buffa persona z

[the aim of literature is the creation of a strange object covered with fur which breaks your heart. d.b.]

domenica, novembre 30, 2003 

[20:25]

Agnizione. E’ qualche anno ormai che una frase, anzi, che un concetto mi perseguita. Rimbalzo a-temporalmente tra le sue occurrences. L’anno scorso leggevo il Walden di Thoreau (1845) mentre ferroviavo verso Parigi, per alcuni giorni natalizi di camminate e riflessioni. "Abbiamo tanta fretta di costruire un telegrafo magnetico dal Maine al Texas; ma può darsi che il Maine ed il Texas non abbiano nulla di importante da comunicarsi." Ieri notte stavo finendo Il mondo del sesso di Henry Miller (1959). Miller che conosceva Thoreau: lo sappiamo dalla lista, da lui stesso compilata, di libri che lo hanno influenzato. "Escogitiamo sbalorditivi mezzi di comunicazione, ma siamo capaci di comunicare gli uni con gli altri?" nonostante il punto sia un altro, l'enfasi è la stessa. Ecco allora che mi ritorna in mente la prima occurrence. Corrado Guzzanti, qualche anno fa; il personaggio mi pare fosse il tecnoco informatico. Ma anche no. Trascrivo dall’mp3. "Se io ho questo nuovo media, la possibilità cioè di veicolare un numero enorme di informazioni in un microsecondo, mettiamo caso a un abboriggeno dalla parte opposta del pianeta... ma il problema è: abboriggeno, ma io e te, che cazzo se dovemo dì?"

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[18:37]

Stamattina mi trovo alle undici scarse a vedere Giampaolo Pansa che presenta il suo ultimo libro, alla Feltrinelli. Mi accompagna lo Smilzo Collega C. Resistiamo solamente un quarto d'ora, è troppo comodo avere a disposizione un bel divanetto, ampio spazio per stendere le gambe, piacevole temperatura dell'aria... soliti mezzi Feltrinelli. Quindici posti a sedere, posti in piedi pressochè inesistenti. Temperatura elevata che esalta il boccato dolce dei profumi copiosi delle matrone patavine. Claustrofobia. Stiamo a metà dei gradini, e dopo appunto un quarto d'ora ci accontentiamo di ascoltare il Pansa dagli altoparlanti della sala turismo ed economia ed informatica. Curioso per tutto il tempo tra libri che non degnerei di uno sguardo. Trovo anche un momento per trascrivere una poesia futurista; è il pannello dei consigli sull'uso dell'estintore, ma bizzarramente le ultime parole di ogni frase sono in grassetto e terminano con un punto esclamativo. Da marinettialmente declamare:

Investite il fuoco in

direzione del vento!

Abbassando il vostro corpo sentirete meno

calore!

Impiegate sufficienti estintori

tutti insieme!

Dirigete il getto alla base della

fiamma!

Spegnete i fuochi

isolati!

Attenzione ai

ritorni di fiamma!

Filippo Tommaso ne sarebbe fiero. Osservo un pò di tipi umani, in primis l'impazienza veneziana fatta persona, ciò, ragassi, no se pol miga far così. Se ghe ze sto tira e mola, vago mì [a] sentarme davanti.

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sabato, novembre 29, 2003 

[23:59]

Alle 9:30 sono a casa dello Smilzo Collega C, con un cabaret di paste e brioches in mano. Zaino pieno di libri, fotocopie, appunti, e il Boch che raddoppia il peso specifico del tutto. Accavalletto la bici in mezzo al giardino. La porta a vetri è aperta. La porta di casa pure. Un'aria gelida entra nel monolocale dello Smilzo Collega C. Penombra. Chiamo lo Smilzo Collega C. Non rompere il cazzo, sento mugugnare. L'emittente della voce sta disteso sul letto (già rifatto), con un cuscino sul torace. Sta guardando i cartoni animati su Italia 1. Hanno fatto uno Sherlock Holmes futuristico, un androide. Una merda. Adesso comincia Zorro. La giornata inizia così. A seguire: colazione; spesa; preparazione del ragù; birra; studio; birra; pranzo; mezz'ora di prove; caffè; studio; abbiocco; caffè; giocare con Ezechiele il Gatto; birra; studio; prove; esibizione facing l'Amica Mediatrice A; cena; chiacchere.

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venerdì, novembre 28, 2003 

[13:53]

[ieri sera, sempre] Io, lo Smilzo Collega C e l'Amica Mediatrice A ci spostiamo verso i relativi mezzi di locomozione, locati in piazza delle Erbe. Stiamo attraversando il ghetto. Il mio look e quello dello Smilzo Collega C può essere in qualche modo, pregiudizialmente travisato. Abbiamo bevuto tutti e tre. Miller mi insegna una certa, libertaria democrazia semantica: stiamo discutendo di tafferugli, di conoscenze comuni, di fica e di cinema. Davanti all'Anfora, numerosi gruppetti di forze dell'ordine. Un colpo d'occhio bizzarro. Chi sta sistemando lo scudo, chi il manganello, chi si allaccia le scarpe. Capannelli di chiacchere, qualcuno invece si fa gli affari suoi allineato con le spalle appoggiate ai muri e alle vetrine dei negozi. E' tutto un pò inquietante. Però fa anche ridere, come situazione. Svoltiamo in via Squarcione. Ma hai sentito cosa mi ha detto? Mi fa lo Smilzo Collega C, infervorato. Hai sentito? Cosa ti ha detto? Mi ha detto sucaminchia! Ma dai, si stava facendo i cazzi suoi. No no, mi ha proprio detto sucaminchia. E va bene - faccio un gesto all'indietro, invitante - sono tutti tuoi.

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[12:56]

Via via, vieni via con me. Sempre i Grandi Avvenimenti fanno da sfondo, solamente da sfondo. Camminavo ieri che erano le sette, quasi, verso il centro. Vaga prospettiva della manifestazione, ma anche no. Dream Theater, l'ultimo, nelle orecchie; nel dettaglio, Stream of Consciousness. Non ci posso fare nulla, ma gli accordi dei primi due minuti mi piegano, toccano nella mia persona corde armoniche tutte particolari. E significate. Ad un bel, denso volume. Imbocco via San Francesco, i portici di sinistra. Mi accorgo che una ragazza mi sta incrociando solamente quando è a settanta, ottanta centimetri da me. Alzo lo sguardo, incrocio il suo. Mi saluta. Io mugugno qualcosa. Lei mi passa oltre. Solo dopo cinque, sei secondi rallento. Vampata di ricordi etichettati secondo semestre 2000-2001. Fisso questa ragazza per tutto il tragitto del tredici, verso il quartiere, durante uno degli ultimi pomeriggi di pioggia di maggio, un umidissimo pomeriggio appiccicoso. La fisso, i suoi occhi azzurri sono incredibili, e mi perseguiteranno per mesi. La incrocio più volte, fugacemente. Finchè un giorno sto bevendo un bianco seduto tranquillo al bar, e lei passa in bici diretta al collegio universitario, e l'indotto d'autostima positiva dell'aver dato demografia storica mi spinge ad inseguirla, a sfracellarmi su un cancello, a raggiungerla zoppicando e a dirle ciao, non ci conosciamo... poi tutto scivolerà nel nulla, tentativi di approccio agli spritz in piazza, una festa ed un'ubriacatura solenne - una delle prime veramente micidiali - e lei diverrà una donna schermo nei confronti della mia futura migliore amica. I suoi occhi. Mi saluta, io mugugno, mi volto solo dopo cinque, sei, dieci secondi, che lei sta già svoltando oltre il distributore di sigarette, oltre il casolino, oltre. Cibum cibum - bum.

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giovedì, novembre 27, 2003 

[01:12]

In una casalinga serata di tranquilla solitudine, finisco Lolita, di Nabokov. Quell'uomo è Dio; quell'uomo scrive da Dio. Ciniche ghignate, belle pagine letterarie, ma soprattutto... in più di un'occasione, il buon Vladimir riesce a farti venire un'erezione nello spazio di una riga. Scarico un pò di critica da internet. Un pò di indecisione, e scelgo anche the next one: Il mondo del sesso, Henry Miller. Mi appresto al sonno ristoratore.

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mercoledì, novembre 26, 2003 

[19:41]

Una piccola libreria. Curioso tutto tranquillo i Meridiani Mondadori a metà prezzo. Entra un signore rubicondo, altezza mediobassa, un pò pingue, giacca a vento blu, copricapo tendente al baschiforme. Ha sotto braccio una cartelletta di pelle marrone consunta alle cuciture, un pò retrò, con la cerniera ottonata; mi ricorda quelle in cui mio nonno teneva registri e denari della cassa peota dell'osteria del quartiere. Ferma una commessa bionda che ha in mano una piletta di rilegati, alle mie spalle. Salve, vorrei un libro di marine, sa, marine. Un libro di marine. [La ragazza esita un attimo: errore fatale] Si, marine, ha presente, un libro di marine. Un libro di marine. Non lo so se. Marine, solo marine. Ho bisogno di un libro di marine, sa, le marine. Un libro solo di marine. Si, ora vediamo tra i libri d'ar. Marine, e basta. Libro di marine. Sono pittore, e mi servono le marine, sa, marine. [Il dialogo mi oltrepassa mentre soppeso i Sonetti del Belli, e si dirige verso le pareti dei libri d'arte] Vediamo questo. Noo, non così! Marine! Solo marine, un libro di marine! Si, no, stavo solo vedendo - questo? Troppo grande! E poi solo marine. Un libro di marine, piccolo! Solo marine. Marine! Tutti i pittori hanno fatto marine, ecco, un libro tutto di marine. [La ragazza ne estrae un'altro. Lo sfoglia] Magari Picasso non ha fatto marine, no, Van Gogh, ma tutti i pittori. Un libro di marine, 'somma. Solo marine. [Altro libro. Primi segnali di panico] Questo? Marine! Ha presente? Le onde, il mare... le marine, le barche a vela. Un libro di marine. Solo marine.

E via dicendo. La scena dura quattro, cinque minuti, questo era un misero estratto. Esco senza acquisti, e mentre apro il lucchetto della bici, ma non so, dove lo vado a prendere, un libro di marine? E' uscito anche lui, senza acquisti.

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[00:33]

Sarò entrato ed uscito dal Liviano almeno cinque volte, oggi pomeriggio. Dalle due alle sette passate. Ogni volta, non ho potuto fare a meno di notare un plico di fogli abbandonati sull'unica panca di legno superstite dell'atrio. Fogli, un mozzicone di matita lungo sei centimetri, spuntato, e una bottiglietta d'acqua. Ore 18:43. Aspetto l'Amica Mediatrice A, ascolto la Bandabardò, sedimento queste duecento pagine di bibliografia tecnica en français che mi sono sorbito nel corso della giornata. Mi cade l'occhio sui fogli alla mia sinistra. Poverini, il loro mood è decisamente quello dell'oggetto dimenticato. Leggo il titolo di questi lucidi - si, sono fotocopie di lucidi. Therapies for attention deficit. Regolare.

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martedì, novembre 25, 2003 

[03:06]

Beh, sono riuscito a scrivere le tre lunghe mail che avevo promesso di scrivere.

E allora va a dormire, cazzone.

Quasi quasi...

