretto di quel porticato religioso di via San Francesco; un muretto ricoperto di ogni genere di rifiuto, escremento, cibo semiconsumato, ed altre sostanze poco estetiche. Oh oh oh. posted by bpz | | commenti (1)
Giornata piatta, giornata piatta, giornata piatta. Aspetto l'ora dell'aperitivo ascoltando violentissimo metal, una sola canzone in loop, ma l'orientamento delle casse e il volume contenuto aggrumano tutto in un generico suono pulsante. Giornata in cui vorresti stare a letto giornata in cui vorresti bere giornata in cui c'è bisogno di una rivelazione, di qualunque cosa schiodi questa situazione di stallo. Giornata in cui attendi che lei si schiodi, hai giocato tre carte da cento punti ciascuna, avresti annichilito anche il dio di Magic(tm) solo facendo il gesto di estrarre dalla tua manica queste tre carte. Però lei non si schioda, or so it seems. Attendo. Potendo, me ne tornerei a letto con una bottiglia di rhum. Guardo fuori, è buio, nuvole e luci che sembra d'essere in montana villeggiatura. Giornata in cui nella penombra della camera te ne stai fisso con lo sguardo da ebete a guardare le barrette dei download che si colorano, e ad aspettare un segno, uno qualunque, nella casella postale. posted by bpz | | commenti
Allievo Archivista M, birra, chiacchere. Lui resoconta di una donna che non gli sta propriamente simpatica. Che non sta propriamente simpatica a nessuno. E lei fa, dopo le sue introspezioni del cazzo: no, perchè ora mi andrebbe di provare l'Uomo Rude... In che senso, dico io, l'Uomo Rude? Eh - risponde - non laureato. Ecco. Fino a marzo, anch'io posso vantarmi del titolo di Homo rudis. Che sollievo. posted by bpz | | commenti (1)
Quest'anno non lo sto sentendo proprio per un cazzo, il Natale, mi ripete spesso lo Smilzo Collega C. Hai ragione; io nemmeno, mi trovo a constatare. Oggi sono uscito, e mi sono diretto a piedi verso il centro. Un camion di alberi di Natale diretto probabilmente verso il mercato del Prato mi è passato a fianco, all'altezza di via Gattamelata. Ho distinto perfettamente lo schiocco di una catena spezzata. Sono stato travolto dal tronco resinoso di un Picea excelsa di ragguardevoli dimensioni. Già, quest'anno non lo sto sentendo proprio per un cazzo, il Natale. posted by bpz | | commenti
Delle volte, buffa persona z si ritrova sanguinante a terra. Delle volte. Le ginocchia doloranti, l'addome come fosse stato investito da un ariete. Fatico a riprendere fiato. La testa che pesa, che gira; sputo continuamente nel tentativo di liberarmi la bocca dal sapore dolciastro del sangue. Conati a vuoto. Delle volte, buffa persona z si riduce proprio male. Ah, les femmes. Quando accade così, ci sono Loro. Ci sono le tre Consigliere d'Amore. Le tre Consigliere d'Amore mi educono sulla tattica d'amore; le tre Consigliere d'Amore stendono sul tavolo le carte topografiche, appuntano bandierine colorate, tracciano diagrammi e cerchiano quote. Aspettano impazienti i resoconti delle mie azioni; festeggiano con me i piccoli avanzamenti del fronte; mi esortano a non ritirarmi di fronte ai colpi delle artiglierie, alle shrapnel, al gelo dell'inverno, al fango e ai disagi. Le tre Consigliere d'Amore mi ascoltano inveire contro il Nemico; mi ascoltano bestemmiare gli dèi, il fato, la fortuna, chiunque capiti nell'areale della mia ira; mi ascoltano incidere su pietra le mie filippiche, le mie arringhe, le mie condanne - la mia self-inflicted condanna, soprattutto. Le tre Consigliere d'Amore sono lì quando sono steso sul selciato ed ho deciso di lasciarmi morire al sole per le ferite riportate. Sono lì per rimettermi in piedi, per prepararmi un cordiale. Le tre Consigliere d'Amore sono lì per sgridarmi quando ho indulto in attività autodistruttive - e ringrazio che non hanno mai un prospetto abbastanza esaustivo dell'attività di ricarica della mia falda alcolica. Le tre Consigliere d'Amore sono lì per intercettarmi quando vago per il centro con lo stomaco che minaccia di abdicare e la gola desertificata; sono lì per prendermi a calci nel culo quando con le nocche sbiancate stringo la spugna prima di gettarla. Le tre Consigliere d'Amore. Vi voglio bene. posted by bpz | | commenti
