buffa persona z

[the aim of literature is the creation of a strange object covered with fur which breaks your heart. d.b.]

lunedì, settembre 08, 2008 

[00:46]

[...] occérto che è interessante; se non fosse per la dannazione per cui, pur avendo a gestire una bibliografia già sterminata in partenza, mi perdo mio-malgrado dietro al segnare quisquilie: mi perdo a cercare oscura aneddotaglia; a inseguire per tutte le parti autori misconosciuti, e libri antiquati; ma tant'è, il richiamo è irresistibile: così come è irresistibile quello degli angoli nascosti della città intra moenia - giù per i gradini, a destra, sotto; lungo di qua, dentro per di là - seduto presso i quali prendo appunti, trascrivo l'oscura aneddotaglia, e tangente mi ritrovo a riflettere sulla spontaneità di favella contro la non-naturalezza, alle volte, dello scritto. E quel che comunque più preme, da qualche parte alligato al senso-di-responsabilità, è quel-che-mai andrò a dirgli, a novembre*, all'esame per diventare cicerone patavino: quello che andrò a dire quando mi chiederanno a che fine-di-secolo risale il campanile dell'abbazia di Due Carrare - come da prova scritta d'un paio d'anni fa; ed io che Due Carrare posso solo intuire dove stia, ma in compenso posso parlare con cognizione e trasporto della sbirraglia che nel millesettecento-e-ventitrè - millesettecento-e-ventidue, more veneto - ha dato di archibugio contra studenti dell'università, lasciando spaccati né muri dell'ostarie della piazza: spaccati né quali i memorialisti potéan, a dir loro, comodamente ruotarci la mano dentro [sic., almeno concettualmente].

Nel caldo umido che persiste implacabile, esaurendo i guardaroba, continuo comunque a leggere piccolezze sotterranee, e ad appuntarmi collocazioni d'approfondimento: ascoltando i Deicide, mentre dai libri e dagli appunti che sposto, disturbandole, le farfallette notturne spiraleggiano piroettando verso il soffitto.

* sempre che mi equipollano il titolo di studio

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mercoledì, settembre 03, 2008 

[01:13]

giusto prima di*

a: skype, venticinque agosto

Theatrical A**: [...] ogni giorno una spiaggetta nuova; tramonto e cena - cenotta - in un ristorante di pesce in ristorante in riva al mare: e io come una cretina che mi veniva il magone perché Mio Partner G era a casa a lavorare e non lì [cit., più o meno]

buffa persona z: se ti può consolare, io ogni cosa figa che faccio mi viene il magone perchè Non So Chi è chissà dove, e non dove sono io.

***

b: per telefono, il giorno dopo

buffa persona z: [...] e quindi, diciamo che è un momento di rivoluzione: e, come tu mi insegni, una rivoluzione è comunque interessante.

The Digital Eye K: certo: soprattutto se è seguita da un periodo di Terrore!

* ritornar tra voi

** appellativo provvisorio

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domenica, agosto 17, 2008 

[01:04]

[quale futuro - è stato un pensiero istantaneo e razzelante - quale futuro posso percepire, quindi, nel momento in cui l'unica giovine di bel fisico, e scollatura, dell'intero mio corposo gruppo di turisti pugliesi mi si è avvicinata e, avviticciata al braccio del partner - camicia nera slim a maniche corte o polo rosa, a seconda del clima; medio-addome estroflesso e protervo - mi si è avvcinata e, guardando dal Ponte degli Alpini [Bassano-del-Grappa], in direzione nord, l'imbocco silvano della val-di-Brenta: da qui, orgoglioso nero-pennuto cuore della rimembranza guerresca, mi ha chiesto: Ma quei monti lì: sono gli Appennini, no?

Sono le alpi Cozie, le ho risposto.]