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[01:48]

... poi ci sono dei momenti in cui il Compagno di Sbronze A si trasforma nel Padre Guida degli Alcaloidi, e mi prende per la mano e, per l'appunto come un padre, mi guida lungo sentieri piastrellati con molecole esagonali, e come un padre caparbio dalla mascella quadrata - non che ce l'abbia, in realtà, ma dà più l'idea del pedagogo - mi mostra Nuovi Mondi, come mentre si stava pedalando verso le rispettive case, io vaneggiando qualcosa sulla positività della serata e sulla mia intenzione di vergare qualche mail, al mio ritorno a casa, e la Verità e la Saggezza profondevano dalla Sua Persona, Sommo Sacerdote dell'Alcalino, e con fare psilocibilliaco mi diceva non ti preoccupare, ti dovrebbero tenere abbastanza su, mica farti addormentare. So let be written, so let de done. But flashback oblige, isn't? E insomma ti concedi questo paio di spritz, no, poi si dice cena e film, neorealismo a manetta, oddìo dico io, un macello, che mi volete far vedere? Attendo davanti a casa del Compagno di Sbronze A, faccio un paio di telefonate a persone lontane, prometto che stanotte avrei scritto forse un pò troppe mail di aggiornamento, ma non sapevo, proprio non immaginavo nemmeno che il Compagno di Sbronze A era salito in casa per trasformarsi nel Magistrato Totale alle Ife, accidenti, un pò come Superman e la cabina telefonica, e infatti eccolo con lo psilocibilliaco fagottino, ma tanto probabilmente son pochi. Si, come no. Sapida pastasciutta con lo Smilzo Collega C, vinello, e birra, ed il Gradino. [Appunto personale: questa già me la ricordo, ma mi deve prendere sempre mentre mangio? Eat, my child, my favorite one, eat the magic cookies...] e così mi ritrovo, dopo una prima ondata di disorientamento, a vagare ppè Roma, e tutti sti sciuscià che mme girà'ttorno, ueeee-heee, er cavallo, er pupattolo, er tribbunà, e la pausa sigaretta, altra birra. E mmentre li compagni mia se fuma sta sigaretta, io me ne girottolo per la mia borgata tutto zozzo e vestito dde stracci, e scenne sto omo cor pellicciotto de' montone, anvedi er DeSica, ahò! A' mignottaro, gliè urlo. E questo mi urla dietro che col cazzo che mi dà a me du spicci, altrochè, pedate ner culo e va'mmorì ammazzato, te e tu pà e tu mà e mignotta'aa tu sorella. Sullo sfondo, un nano che recitava sonetti del Belli arzò un marraccio e lo tajjò pezzetti. Segmenti corporali del DeSica cadono con separati tonfi a terra, sangue ovunque, e sciacallaggio der montone. Cazzo, penso io, per una volta che mi potevo paraculare con qualche testone... Secondo tempo, altri pupi e sciuscia, er cinematografo che pijia fògo, le legnate, er cavallo che se ne va pel ponticello, fine, silenzio. Il Sommo Templare del Micelio esclama beh, non ci son parole da dire. Già, bel film, gnen... niente da dire. Fine flashback, and back to mine. Pedala pedala casa mia è molto vicina, più del solito, ma quasi quasi due passi per il quartiere li faccio, soprattutto perchè ho questa sensazione strana all'addome, un pugno interiore, come dire, come quell'uovo di legno che si usa per rammendare i calzini, anzi, no, senti 'sta metafora, come mi ricordo della mia ex, quando lei brava sarta mi risistemava le coulisse dei pantaloni delle tute, faceva passare il cordino sfilato, legato ad una graffetta, attraverso questo budello che si raggrinziva e si tendeva a suo comando, ecco, un pò così, sarà liscia ma pur sempre una graffetta è, e questa graffetta lentamente percorre tutti i miei visceri che si raggrinziscono, si tendono, si torcono e si allungano e si comprimono a comando delle masse di liquidi e umori che premono da sopra e da sotto, e per le sacche d'aria, le sacche di vita che vuole uscirsene, in fondo, è tutta una questione di Fermentazione, no? Nelle orecchie Peavey, Peavey, il magico pelatone mi canta che delle maggots mi hanno mangiato il cervello, beh, Peavey, sai che ti dico? Ti dico che puoi anche avere ragione, Peavey, tu e i tuoi Rage, i Rage-punto, non quei quattro portorico che tutti chiamano "i Rage", sia ben chiaro, buon uomo, pelatone crucco, and the raven sing songs for the dead, anche se quel passaggio mi fa un pò sei gradi ti turbolenza interna, è possibile?, Peavey bello, io questa canzone quanto mi ricorda un momento, quanto mi ricorderà sempre un momento, un momento in cui il Senso si è timidamente mostrato, per un attimo, un momento in cui il Suo collo, e i suoi capelli neri; e appoggio il piede su una panchina, prendo fiato, referenzio la posizione della graffetta nel mio crasso, prendo fiato, Peavey, lo capisci, [inspiro], io torno a casa e trovo una Sua mail, Peavey, [espiro] una mail Sua. Mi vòlto, guardo la piazza di fresco finita. Certo, è l'illuminazione. Nuova anche lei, credo. Non ci faccio caso da un bel pò. O l'umidità che s'è posata sull'asfalto e sulla segnaletica pittata di recente. Sarà, ma tutto sembra molto più nitido. L'erba della rotonda, per esempio. Un bel verde. Tenue, soffice, verde. Un verde composto da piccolissimi, tenui, soffici, nitidi steli. Sarà l'illuminazione, sarà l'umidità, sarà la Psilocibilliaca Magia. Tutto nitido. Sarà il Suo collo, la sottile peluria scura, i Suoi capelli neri?

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domenica, novembre 23, 2003 

[02:21]

Ritrovarsi a mezzanotte con l'Allievo Archivista M e la sua corte, dopo un'abbondante cena in cui, in un'escalation di comicità fisica, corporale, si è attraversato lo spettro completo delle sostanze prodotte dal corpo umano, per sommo schifo delle donzelle presenti, insomma, mangi bevi e ti ritrovi a guardare le finalissime di Mister Olympia (credo), trasmesse da un albergo multicolore di una qualche località amena e ugualmente multicolore - beh, almeno lungo i vialoni a sei corsie - del Nevada, ospite d'onore il Governatore della California Danko, un'apoteosi di risate incontenibili. La telecronaca italiana rasenta il grottesco - beh, l'insieme tutto sommato non è poi male - tra frasi tipo fratelli dell'acciaio e della ghisa, oppure guarda, guarda quanto i suoi muscoli sono densi, oppure - oppure non me ne ricordo altre, eravamo troppo impegnati a tentare di dare un nome agli agglomerati di fibre rosse che gonfiavano da una parte all'altra, che dilatavano sudati, che sbuzzavano - avrebbe detto la mia toscanissima ex - che sbuzzavano a destra e a manca tra i più convenzionali bicipiti, trapezi e pettorali. Applausi quando entra in scena un concorrente conosciuto nell'ambiente come The Ultimate Beef (!), altri applausi per The Blade, quasi inquinamento acustico per The Marvellous... ed io deluso che mi aspettavo un Manzoni del Tricipite, o un famigerato Poeta del Gluteo (no, non è Tinto Brass). E rivangando quando ai nostri tempi, nelle palestre che frequentavamo, i bidoni di amminoacidi e papponi proteici, esposti in vetrinette rivestite di magliette sponsorizzate, cinturoni e trofei... questi bidoni che pubblicizzavano il manuale Scolpiti fino all'osso... ce ne andiamo comunque tutti prima di assistere alle finalissime di Miss Olympia: sarebbe stato troppo, decisamente troppo.

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sabato, novembre 22, 2003 

[18:34]

Ma va c*ga**, io vado fuori a bere.

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[18:03]

Let's go un cazzo. Ma cosa ho fatto io di male, a livello inconscio magari, per scegliere una tesi del genere?

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[15:12]

Strani sogni, mélanges bizzarri di tutto un pò. Io còlto in mezzo alla battaglia tra il Bene e il Male, impersonati per l'occasione da una specie di ninja nerovestito e da un droide molto grosso e molto goffo - non dovevo guardare quelle cose, ieri sera... momentaneamente, il grosso goffo droide ha la peggio, e io mi ritrovo in un albergo gigantesco e un pò high-tech, tipo quelli in cui erano ambientati primi giochi tridimensionali per l'Amiga, non lo so. Mi alzo alle nove circa, casa ancora silente, e svuoto dieci litri di acido urico. Torno a letto. E il sogno riprende da dove l'avevo idrologicamente interrotto.

Vuoi mettere, invece, il giorno del mio compleanno? Vengo svegliato da un iper-volgare sms dello Smilzo Collega C, vengo svegliato proprio mentre Le accarezzavo il collo, la sottile peluria nera giusto sotto all'attaccatura dei capelli, Lei seduta sul mio letto, la schiena appoggiata al muro, il maglione marrone, un pò sformato, largo sulle spalle, e quel collo, quel Suo collo che già notai in pizzeria, mentre ascoltando le chiacchere e i discorsi, in un momento di morbido rilassamento, mi scoprii, incrociando dietro di Lei il mio sguardo sullo specchio bordato di edera finta, a fissarlo, quel Suo collo.

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[11:30]

Inizia un lungo weekend tesistico. Un lunghissimo weekend tesistico. Umore: solare, abbastanza. Positive extras: rivisto Clerks ieri sera; suonato ieri sera; Persona Importante F. Negative extras: torno a casa ieri notte, e scopro col terrore negli occhi che qualcuno ha risistemato - che termine bizzarro - i cumuli entropici della mia stanza; normale scazzo mattutino, ma in dose minore del solito.

Dalle casse: l'ultimo dei Dream Theater. Letture d'emergenza e relaxamento: Lolita, Nabokov; L'ano solare, George Bataille.

Let's go.

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[02:09]

Un dialogo di questo compleanno:

Moglie di Oste di Fiducia F: xé el to compleano, varda che te ghe da bere tàanto (è il tuo compleanno, guarda che devi ingerire cospicue quantità di alcohol-based bevande, possibilmente eccedendo in questa operazione)

Io: beh, cosa cambia rispetto alle serate normali?

Smilzo Collega C: bisognerebbe non farlo bere, stasera, altro che!

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venerdì, novembre 21, 2003 

[12:59]

Il tempo passa, e il mio fisico degrada veleggiando - nella mia solita mezza barrique - verso gli infiniti orizzonti del Mar di Spritz. Stamane mi sveglio piuttosto tardi. Mi sveglio e resto a letto a riflettere sui Perchè della Vita. Il vicino del piano di sopra ha una vecchissima cassetta di Gianna Nannini a palla, ma proprio a palla. Riesco a sentire anche la sofferente distorsione delle fibre dei coni delle casse. Di - a - da - in - con - su - per - tra - fra. Sopra, sotto.

Flashback. Due estati fa. Io torno prostrato dai bagordi nella notte che ormai è mattina, umida e appiccicosa e zanzarica mattina padovana. Mi rovescio sul letto, e crollo. I genitori sono in vacanza, posso osare la speranza di almeno dieci ore di sonno - o di rivoluzioni d'asse tra le lenzuola. Come un fulmine a ciel sereno (oh, che stereotipo) realizzo quello che sta sonoricamente avvenendo al piano di sopra. Un cd di Nek a volume decisamente nocivo. Ancora, la sofferente distorsione delle fibre dei coni delle casse. Di - a - da - in - con - su - per - tra - fra. Sopra, sotto. Il padre - ladro di motorini e piccolo pesce del mondo dello spaccio cittadino - urla bestemmie alla moglie - bionda avvenente, grezza padana, cos'era quel via vai notturno per le scale del condominio durante l'anno e mezzo che il partner legittimo e ufficializzato risiedeva in località Due Palazzi? Moglie che ricambia con adeguate urla e bestemmie. Non si capisce chi è sulla difensiva e chi invece attacca, ma credo che le posizioni fossero estremamente dinamiche. Quarto pentagramma, dopo Cantante Pop Italiano, Pesce Piccolo, Meretrice di Quartiere, riporta il nome Bambino. Il bambino in questione, allevato ovviamente a bestemmie e terrore della figura paterna, urla a pieni polmoni da una stanza chiusa - caratteristica eco. No, stamattina preferisco di no, grazie. Mi alzo, deambulo strisciando contro il muro del corridoio, accendo lo stereo di papà. il Dio Kenwood mi avverte della sua presenza, una lucina rossa, un leggerissimo, sordo fruscio ed avvolgente - a modo suo - dai cavi di una certa età. Rumo tra i cd in disordine sul tavolinetto da caffè. Individuo lo Strumento della mia Vendetta. The Great Southern Trendkill, Pantera, 1996. Infilo il cd, chiudo lo sportello, porto il volume del Dio Kenwood a nove e quindici, nove e venti circa, e mi avvio verso camera mia. Dallo stipite del salotto premo play sul telecomando del lettore. Mentre sono in bagno a pisciare, Due Minuti di Inferno. Chi ha presente come inizia la title track di quel cd sa cosa voglio dire. Quando torno di là a domare il Dio Kenwood, cala il silenzio. Su tutto il quartiere.