A cena con lo Smilzo Collega C. Dopo la pasta, due chiacchere. Ecco, l'ingresso in memory lane. La saletta sul retro del bar di fianco all'Iti dove mi sono diplomato perito. La pausa pranzo, prima dei laboratori del pomeriggio, il martedì e il giovedì - elettronica e sistemi, rispettivamente. Un panino pesantissimo, che ne so, mortazza e peperoni, e poi via nella saletta. Fumo di sigaretta. Giacconi, sciarpe e caschi ammucchiati sulle sedie. I due cassoni dei videogiochi addossati contro una parete. Le imprecazioni, l'avambraccio destro che brucia per la continua pressione del tasto rosso - la famigerata raffica - durante una delle estenuanti sessioni di shoot'em-up. Indice e medio tesi e paralleli, il pollice può [scuola 1] appoggiarsi all'ultima falange dell'indice, stabilizzando così le due dita, oppure [scuola 2] congiungersi con l'anulare piegato, o anche [scuola 3, quella a cui appartengo] restare libero, isolato. Astronavi, esplosioni, una topografia sempre verdeggiante e ricca di laghetti e corsi d'acqua che scorre al di sotto. Imprecazioni, dicevo, perchè a cinque centimetri da te, alle tue spalle, c'è il calcetto, ed ogni tanto un colpo di spigolo, una pallina, il gomito di un contendente ti urtano, rischiando di farti perdere la concentrazione o, peggio ancora, la regolarità del fuoco. Stronzo, potevi lasciarmi lo scudo, hai già lo sparo verde. Astronavi, esplosioni, topografia lussureggiante. Dai, cazzo, porcaputtana, usa la bomba! Non posso, non ne ho più. Come non ne hai più, ne hai ancora una! Eh, si, ma cazzo, la volevo usare con il mostro. Il mostro. A fianco, l'altro cabinato. Un'immagine manga viene lentamente rivelata dalla tesserizzazione attuata dal giocatore. Potenti manate, di piatto, vibrate contro il cassone; altre imprecazioni, altri gettoni. Che erano solo duecento lire. posted by bpz | | commenti (2)
In corridoio, dopo sei giorni più uno di assenza, incrocio finalmente mio padre. Salve! - faccio io offrendogli la mano - sono il nuovo pensionante. posted by bpz | | commenti
Di ricca ed armonica alimentazione, parte prima. Il rinfresco di laurea di una ex-partner del Compagno di Sbronze A. Una lunga, ricca tavolata. Paninetti tramezzini stuzzichini bottiglie. E una terrina di spritz. In un momento di riposo dalle libagioni guardo lo Smilzo Collega C: lento ma deciso ha iniziato la circumnavigazione della struttura imbandita. Ogni porto, ogni cala, ogni baia rappresenta una sicura fonte di approvigionamento. Lo osservo mentre, dissimulando che farebbe invidia all'Accetto, prende e consuma un tramezzino, si guarda intorno con nonchalance, afferra una patatina e la porta alla bocca, sorseggia il suo spritz, prende un paninetto e lo divora. Tranquillo e pacato si sposta di mezzo metro, infilza un funghetto sott'olio con uno stuzzicadente, osserva accigliato un convitato che fagocita svariati alimenti. Un altro tramezzino, e lo Smilzo Collega C, elegante e folle allo stesso tempo come un Nijinsky lombardo, schiva una ragazza, ruota su sè stesso e, prima ancora di aver concluso una lunga traiettoria arcuata, coglie al volo un pezzetto di focaccia; la leggiadrìa di un insetto con le zampette intrise di polline quando si accorge dell'occlusione umana che impedisce la sua rotta: eccolo allora piroettare armonioso e seguire a vista la costa, i fari d'affettato e cipolline costellano la via, e con una delicatezza degna del Della Casa lo si vede aggiungere al suo aperitivo un'abbondante schizzo di gin da una bottiglia che ancor mi rode di non aver nemmeno potuto afferrar. Di ricca ed armonica alimentazione, parte seconda. Seduti lungo le pareti. Entrano vassoi di dolci. Una ragazza si avvicina, e ci offre la scelta. Lo Smilzo Collega C osserva l'agglomerazione di pastine alla frutta. Ecco, alla fragola, come quando ero piccolo! Pochi minuti dopo si approssima la Santola dell'ex-partner eccetera. Ha un vassoio di pastine in mano. Ragazzi - dice - prendete! Non ci si fa pregare. Ah! Ananas... come quando ero piccolo! Era lo Smilzo Collega C, che ora ha la bocca piena. La Santola presto si stanca di vagare col vassoio in mano, e torna verso di noi. Si siede. Sù, ragazzi, approfittatene. Ecco ecco, il kiwi! Come quando ero piccolo! Io ghigno. Scambiamo due chiacchere con la Santola, che ancora offre dolci in nostra direzione. Pesco un bignè al cioccolato. Qualcuno, al mio fianco... guarda qua, col mandarino, come quando ero piccolo! posted by bpz | | commenti