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venerdì, agosto 15, 2008 

[01:01]

[i miei occhi sono prismi caleidoscopici]

[...] la maglietta di una ragazza che passa, bianca, con la silhouette di una papera-standard [di gomma da vasca da bagno], e la scritta What the duck?, in rosso. E una donna d'una trentacinquina d'anni che con un innaffiatojo versa acqua dentro un mezzo tronco di tubo dipinto di verde, infisso a terra e apparentemente collegato alla struttura di assicelle di legno che tiene su un alberello in crescita - e questa era idraulica semplice!; questa donna in gonna lunga e borselletta a tracolla tiene la mano libera contro il tronco dell'albero, e continua a versarci acqua: ed esteriormente sembra ci stia mettendo molto amore, e pazienza; e quando ho finito con la dovuta calma di bere il mio negroni - sono conosciuto come'un long distance drinker, un bevitore quieto ma costante - quando ho finito di bere questa donna è ancora lì, che parlotta con un tizio e continua a versare acqua, e alla fine raddrizza l'innaffiatojo e s'allontana dall'albero in direzione, tipo, del ponte dei Pugni; a poca distanza si volta ancora verso l'albero, e gli schiocca un'occhiata, invidiabile, di VERO AMORE. [...]

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sabato, agosto 09, 2008 

[01:11]

zupa schnell!,

mi dice la domenica mattina la televisione tedesca. Annuisco, ed esco nell'afa: trascinandomi dietro i miei ospiti, per musei enormi e sfiancanti, unici momenti vivi nella città immobile - eccezion fatta che per i giardini-della-birra.

[il cielo è un'infinita lente blu monocroma, lungo la quale si accumula la violenza del sole: i concentrati raggi magnificamente assolvono al compito di bruciarci il cervello, nel sòfego del pomeriggio. Toccata una specie di terra promessa - i giardini-della-birra, l'ordine funzionale e un po' spartano, i poli di GIOIELLO CONTEMPORANEO - mi ritrovo ancora confuso, seppure [a parole, o pensieri] più determinato, e puntato nonostante l'obnubilamento solare verso un'indeterminatezza un-pelo più densa e raccolta. A Venezia oggi, poi, ho finito di zoppicare]

torno a casa con meno voglia e meno fretta del solito, nell'accumulìo delle pile di libri che riducono fin quasi all'annullamento la superficie calpestabile della mia stanza; ne urto una, con violenza, e mi pianto l'angolo più acuto di una squadra trenta-sessanta in metallo sul fianco della caviglia; quando guardo giù, ci sono gli sprizzi sul parquet, arteriosi, rossissimi e brillanti. Scivolicchio verso il bagno, incredulo. Fa caldissimo, è irrespirabile. Mi tampono la caviglia con la carta igienica, sotto il getto d'acqua del lavandino; irroro di alcool denaturato, dopodiché resta un foro molto preciso, rettangolare - come ci si aspetta dalla sezione dall'angolo più acuto di una squadra eccetera - che si quieterà completamente solo la mattina successiva.

[le persone sono incastrate in un senso delle cose, in un senso delle parole, in un senso del romantico precostituiti, banali, terribili. Poi, dànno a me del non-romantico.]

infine prima di partire, mentre ciondolavo per l'aereoporto con Pynchon in mano, la saccoccia a tracolla, e - ancora - sotto al sole magnificato dalla struttura di vetro, o plastiche, della sala d'attesa, scrivevo sulla prima pagina di uno pseudo-quadernetto giallo e striminzito Che cerchiamo, noi, il Bello, il nobile ed il meritorio nei diguazzi putridi e ammorbanti del reale attorno, pur lavorando comunque ad una conoscenza piena di queste melmosità, beneattenti a ritenerne quegli elementi a modo loro-

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martedì, luglio 29, 2008 

[08:15]

Hey! Cotto, e con le braccia rosse dopo un rilievo - cinque ore nel sole di un paesétto del trevigiano, nelle zanzare e nei moscerini; finito presto, prestissimo rispetto alle previsioni, mi dico Perchè no?, e attraverso il Veneto centrale in senso orizzontale, verso ovest, prendendo vettori un po' a casaccio, guidato dal senso geografico, da nomi, su cartelli, intravisti una volta su atlanti stradali, su planisferi; guidato dalla chiostra di montagne più o meno alla mia destra, sporche e triste attraverso il filtro della canicola; guidato anche, come le rondini, dai cristalli di ematite piantati nel mio lobo frontale: tuttavia 'sendo io orafo e metallurgo, i cristalli miei son di più nobili metalli, o di rame e d'altre leghe, e debole è il magnetismo loro, et inservibile. Sbuco fortunosamente a cinque chilometri dal Paese dell'Hinterland Vicentino, cioè un casello autostradale più a sud. Così ti vogliamo sapere, mi dicono amici, nel messengerio: ti vogliamo sapere così veneto, a scorrazzare per la nostra amata pianura, tanto cara.