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[00:59]

Ore 23:38, sms di Vicina Soprastante A: potete smettere di stonare deAndrè, che sto studiando?

Ore 23:40, sms di risposta dello Smilzo Collega C: come ti permetti? Chiedo scusa, ma non abbiamo un cazzo di meglio da fare.

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giovedì, novembre 20, 2003 

[00:26]

Mezzanotte - checchè ne dica Splinder, che ogni volta che pòsto ci mette l'ora che vuole lui. Mi apro una birra, la magica Bandabardò nelle orecchie. Monitor. Mezzanotte, è la Coincidenza Zodiacale. Scorpioniamoci! Bevo un sorso della mia Peroni, tanti auguri a me, tanti auguri a me. Bòn, fatta anche questa.

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mercoledì, novembre 19, 2003 

[19:23]

Mi sveglio stamane piuttosto rincoglionito, e trovo una mail della Persona Importante F. Inaspettata è dire poco. Esco quindi di casa decisamente motivato. Mattinata sui libri, tolta una pausa per la consueta combinazione bianco-tramezzino-uovo sodo.

Alcolica Verità #1: ho fatto la polizza contro gli incendi, sai, con tutto l'alcool che ho in corpo.

Pomeriggio in laboratorio, invece. Come un minatore nano attraverso cunicoli digitali e cartelle ingombre alla ricerca dei files da me precedentemente stoccati. Si parla di oggetti informatici datati al luglio 2003. Li trovo, li apro, li leggo. Sono i miei zibaldoni tesistici. Brevi riassunti, osservazioni, cose da fare, annotazioni, numeri di pagine di libri. Intere frasi già pronte. Citazioni. Tre lingue diverse, a seconda dell'origine del materiale. La mia tecnica è un pò questa - scorro quintali di bibliografia compilando questi florilegi; sucessivamente frullo il tutto e compatto in paragrafi logicamente organizzati. Allora, li trovo, li apro, li leggo. Mi sganascio tutto il tempo. Un estratto indicativo del tono generale:

Diventa quindi una issue globale. Scopi dell’UNCOD:

1 aumentare awareness globale

2 collezionare dati sul problema e sulle possibili risoluzioni

3 avviare il programma per combattere la desertificazione

Bello, specie se si nota che non si sapeva un cazzo di preciso, ah ah ah! A livello di definizione, a livello di interessi, di situazioni, di dati… proprio un cazzo!

In un documento di sei pagine ho contato sedici volte la parola cazzo-i, e sette volte la parola stronzo-i. Sono riuscito a definire stronzi dei piani di urbanistica e dei non bene identificati metodi tradizionali per ricavare la gomma arabica.

Tornando a casa, via Ospedale Vecchio. Auto che escono / entrano dal parcheggio, auto che abbandonano /occupano i posti lungo la strada. Nell'insieme, sembra la coreografia di un balletto sperimentale. Tutto pare al rallentatore.

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[00:53]

1. Stamane, prima di farmi entrare nella sua cantinola-studio, l'Amica Mediatrice A mi ha inviato a comprarle le sigarette al tabaccaio davanti casa. Serranda mezza abbassata, come da celebrazioni funebri. Entro. Davanti a me una signora di mezz'età tiene a due guinzagli differenti - uno rosso e uno nero, per la precisione - due carlini. O due carletti (no, quelle sono erbe di cui era ghiotto mio nonno). Due tozzi cani, insomma, dall'aspetto moderatamente bizzarro. Due tozzi cani di quelli che emettono in costanza dei mucosi rumori di petto. Sono animali da compagnia sonora. Insomma, per un attimo queste due bestie guardano verso il bancone, perfettamente parallele tra di loro, e offrono alla mia visuale i loro ani. Ecco, questi ani rispondevano ad un qualche moto muscolare interiore che li faceva pulsare in quasi perfetta sincronia. Non ho potuto fare a meno di fissare questi due orifizi che palpitav-ano in maniera decisamente ipnotica. Poi la signora ha ruotato su sè stessa, e se ne è andata via trascinandosi dietro i due ritmici osti.

2. Prove, questa sera. Pesto sugli accordi in barrè con una certa veemenza. Sai, domenica ci hanno sentito. Domenica? Ah, già, il compleanno della Sorella Elettiva G. Chi? Eh, quelli al secondo piano. Noi stiamo al pianterreno. Beh, dai, non mi pare che. Mah, sai, a cantare l'Avvelenata in quel modo... e allora? Era l'una e trentotto. Ah. Ed eravamo ubriachi.

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martedì, novembre 18, 2003 

[16:37]

Stamane c'era il sole. Dentro e fuori. Alle undici e mezza sono nell'osteria di fiducia con lo Smilzo Collega C, un'ombretta di bianco un tramezzino ed un uovo duro, come da tradizione ristoratrice veneta. L'Amica Mediatrice A mi dirà un'ora dopo: sembri diverso, prima era come se fossi stato in apnea, trattenuto, ma già da domenica ti ho visto cambiato. E oggi poi... mille buoni propositi tesistici, e ora invio una mail al Relatore.

Ciò non esclude comunque la mia repressa, contenuta impulsività schizoide. Lunedì sera, osteria di fiducia, io e il Compagno di Sbronze A. Entra un vicino del mio interlocutore. Diffida dalle persone che ridono sempre, mi gira in testa questo antico proverbio. Mi inquietano le persone che sottolineano con una risatina (più o meno ampia) ogni parola che dicono - o che dici tu, ovviamente. Bene. Ma in questo momento la ridarella sintattica è solo un'aggravante. Entra, ci individua, si ferma un attimo al nostro tavolo ad aspettare che la ressa al bancone si esaurisca. La prossima volta che una persona seduta a venti centimetri di distanza da me mi soffia noncurante una boccata di fumo in faccia, bene, il suo odontoiatra di fiducia dovrà accontentarsi, per il calco, dell'impronta che troverà sul ripiano in formica di un tavolino d'osteria. Sic et simpliciter, lignum non est res tibi denti idonea.

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[01:28]

Letteratura come verità, parte due. Due come gli spritz del dopo cena - ma non dovrebbero essere degli aperitivi, gli spritz? - e due come le palle che mi son fatto. No, colpa di nessuno. Scarsa predisposizione mentale, concentrazione assente, testa altrove. La location è cambiata, siamo all'Excelsior, technically per una questione di capienza. In realtà, per l'assenza di gradini fantasma. Noto però che un sacco di persone, facce già viste due settimane fa, ancora zoppicano. Lievemente, ma zoppicano. Saluto qualche persona, poi mi barrico nell'ultimo posto in fondo a destra - ma guardando da dove? Già dopo tre minuti sono insofferente, dopo venti sono in bagno a mingere abbondantemente - Santi Reni, funzionano ancora - e dopo settantadue sto disegnando ideogrammi immaginari nel mio quadernetto giallo. Ma sono paziente ed aspetto la lettura di Casadei, che mi incuriosisce. Dopodichè evaporo. Due passi in centro - deserto, eccetto che per qualche ubriaco - leggo qualche papiro immerso nell'odore di vino bianco stantìo, recupero la bicicletta. Quattro fonti di agitazione mentre scivolicchio e sgommicchio sull'asfalto effettivamente, letterariamente viscido. Uno: non sono veramente sicuro che il portafoglio sia proprio a casa; perso? Due: ho fame, a casa non c'è un cazzo di niente, e non ho soldi, con me; i miei averi commestibili - o potenzialmente commestibili - ammontano a settantasei centesimi, mezzo pacchetto di Vigorsol, un accendino bic di quelli piccoli. Un accendino verde pisello. Tre: aspetto una mail importante. Molto importante. Quattro: mi scappa ancora, terribilmente, fortissimamente da pisciare. E questa è la vera fonte di agitazione. Casa. Prima di svuotare i miei visceri mi assicuro che il computer sia già acceso. La ventola vibra nel buio dell'appartamento. Anche i setti nasali di mio papà lo fanno. Curiosa assonanza. Variando intensità, direzione e punto d'impatto del getto riesco a sovrapporre al vibrante madrigale un terzo canone armonico. Poi. Il pc è impallato. Non riesco ad arrestare il sistema, no global del cazzo che non sono altro. Non riesco nemmeno a resettare. Poi ci riesco. Windows non è stato chiuso correttamente, eseguire Scandisk S N? No, tu non esegui proprio un cazzo. Avvio del sistema operativo. Non appaiono le icone, ma solamente lo sfondo del desktop. Non l'attuale - Happy Three Friends, un coniglietto sorridente nell'atto di infilare una forchetta in una presa della corrente - ma quello precedente (una foto del mare bretone scattata dalla mamma due anni fa; niente cielo, costa, falesie, scogli, natanti - solamente, totalitariamente acqua). Appaiono le icone, finally. Connetto, autentico, proietto. Outlook dice tre messaggi nella cartella di posta in arrivo. Apro la cartella di posta in arrivo. La newsletter del sito di Daniele Luttazzi. Una spam pornografica dall'oggetto "sei fottuto" (andiamo bene, penso). E la mail importante.

Non pensavo di avere così tanta corsa per sorridere. In effetti, temo che da un momento all'altro mi si stacchi la parte superiore della testa. In South Park sarei un canadese.

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lunedì, novembre 17, 2003 

[18:39]

Un lunedì scivola via, in un modo o nell'altro. Ieri sera il compleanno della Sorella Elettiva G, salita in Padova per la serata tra amici, e per alcune pratiche da sbrigare nella mattina universitaria. Beh, il compleanno è calore d'affetto. Frienships and alcohol. Alla terza bottiglia di vino bianco, dopo il ragù dello Smilzo Collega C - già piuttosto promettente quand'ancora giaceva inerte nella sua pentola - si finisce a chitarra, de Andrè e Guccini. Un macello. La Sorella Elettiva G e l'Amica Mediatrice A guardano e canticchiano dal divano. Ezechiele, il gatto di casa, viene sempre più alienato dalla sua condizione di gatto alienato. I Quattro crollano - chi può permetterselo direttamente a casa dello Smilzo Collega C, gli altri si avviano in macchina, sotto la pioggia. La stessa, di pioggia, che ha funestato la mattina di corse burocratiche, io solamente assistente e portaborse lasciato a curiosare nei corridoi di una struttura universitaria inaccessibile ai più, un de les coeurs di quest'imponente macchina finanziaria. Attendo che la Sorella sbrighi le sue cose trastullandomi, in un caldo ambiente di cartongesso e inserti di vetro opacizzato con travi originali a vista, con le rassegne stampa di un non bene identificato Ufficio Cerimonie dell'Ateneo, abbandonate su un tavolino d'attesa. Campeggiano su intere pagine vuote le copie di "articoli" che occupano la bellezza di 2,5 x 3 centimetri quadrati di superficie. Non sto scherzando. Un'altra pagina quasi completamente linda: undici righe del Corriere della Sera si stagliano sul candore che abete fu per annunciare un Corso Universitario sui Beatles [non esprimo nulla in proposito, non è il caso: pongo un'autocensura alla mia potenziale indecenza verbale]. Aperitivo pre-prandiale, la Sorella mi chiede come va. Lo scrivo in corsivo, perchè quando la Sorella chiede come va [idem] non posso mentire, fingere, nascondere nemmeno la più lontana ed indifferente nuvola nera. Nonostante, dopo le Grandi Emozioni di sabato sera/domenica mattina, nonostante il Tutto abbia guadagnato una patina di Senso [dico una patina, in quanto ancora debole e sottoposta per questo alle intemperie del trascorrere], insomma, ecco.