Epica. [e nonostante che il resoconto completo occupi venti - venticinque pagine del mio taccuino] Mercoledì. Ore 03:58. Arriva in Jesi il regionale per Roma. Due ore circa più un'ora di ritardo dopo sono effettivamente in Roma Termini. Boccheggio, perchè ho attraversato binari, atrii, valigie e vecchiette inermi per raggiungere un intercity che non sarebbe partito. Correndo ho ingerito troppa aria fredda, che stranamente non ha raggiunto i miei polmoni ma il mio stomaco già provato dal weekend precedente. Le mando un messaggio: sempre valida l'offerta della merenda insieme alla pausa del master? [cose nostre] Quando esci? La Persona Importante F mi risponde pochi minuti dopo. Sono le 08:40, circa. Il tono del messaggio è spiritoso. La chiamo. Uei! Come va? Bene, grazie! Ti disturbo mica? No no, figurati, stavo entrando in aula. Senti... ma sei ancora nelle Marche, o sei tornato a casa? Tiro un respiro profondo. No, tu non hai capito. Non stavo scherzando, col messaggio di prima. Silenzio. Alle 12:03 scendo a Napoli Centrale. posted by bpz | | commenti
Anche la parte filosofico-meditativa del viaggio è finita. Presento tutti i sintomi del saturnismo: cosa sta succedendo? Domani, stanotte, la tranche epica del viaggio. Vedrete buffa persona z, alle quattro di mattina, prendere un regionale nella stazione di Jesi. Ma diretto dove? posted by bpz | | commenti
La sera leoni... gli amici abbandonano la terra marchigiana nel primo pomeriggio. Restiamo io e la Sorella Elettiva G. La parte picaresca del viaggio è finita, ora si entra in una fase diciamo più filosofico-meditativa, un (lento) recupero fisico e mentale. Piccola parentesi epica, credo, e poi buffa persona z rientrerà nella nebbiosa Padova. posted by bpz | | commenti (1)
Il tempo vola. Zaino pronto. buffa persona z se ne parte per le Marche. Fino a mercoledì. posted by bpz | | commenti
Il computer del laboratorio macina una tiff da trecentonove megabytes, e il rumore della puntina dell'hard disk si fa a tratti assordante. Mentre manipolo il mio fotomosaico, mi sento una divinità. Una divinità geomorfologica. La valle del Sourou (Burkina Faso) si spiega davanti ai miei occhi, ed io sposto i singoli fotogrammi creando faglie, spaccature e sovrapposizioni. Mi pare d'essere ancora davanti a Popoulous, o come cacchio si scrive. Apro voragini, le piste nella savana si dislocano e gli alberi si sdoppiano. I contadini africani subiscono sulla loro pelle i cazzeggi topografici di un dio bizzarro. Di un dio buffo. As the real one, non mi preoccupo minimamente se una feature del terreno - strada, casupola, campo - non è coerente con sè stessa. Cazzi vostri! Ghigno satanicamente mentre dèvio il corso del fiume stesso. posted by bpz | | commenti
buffa persona z non è stato molto bene, in questi ultimi giorni. No. Non è stato bene proprio per nulla. Improvvisamente il gioco si è fatto peso e tetro. Due righe sono diventate cinque, hanno riempito lo spazio, tutto lo spazio, hanno consumato l'ossigeno, tutto l'ossigeno. E il contraccolpo ha scaraventato buffa persona z a terra, sulle sue ginocchia. buffa persona z ha vagato per un pomeriggio intero, ha avuto dei momenti di forte nausea e, se così si possono definire, di Avversione Totale, ed è finito ad ascoltare Erri de Luca che parlava di Bibbia ed amicizia. buffa persona z ha tentato poi di annullarsi saturando il suo sangue con molecole alcoliche, ma non è servito a nulla - dopo una notte frammentata [ore 00:06. Bene, accendo il computer, mi spoglio. Anzi, intanto che