***

Maledetti; maledetti - cazzo! - maledetti questi nostri poveri corpi strattonati; facile preda dei rivolgimenti climatici, mentre malvestiti pedaliamo nella sera, o nella notte, e sopra di noi s'accumulano para-cataclismi metereologici, e-

***

[nella pianura tanto cara del fine luglio, con le osterie e i bar e le bar-trattorie chiusi-per-ferie, brutta musica alla radio, e le ubertose verdi campagne, ubertose e pròspere nonostante la piattura opprimente [ma graziaddìo, almeno baulata]. E tutti i martedì del corso di incastonatura, in corriera la mattina presto, riuscivo ad aprire un occhio - od anche solo a riguadagnar consapevolezza ambientale - giust'in'tempo per vedere sotto ad un cavalcavia, in corrispondenza di una curva a gomito da manuale, la scritta a bomboletta nera Attento Toni c'è morchia* sulla strada!; ed immaginare questo Toni, la mattina, in motoretta, ovvero schicia-bàe]

***

Ancora da qualche parte nel modello veneto, [...]

* morchia: appiccicume nerastro, specie se derivato dal petrolio

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venerdì, luglio 18, 2008 

[15:56]

[molto poi sta nell'arrivare a conoscere le proprie curve di apprendimento, ad evitare che lo scorno del non-riuscire, nelle cose nuove, risulti in ulteriori, fortissime bordate contro le già sbrecciate mura dell'autostima [carentissima]; solo dopo tre lezioni - ventiquattro ore - del corso di incastonatura, realizzo per l'ennesima volta che io non ho alcuna curva di apprendimento; bensì, mi ritrovo a salire gradini, bén delimitati ed evidenti gradini; mi ritrovo come ad accumulare in difficoltà insormontabili e scazzo nozioni, tecniche e modi, che solo all'improvviso, ad un certo punto, si degnano di conglomerare in una capacità riuscibile e funzionale: nel frattempo però, ho avuto tutto l'agio di deprimermi, di lamentare insufficienza, e di impaltanarmi lungo le ascisse di quella che spero sempre essere una regolare crescita lineare, e prevedibile]

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sabato, luglio 12, 2008 

[20:06]

allora la sera puoi chiuderti in casa a leggere Vollmann e a guardare brandelli di film di Ferreri: attività rassicuranti, a modo loro, entrambe. Puoi aprire una bottiglia di rosso, corposissimo del Friuli, che avevi su una mensola inutilizzata, aspettante appropriate Grandi Occasioni; e berne metà. Poi intorno alle due puoi uscire, dalla tua stanza umidissima; passare in cantina - dove c'è l'odore strano dell'olio di semi sulla pietra da affilar bulini; puoi tocchicchiare i libri che debordano dagli scatoloni, e poi uscire nella notte. Puoi camminare per il quartiere, nell'ansia ammorbidita dal bujo, solo come l'ultimo dei porchiddìo, girovagare senza mèta e sconsolato. Puoi tornare a casa, finire la bottiglia di rosso, non riuscire ad addormentarti; guardare Gummo e Tetsuo the iron man a poca distanza l'uno dall'altro. Poi intorno alle sei di mattina puoi buttarti a letto, interrogativo, già nel dubbio dell'incattivita paralisi del giorno dopo; dell'inedia, delle idee impaltanate nella tua testa, od in altri organi di creazione.