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domenica, novembre 16, 2003 

[09:30]

Alle 06:40 un assurdo personaggio, vestito come un militante di Lotta Comunista e con una barba sfatta vagamente marxista, sfida le deboli luci del mattino, in bicicletta. In mano reca una rosa rossa con allegato un hand-made bigliettino, ed anche una improvvisata lettera. In fondo, non è che si dormisse bene, stanotte. Alle 06:50, sempre questo assurdo personaggio è davanti alla Casa del Pellegrino, noto albergo patavino a due stelle. Dopo aver trattato con il recepzionista - e ci avrebbe pure litigato, se non avesse avuto così sonno - trasformandolo nel suo Messo, alle 06:58 eccomi, io assurdo personaggio, a fare colazione al Duomo. Caffè, pastina, e si inizia a camminare in preda ad ogni sorta di dubbio. Piazza delle Erbe, a stomaco pieno. Col culo su un pilone di cemento, guardo stormi di piccioni librarsi più o meno a casaccio ad un paio di metri dalla trachite della piazza. Fisso il mio sguardo sul coloniale intarsio di marmo di fronte a me; Italia Libia Etiopia bianco, tutto il resto serpentina. Poi il ghetto, poi le riviere, uno scivolone quasi mortale sul ponte di riviera Paleocapa, le anatre che zampettano fuori dall'acqua per risalire gli argini, poi la Specola e il molto-più-affascinante-(in-questo-momento-psicologico) canale prosciugato e fangoso, ancora le riviere, piazza Capitaniato. Leggo ogni manifesto che trovo sui muri e sulle vetrine, non incrocio quasi nessuno. L'umore nel frattempo è degenerato, volteggiando a spirale continua a perdere gradualmente quota. Sono le 08:12. Quasi quasi dispero. Mi appoggio ad un platano. Degli scatoloni di cartone, completamenti pregni d'acqua, danno l'idea dell'umidità dell'aria. Io, me la sento nelle ossa e nell'addome, quell'umidità. Ore 08:17. Un Suo messaggio. Brevissimo. Sorrido. Rispondo. Un pò a tono, un pò no. Ore 08:25 (abbondanti): sono al VerdeOro a bere un biancomacchiato e a leggere il Mattino di Padova. Oroscopo, scorpione. Giornata fichissima per l'amore, la persona amata tenerezze parole dolci eccetera. Sorrido. Salgo in bicicletta, e torno a casa cantando a squarciagola Disciple, degli Slayer. E, durante gli intermezzi strumentali, sorrido.

Nel frattempo, dalla parte opposta della città, una persona viene trovata in fin di vita, nel suo appartamento, riverso sul divano, pieno di barbiturici ed alcool come la creme delle rockstar maledette. E' il mio visagista di fiducia. Uno dei migliori della città. Colui che avrebbe dovuto fare qualcosa per le occhiaie gialle e viola che mi porto dietro. Un biglietto, bic nera su pezzetto di carta sudata: questo è troppo, anche per me.

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sabato, novembre 15, 2003 

[13:42]

Più l'Ora si avvicina, più io divento Allegorico, Oscuro ed Incomprensibile anche per chi mi conosce bene. Mattina trascorsa a guardare il soffitto da sotto le coperte, mi alzo non appena viene approntato il minestrone di fagioli. Il pilastro portante di ogni colazione nutriente. Ripenso alle prove di ieri sera, questa gloria da strònzi, poi appunto mi prende l'Allegoria e sclero. Le chine ormai sono desertificate, finisco il mio sapido prodotto artigianale e ripasso le quattrocentosettanta pagine lasciatemi sul comodino dal mio Generale Supremo per Tattica&Strategia. Questo canuto milite ha il solo difetto di vergare i suoi rapporti nel bello stile di fine settecento, ha una passione per i teorici prussiani e per le strette gerarchie del gotha in divisa e stellette, e gira sempre con una sciabola d'onore, vestigia delle sue successfull campagne d'Africa. Mi sòrbo insomma i suoi schemi, le sue ricostruzioni edificanti, la didattica da campo, le massime e le citazioni di Montecuccoli, i periodi sintattici lunghi e contorti. Il mondo esterno si dilata fino ai sui più lontani limiti, tira una specie di respiro profondo, di diaframma, e trascolora fino a scomparire. Io sono nel mio paranoico guscio. Fuori Ã¨ fosco, e freddo.

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[01:25]

Quando torno a casa dalle prove con lo Smilzo Collega C, la prima cosa che mi assale è il caos della mia camera. E stanotte proprio non mi va. Sono teso, nervoso, agitato. Non ci sto dentro, direbbe qualcuno di mia conoscenza. Domani. Le chine sono finalmente asciutte, ci do dentro di acrilico e pennarello. Però sono teso, nervoso, agitato. Il letto è un disastro, la scrivania è un disastro. Io stesso, nella mia semi-ubriachezza, sono un disastro. Domani è sabato. Rettifico - domani è il sabato. Qualcuno mi pensi. Mi pensi molto.

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venerdì, novembre 14, 2003 

[18:34]

Mentre le chine asciugano - lentamente, più lentamente di quanto non ricordassi - ripenso pigramente a certe mie letture del passato, quel Passato che mi vedeva appassionato di wargames e giochi di ruolo e videogiochi di strategia. Molti videogiochi di strategia, già. Civilisation above all, e poi Dune II, e Battletech, e di fianco al fido Amiga 500, ad ingombrare la mia scrivania, le fotocopie di Warhammer 40k, e la mia splendida armata di orchi... insomma, ripenso a Machiavelli, a Sun-tzu, a Clausewitz e alle rivistine con le ricostruzioni delle grandi&celebri battaglie e alle monografie sulle divise e gli stendardi, o i blasoni, o le insegne, un sacco di fermento quasi militaristico, ma siamo stati tutti bambini, no? Poi si cresce, e mentre le chine asciugano - ed io comincio anche a diventare impaziente - uno si ritrova con dei piani e delle speranze che sono a metà tra, per l'appunto, le Storie di Polibio, e un libro-game di quelli che andavano tanto più o meno nello stesso periodo; non di Polibio, il periodo, ma dei miei wargames. Se succede così? Allora io faccio così. Se invece si va di là? Beh, c'è la procedura 4-DZ. Bene. E l'imprevisto Tal dei Tali? Ma mi stai prendendo per il culo, o sbaglio?

Si.

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giovedì, novembre 13, 2003 

[22:16]

"In fondo, quello di cui proprio ho bisogno è il contatto"

"Cazzo sei, una lampadina?"

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[13:48]

Si, sono il primo a sapere che il blocco del traffico è solamente uno misero palliativo a soluzioni ben più radicali alla questione delle polveri bizzarre che si librano nell'aria cittadina minacciando i bronchi del cittadino, però ogni tanto ci si potrebbe anche aspettare un minimo di rispetto, senza ogni volta dover per forza colorare rivestire tutto con una patina di bel-paeseità, che ne so, guarda per esempio lo sboccio, oggi, nel traffico più sauvage che io abbia visto nell'ultimo mese, lo sboccio di tutta una genìa di paraculi di ogni genere, un fiorire di pass, permessi, fotocopie timbrate, loghi e badges e identificativi e quant'altri strumenti eccezionanti esposti in bella vista sui cruscotti... che cosa curiosa, non ne avevo mai visto così tanti, tutti assieme. Poi può anche capitare che qualcuno si faccia prendere da un'impotente incazzatura interiore, dato che - ricordando che il blocco del traffico si impone come misura palliativa, mi piace ripeterlo, in un'ottica di riduzione degli inquinanti - dato che questo qualcuno si rompe i marroni tutto l'anno scaraventandosi controvoglia in bicicletta in un traffico irrispettoso, gradasso e bastardo, e - oggi sono poco sintattico e ho pure fretta - e insomma se questo qualcuno, sempre lui, sistema il suo misero mezzo studentesco fuori dalle rare rastrelliere... beh, rimozione, multe ed altre amenità del genere. Oggi, invece, l'immane folla degli automobilisti irrispettosi, gradassi e bastardi ha - forte di un curioso rispetto parziale e partigiano delle regole - ha deciso di sistemare i suoi veicoli giusto prima del centro, ingombrando in maniera illogica - senza voler chiamare in causa la sicurezza stradale, le zone di rispetto prima di stop ed incroci, i marciapiedi, ed altre amenità da obsoleto codice stradale - i nostri bei quartieri della prima periferia. Butto lì, se vi va di fare i turisti in questa solatìa giornata senza traffico, via Modena e il blocco di viuzze lì intorno. E siccome questa cosa urta, per un sacco di motivi, non solo l'ordo morale ed etico, ma anche quello estetico, nonchè quello di sicurtà fisica e psicologica, del ciclista, insomma, il ciclista stesso potrebbe anche farsi ulteriormente girare le palle, mangiare la foglia e inghiottire amaro, salire in bici, avvolgersi la catena attorno al pugno destro, e decidere di collezionare nel corso di un pomeriggio di scorribanda il più cospicuo numero di specchietti infranti nella storia occidentale.

Ieri sera ho visto L'odio, quindi fate voi.

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mercoledì, novembre 12, 2003 

[20:50]

Cito dall'iper-citato - in questo periodo - Caparezza. La seconda corsa è sempre la più difficile, nella carriera di buffa persona z. Esco di casa, e i peli delle gambe mi si rizzano come aculei, le mani gelano e quasi quasi crollo tra gli spasmi muscolari. Ma d'altronde dovevo assolutamente punire il mio corpo, dato che ieri sera è stata una notte di depravato alcolismo, cinque spritz e quanti bicchieri di rosso e una birra, e il gelo mentre si aspettavano i marroni caldi della castagnata under the bridge indetta dai vicini di appartamento del Compagno di Sbronze A, Compagno di Sbronze A costretto col qui presente buffa persona z ad attendere il via libera per poter rientrare nella sua tana, poverino, esautorato dal godimento della suddetta locazione dalle romanticheggianti coinquiline. E insomma sono tornato a casa, e sono crollato a letto ascoltando XIII dei Rage. My world is dark and out of touch / I'm left alone a bit too much, solamente che in realtà mi perdo tutto il blocco che va da Sign of heaven fino a Immortal sin (comprese). Torno nel silenzio e, dopo una notte di rivoltolii nel letto, di disperate bevute d'acqua, di imprecazioni e bestemmie e di stomaco e fegato rovesciati, sono risorto.

Sono risorto vuol dire che con occhio nuovo - per quanto opacizzato, invetrato (direbbe qualcuna) dalle infiltrazioni di alcool nel bulbo - guardo alla mia tesi posata su un tavolo del sottoscala del palazzo ex-Magistero, che fa molto Harry Potter, si, e l'illuminazione, unita al mio connaturato essere un pò stronzo, mi travolge di gaudio mentre la mia testona si empie di schemi, passaggi e bibliografia delirante.