aspetto lo start-up mi stendo un attimo sotto il piumone. Ore 03:33. Ah, già, stavo controllando la posta. Mio dio, ma è già mattina, devo fare lo zaino. Ah, no, sono le tre-e-trentatrè] buffa persona z è risorto per nulla purificato, anzi, ed è anche piuttosto sensibile al mondo esterno. Prende a prestito un libro about la territorializzazione agricola africana, e ne guarda la foto di copertina. Risaie si estendono fino all'orizzonte, su un terreno perfettamente piatto. Sui camminamenti di terra, i contadini maliani si aggirano, zappa in mano, tutti tranquilli. Fino a diventare figurette piccole, piccole, piccole, all'orizzonte. Desolazione. Ma che cazzo sto facendo, io? Ancora, buffa persona z sale in bicicletta, e quello che per tutto il pomeriggio era solo un vago sputacchiare metereologico si trasforma in un diluvio biblico. Bestemmio, e arrivo a casa in modalità stealth, nel senso che non vedo un cazzo, e le gocce sulle lenti degli occhiali diffraggono decine di strade sfasate, e comunque piuttosto buie. Fradicio e decomposto e vivo per miracolo e di splendido umore ricevo una telefonata del Compagno di Sbronze A, e chiaramente nell'unica sera che rincaso prima delle sette costui sarebbe libero per l'aperitivo. posted by bpz | | commenti
Qualche volta bastano due righe nella consueta mail quotidiana a farti vacillare. Bastano queste due righe, due righe che come un raschietto scrostano la sottile, fragile-eppur-così-bella patina del Senso. Umore pessimo, voglia di distruzione di massa. Colpi di catena a passanti ignari, molotov sui fuoristrada per le vie del centro. Cani idrofobi liberati nelle piazze addobbate. Il sogno di stanotte forse aveva tratti premonitori? La sua inquietudine, aveva qualcosa a che fare con quello che sta succedendo ora? Ventinove morti casuali in un albergo, di notte. Devi stare attento a quello che leggi, a quello che navighi di notte. O era premonizione? Gente a cui cadono borse cariche di regali - regali per sè stessi - gente che si porta le mani alla gola, in preda ai colpi di tosse, il naso che cola e i muscoli - tutti i muscoli - che si rilassano nello stesso tempo e poi arriva l'esplosione nella testa. Boh? posted by bpz | | commenti
La dura vita del Geografo. Rivalità e infamazione nel mondo accademico, ai tempi del Vecchio Ordinamento. Un Manipolo di Olistici Eroi contro la testaccia dura degli Specialisti. La dura vita del Geografo. Parte #1. [Corsivo è una laureanda in Scienze Naturali. Tondo è buffa persona z. La scena si svolge in Dipartimento, quattro giorni fa] Sai, anch'io vado a fare la tesi in Burkina Faso. Sono una laureanda del Relatore. Dovrei fare un lavoro sulle fonti d'acqua, sai, i pozzi e le perforazioni. Si voleva provare anche con delle analisi batteriologiche, ma sai, i terreni di coltura. Immagino. Anch'io l'anno scorso ho fatto un bel pò di analisi delle acque dei pozzi, giù in Sourou. [Corsivo strabuzza gli occhi] Ma co-o-ome hai fa-a-atto? Tu fai lettere! Beh, sai, non sono mongoloide. Se mi si spiegano le cose, riesco anche a farle. Senti, ma come ti pare il Relatore? Ah, è un Grande. Organizzatissimo, proprio. Cioè, lui va in giro per il mondo, ed è proprio organizzato. Sai, io ho fatto l'Erasmus in Norvegia, e lì vedi gli italiani, no, proprio disorganizzati, che vanno sulla neve con le scarpette di tela, senza guanti, proprio ci fanno le figure di merda. Invece il Relatore. Ma tu quand'è che scendi in Burkina? A gennaio parto. Uellà! Hai scelto la stagione giusta! Beh, perchè? Sai, a stagione secca avviata, non è che sia l'ambiente più rilassante del mondo! Ma come, in gennaio? Non fa più fresco? Insomma, non è che in sahel faccia mai "fresco". Mi pare che la media massima sia di quarantaquattro gradi, tra gennaio e febbraio... [Corsivo ammutolisce] ... e... non è che... ehm. Ma senti, tu hai fatto vaccinazioni, prima di scendere? [tocca a buffa persona z, di ammutolire] La dura vita del Geografo. Parte #2. [Corsivo è una laureata in Geologia. Il suo nickname è il nome, dal sapore decisamente teutonico, di