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martedì, luglio 08, 2008 

[00:38]

[bivacco]

knuthamnsuniani del-periodo-sangue-e-terra sentimenti, mentre calo sulle ramaglie colpi dell'accetta senza filo, con foga, e tutto intorno, come sempre quando faccio legna, c'è una distruzione incoerente di tronchetti, frammenti, brandelli; sudato, butto dentro aria il più possibile. Poco prima eravamo nel nulla, in alto sulla forcella, al di là della quale solo nuvole basse e veloci, il vento, e fiori gialli a digradare nell'indistinto. Ma l'incredibile - prima, salendo; ma soprattutto il giorno dopo, affrontando le discese pietrose lunghissime, e la faggeta eterna e stracciacazzi - affrontando i tratti che sempre mi fiaccano nell'intimo, nel corpo e nella psiche con i loro tortuosi tornantelli stronzi, e i blocchi di pietraccia scivolosa: affrontando con piglio deciso e ansante e non-pensarci la discesa a valle, l'incredibile era questa assenza di lavorìo mentale - impossibile, per me: illogico - come se gli argomenti affiorassero borbogliando da questo làtteo nivore fumante, e dicessero Senti: se ti va- Non ti va? Fa niente fa niente, ne parliamo un'altra volta-

E così sono stati i due giorni: da quando ho spento il cellulare - per poi, moltiplicatore di sicurezza, anche lasciarlo millecento metri più in basso del bivacco, nel bagagliaio della macchina - sabato mattina; a quando l'ho riacceso, domenica a Padova; i due-: il giorno e mezzo in cui non mi sono girate le palle, e non m'ha abbracciato l'ansia, unici di questo periodo senza Bellezza.

[e così anche la sera, mangiando, con fuori il campanellare delle mucche e - sicuramente, nel bujo - continuante lo sciamare di ungulati indecifrabili, in alto sulle rotondità erbose; daini, pensavamo, chissà perché; ed anche la sera vuoto, vuoto nulla, nulliforme ampiezza risonante vuoto, mentre si scialavan facezie, Sai cosa si dicono due daini: Giochiamo a nascon-daino; Dai, no.]

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venerdì, giugno 27, 2008 

[00:25]

[...] con una sensazione continua di liquefazione dei primi strati della pelle; continua, e impietosa. Ho quest'idea, nel tardo pomeriggio, furbissima: di scendere in cantina a produrre, via fusione, un lingottino d'una lega d'uso nipponico antico; acché chiudo la finestretta, e punto il cannello grosso sul crogiuoletto con le pallette d'argento e i ritagli di rame accurantamente pesati, in proporzione.

[chiudo la finestretta perché vivo nell'ansia dei vicini guardoni, nel terrore d'esser scoperto a tramestare col gas nella cantina d'un condominio: e'l cannello grosso caccia fuori un sibilo minaccioso mica da poco. Tanto che - l'altra ansia è il rumore, le martellate - tanto che, a guisa d'africani, per attutire le armoniche metalliche mentre a martello mi faccio 'e palle'e metallo, tengo il cubello che s'usa come incudine stretto tra le ginocchia; e due ore di palle son due ore d'esercizi kegel, equivalendosi, quasi, gli sforzi---]

Due minuti dopo, fus'i metalli e versati nella lingottiera, in cantina ci sono sessanta gradi almeno. Io grondo sudore, ma sono assai contento di quello che è venuto fuori.

Nella notte adibita al sonno - che va dalle tre e mezza quattro alle sei - con rigirii e pòrchi e sbuffi eccetera- nella notte intorno alle quattro mi ricordo d'una bottiglia d'acqua messa in congelatore, per veloce raffreddamento, almeno cinque ore prima. Lentissimo e felpato, nel bujo, vado a recuperarla; apro lo sportello alto del frigo, e la bottiglia cade a terra - un blocco di ghiaccio rumorosissimo - portandosi dietro bistecchette numerose avvolte in alluminio, e confezioni di prezzemolo.

[e in tutto questo, concentratissimo sulle crepe del soffitto della mia cameretta rovente, in tutto questo mi chiedo: Dov'è il Bello? C'è ancora? E dov'è? E la passione? La romanza?]

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