Tutto questo perchè mi sono ritrovato a leggere la tesi, attinente all'argomento da me trattato, di un ex-pupillo del mio Relatore. E con la sua voce - del Relatore - nelle orecchie, va bene una tesi modesta, basta che sia scritta bene, onorevolmente, mi sono letteralmente spanciato dalle risate con questo oggetto letterario più simile al lavoro di un poeta naif in preda ad uno sperimentalismo estremo che ad un lavoro scientifico. Ellissi numerose - specialmente dei soggetti - e bizzarre costruzioni sintattiche, cicatrici ben visibili degli innesti eseguiti con perigliosi taglia-e-incolla - la concordanza, mio dio, la concordance! Terminologia che si mantiene al livello pre-intermediate della lingua italiana: è qui che si vede la naivete dell'Autore, nell'ad esempio alliterante definizione di un problema grosso e complesso. Espedienti della lirica provenzale - coblas capcaudadas - e ripetizioni; punteggiatura disposta da algoritmi locazionali dalla notevole randomness. A proposito di punteggiatura: spezzando le frasi in corrispondenza delle virgole, si ottengono spesso dei deliziosi poemetti venati da un'inquietudine di fondo ambientalista ed escatologica.

Le lunghe stagioni secche

e il debole tasso di umidità atmosferica portano ad un disseccamento rapido della lettiera e dello strato superiore che così

bruciano più facilmente.

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[18:21]

Aggiungo, tra i Segni che ieri hanno inquietato la mia fragile mente, questa frase di G.B. Shaw, trovata in apertura di un blog curiosato per caso: non aspettare il momento giusto - crealo.

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martedì, novembre 11, 2003 

[14:13]

Perchè buffa persona z sta perdendo tempo su un argomento che palesemente non c'entra un cazzo con la sua tesi, un argomento che richiederebbe una trattazione lunga e dettagliata solo per tentare di definirlo, ma che comunque, in ogni caso, indubitamente non c'entra un cazzo, e basta, con la sua già abbastanza ostica tesi? Beh, perchè te l'ha detto il tuo Relatore, no? Dai, aggiungi un capitolo sulla desertificazione. Vero. Questa era una risposta facile.

Cosa sta tramando buffa persona z, alla luce di due post fa? Nulla. Nulla, perchè buffa persona z ha cacciato da camera sua, a calci nel culo - bum stamp spack - il buon FilippoTommaso. Ha gentilmente spintonato lungo in corridoio anche Ezra. E ha accompagnato giù dalle scale, attraverso il vialetto d'ingresso, per strada, fin'addirittura all'ingresso dell'osteria del suo quartiere il vecchio Alfio. Poi buffa persona z si è soffermato per un bicchiere ponderoso.

E allora, cosa sta tramando, ora, buffa persona z?

E cosa significa quella spam arrivata fresca fresca stamattina, finalmente a carte scoperte l'oggetto?

E che rapporto ho io con una frase di Lolita letta poco prima di pranzo, e che mi ha colpito profondamente, il rosso sole del desiderio e della decisione, le due cose che creano un mondo vivo?

Ma che ne so, io, di tutte 'ste cose?

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lunedì, novembre 10, 2003 

[22:06]

L'Oste di Fiducia F ci fa l'occhiolino, a me e allo Smilzo Collega C e, quando ci serve i due spritz, esegue tutta una generosa aggiunta di gin ai bicchieri. Seguono lunghi quarti d'ora di discussioni sul tema Complicanze e circostanze nel rapporto tra uomo e donna, in un'ottica di fisicità. buffa persona z racconta episodi lontani della sua vita sentimentale che gli provocano come un senso dello stomaco che ti dice senti, io qua mi sto rompendo le palle, butto fuori tutto. Ora. Altro giro, via a casa.

Non mi ricordavo che la vita del geografo fosse così ostica. In un pomeriggio abbastanza intenso di studio - la lunga strada verso il recupero della mia Produttività Universitaria - ho ricominciato a prendere sboccati appunti in tre lingue, ho imparato un sacco di cose sull'ecologia degli ecosistemi semiaridi, ho attraversato almeno tre discipline scientifiche, e mi sono incocciato su frasi del tipo [traduco liberamente]: metastabilità ed ecotonalità: processi naturali ed ingegneria sociale alla radice dello sbilanciamento del sistema e della sovra-esposizione a congiunture ed eventi anastrofici e catastrofici. Ecco. Verso le cinque e mezza, esco per svagare un attimo la mente. Telefonare. Telefono azzurro? No, quelli poi ti mandano l'assistente sociale a casa, e va a finire che ti mandano in un brefotrofio, o qualcosa del genere. La Sorella Elettiva G? No, è a lavoro, a quest'ora. La Persona Importante F?

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[13:42]

Ah, ooh. Le endorfine. En-dor-fi-ne. Endor-fine. Sul mio balcone un cimice marroncino+strisce nere svolazza apatico e ondeggiante nel bovolo di calura trattenuto dalla doppia finestra. I fiori delle piante grasse iniziano a sfiorire, dopo una settimana di alternato fulgore. Fuori c'è il sole. Oggi pomeriggio si studia di peso, si aperitiva alle sette, e si rincasa buoni-buonini. Stasera s'ha da buttar giù qualcosa, a tema, triturando e impastando la seguente bibliografia: Marinetti F.T., Teoria ed invenzione futurista, i Meridiani Mondadori; Pound E., Cantos scelti, Mondadori; Durso Pennisi A., Dizionario enologico, Cisalpino (ristampa Hoepli).

Cosa sta combinando buffa persona z? Cosa sta tramando? Cosa, cosa?

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[13:06]

Accade con regolarità - beh, almeno a me - che il fisico si impunti e dica senti, qua non se ne può più. Facciamo così: tu collabori, e mi aiuti a sbarazzarci di un pò di dannosi accumuli di energia - sotto qualunque forma, solida liquida gassosa, chimica, elettrica, elettro-magnetica, termica, soprattutto termica - ed io in cambio ti mollo giù una dose di endorfine. Ti vanno, eh, le endorfine? Eh? E' tanto, che non ti fai di endorfine... E così, dopo numerose insistenze di questa vocina muscolare (beh, tendìnea, più che altro), buffa persona z si rimette a correre. Scarpette sfatte, pantaloncini corti, felpa JD e sciarpa di cotone tricolore, buffa persona z sembra un incrocio tra uno scout troppo cresciuto ed un ultrà del Padova. Nel lettore portatile ho una raccolta ambient-lounge-trance-Azzido da bass. Si, come no. Nel lettore portatile ho il mio cd di metallo svedese ad alto potenziale; i quattro pezzi che mi accompagnano nei miei primi venti minuti di corsa autunnale già sono un macello [per la cronaca, Follow the Hollow e The Flameout (Soilwork), Elimination Complete (Terror 2000) e Convicted (Darkane)] Come promesso, il corpo secerne tutti i tipi di prodotti, sotto-prodotti, scarti, tossine, rifiuti. Si sbizzarrisce proprio; mi stupisco di quanto muco riesco a produrre, e mentre sputo fuori grossi boli semitrasparenti, vecchiazzi cani madri con passeggini e studenti che hanno bruciato mi guardano compassionevoli mentre bestemmio, arranco, strascico, tossisco, respiro pesantemente, ansimo, fischietto frammentariamente, e sottolineo gutturalmente, grattando di gola, i passaggi salienti dei miei eroi del Metallo, please show a sign, who's next in line? Alla fine mi ritrovo con le caviglie doloranti - as usual - e una grossa vena che minaccia ritorsioni dal polpaccio - as usual this one too. Seguendo diligentemente la tabella che ho scaricato da un qualche sito podistico, mi faccio anche cinque allunghi salendo la rampa che dal Parco dei Platani porta al ponte di Voltabarozzo; l'abbrivio è dato ogni volta dall'inizio di Figure Number Five (Soilwork; e chi ha orecchie per intendere...) Quasi quasi sbocco, ma sono bravo e trattengo tutto inside, e rincaso camminando in mid-tempo (Submission, Darkane, tre volte di fila).

Nella mia cameretta avviene lo scambio, palpo la bustina di endorfine che il mio corpo mi passa. Ti dispiace se me la sparo qui? Ehi, mi casa, su casa.

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[11:30]

Ultima riga di una mail della Mora Germanista E, al termine di un lungo aggiornamento personale: ah, e raccontami un pò dei tuoi ultimi trascorsi sentimentali.

Mail di risposta, mia, una sola riga, da leggere con la vocina del migliore Antonio Rezza: Trascorsi sentimentali? Qua non trascorre proprio un cazzo.

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domenica, novembre 09, 2003 

[23:36]

Dopo aver edotto il Dottor Allievo Archivista M, nel corso della consueta lezione di chitarra domenicale, gli racconto le mie disgrazie. Le mie abbondanti disgrazie. Le mie embrionali disgrazie, anche. Beh, che ne dici? Eh, sei proprio sfigato. Con questa così, con l'altra viene fuori il moroso, e poi, mah, è proprio il Fato, questo. Si, 'sto stronzo. Peggio di così. Esci di casa, e la vicina ti rovescia in testa il pitale. Ah. E magari hanno anche mangiato asparagi e uova, stasera.

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[20:04]

Tre frammenti 1. Fine agosto, l'ultima mia calata nelle lande marchigiane della Sorella Elettiva G. La domenica, a pranzo con nonni e genitori; io e la Sorela siamo reduci da un venerdì sera di confidenze e alcool, e da un concerto-più-tutto-quello-che-ne-viene-insieme della Bandabardò. Non siamo poi così stravolti, però. Verso la fine pranzo, il nonno osserva ma tu non bevi poi così tanto! No, beh, sa, a volte magari - no no, proprio non sei un bevitore, hai un dito di vino nel bicchiere dall'inizio del pranzo. La Sorella Elettiva G ghigna, io ghigno.

Tre frammenti 2. Oggi a pranzo. Mio padre: dai, un goccio di novello? Io: anche no. Come, anche no? Io: non mi va, adesso no. Lui: ma stai scherzando? Perchè? Perchè ora non mi va, tutto qui. Ma se da quello che scrivi, i racconti, sembra che sei Bukowski, e non bevi un goccio di novello a pranzo? Io: eh.

Tre frammenti 3. Verso la fine di settembre, sabato, pausa pranzo. La Mora Germanista E mi fa compagnia durante un frugale pasto nell'osteria di fiducia; ho solamente quindici minuti per consumare. L'Oste di Fiducia F mi porta un panino con mortadella e peperoni, e un bicchiere di rosso. Lei chiede un pò esasperata ma bevi mai qualcosa che non sia alcolico, tu?