una formazione dolomitica; lo traslo in Wafer, per la privacy. Tondo, alias buffa persona z, è in questo momento un random chat partner di Corsivo. La scena si svolge in Icq] Ciao. Ciao, come va? Bene, grazie. E tu? Bene, dai, non mi lamento. Senti, come mai quel soprannome? Non vuol dire nulla, l'ho scelto perchè mi piaceva. Molti mi chiedono se è tedesco. Cosa fai di bello nella vita? Mah, dovrei laurearmi in Geografia tra poco. Tu? Sono laureata in Geologia, sto facendo un master, collaboro con uno studio tecnico. Ah! Geologia! Allora avevo capito bene, Wafer. [Corsivo strabuzza gli occhi, immagino] Ma come fai a sapere cos'è? Eh, faccio Geografia. Qualche cognizione ce l'ho, di Geologia. Ho dato un paio d'esami. Beh, perchè non fare direttamente Geologia, allora? Mah, sai, qualcosa a che fare con un punto di vista più completo? Vabbè, sarà... Scusa, ho sonno. Yawn. Vado a dormire. Alla prossima. Ciao. La dura vita del Geografo. Parte #3. [Corsivo è la ragazza più indisponente del pianeta. Tondo è buffa persona z. La scena si svolge nell'atrio del Dipartimento. Corsivo è venuta a prendere l'Esilarante Alpinista C, che al momento è al piano superiore. Corsivo e Tondo restano soli. Conversazione riempitiva] Come va? Beh, dai. Bene. Sono un pò preso dagli esami. Cosa stai preparando? La seconda parte di Letteratura Italiana; ho tutta la Divina Commedia, 'sto giro. Che palle. Ma non facevi geografia? Si, ma sta a lettere. E' un indirizzo. Ma cosa c'entra allora italiano? Niente. E neanche Latino, se è per questo. Ma non mi pare che un pò di cultura gener Mah, a me sembra solamente un minestrone di laurea [tump] Senti, Esilarante Alpinista C, finalmente sei scesa. Non è che sali su dal Bibliotecario, e senti se ha un pò di segatura per tutto 'sto sangue? La dura vita del Geografo. Parte #4, retrospettiva. [Corsivo è uno studente di Scienze Naturali. Il manipolo di Olistici Eroi - tra cui buffa persona z, Sorella Elettiva G ed Esilarante Alpinista C - si trova ad un corso cosidetto fuori facoltà. Sono circondati da Specialisti. Tra l'altro, è il corso del Relatore. Tondo è la voce dell'universal mind del Manipolo di Olistici Eroi. La scena si svolge cinque minuti prima della lezione, nel lontano marzo 2001] Ma cosa studiate, a Geografia? Le capitali delle regioni? Semmai le regioni hanno capoluoghi, cazzone. posted by bpz | | commenti
Il sabato tardo-pomeriggio in centro a Padova, il Contatore della Gente che Abbatterei a Sprangate incrementa vertiginosamente il suo valore e presto, troppo presto, raggiunge il limite della scala. Se ne determina la mia condizione di disorientamento. I Farisei mi circondano. Due chiacchere un caffè e me ne ritorno a casa col fermo progetto di restarci e dedicarmi ai cazzi miei. Beh insomma com'era il centro? Addobbato?, fa la mamma. Io: si, di stronzi. I cazzi miei, dicevo. Dopo cena, infatti. Musica soft, riserve alimentari - merlot non meglio identificato e pacco da mezzo kilo di aggeggi al rosmarino - e disponibilità al leggere e allo scrivere. Ore 23:53. Mah, quasi quasi mi stendo un attimo cinque minuti e ascolto un pò di musica. Apro gli occhi. Ore 01:43. Controllo il buon funzionamento di winmx, i bytes continuano a riversarsi nel mio congestionato hard-disk a ritmi ineffabili. Mi ristendo a letto. Ore 03:40. Un sms. Afferro il cellulo; è attaccato al cavetto dell'alimentatore. L'imprevista resistenza che questo offre alla mia trazione mi stupisce, per un attimo, e l'effetto elastico indotto dalla mia presa che si allenta fa rimbalzare il cellulo sul pavimento. Mi sporgo dal letto. Succede un'altra volta. Impreco. La Mora Germanista E dèvia l'aperitivo di domattina verso un più sostenibile caffè di dopopranzo. Torno a dormire. Ore 04:47. Torno, nel semi-sonno, a controllare winmx. Tanti files azzurri, download completato. Appaiono evanescenti i seni di Jenna Jameson. 