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[13:53]

Raggiungo tra l'altro la consapevolezza di quest'immagine. Una bella siepe naturale, rami e rametti, biforcazioni, nodi e foglioline, un allegro disordine, un'esplosione di vitalità. Il sole la nutre coi suoi raggi, e tutta una serie di altri dettagli arcadici, mentre la Siepe viene a rappresentare tutte le possibilità, gli imprevisti e i cazzeggi della vita. Negativi e positivi, certo, ma necessari. Poi, ogni tanto, mentre tu dalla finestra contempli questa meraviglia vegetale, arriva Monsiuer Destino. Con fare crudele, ironico... con fare da stronzo giocoso, il Signor Destino dà delle grandi sforbiciate alla siepe, e lentamente la riporta ad una sterile, trista forma naturale. La incanala nella depressiva mancanza di possibilità, di stimoli, di varietas. La rende una forma da due palle. Oh oh, rendiamogli le cose più difficili! Zac! Ullallà, qua gli mettiamo un pomeriggio extra di lavoro che non può evitare! Zac! Ehi, qua gli spostiamo uno stage nel weekend in cui più ci tiene a rimanere nella sua città! Zac! E guarda qua! Facciamo entrare dei nuovi personaggi, e a lui togliamo un tre, quattro ore di possibilità! Zac! Zac! Zac! Sembra, il Signor Destino, un barbiere in acido di fronte alla capigliatura più arruffata della bay area di San Francisco degli anni settanta. Beh beh beh, e qui magari i nuovi personaggi gli azzerano la possibilità di ogni altro futuro incontr - Za-aa-a - La mamma del Signor Destino chiama dal balcone della cucina, quello che dà sul mio giardino, Ã¨ pronto il pane-e-burro-e-zucchero, le lame hanno solo inciso uno dei più grossi rami della mia siepe, la linfa prende a scorrere attorno alla slabbratura del legno, piastrine vegetali che disperate, con le loro faccette operose da Siamo fatti così, corrono in giro. Ma, per ora, tutto se ne resta lì attaccato. Per ora.

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[12:43]

La serata di ieri Ã¨ presto riassunta. Alcolismo 4 stellette, piacevolezza 3 stellette, scazzo: serpeggiante, momentaneo, subdolo. L'outsider ha sempre i suoi problemi peculiari, quando partecipa a cene del genere. Caro ragazzo il Dottor Allievo Archivista M, solamente che io non appartengo ai suoi consolidati gruppi relazionali. Non sono un collega archivista. Non appartengo agli amici di vecchia data. E non appartengo all'insieme delle coppie-i-cui-amici-abituali-sono-altre-coppie. Poi, che vuol dire, singolarmente molti dei partecipanti mi stanno simpatici, e lo zoccolo duro formato da queste persone è una sempre buona occasione di risate e cinismi. Però. Dai, dimmi che ci saranno anche delle donne spaiate, a questo convitto. Eh, doveva venirne una, ma non viene. Bene, sono costretto a mangiarti il diploma di laurea, lo sai? E via dicendo. Torno a casa nella pioggia con i  Nevermore che mi strattonano i timpani e prendono a pedate, testate, colpi-di-paletta-di-strumenti-elettrici queste povere membrane elastiche. Io e Nabokov discutiamo fin tardi di scrittura, letteratura, vodka e new order della Russia putiniana (argomento di cui non è ferratissimo), e crollo che saran le tre, tre e mezza, con Nabokov, Afanas'ev e Propp che mi cantano tutti insieme, abbracciati e pericolosamente ondeggianti, Sorella Elettiva G, mia sorellina / nuota, nuota a me vicina / ardono i fuochi ardenti / bollono le acque bollenti / affilano un coltello affilatissimo / vogliono sgozzare il tuo fratellino! Seguono sogni pesti e dimenticati. Stamattina c'è il sole, esco a fare due passi, così, con la scusa del ricaricare il cellulare. Già che ci sono - non farlo - controllo anche - lascia perdere - il saldo - è meglio non sapere - il saldo del mio conto in banca. Fortemente negativo. Mi dispero.

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sabato, novembre 08, 2003 

[14:58]

Piove, e continua a tirare lo stesso vento gelido di ieri. Lo stesso vento gelido, costante ed multidirezionale. Avrei un sacco di cosette da fare, mi sarei riproposto un certo numero di attività. Ma c'è un pò di malinconia, un pò di uggia, c'è che guardo fuori e la mia mente si sposta verso altri luoghi, lontana, molto lontana. No, non vedo il mio quartiere, fuori dalla finestra di camera mia. Alla fine mi sa che ora mi rintano a leggere. A leggere e a scrivere e ad ascoltare l'ultimo dei Nevermore. Solamente, sarebbe uno di quei pomeriggi brulli in cui vorresti chiuderti in un'osteria e parlare, parlare, parlare con qualcuno che possa e voglia stare lì, ad ascoltarti e a ridere alle tue battute, riempire i bicchieri quando sono vuoti, e le casse buttan fuori musica oscena, e c'è puzzo di fumo e gli altri avventori del locale - il tuo locale di fiducia - non ti sono mai stati granchè simpatici, ma tu sei lì per creare questa bolla di parole, e forse anche riesci a non crollare, vittima di questa malinconia, vittima del focus dei tuoi pensieri, i tuoi pensieri che ti hanno abbandonato, sono migrati lontani gli armenti del tuo cervello, e proprio per questo tu potresti anche crollare improvvisamente contro il ripiano di fòrmica del tavolo ricoperto da quella stereotipica tovaglietta a scacchetti, non avresti probabilmente nemmeno la forza di deviare la traiettoria discendente, molle e perfetta della tua testa, e sentiresti solamente il setto nasale esplodere in mille stellette di alluminio anodizzato nella tua testa, mentre tu te ne resteresti poi lì, come un essere a cui hanno estratto il cervello, senza tanti complimenti, sotto una vaga anestesia al Campari.

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[01:37]

** Giust'appena finito Pao Pao, di Pier Vittorio Tondelli (1982). Sono soddisfatto della lettura, e anche molto. Stile scorrevolissimo, a momenti decisamente torrenziale, nello stesso periodo - bello lungo, a volte, un minimo di concentrazione ci vuole, a starci dietro - nello stesso periodo, dicevo, ci stanno azioni pensieri dialoghi sensazioni descrizioni e tutto il resto. Pochi punti, tantissime virgole, coordinate e subordinate. Pagine memorabili - me ne viene in mente una, la 'prima' dell'improvvisata banda musicale - e belle aperture liriche. Ah, e alcuni personaggi sono caratterizzati da Dio.

Poi me ne vago con lo sguardo in giro per la stanza, la mia stanza piena di casino, la mia stanza soggetta ormai all'entropia, coi cumuli di libri sul pavimento, mi alzo da dove stavo leggendo, il letto sfatto da stamattina, per scegliere la prossima lettura, e per approssimazioni successive ci si arriva, a questo libro, scartando prima però i troppo classici, i troppo tòmi e anche i troppo incasinati, e alla fine mi decido per questo Adelphi marroncino nocciola che ricordo trovai a metà prezzo ancora incellophanato qui a Padova in una piccola libreria piena di sconti dove capitavo per ingannare il tempo quando ero troppo annoiato dalla vita di Dipartimento ma anche troppo asociale per infilarmi tra la clientela di Feltrinelli, ed ero anche poco informato e quindi mi sfuggiva l'esistenza della Ginnasio. Insomma Nabokov, Lolita.

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venerdì, novembre 07, 2003 

[21:58]

Sono poco filippico, di questi tempi. Si, va bene, mi infervoro mentalmente mentre cammino su e giù per la città, mentre vado in Dipartimento e mentre torno a casa la sera - o la notte. Ma poi, di fronte alla foglio bianco, al pannello di controllo di Splinder, al file di word, nulla. E pensare che lanciavo di quegli strali, quando tenevo un regolare diario personale. Pagine e pagine incazzatissime, scritte da semi-ubriaco (e non solo), pagine che rileggevo con curiosità la mattina seguente, e in cui ritrovavo il me che non mi raccontavo mai apertamente. E si che le occasioni di filippica non mancherebbero. Qualche giorno fa leggevo su Internet BookShop dei commenti all'ultimo volume di Harry Potter. Mi ha colpito quello di una certa Claudia. Ho ventuno anni suonati e molta gente ancora mi prende in giro perchè mi ostino a leggere Harry Potter! Fin qui tutto bene, il punto esclamativo lascia permeare una certa ironia, un certo divertimento nel constatare eccetera eccetera. Prosegue il commento. Li considero dei deficienti. Punto. Punto: quel segno di punteggiatura distrugge le tracce di humour di cui sopra. E' totale, sentenzioso. Chiuso alle repliche. Certo, mi rendo conto sempre più spesso - man mano, diciamo, che le generazioni si accumulano - che la parola scritta sta perdendo sempre più la sua univocità di significato. La parola... non solo, ogni segno grafico, ogni struttura grammaticale, ogni carattere, tutto viene utilizzato con pressapochismo, senza che ci si renda conto che una parola significa, che modi di dire, ellissi e metafore - per essere prontamente e (appunto) univocamente percepiti - devono aver subito un minimo di sedimentazione, e questa sedimentazione deve essere viceversa compresa, prima di...

E poi c'è la prepotenza. Li considero dei deficienti. Considero. Che verbo superiore. Gironzolo per i blog che frequento ormai abitualmente, e scopro che un blogger viene mafiosamente - si, mafiosamente - minacciato di querela da parte di un rapper. In risposta ad un suo post, fioccano i commenti di queste posse incazzosissime. Commenti raffinati, obiettivi e rispettosi dell'altrui libertà di espressione, chiaramente. Navigo un pò per i siti di questi illuminati pensatori, solari espressioni di massime e pensieri profondi e rivelatori, pagine html decorate con taglierini e spruzzi di sangue. Mi metto le mani nei capelli. Sempre sul sito del blogger ormai prostrato - immagino - dalle spese giudiziarie, vessato dagli avvocati, la sua donna delle pulizie con le mani consunte per il tentare invano di pulire infamanti quanto illeggibili scritte a vernice spray sul muro esterno dell'abitazione, insomma, qualcuno, nel commentare uno di questi rappers oggetto di un'altro post, per assonanza dimostra il suo apprezzamento ad un altro (meritevole) musicista: xxxyyyyyx? A me piace xxxzzzzzx! Un altro liberale del pensiero risponde affabile che cazzo c'entra xxxzzzzzx con xxxyyyyyx, non avete capito un cazzo. Ancora questo punto totale, sentenzioso...

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[16:59]

Ma cosa ho combinato? Ho problemi di coscienza? Ho del rimosso che spinge per tornare a galla? Sensi di colpa? Apro le World White Pages - Universal Edition, e cerco alla voce luminari della psicologia. Invoco Sigmund Freud, recito cantilenando paragrafi interi de Il motto di spirito e la sua relazione con l'inconscio e sistemo su un piccolo altare votivo un discreto quantitativo di cocaina (per invogliarlo a scendere e darmi consiglio). Insomma, cerco un'aiuto, una spiegazione al fatto che da una settimana ormai sogno con una certa ricorrenza, sul far del mattino, le persone più disparate - reali o meno, non importa - che mi sgridano. Si, io sogno cazziatoni. E non credo sia una latenza di masochismo - beh, non sicuramente oltre gli standard umani, almeno - o qualche altra amenità del genere. Delle persone - anzi, delle combinazioni di persone - inscenano quindi i Grandi Cazziatoni della Mia Vita. Stamattina, per esempio, i genitori di una carissima amica mi rimproveravano per telefono - già, successe proprio così - di non si capisce bene cosa, utilizzando le stesse espressioni e gli stessi termini e quant'altro usarono i genitori della mia ex, nella versione originale, per umiliarmi e farmi sentire una merda. Ed addossarmi la piena percentuale della colpa del tracollo finale. Boh?

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[00:51]

Il progetto è molto semplice. Lo Smilzo Collega C ha un'idea molto chiara di come dovrebbe funzionare. Ci si presenta alla strettoia di una calle veneziana, nel pomeriggio di una domenica invernale e turistica. Lungo il tragitto ferroviario abbiamo, per essere più performanti, diciamo così, abbiamo bevuto tutto il bevibile. Insomma, piazzàti a questa strettoia estraiamo chitarra - io - e voce resa ispida dal vino - lo Smilzo Collega C - ed eseguiamo un repertorio ciclico di pezzi adeguati, più o meno conosciuti. De Andrè, Modena City Ramblers, and so on. L'obiettivo è di catturare l'attenzione di qualche turista dell'estremo oriente, chessò, giapponese, e convincerlo con la nostra funambolicità musicale e la nostra innata simpatia a versare della valuta forte nella custodia della mia chitarra. Almeno per ripagarsi viaggio, bevanda e nutrizione. Semplice e funzionale, no? Questa sera le prime prove. Divertenti, soprattutto la parte in cui si è provato a bere per migliorare la performance.

Si, è l'essere schizoidèo che mi frega. De Andrè, la chitarra acustica... l'allievo che mi chiede di spiegargli Californication dei Red Hot Chili Peppers. Come si concilia tutto questo con la giornata di ascolto che ho dedicato all'ultimo disco dei Nevermore, Enemies of reality? Beh, beh. Un disco notevole. Un muro di suono impetuoso, quelle sonorità tipicamente nevermoriane affinate e rese più aspre. E le ritmiche di Loomis, quanto mi hanno provocato all'imbracciare la mia, di chitarra.

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giovedì, novembre 06, 2003 

[02:05]

**** Torno a casa pedalando solitario, come sempre. Padova è fredda, un pò inospitale, e non c'è nemmeno la nebbia accennata di lunedì sera. Non è servito a nulla tentare di raggiungere la mia capienza massima a forza di vini e birra, Padova è fredda e non c'è nulla da fare. Nel walkman gli In Flames, ma gli In Flames anche mi inseguono mentre io pedalo un pò sconfortato dal clima ostile, questi cinque svedesotti con chitarre bassi e batterie - e spruzzi di tastiere - mi inseguono, spietati, begging for you to understand. Già, molecole inique minano la mia persona, io pedalo, eccetera eccetera. Begging for me to understand. Understand cosa? Un grumo solido mi investe, è una specie di sunto completo della giornata appena passata, ci sono delle belle cose sparse qua e là, ma in effetti, dovendo trarre bilanci, toccherebbe segnare una cifra alla fine della colonna delle uscite, alla fine della colonna delle perdite. Controlli a fatica i tuoi schizzi di violenza mista a velleità di giustizia universale, te ne rendi conto? Si, me ne rendo conto, certo che me ne rendo conto. Eh, te ne rendi conto, ma hai idea di cosa voglia dire? Si, che ne ho idea.

Perchè non ne puoi più dei gradassi, di chi ti aggredisce pur avendo torto marcio, in qualsiasi situazione. Una donna vaga seguendo patterns fuzzy nello spazio della pista ciclabile del tuo quartiere. Sta cercando un telefonino nella borsetta, quindi la sua attenzione non può essere certamente divisa con i fattori esogeni dell'essere immersi in una realtà oggettiva. Sta cercando un telefonino, insomma. Lungi da te l'essere preda dei pregiudizi, ma noti ugualmente che lei indossa un cappottino che costa probabilmente come tutta la stanza in cui vivi - e come tutto il suo contenuto messo assieme - e degli stivali che idem. Il suo fuoristrada è parcheggiato di traverso, sulla succitata pista ciclabile. Tu sfrecci in bicicletta, bizzarro da parte tua, lo sfrecciare in bicicletta lungo una pista ciclabile, per una volta nel verso giusto. Sfiori questa persona, che, risucchiata improvvisamente fuori dalla sua bolla di concentrazione, si impressiona per il rischio di travolgimento appena corso, e di conseguenza ti apostrofa con parole e toni poco civili. Ti insulta, volendo essere obiettivi. Ah, ti insulta. E' perchè hai il walkman con uno dei tuoi pezzi preferiti, è perchè stai tornando a casa e sai che troverai probabilmente una Sua mail, è perchè sei soddisfatto perchè stamane hai tutto sommato prodotto qualcosa. E' un sacco di cose, ma quanto ti brucia? Vorresti frenare. Vorresti scendere dalla tua bicicletta; tranquillamente mettere il cavalletto. Vorresti aprire una parentesi nel consorzio civile, avvicinarla, aggredirla. Non solo vocalmente. Hai presente American History X, si? Ecco. Tuo padre è un vivi-e-lascia-vivere, a pranzo ti dice che bisogna adattarsi, ti dice pazienza, ti dice sopporta, e tutto il resto. Come no, fai tu, come no, pazienza. E intanto scrivi queste cose. E intanto scrivi queste cose, e alla fine, poco prima di andartene a letto, alla fine sarai tranquillo, la parola avrà accolto il tuo sfogo. Certo. Ma, sotto sotto, sai anche che saresti più riappacificato annussando l'odore dolciastro dalle tue nocche.

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mercoledì, novembre 05, 2003 

[14:11]

* Allora, per rendere proficua la mattinata tesistica avrei dovuto riallacciare i rapporti con il mio Relatore. Non ce l'ho fatta, è apparso e subito dopo è scomparso e io mentre ne aspettavo il ritorno sono dovuto andare a bere l'aperitivo con lo Smilzo Collega C e poi già che c'ero ho infagottato i miei libri e son tornato a casa. Mah, gli manderò una mail. Per la cronaca, il mio Relatore è un bizzarro individuo dalle propensioni un pò new economy, diciamo da immagine e target, per intenderci. Il mio Relatore mi dette vari lavori da fare, nel corso del nostro sodalizio Relatore-Futuro Laureando, tipo costruirgli il sito internet o realizzargli dei poster per delle conferenze. E tutte le volte io mi imbiliavo a causa della propensione di questo Relatore a proporre, discutere ed esigere vari e numerosi time-consuming but also not so useful orpelli estetici. Si però cambiamoci il bordo. Si va bene ma ti pare di un bel colore? ... qui poi ci metterei una animazione con i lapilli che escono dal vulcano. Ecco. Io di mio sono invece in crisi per il reale - scarso - valore scientifico della mia tesi. E allora cade a proposito questa frase del Governatore Clozel, con la quale nel 1915 giustificherà la creazione del Comité d'études historiques et scientifiques en A.O.F. (stiamo parlando di colonie francesi), un organismo fondato per incentivare "ricerche di storia, etnografia, geografia fisica e storia naturale che indipendentemente dal loro valore scientifico devono essere feconde in splendidi risultati pratici". La trovo molto ironica. E vorrei metterla nella mia tesi. Ma forse non è il caso?

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[12:56]

Riflettendo sul cosa-scrivere-in-questo-blog, pensavo al fatto che la normale sfaccettatura di un essere umano - e per esagerazione il fatto che sono un poliedro complesso ed irregolare - insomma, tagliando corto, perchè aprire centomila blog? Uno perchè mi incazzo e devo eruttare lava, uno perchè sotto sotto sono un sentimentale, uno perchè ho le velleità scrittorie, e via dicendo, in crescendo nidificante di bloggherie impossibili da seguire e mantenere contemporaneamente per uno che come me sta tentando disperatamente di recuperare la sua normale produttività universitaria; e allora nel marasma della mia mente ho deciso di usare colori div

No, sono un minimalista, niente colori diversi. Toh la leggenda.

  • Nessun * prima del post. Tutto invariato, c'è quello che succede, qualche riflessione, l'amour e le normali disavventure che la vita moderna propone ad un uomo del novecento quale io sono.
  • un * prima del post. Lo studiolo, torbidi pensieri relati alla mia tesi. Osservazioni, spunti, lamentazioni e apologie. E molte grottesche riflessioni di uno dei pochi laureandi in geografia sopravvissuti.
  • due ** prima del post. La biblioteca, leggo molto e omnidirezionale, a volte si può parlarne.
  • tre *** prima del post. Facing the animal [cit.], filtriamo il vissuto attraverso lo specchio annerito del pelago che è internet. Volgarità, sesso e perversione. Paradossalmente, i post che incrementeranno gli accessi giornalieri, vero? [sto parlando a chi da mesi accede qui cercando in Google racconti di zoofilia]
  • quattro **** prima del post. La stanza per l'odio. La SxO è un cubo di sette metri per sette per sette, tutto rivestito come la cella d'isolamento di un manicomio. Al centro pende un sacco per i cazzotti. Io qua ci entro e ci urlo senza limite alcuno il mio odio per cose, persone e situazioni. E contraddizioni, soprattutto. E senza bisogno del bollino parental advisory, explicit everything.

Detto questo, vado a mangiare il minestrone.

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[01:15]

Quando passo le serate dall'Amico Naif, in genere accade che facciamo zapping come due provetti Beavis e Butthead. Non essendo io particolarmente attuned al guardare la tele, succede che ipnoticamente mi ritrovo a fissare lo schermo, tentando involontariamente di immagazzinare quante più informazioni possibile. In maniera quasi disperata, tra l'altro, come se fosse stimolato un senso a lungo sopito, o qualcosa del genere. In più, mi capita di filtrare ogni immagine, ogni scena, ogni frase attraverso i miei torbidi orizzonti, quelli torbidamente costituiti da Rete e libri. Quindi mi ritrovo a pensare a come Fabio Volo sembri seduto su (attorno ad?) una anal plug gonfiabile arancione trasparente di cospicue dimensioni, di quelle che in internet puoi trovare, che ne so, tipo a partire da quarantasei dollari.

E questo era solo un esempio. 

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[00:53]

Ah, cambi discorso, eh? Io, cambiare discorso? In che senso? E fai anche lo gnorri, bravo. Quella storia della lettura, dei 'gradini', come gli hai chiamati, delle 'strutture pavimentizie'. Si, e allora? E allora. E allora non è che puoi permetterti di fare tanto il gradasso. Ehrm. Già, vedo che hai capito. Dov'era? Piazza Capitaniato?

Si, era piazza Capitaniato. Palazzo ex-Magistero. Insomma, dove c'è la biblioteca di filosofia. Io che scendo dalle scale, tutto baldanzoso. Io che vado verso l'atrio, per uscire nell'umidità del giugno duemilauno. Io che per schivare due scienze-della-comunicazione ferme sullo stipite manco, col piede, la pedana lignea a norma portatori di handicap. Io che rovino di ginocchio sulle lastre di marmo giallognolo dell'ingresso. Dell'ingresso gremito di gente (si, in questi giorni mi piace l'aggettivo gremito; mi piace come suona). No, non è corretto, comunque. Dell'ingresso gremito di bellissime ragazze. Di bellissime e disponibilissime ragazze, nei confronti delle quali mi produco quindi in una figura di merda umiliante quanto memorabile. E dopo mi permetto di fare il... si, il gradasso, osservando la gente ruzzolare sui falsi gradini della sala Giotto eccetera, seduto comodamente in una delle quattro poltrone isolate, quelle che fanno tanto auditore straordinario, osservatore super partes, che ne so, aristocraticamente distaccate dal resto della platea...

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martedì, novembre 04, 2003 

[14:17]

Comincio a credere che sia il paradigma della guarigione. Da qualunque situazione di malattia, di crisi, di stanchezza - e qui si spazia dalle delusioni amorose alla depressione, dalla senselessness della vita al raffreddore di questi giorni - beh, una bella camminata e una bella bevuta risolvono molte cose. Ieri, dopo la soirée letteraria, mi muovo verso casa camminando attraverso la prima, timida nebbia autunnale, e bevendomi la birretta d'emergenza sopravvissuta indenne alle letture. Stomaco e sangue pieni ancora di spritz e ombrette di bianco dell'aperitivo con gli amici. Nonostante stessi sudando come una capra, mi son pure preso la libertà di deviare, di girare, di allungare e di curiosare, fino a capitare in via Facciolati per una sapida pizza marinara+gorgonzola. E, in definitiva, è sempre così. Basta vedere la soluzione alla Crisi Amorosa dei vent'anni, è stata Santiago ed è stata un regime piuttosto rigido [cit.] di vini e cerveze, ingeriti senza soluzione di continuità. E, insomma, stamane il grosso dell'ammorbamento di questi giorni è sparito. Certo, ho continuato a sudare per tutta la notte, a letto, rivoltandomi tra le (troppe) coperte. Certo, ho ancora in gola e nelle narici quel peculiare sapore di muco vagamente ferrico. Però...