05:11. Minzione. Il mio orologio biologico, mi rendo conto, va ormai per i cazzi suoi. Ore 06:01. Apro gli occhi, e mi sovviene una frase letta con lo Smilzo Collega C sul Mereghetti, il dizionario dei film. Venerdì sera andavamo deliberatamente in cerca degli infausti pallini, i giudizi più negativi - e caustici. A proposito di non so quale vita di Cristo con Kim Rossi Stuart. La critica finisce con: un miscuglio cattolico new-age, come se un ciellino avesse letto Coelho. E mi rivedo, alle 06:04, il Mereghetti in persona, semi-ubriaco, seduto in poltrona, che guarda decine di film a notte fonde grazie al fwd del telecomando, ed ogni tanto sbotta con un ma cus'lé sta merda? E prende appunti - che non capirà - su un taccuino macchiato di gin. Ore 09:16. Una delle leggi fondamentali della vita - e della termodinamica - è non prendere mai impegni per la domanica mattina, almeno non prima delle undici. E' venuto a trovarmi l'Irreprensibile Monolito G. Mia mamma mi sveglia alla meno peggio, ma non riesce ad evitare che Ponfo, il cane dell'Irreprensibile Monolito G, entri in camera tutto saltellante e tenti di leccarmi la faccia. posted by bpz | | commenti
Come premio per la riuscita della notte tesistica di mercoledì, e della relativa consegna delle sudate ed iper-limate quarantacinque pagine al Relatore - e, aggiungo, come premio per essersi fatto prendere per il culo per cinque minuti di fila dal Relatore stesso - buffa persona z si concede, nel tardo pomeriggio di giovedì, la presentazione del nuovo libro di Tullio Avoledo. Un pò i rumors a proposito del libro, un pò la presenza del Genna dei Miserabili, un pò la voglia di ripetere, dopo la comoda performance di Pansa, l'esperienza della saletta incontri di Feltrinelli. Mi accomodo in ultima fila una ventina di minuti prima dell'inizio del tutto. Imparo dal mio errore. Nell'attesa, scrivo sul taccuino il concetto alimentare #2, il concetto alimentare #3, e la confezione di concetti alimentari. Arrivano giuliomozzi, Avoledo, Genna e Romolo Bugaro. La presentazione scorre liscia e pacata, molto piacevole. Non ci sono le scariche di adrenalina del pubblico di Pansa - le matrone padovane con cagnetto insulso e paggetto diffusore di effluvi asfissianti al seguito, i veneziani turbolenti, i Narratori di Gesta che Furono. Bene, proprio me la godo, stavolta. Ti fa un certo effetto sentire certe similitudi con le tue nottate deliranti di vino e microsoftword, eh, buffa persona z? Eh? Miscelare gli input del giorno... tratteggiare personaggi dopo aver sentito solamente un nome particolarmente illuminante... che cosa bizzarra. Ci sono momenti di ilarità - anche se non riesco a togliermi dalla mente una frase di Bianciardi proprio sulle presentazioni. Ore diciannove e poco più. Il Genna prende in mano il microfono. Mi rendo conto che questo è l'apogeo - o l'ipogeo - della presentazione, che ci si aspetterebbe qualche domanda dal pubblico. Ecco: fate delle domande, sù. Ad esempio, il trozkista lì in fondo. Teste e spalle si aprono biblicamente davanti a me, ed io posso sfoggiare la mia cangiante livrea - aragosta, rosso pompeiano, refosco scuro, viola. Qualche chiacchera con il suddetto Genna e con l'Avoledo. Tutto contento, risalgo i gradini che dànno sulla sala Informatica e Turismo. Percepisco una presenza. Mi volto. Una persona mi osserva. Ora. Se - come effettivamente avevo promesso - avessi riportato anche agnizione #3, sarebbe tutto molto più chiaro. Senti, ma a te ti paga mia madre, per pedinarmi?, dico io. Breve scambio di battute. Mi scordo del debito alcolico che ho nei confronti del Pedinatore P, ma sono in effetti un pò preoccupato - e lo sarò anche mentre scambio due parole con la mia ex-Diletta, ed anche mentre controllo i messaggi sul cellulare, appena uscito dalla Feltrinelli, ed anche mentre attendo il verde pedonale con i Fear Factory nelle trombe di eustachio, e soprattutto mentre slego la bicicletta. Sono preoccupato, Compagni, sono preoccupato perchè mi pare di vedere picconi ovunque. posted by bpz | | commenti (1)
Ah, quante emozioni, ieri! E la contropartita? Mi infilo sotto il piumone alle 02:00 passate. Alle 04:35 apro gli occhi. Sono molto sudato. Ma non è il caldo. Faccio giusto in tempo ad afferrare un libro, nel bujo, che mi ritrovo desnudo in bagno a leggere Tiziano Scarpa - Cos'è questo fracasso? - durante un accesso di dissenteria degno di un PVS tropicale. Dissenteria, ho scritto, e non diarrea. Diarrea ha più il sapore (?) della sfiga: che sfigato, gli'è preso un attacco di diarrea. E' il classico termine del borghese che ritorna da Sharm-el-Sheik dopo che una buona metà della sua agognata e politically correct vacanza è stata funestata dalla diarrea, e si è quindi svolta tra quattro sottili mura di cartongesso cieche e sans aspirateur. Insomma, è come dire ah ah, ti gha el scagòtto. Dissenteria invece nobilita il fenomeno parossistico, come sempre la terminologia medico-scientifica è in grado di fare. Un crogiulo semantico dei veri problemi del Mondo, la salute di popolazioni intere infirmate dalla contaminazione degli escherichia coli, attacchi che nemmeno l'ORT può fronteggiare. [nota personale: limitare le letture bibliografiche troppo morbose] posted by bpz | | commenti
A volte, nel corso della giornata, frasi belle, piccole e belle, piccole e belle e che ti prendono di nascosto, quasi ti entrano attraverso gli occhi, attraverso la pelle, di prima mattina, ti entrano direttamente nel cervello... e solo quando ci ripensi queste vengono fuori, e il mood quasi quasi si fa malinconico, ma non malinconico negativo, no. Quasi vorresti piangere, nel pomeriggio. Non di gioia, ma quasi. Una trial version della gioia, ecco. A volte, poi, nel corso della giornata. A volte diventa anche sera. Lo Strumento di Seduzione è partito, lo Strumento di Seduzione è arrivato, il giorno dopo. Preciso. Non parlerò mai più male delle Poste. Per un pò, almeno. Una mail. Dubbi. A volte, ecco, i Dubbi. A volte, certe sere, vorresti solamente berti una bottiglia di vino, con calma, e stenderti sotto il piumone, ed ascoltare Paolo Conte, o Capossela. E invece, a volte, passi la sera a scrivere approposito di piosfere ed altri buffi oggetti territoriali degli ecosistemi semi-aridi, ti si mischiano gli appunti nel cervello, i font sullo schermo, tre lingue nella glottide. Il faut aller to sleep, cazzo. posted by bpz | | commenti
Concetti alimentari, #1 (*). ... dai, mangia un pezzo di formaggio. Volentieri, faccio io. Ti fa bene, il formaggio. Eh, lo so. Dai, toh, guarda che assaggio! Ho capito, si, ora eh, me lo ha detto tua mamma: tienilo d'occhio, che mangi il formaggio. Pausa. A me piace molto il formaggio. Più della verdura. Molto più della verdura. A chi lo dici. Perchè, vedi, il formaggio sta a metà tra l'umano e l'animale, cioè, è un prodotto animale, che l'uomo lavora. Un cazzo di ibrido. Un colpo alla pentola di insalata. Non come l'insalata, o le carote. Si, va bene, sono frutti della terra, ma non è lo stesso. E' diverso. Un inverno con dieci gradi in meno, e non hai un cazzo, o quasi. Altro colpo secco alla pentola-insalatiera. E poi, con la terra, che coltivi... togli un sacco di spazio. Agli animali, a tutto. Invece, vuoi mettere la mucca. Io: si, beh, non solo. Anche la bufala. Beh, si, non pensavo alla e la capra. Prendi la capra. La capra, anche se fa freddo, quella ti caga latte sempre. Dai, mangia un pezzo di
(*) - parte di un o.t.r. allo Smilzo Collega C. posted by bpz | | commenti (1)
Letteratura come verità, parte tre, fragmenta live. Solo che ad un certo punto, mentre mi sono appena accasciato a terra per buttare giù qualche appunto... dopo che è appena uscito il Casadei per andare (ritengo) in bagno... si alza, dal primo posto di due tre quattro file davanti a me, si alza uno Pseudo-Mozzi. Uno Pseudo-Mozzi Cattivo. Uno Pseudo-Mozzi del Male, non so. Basso, un pò tarchiato. Gambe la cui larghezza d'impianto trasmette solidità di postura. Anfibi. Maglione da marina, blu scuro largo ma non troppo di lanaccia con le toppe di tela su spalle e bicipiti. Capigliatura del Mozzi Reale. Pancia abbondante - ma me ne accorgerò solo al suo ritorno, quando lui stesso, lo Pseudo-Mozzi Malefico, si porrà contro il muro di fondo sala. Come mi accorgerò che gli anfibi sono stati una mia projezione. Normali mocassini marroncini. Sigaretta pendula alle labbra, passo minaccioso, in mia direzione, del tabagista in crisi d'astinenza. A fine soirée il Mozzi Reale vaga microfonicamente per la sala. Mi passa vicino. Ne deduco che devo fare qualcosa per la mia miopia. posted by bpz | | commenti (1)