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[00:31]

Bravo. Letteratura come verità, parte uno, emozioni. Bravo. Vai a vedere le letture, eh?. Eh beh, sai. Piaciuto, almeno? Si si, piacevole. Tipo? Un breve riassunto? Beh, hanno letto Bellotto Bugaro Casadei Ferrucci Franzoso Mancassola Mozzi Nuzzolo. Due risate Franzoso, qualche frase interessante sparsa qua e là. Non ho neanche dovuto ricorrere alla birretta d'emergenza. Forse perchè c'era troppa luce? Già, è possibile. Ma qualche commento più personale? Ma sei stato attento? Dài racconta, cosa ti ha colpito?

Allora, di queste due piacevoli ore io cosa ricorderò? Di queste due piacevoli ore io ricorderò l'architettura della sala Giotto del cinema Mpx di Padova; in particolare, non potrò dimenticare un curioso dettaglio, all'apparenza trascurabile. Un dettaglio minimo, ma importantissimo. I gradini. Gradini è un termine improprio, eccessivo, lo ammetto; la loro altezza raggiunge a malapena i cinque centimetri. Scuri, mimetici oserei dire - la banda bianca anti-inciampo non è abbastanza visibile. Io arrivo una buona mezz'ora prima delle nove, dato che i miei compari di bevuta se ne vanno prima del previsto, abbandonandomi solo soletto. In questo modo posso godermi, da un posto abbastanza isolato situato nelle retrovie della sala, l'effetto mirabolante che questi gradini - pardon, che queste strutture pavimentali hanno sull'equilibrio dinamico dei numerosi presenti. Hai visto che bella sala TUMP. Senti, se ci mettiamo lTUMP. Hai idea se vieTUMP. Nessuno viene risparmiato dalle asperità della superficie di camminamento, nemmeno il maestro di cerimonie giuliomozzi: TUMPcerto che questi gradini proprioTUMP. E via dicendo, per tutto il resto dei movimenti pedonali della serata. Guarda guarda chi c'TUMP. Signore attente con le sedie che ci sono i grTUMPTUMPTUMP. TUMP. Ma cazzTUMP.

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lunedì, novembre 03, 2003 

[15:53]

Insomma, non combino nulla, e sto anche discretamente male.

 

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[15:46]

Il primo giorno di tesi. Il primo giorno di tesi lo dedico in realtà al contagio su scala locale. Pieno di raffreddore, pieno di febbriciattola, sudato e microbico, vado prima in segreteria; è gremita di gente. Poi vado in posta a fare delle commissioni; è gremita di gente pure la posta. Poi chiama l'Angelo della Filigrana e mi dice vieni a prenderti la paga di ottobre, stronzo!, che l'Angelo della Filigrana non ha mica tempo da perdere, eh. Entro in libreria, saluto i colleghi, ritiro la Filigrana, la succulenta Filigrana, e continuo la mia opera di contagio come un monatto secentesco, tocco i libri, tossico, lascio dietro di me agglomerati di batteri e virus grossi come zucche da competizione, stanno lì ammassati vibrando mordibi oppure entrano in mitosi, la gente scappa rovesciando i Miti Mondadori mentre io starnutisco e rantolo con voce influenzale no, non scappate, non abbiate paura, voi non capite... è un segno d'affetto...

Insomma, in definitiva, non combino nulla.

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[00:14]

... detto questo (anzi, quello), io avrei anche bisogno di un drink.

 

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[00:13]

Il post di prima fingeva normalità. Dissimulava morbideza interiore. Affettava calma. E invece io domani devo, devo, DEVO riavviare i lavori della mia tesi. Per l'appello di marzo s'ha'dda finì. Non ci sono scuse o cazzeggi. Potrò farmi prendere dalla depressione, o dal senso di inutilità, potrò passare le notti sulla chitarra a tirare fuori i Darkane, o a scrivere, o a leggere le mie letture schizoidi, potrò innamorarmi e corteggiare e non capire più un cazzo, potrò veleggiare in piedi nella mia mezza barrique verso il gorgo alcolico, bottiglia in mano, potrò fare qual cazzo che vorrò, ma io per marzo devo essere laureato.

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[00:08]

No dai, pacificato con me stesso. Qualche telefonata nel pomeriggio, letture piacevoli - per quanto schizoidi - e lezione di chitarra nel pomeriggio. Argomento del giorno, Immigrant Song dei Led Zeppelin. Segue un pò di chiacchera con l'Allievo Archivista M - anzi, con il Neo-Dottore Allievo Archivista M - e il ripescaggio del wargame Battletech, retaggio impolverato della mia adolescenza borderline. Si ascoltano i Tool, si lancia qualche volgarità, e buonanotte.

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domenica, novembre 02, 2003 

[17:24]

Quattrocentomila dollari per un tubero che puzza di gasolio e terra marcia, quattrocentomila dollari che mica possono essere direttamente versati in beneficenza, come dicono sarà la loro destinazione, no, ci mancherebbe, il Ricco Possidente deve giocare, poverino, la sua vita è già noiosa abbastanza. La Rowling che beneficia del potere ottenuto fin ora, e accarezza la possibilità di dipingere, nel prossimo ed ultimo volume della sua fortunata saga, un Harry Potter alla fine della carriera, riverso su un divano bianco in preda agli spasmi della cocaina, ormai la magia non è più nulla per lui, la magia non lo salverà un'ultima volta, certo, è famoso, certo, I wouldn't be surprised if today was known as Harry Potter day in the future, certo, there will be books written about Harry, e, certo, every child in our world will know his name... ma il successo sta uccidendo Harry Potter, prova tu, provaci solamente un attimo, a poter avere tutto quello che vuoi, a non poterti fidare di nessuna delle persone che ti circonda, è l'indotto della tua fama, che ci vuoi fare... Qualcuno trema intanto perchè il Baraccone sta affondando, ma che ci vuoi fare, vuoi non pagare cifre astronomiche a quattro grumi di muscoli che per lavoro corrono dietro ad una palla? La Gnocca di Turno guida spericolata per la città, poi giustamente la patente ritirata le torna in tempo zero nella borsetta di Prada, sai, il ricorso, la mamma malata, e tu pensi cazzo, io parcheggio tre centimetri fuori da una riga bianca sbiadita ed entro in una Valle di Lacrime, e pensi anche se eri tu lì non c'erano santi nè madonne, come si suol dire, sarebbe stato un fulmineo scatto di un grilletto, mica bastano vestiti costosi, pelle e polimeri sintetici a fare la differenza tra giustizia e vita facile.

Fuori tramonta. Fa fresco, un fresco piacevole. C'è quella luce che ti descrive il braccio della tua donna attorno alla vita, le cazzate che la fanno ridere, e certi cenni, sai, prima...

E invece te ne torni a casa, il naso appena illusoriamente liberato dal raffreddore, in testa solo pensieri malsani, non certo perchè tu sia cattivo, no, solo ogni tanto è normale che l'animo umano eccetera eccetera. Nella capitale, alle "soglie" del duemila, è ancora possibile che un ex-carabiniere riesca a tafanare [cit.] un'anziana donna per ottenere i brandelli delle sue cose, del suo denaro. Nella capitale, alle "soglie" del duemila, è ancora possibile che un rumeno ventiduenne riesca ad abbindolare questa anziana donna, ingenua lei, poverina, ingenua e quasi abbandonata dai pochi parenti che le restano, abbindolata ad adottare questo rumeno ventiduenne. Non è per cattiveria. Non è per cattiveria che ogni tanto accarezzi mentalmente il freddo profilo del tubo di ferro.

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sabato, novembre 01, 2003 

[19:37]

In questo sogno io in qualche modo posso partecipare ad un corso di Geographical Information System a Baltimora, Maryland. Insomma, devo prendere il treno. Dalla stazione di Padova. Un diretto. A posteriori, non oso immaginare quante stazioni possa fare un treno del genere, visto anche l'esperienza del mio recente ritorno da Mondovì. Vengo accompagnato da mamma e papà in zona ferroviaria, tipo piazza de Gasperi, è umido e buio come l'autunno padovano è. I miei accompagnatori si allontanano in macchina, per delle commissioni, e io ricevo una telefonata sul mio videotelefono - che non ho, nella realtà - da parte di... beh, il nome sul cellulo dice studenti, e infatti mi compare un volto che è lo stereotipo dello studente. Anzi, è un riassunto di tutti gli stereotipi studenteschi che mi vengono in mente. Mentre mi parla - e io non lo ascolto minimamente - mi viene in mente che ho dimenticato un sacco di cose a casa, si materializza la macchina - la vecchia Panda blu - di mio papà, e ci lanciamo al recupero dei bagagli mancanti. Il capofamiglia si immette contromano in una corsia per autobus, ostruita ad un'estremità da un vigile che, di spalle, dirige il traffico. Io bestemmio e impreco - il sogno è volgarissimo, già - e urlo ma cazzo, buttalo sotto, tanto è di spalle e non se ne accorge. Segue la scena della multa. Mio papà paga, io mi giro... e il vigile è tranquillo seduto sul sedile posteriore della Panda blu, tutto preso dal raccontare aneddoti di vita da forza dell'ordine. Io resto senza parole per un attimo, poi lo afferro per la divisa e lo spingo di forza fuori dalla macchina, dai dai, giù, scendi, eccheccazzo.

 

Ok, ammetto che l'auto-medicazione non è il mio forte. Alle prime avvisaglie di febbre e mal di gola, due giorni fa, ho seguito la tradizione, un tazzone di latte bollente corretto *molta* grappa. Ha seguito la somministrazione di un'aspirina. Un mix da evitare. O anche no, a giudicare dalla vividezza delle allucinazioni.

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[17:37]

Bravo, poi ti dici che è il tuo ultimo giorno di lavoro in libreria, ti dici mi piazzo lì, guardo in giro chiacchero coi colleghi e magari chissà, un pò mi prende anche la malinconia. Hai anche un forte mal di gola, e gli svarioni per una presunta febbriciattola. Invece, il tuo ultimo pomeriggio di lavoro esce Harry Potter. Ci si aspettano scene di delirio, torme di bambini tutti uguali tutti occhialuti che entrano minacciosi da tutte le porte del negozio, noi barricati dietro al banconi e dietro improvvisati ripari di vocabolari ed antologie scolastiche a lanciare questi voluminosi tòmi da ventiquattro euro contro la plebe in rivolta, mentre i gufi schìttano dall'alto projettili infuocati... invece non succede nulla di tutto questo. Alle quattro e trenta, l'ora imposta dalla casa editrice, un annuncio all'altoparlante, da questo momento è in vendita Harry Potter. In magazzino io e lo Smilzo Collega C ci lasciamo andare a bestemmie, battutacce ed improperi. Prospettiamo almeno cinquanta modi diversi per destabilizzare lo strapotere del maghetto, dalla distribuzione di fotocopie dell'ultima pagina a rivelazioni fondamentali sulla trama del quinto imperdibile capitolo della saga di Hogwarts. Violentiamo verbalmente l'autrice, ne deridiamo la descrizione in terza di copertina. Una Verità, mastodontica, troneggia sul tutto. La Verità è una frase dello Smilzo Collega C. Ho venduto duecentomila libri scolastici, e nessuno era lì all'altoparlante a dire da ora sono in vendita i libri scolastici.

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