... lieve mal di testa e vago ondeggiamento, troppi spritz e troppo caldo all'Excelsior. Letteratura come verità, parte truà è stata una serata piacevole, più delle altre, e figuratevi che, io arrivato in ritardo, aggrumato tra il seduto per terra e l'in piedi contro al muro di fondo sala, insomma, io che mi sento ad un certo punto annunciare e ora leggerà Tiziano Scarpa. Che bella sorpresa! Ora ho da fare, sistemare un oggetto Importante e preparare alcune cose per domani, giornata campale di Dipartimento. Ricopio un fragmenta live, e domani, forse, agnizione #3. posted by bpz | | commenti (1)
Agnizione #2. Ricopio appunti, scrivo note, sistemo sintassi mozze, limo di qua limo di là, insomma, tesificazione ad alto livello. Ascolto Paolo Conte. Azzurro. Modifico l'ordine di un paio di paragrafi di storia coloniale, perimetri irrigui, rivoluzione burkinabè. Cerco un pò d'Africa in giardino, tra l'oleandro e il baobab. Guardo fuori dalla finestra. A meno di due metri dal doppiovetro, d'agita la cima di un oleandro. Ruoto la testa di centottanta gradi, guardo oltre la porta aperta della mia camera. Riuscirò, mi domando, a portare una decina di metri cubi di terra in corridoio, per la piantumazione? posted by bpz | | commenti
Poche ore fa, al ritorno da un abortito giro sui colli - abortito perchè abbiamo preferito fermarci dall'Amica Mediatrice A, ancora impegnata a spreparare i tavoli nel ristorante dove lavora. Chiacchere, vino. Piano di Ritorno B. Per evitare le code di Tencarola, piego verso Abano, mi tuffo nella ruralità, ed emergo sul cavalcavia della Fidia. Solamente, l'immissione nel flusso principale del traffico è un pò ostica, per via del curvone a scarsa visibilità, dello specchio stradale appannato, del traffico stesso. Mi si accodano un paio di macchine dietro. I vetri si appannano lentamente, abbasso il mio e lo Smilzo Collega C smanica il suo. Imprecazioni. Ora no. Adesso, ma veloce. No. Aspetta, dopo la prossima. Mi butto. Freno. Avevo calcolato male i tempi. Sdeng! Una tipa in punto blu metallizzata - credo - mi tampona. Bestemmio. Metto la testa fuori dal finestrino. Scusa scusa scusa. Scusa un cazzo. Un momento di non-traffico. Mi lancio attraverso il curvone, fermati. Dobbiamo fermarci. Ci si deve fermare. Lo Smilzo Collega C mi incalza, io mi infilo in uno sterrato privato. Tiro una bestemmia di notevole ampiezza. Scendiamo a controllare i danni. Niente, per fortuna. Risalgo in macchina, metto la retro. Aspetta aspetta, sta arrivando la tipa. Cominciamo a ridere, tra le imprecazioni. Io manovro, fango erba bagnata emozioni forti sgommicchio. La tipa arriva. E' in bamba. Non è successo niente, no, scusa, mi hai fatto una finta, scusa, sei sicuro nulla, dai scusa. Cocaina, decisamente. La rassicuro, nessun problema. Si allontana. Io riprendo a manovrare, ripida pendenza, anche, non ci avevo fatto caso. Lo Smilzo Collega C infierisce verbalmente, ghignando, tipa, facci un pom... Ma improvvisamente, la scena si trasforma in masterpiece balcanico. Un pulmino bianco, sgrausissimo, tendide plissettate grigio fumo ai vetri, chiazze di gasolio e di terra. La tipa, che stava attendendo il momento giusto per l'attraversamento del curvone e il ritorno alla sua macchina. Il pulmino inchioda, letteralmente, c'è clacson di vetture che scartano pericolosamente nella corsia opposta, si evita un macello per un pelo. Esce un balcanico che fa alla tipa scu-sa, dove Mandria? Dritto, sempre dritto. Ah, gra-zie. Il balcanico risale, il pulmino riparte con sprezzo delle frecce e della precedenza uscendo da parcheggio. Altro macello sfiorato per altro pelo. Ghignate per dieci. posted by bpz | | commenti
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